Vai al contenuto
Novità
  • Discografia

    Discografia per chitarra

    Easy Studies for Guitar Vol.2

    Oggi 5 Dicembre 2017 Brilliant Classics avvia la distribuzione in oltre quaranta paesi del nuovo CD dedicato alla musica originale per chitarra.
    Si tratta del secondo volume della collana Easy Studies for Guitar, ideata allo scopo di registrare composizioni originali per chitarra del XX e del XXI secolo con scopi prettamente formativi e didattici.
    Il secondo volume include musica di @Franco Cavallone (1957) Stephen Dodgson (1924 - 2013), Ivan Patachic (1922 - 1993), Manuel Maria Ponce (1882 - 1948), Alexandre Tansman (1897 - 1986).
    La tracklist dettagliata è la seguente:

    I "Ten Progressive Studies" di @Franco Cavallone sono inediti. Ne curerò personalmente la pubblicazione nel corso del 2018.
    Una preview di alcune tracce:
    Nella sezione Articoli sul Repertorio di questo Forum è possibile trovare articoli dedicati ai brani contenuti in questo CD
    Info e dettagli:
    http://www.cristianoporqueddu.com/discography/

    Regondi Complete Solo Guitar Music, Alberto Mesirca

    L'etichetta discografica olandese Brilliant Classics pubblica il CD Set "Regondi Complete Solo Guitar Music" del chitarrista italiano @Alberto Mesirca. 
    Il cofanetto raccoglie l'integrale delle composizioni per chitarra del compositore italiano Giulio Regondi (1822 - 1872). Nel dettaglio, la tracklist include i seguenti lavori per chitarra sola:
    CD 1:
    Feuille d’album. Ad libitum (first recording) Rêverie - Nocturne, Op. 19 (Larghetto – Più mosso) Fête villageoise, Op. 20 (Rondo caprice. Allegretto giusto) Premier Air varié, Op. 21 Deuxième air varié, Op. 22 Introduction et caprice, Op. 23 (Adagio – Allegretto scherzando) CD 2:
    Air varié de l’opéra de Bellini "I Capuleti e i Montecchi" Solo on Don Giovanni 10 Etudes Tecnico del suono: Andrea De Marchi

    La recensione della release discografica a cura di Gianluigi Giglio per l'e-magazine dotGuitar:
    Di Giulio Regondi serbiamo un’immagine serafica: seduto su una seggiola, con i suoi boccoli biondiriversi sulle sue docili spalle, mentre imbraccia una chitarra. Questa è l’icona più emblematica  che abbiamo del Regondi bambino, che alla chitarra fu legato nel bene e nel male. 
    Nato a Ginevra nel 1822, poco si conosce della madre; alcuni aneddoti, ci aiutano meglio a conoscere la sua fragile figura, segnata dai soprusi di un padre aguzzino, che sfruttò le sue doti di enfant prodige per trarne bieco profitto, abbandonandolo, dopo averlo lasciato senza un soldo, in quella Londra ottocentesca dei bassifondi, permeata ancora da quell’atmosfera del romanzo Dickensiano “Oliver Twist”, che il regista Roman Polański è riuscito a ricreare efficacemente, nel suo film omonimo. 
    Quando il padre usciva di casa, chiudeva a chiave il figlio per costringerlo a studiare cinque ore al giorno. Il bimbo se ne restava solo, per tutto il tempo, controllato di sottecchi da un vicino di casa; “a seconda di quanto veniva riportato, doveva starsene a fianco del letto del padre per recuperare tutto il tempo che avesse perso durante il giorno” .1
    Era stato il dottor George Young, noto medico londinese - in un suo breve soggiorno a Lione, ospite del padre che gli impartiva lezioni di italiano - a consigliargli di portare il fanciullo a Londra, avendolo sentito suonare la chitarra.  Così lo descrive: “dotato di una notevole intelligenza, d’aspetto fine e delicato, con mani forti e più sviluppate rispetto al resto. Giulio non ricordava di essere uscito di casa neanche quando era venuto un uomo a prendergli le misure per un abito di velluto con ornamenti dorati e un cappello, anch’esso di velluto, con piume bianche.  Al concerto, non appena ebbe finito di suonare, il pubblico si alzò in piedi applaudendo e chiedendo un bis, al che Giulio allarmato fuggì di corsa dal palcoscenico. Ci volle parecchio tempo per riprenderlo e farlo suonare ancora”.2
    Se Regondi fosse nato nel ‘900, sarebbe sicuramente ricorso allo psicanalista, per le coercizioni e angherie subite. Invece decise – da un certo momento in poi – di dedicarsi alla concertina, strumento simile al bandoneon, per il quale compose un gran numero di opere, abbandonando la chitarra che, a livello inconscio, era legata ai patimenti e ai tormenti di un’infanzia tradita. Tuttavia, nei concerti che Regondi diede a Parigi, Londra, Liverpool, Darmstadt, Dresda, Lipsia, Vienna, Praga, per le abilità tecniche di cui era dotato, riuscì a sbalordire come pochi altri avevano fatto sino ad allora, ottenendo sempre entusiasmanti recensioni della critica.  
    Le sue composizioni  sono  di non facile esecuzione, con funambolici passaggi, arpeggi veloci, tremoli e complessità tecniche inaudite per quell’epoca, se si eccettua il virtuosismo di Legnani, Giuliani e Sor. Quest’ultimo conobbe Regondi bambino, e ne apprezzò il talento tanto da dedicargli la Fantasia op. 46 (anche Carcassi gli dedicò le Variations brilliantes sur un thême de la Cenerentola “Non più mesta”- Rossini).
      Il successo non era più tanto scontato come all’epoca dei grandi chitarristi compositori del primo ottocento. Bisognava fare i conti con il predominio del pianoforte, con tutte le sue potenzialità espressive, che compositori del calibro di Liszt, Schumann, Thalberg, Moscheles e Chopin seppero sfruttare, elevandolo a strumento romantico per antonomasia. I chitarristi dell’epoca inseguirono invano quel modello, poiché la forza espressiva della chitarra non risiedeva nella potenza sonora, ma in quella caleidoscopica amalgama di colori, sfumature ed effetti timbrici che contraddistinguono il suo carattere più intimistico. La chitarra, grazie a Regondi, riesce ad entrare nel panorama di quel romanticismo inquieto che sublima il pittoresco attraverso un nuovo sentimento di intimità spirituale, per cui la musica diviene fonte di gioia interiore. 
    La spontanea effusione melodica di Regondi, che trascende ogni aspetto drammatico, serve a infondere serenità: al suo culmine la melodia è evocazione poetica. Nella Rêverie Nocturne op.19, una sensazione di rasserenante estasi – che ha come momento parossistico la fluida cantabilità del tremolo – ci astrae completamente dal mondo terreno: si è come sospesi in un impalpabile ed etereo spazio siderale. Che ritroviamo anche nella brevità di Feuille d’Album, brano portato alla luce da Andreas Stevens nel 2010, trovato presso una collezione privata a Monaco, e qui inciso per la prima volta.
    Una breve introduzione nel tono di re minore col basso che si muove, carico di tensione, su un intervallo di seconda minore; si espande poi in una sezione di ampi e arditi arpeggi, come fosse un ponte modulante che risolve in una suadente melodia nella tonalità di mi maggiore.  
    Forse meno ispirato, per la  ridondanza di ornamentazioni, Fête Villageoise sembra una scampagnata (ma non proprio per quanto riguarda l’esecuzione) all’insegna del divertimento, motto di quella serenità che qui trapela palesemente, senza alcun pudore, e che null’altro sembra volerci suggerire. 
    Le ornamentazioni, i glissati, estese sequenze di arpeggi, successioni rapide di scale, sono peculiari di tutta la musica di Regondi, retaggio del virtuosismo dei chitarristi compositori di qualche decennio prima. 
    Li ritroviamo pure nell’Air Varié op. 21 e op. 22 dove una mesta introduzione in tonalità minore contrasta con il tema sereno in tono maggiore (quello dell’op. 21 calca un motivo popolare napoletano); le variazioni sono ricche di cromatismi, complesse armonie, e melodie che rimandano, stavolta, all’ormai sorpassato clima salottiero ottocentesco.
    Più interessante  Introduction et Caprice op. 23, ultimo pezzo scritto da Regondi per la chitarra, definito da Gilardino “il miglior brano scritto per chitarra nell’epoca romantica”,3 caratterizzato da un magistrale uso della tessitura armonica nell’introduzione in mi maggiore, da cui si apre poi lo sviluppo vero e proprio (il capriccio in mi minore) nel quale, per chiudere con maestria l’elaborazione motivica di gradevole impronta romantica, egli utilizza l’ampio vocabolario degli elementi idiomatici della chitarra. 
    I Capuleti e i Montecchi - ispirato, forse, al lavoro di Mertz - prende spunto dall’opera di Bellini con le variazioni secondo i canoni consueti. Il risultato è un capolavoro che mette in mostra un copioso ventaglio dei tecnicismi stilistici dell’epoca, ma anche un sapiente uso dell’accompagnamento della melodia, che ci fa apprezzare appieno le qualità polifoniche della chitarra.  Esperimento simile è il Solo on Don Giovanni, fedele riproposizione, nota per nota, della medesima trascrizione ad opera di Thalberg, il famoso pianista compositore rivale di Liszt, che Regondi aveva incontrato a Londra nel 1837 e nel 1839, in occasione della loro partecipazione agli stessi concerti.4 Infine i magnifici 10 Etudes da cui si dispiegano accattivanti melodie, sorrette da armonie che aderiscono perfettamente alla fluida cantabilità. 
    Talvolta, come nel difficile studio n. 5, da un semplice disegno melodico, trapela – attraverso articolate progressioni e modulazioni – un’eccellente abilità compositiva. E vale, per tutti, l’efficace intensità degli studi n. 6 e n. 9 per annoverare questi esercizi dell’espressività - miniature di grande valore musicale - tra le più belle composizioni del periodo romantico. 
    Il 6 maggio 1872 Regondi moriva a Londra per un cancro epiteliale, dopo atroci sofferenze durate 20 mesi. Nella sua vita vennero pubblicate solo cinque opere; dopo la sua morte cadde nel dimenticatoio, e fu riscoperto solo di recente: i 10 studi furono scoperti in Russia da Matanya Ophee nel 1987. Alcune sue opere furono incise per la prima volta a partire dal 1981 da Leif Christensen con una chitarra René Lacôte del 1830, e in seguito da David  Starobin nel 1993.5
    Uno dei più eminenti studiosi di Regondi è Simon Wynberg,6 le cui note sono riportate (in lingua inglese) nel libretto che accompagna questi due CD del valente chitarrista Alberto Mesirca, per l’etichetta Brilliant Classics. 
    Qualche piccola rigidità del fraseggio e rubati, a volte, leggermente affrettati, non inficiano la pregevole interpretazione del talentuoso e giovane chitarrista che, col suo ricercato tocco romantico, nitido e delicato, fa materializzare, nel gorgo dell’immaginazione, quella soave figura “con quei suoi occhi blu pieni di dolcezza e vivacità,  dai lunghi capelli biondi e fluenti sulle spalle”,7 concedendoci di godere pienamente di una delle pagine più significative del periodo romantico.______________
    1. Secondo le informazioni date a Madame Fauche da Mr. Binfeld, nel periodico “The musical world”, Vol. I, 1° giugno 1872 pag. 345
    2. “The musical world”. Op.cit.  
    3. Ne “La chitarra” edizioni Curci, 2010 p. 153
    4. Notizie tratte dall’articolo di  Stefan Hackl ne “Il Fronimo” n. 143, p. 21, Milano Luglio 2008. 
    5. Ivi  p. 14
    6. Il medesimo articolo su Regondi, scritto da Simon Wynberg, è stato pubblicato ne “Il Fronimo” n. 42, p. 8-14, Milano 1982 
    7. Descrizione tratta da una recensione di un concerto di Regondi tenuto a Parigi il 13 aprile del 1830

    The Russian Guitar

    Il cofanetto distribuito dall'etichetta discografica Brilliant Classics integralmente dedicato alla musica russa per chitarra scritta tra il 1800 e il 1850. Ideatore il chitarrista e musicologo americano di origini russe Oleg Timofeyev.
    La tracklist include musica per chitarra sola e per chitarra in ensemble. 

    Dal sito dell'editore:
    This comprehensive release is a celebration of the astonishing presence of the guitar in Russia at the beginning of the 19th century. Just the sheer number of composers featured on this 7CD album exemplifies how popular the instrument was. Though many of these composers have now fallen into obscurity, their works live on – discovered by renowned guitarist Oleg Timofeyev, an expert on the music of this time. Mr Timofeyev is known for reviving the seven-string Russian guitar, and it is on this instrument that he performs these works, many of which have never been recorded before. 
    The release starts with one of the masters of the instrument, Andrey Sychra, whose numerous pupils form many of the composers on this album. Sychra was an accomplished harpist, and several of his works seem to imitate the delicacy of the harp. His fine Études are among the first for Russian guitar, and this style would be elaborated on by many of Sychra’s followers, whether they were meant for study or the concert hall. Sychra was also adept at programmatic music, with his compositions after poems able to depict atmospheric scenes, particularly apparent in his works based on Russian folk songs. Other composers, such as Mikhail Vysotsky, preferred to extemporise on themes by well-known composers; Vysotsky chose Cramer’s Études as a basis for his free-flowing Fantasia, and even arranged the third contrapunctus from J.S. Bach’s Art of Fugue in a remarkably original and novel transcription. 
    The final CD of this album sees the Russian guitar paired with other instruments – unusual, as Russian guitarists, often in the military or part of land-owning nobility, rarely had an opportunity to play alongside other musicians. We have Piotr Naimanowsky’s Variations for guitar and fortepiano, a sympathetic working of the popular French air Que le jour me dure, and a Sonata for violin and guitar by Antoine de L’Hoyer, a Frenchman who spent 10 years in Russia and frequently wrote for the Russian guitar. 
    This innovative release represents an exciting chance to discover the severely neglected world of the Russian guitar during this period. As Oleg Timofeyev and his companions show, there is a wealth of music worthy of attention here, in a variety of genres and styles. 
    The seven-string guitar appeared in Russia in the 1790s and experienced its Golden Age during the first half of the 19th century. This Box Set is a monument to this remarkable era. 
    The 7 CD’s of this set follow chronologically the development of the guitar in Russia: from the very first works by the “Patriarch of the Russian guitar” Andrey Sichra, through the Muscovite School of Aksionov, Vysotsky and Vetrov, the St. Petersburg School with works by Morkov and others, to the Romantics Alexandrov, Zimmerman and Sarenko. 
    Also included are songs accompanied by the guitar and chamber music in which the guitar has a prominent part. 
    A unique project, played by master guitarist Oleg Timofeyev as soloist, seconded by second guitarist John Schneiderman. Timofeyev wrote the extensive and scholarly liner notes himself. 
    With artist biographies and extensive liner notes written by the artist. 

    Nocturnal, Aniello Desiderio

    La casa discografica Maestoso Editions pubblica il nuovo CD del chitarrista italiano Aniello Desiderio dedicato alla musica del XX e XXI secolo. 
    La tracklist include le seguenti composizioni:
       Benjamin Britten (1913-1976)
    1. Nocturnal
       Manuel de Falla (1876-1946)
    2. Homenaje pour le tombeau de debussy
       Joaquín Rodrigo (1901-1999)
    3. Invocacion y Danza
       Georg Schmitz (1958)
    4. Wie die Nacht übers Land kommt
       Angelo Gilardino (1941)
    5. Studio N. 4
    6. Studio N. 18
    7. Studio N. 19
    8. Studio N. 23
    Una ricca anteprima su SoundCloud qui:
    Sito ufficiale dell'interprete: http://aniellodesiderio.net

    Manuel Ponce: Complete Music for Guitar, Gérard Abiton

    Brilliant Classics pubblica un box-set dedicato alla musica del compositore messicano Manuel Maria Ponce (1882-1948) interpretata dal chitarrista francese Gérard Abiton. 
    Nonostante il titolo riporti il complete, il repertorio di Ponce qui presentato è parziale. Si tratta a mio parere di una grave svista dell'interprete su un'opera integrale di così grande importanza. Nonostante ciò trovo ottima la registrazione ed egregio il lavoro svolto sulle pagine della musica di Ponce.
    La critica di Marco Riboni su Amadeus:
    Manuel Maria Ponce (1882-1948), assieme a Carlos Chavez (che di Ponce fu allievo) rappresenta la punta più alta della musica colta messicana del Novecento. La sua produzione per chitarra, legata alla fortissima influenza di Andrés Segovia che di lui fu promotore e mentore, è di formidabile importanza. Nel Novecento storico degli anni Venti e Trenta, assieme a Villa-Lobos e Castelnuovo-Tedesco, la sua musica per chitarra costruì pilastri fondamentali per il repertorio delle sei corde, pilastri sui quali i giovani e validi interpreti dovrebbero appoggiarsi anziché barcamenarsi con ammennicoli di uso e consumo commerciale. Ponce è un grande, la sua musica è bellissima. Tanto bravo quando ingenuo: la sua Estrellita, una affascinante canzone diventata celeberrima e cantata nel Ventesimo secolo dai più rinomati interpreti, non gli fruttò neanche un centesimo a causa della sua sprovvedutezza: cedette infatti inconsapevolmente tutti i diritti d'autore all'editore, il quale si guardò bene dall'informarlo su quanto stesse facendo. La lettura di Gérard Abiton di questa imponente messe di opere, fra le quali lo splendido Concierto del Sur per chitarra e orchestra (che da solo meriterebbe un ampio articolo di analisi), è eccellente. Onore al merito nella realizzazione di un progetto discografico così importante e impegnativo, soprattutto di questi tempi nei quali la chitarra sembra diventata lo sfogo esibizionistico di virtuosismi fini a se stessi." (Marco Riboni, Amadeus numero 303 febbraio 2015)
    Il link sulla pagina dell'editore: http://www.brilliantclassics.com/articles/p/ponce-complete-guitar-music/
    La presentazione del disco in lingua inglese:
    The magic and mystery of Mexico make a welcome return on this recording, as the expert skills of Gérard Abiton explore Manuel Ponce’s complete works for guitar. There is a wealth of treasures to be enjoyed here, as Ponce’s vast career led him to explore a number of different styles. His time in Paris exerted a French influence on his music, heard in the wonderfully lyrical song-without-words motif in the second movement of his Sonata III. The folklike passage that follows it, alongside a daring counter-melody, are brought together in a joyous conclusion in the Sonata’s last movement, cleverly evoking a popular theme. But it is in the Tres Canciones populares mexicanas that the listener is musically transported to Central America, and Ponce’s beloved homeland. The composer’s tender nature is beautifully expressed in these three lyrical works, as, along with the Scherzino mexicano, he strives to create a testament to his Mexican roots. 
    Gérard Abiton, an ‘exceptional and talented’ French guitarist (Guitare Classique), is a magnificent performer of Ponce’s works. His elegant rendition succeeds in convincingly expressing the composer’s tender emotion, paying homage to Ponce’s diverse influences and never straying far from his cherished Mexican origins. Described as ‘one of the best guitarists in the world’ (Liberation) and a ‘leading light in the profession’ (Le pays), Abiton’s understanding of Ponce has led him to be regularly invited to play his works in Mexico. Joined by harpsichordist Beatrice Martin, whose assured touch is the perfect accompaniment to the Concierto del Sur and Sonata for guitar and harpsichord, as well as Jean Thorel’s professional conducting, this CD is sure to delight fans of guitar music looking to relax and unwind. 

    Henze complete music for solo guitar, Andrea Dieci

    Brilliant Classics pubblica il CD dedicato alla musica per chitarra sola di Hans Werner Henze (1926 - 2012). Interprete il chitarrista italiano Andrea Dieci.
    Numero di dischi: 1
    Formato: CD, Classica
    Etichetta: Brilliant Classics
    ASIN: B01CTMJOC6
    La tracklist:

    Dal sito dell'editore:
    Henze may have been renowned as one of the most prodigious postwar German modernists, but the important position of the guitar in his output reveals the lyric and rhapsodic side to his nature which runs as an undercurrent throughout his music, flowering most fully in the genre of opera to which he was drawn time and again. 
    His first major work for the instrument is a set of three Tentos – or tientos, the Spanish form of the fantasia or ricercar to be found in English and Italian music of the 15th century onwards – extracted from a collection of chamber music for various combinations. ‘They feature in the repertory of virtually every professional guitarist who considers himself worthy of the name,’ as the composer modestly remarked – but with justice, for their brevity is matched by their songful imagination. 
    The two sonatas are much more ambitious in scale, both inspired by the Shakespearean literature which Henze loved so much, and also by the artistry of Julian Bream, who may be counted a Segovia of the latter half of the last century, thanks to the array of composers who realised through his playing the expressive possibilities of an instrument they might otherwise have regarded as having strictly local or picturesque appeal. Characters are portrayed such as the ridiculous Sir Andrew Aguecheek, but also narratives told, such as Gloucester’s relationship to King Lear. 
    The Italian guitar magazine Seicorde has described Dieci as a ‘fine performer with an enviable technique’. His first recording on Brilliant Classics was of the contemporary guitarist-composer Nicola Jappelli (BC9435); according to Seicorde, ‘the skillful balance of dynamics often extreme and sudden, the adoption of an extremely expressive phrasing and varied even in minimalist areas, meticulous articulation of ethereal melodies broken between items: these are just some of the qualities that deserve recognition in the work of Dieci.’ 
    Dieci’s second album comprised popular guitar works by the Argentinian master of the classical tango, Astor Piazzolla, with a selection of music for violin and guitar capturing the spirit of the era, ‘Café 1930’ (BC94896). This, too, was issued to a very positive reception. 
    Hans Werner Henze was one of the most important composers of the 2nd half of the 20th century, and certainly one of the most prolific. He often wrote for the guitar, exploring the evocative potential of the instrument so that it could express a wide range of different emotions and atmospheres. 
    This CD presents the two Sonatas on Shakespearean Characters, an important cycle portraying characters like Lady Macbeth, Romeo & Juliet and Ariel, finding a new dramatic expression in these personifications of timeless human values. 
    Italian guitarist Andrea Dieci, a winner of several international competitions, is called “A true star of the classical guitar” (Corriere della sera) and “an impressive guitarist” (New York Times Herald). He recorded for Brilliant Classics the complete works by Jappelli (BC9435) and guitar works by Piazzolla (BC 94896). 
    Excellent liner notes by a musicologist, in both English and Italian.

    Stephen Dodgson: Guitar Chamber Works

    Il CD Stephen Dodgson: Guitar Chamber Works pubblicato da Naxos raccoglie le composizioni per chitarra in formazioni da camera del compositore britannico.
    Dal CD:
    Sephen Dodgson was one of the most prolific and respected 20th-century composers for guitar. Including a première recording of the ingenious Change-Ringers, the chamber works on this recording make use of a rich palette of tonal colours, taking us on an unconventional and often witty journey of rhythmic excitement, serenity, dissonance and beauty.
    The Mēla Guitar Quartet share their thoughts on the recording:
    “The project was incredibly special and it has been inspiring to work with such amazing artists as the Eden-Stell guitar duo, violinist Hartmut Richter, cellist Evva Mizerska, Flautist Octavia Lamb, soprano Antonia Gentile and guitarist Michael Butten.
    The music, recorded by master engineer/producer John Taylor, includes some of Dodgson’s most substantial works that include guitar. Due to their size and difficulty these pieces are very rarely played but are absolute gems of the guitar repertoire. Particular highlights include the world premiere of Change-ringers for quartet and Selevan Story, a witty, evocative piece, that illustrates through an imaginative of timbre a quintessential eccentrically English story.”
    La tracklist completa:

    Recensione di David Denton:
    Among Stephen Dodgson’s composition pupils at London’s Royal College of Music was John Williams, and a subsequent meeting with Julian Bream changed his life. To that point, Dodgson had produced a modest output of compositions in many genres, but these joint influences of an up-and-coming and then a legendary guitarist brought the instrument to his attention, and made him one of the most prolific and highly regarded guitar composers of the Twentieth Century. But even more than that—as can be seen from the above heading—he took the guitar into a new world where it became part of ‘conventional’ chamber music, combining with singers and instrumentalists. The present disc spans over forty years of his life, and represents his continued passion for exploring the instrument’s many tonal qualities, while—by and large—employing a traditional upbringing in the world of tonal music. Chronologically, beginning in 1963 with the instrument used as the accompaniment to a high voice—here the soprano, Antonia Gentile—in the Four Poems of John Clare. Harmonically, it is the most adventurous score on the disc, the words of very mixed feelings, ending with a fun story of The Fox. She is also the soloist in Hymnus de Sancto Stephano composed ten years later as a religious piece for soprano and guitar quartet. The following year he combined a solo violin and guitar ensemble in seven short and vibrant pieces to form the Divertissement. Rather more conventional, the brief Intermezzo from 1984 calls for a guitar quartet. The disc opens in 1996 with a guitar quartet imitating bells in Change-Ringers; my favourite track Roundelay combining cello and a guitar quartet, with the longest work, The Selevan Story from 1992 requiring a flute, violin, guitar duo and guitar ensemble. I am sure Dodgson would have lavished praise on the performances captured in a recording of an exalted level of perfection. © 2017 David’s Review Corner
    Dalle note di copertina:
    Stephen Dodgson, born in London, studied at the Royal College of Music between 1947 and 1949. Between 1957 and 1982 he taught theory and composition at the Royal College, one of his pupils being John Williams, at that time a junior exhibitioner. Dodgson became a Fellow of the College in 1981 and in 1986 was appointed chairman of the National Youth Wind Orchestra of Great Britain.
    His output includes many vocal works and orchestral pieces, as well as chamber and instrumental compositions. He also wrote for the harpsichord, clavichord and harp, as well as six virtuoso piano sonatas.
    Dodgson began writing for guitar in the 1950s on the advice of Julian Bream who premiered his Suite for Guitar in a concert at the Wigmore Hall, London, in September 1952. John Williams gave the first performance of Dodgson’s Partita at the Cheltenham Festival in 1963, and Julian Bream played the same work at his Cheltenham recital in November 1965. Many guitar works followed including solos, concertos, guitar duets and trios, works for guitar ensemble, compositions for voice and guitar, and a quantity of chamber music which included the guitar. The selection presented here includes a work not previously recorded and demonstrates the variety and imaginative range of Stephen Dodgson’s pioneering endeavours in this somewhat neglected area of guitar music.
    Change-Ringers for guitar quartet was commissioned by the Dutch ensemble Attacca in 1996. It is a free adaptation of Carillon (1967) for two harpsichords, an imitation of bells, rung at first in orderly symmetry to the motif proposed. As the composer described it: ‘Soon the patterns proliferate, rhythms split up and kaleidoscopic intermingling takes place; fast motifs heard excitedly against slower ones, with interruptions and echoes. A coda in faster time brings a general animation and integration, but an accumulating massiveness slows the piece to its final cadence.’
    Roundelay for cello and guitar ensemble (2005) was commissioned by the National Youth Guitar Ensemble. Roundelay comes from the Middle French word rondelet, a diminutive of ronde. The genre implies the repetition of lines or phrases whether in a musical composition or poem, and the image of dancing round in a circle. The inclusion of a solo cello here adds a characteristic sustained timbre to the texture. The work combines rhythmic vitality with lyrical expressiveness.
    In 1984 Stephen Dodgson was invited by the Toronto Guitar Festival to provide a work for guitar ensemble. To fulfil this commission the composer combined a bowed string soloist with guitar sonorities, hence the inclusion of a violin part in Divertissement.
    The opening Sinfonia was described by Dodgson as being ‘the only substantial movement, having a classical shape in miniature’, the others being dances in accordance with the French title. The composer commented that Scherzo II presents the same music as Scherzo I but ‘turned inside-out’. Thus the violin’s ‘perpetuum mobile passes to the guitars on the second appearance, obliging the violin to struggle with the ungainly steeplechase previously allotted to the guitars. Either way round, the movement has no proper ending.’ At the second appearance, this lack of a proper ending seems the equivalent of not knowing where to go next, an effect exploited in the brief sixth movement. Out of its ‘spluttering fits and starts there finally loom three hugely portentous notes. But instead of heralding some profound utterance, they lead impishly to an innocent Rondo theme, at whose last appearance the music dashes to a sudden breathless finish.’
    Intermezzo (Citharae Chordae pro Pace) for four guitars (1987), written in response to a request for a multimovement and multi-composer work, was first performed at the Esztergom Guitar Festival, Hungary, in August 1987. The score is prefaced with lines from Act V, Scene V, of Shakespeare’s King Henry the Eighth:
    In her days every man shall eat in safety
    Under his own vine, what he plants; and sing
    The merry songs of peace to all his neighbours.
    In 1983, the composer was involved with guitar festivals in Toronto and Esztergom. A feature of the latter was the massed guitar concert given by students at the end of the course in the city’s extremely resonant Basilica. Stephen Dodgson was invited by László Szendrey- Karper, the festival director, to compose a work for solo voice and guitars, dedicated to the Hungarian soprano opera singer Karola Ágai.
    It was decided that a Latin text would provide an appropriate linguistic basis for the song acceptable both to the composer and the singer. Szendrey-Karper therefore brought to Dodgson’s attention the medieval panegyric Hymnus de Sancto Stephano, written in honour of Hungary’s patron saint and king. The Hymn’s four quatrains are introduced and linked by ritornelli, the two central verses forming a reflective middle section between the rapturous acclamations which frame them.
    Four Poems of John Clare (1963) were written for the tenor Wilfrid Brown and the guitarist John Williams, who played many concerts together in the 1960s. The composer has commented that ‘The only reflective song is the second, a self-portrait of Clare. I have presumed the wagtail was spied from Clare’s asylum window, hence the heartache felt in the final verse with its goodbyes. Turkeys catalogues the repertoire of antics and noises colourfully observed in these bizarre creatures, which in music becomes a scherzo. The Fox is a dramatic scene in miniature.’
    The Selevan Story, commissioned to celebrate the 10th Prussia Cove Guitar Seminar in 1992, is based on the legend of St Levan (a variant of Selevan) (born c. 492), who lived in a remote parish in the far west of Cornwall. Various elements of the legend are featured within the five movements.
    Prelude (On the rocks) depicts the favourite rock, situated near the church, from which the saint fished every day. The second movement, Dialogue (Johana’s garden), recalls the story of how one Sunday morning, as St Levan went on his way to fish from his rock, he passed his neighbour, Johana, picking herbs in her garden. Johana severely rebuked the holy man for fishing on Sunday. St Levan replied that it was no more sinful to take his dinner from the sea than for Johana to work in the garden. The woman insisted he was in the wrong. An argument ensued in which St Levan called the woman a fool and proclaimed that in future any child of the parish called Johana would find herself to be as stupid as her namesake. (Hence no baby born in the village of St Levan has been christened Johana ever since.)
    Pastoral (The Saint’s Path) celebrates the exceptionally verdant grass along the path to the rock where the holy man trod.
    Passamezzo (The Saint Levan Stone) refers to a rock on the south side of the Church where St Levan used to rest after fishing. Just before he died he gave the rock a blow with his fist and cracked it in two. He prayed over the rock and uttered the following prophesy:
    When with panniers astride
    A pack-horse can ride
    Through St Levan’s stone
    The world will be done.
    The title Passamezzo is a pun by the composer as if the word could be translated ‘to pass through the middle’, rather than ‘a pace and a half’. The section has the character of a dance.
    The final movement, Concertino (Two fish on one hook) tells a sad and strange legend about the saint. One evening as St Levan fished, there was a heavy tug on his line. Hauling it in he found two chad (bream) on one hook. As he only ate one fish a day he cast them back into the sea. But the same thing happened twice more. Taking this as a sign the saint decided to carry both fish home where he found his sister, Breage, with her two hungry sons. The moment the fish were cooked the children ate them greedily. But they did not remove the bones, which choked them and they died. (Since then this type of fish has been known as chuck-cheels or choke-childs.)
    Stephen Dodgson commented: ‘This marks the point of climax. Mounting animation ceases abruptly, giving way to a brief but heartfelt threnody. As this too passes, the music broadens out into the soft glow of a marine sunset.’
    - Graham Wade

    Russian Guitar Music - Cristiano Porqueddu

    Nel definire il paesaggio sonoro chitarristico di matrice russa ci si ritrova a fare i conti con un corpus musicale sostanzialmente sconosciuto allo sguardo occidentale, dalle ascendenze variegate ma fortemente legate ad un territorio culturale anch'esso sfaccettato e non riconducibile ai consueti parametri consoni al canone, ormai stabilmente sedimentato, della letteratura chitarristica conosciuta.
    Di un viaggio si tratta, attraverso stazioni spesso sorprendenti nella loro peculiarità stilistica, che illumina di un'inedita luce un patrimonio fino ad oggi relegato ai margini del già periferico mondo delle sei corde.
    Sarebbe tuttavia ingeneroso, ed al tempo stesso privo di fondamento, relegare il corpus presentato da Cristiano Porqueddu, al caratteristico o all'esotico, dove invece si ha spesso a che fare con pagine dalle qualità innegabili, quanto distanti dai percorsi già tracciati in un tempo coevo da altre testimonianze cha hanno avuto maggior diffusione.
    I poli, opposti, entro i quali si dipana la cifra stilistica di questi 4 dischi oscilla tra elementi fortemente caratterizzati ritmicamente e momenti profondamente lirici, questo in estrema sintesi.
    La magnifica Sonata di Denisov, le preziose miniature di Asafiev, i due brani della Gubaidulina mi sembrano quanto di meglio si possa chiedere ad un'idea di musica del XX secolo che scova le proprie ascendenze nel ricchissimo patrimonio musicale russo, e che alle nostre orecchie occidentali suona tutto sommato alieno, conscio com'è del proprio diritto a non rinnegare un'idea di bellezza traslata in musica.
    Accanto, spesso, brillano pagine di grande qualità, come quelle di Dzhaparidze, della Poplyanova, sorprendenti nel rivelare il loro peculiare frutto stilistico. 
    In maniera scoperta o meno, legate ad un sapore melancolico che a tratti si rivela sardonico.
    @Cristiano Porqueddu si muove, lungo l'intera raccolta, con la consapevolezza ed il trasporto che queste pagine chiedono all'interprete. La ripresa audio, asciutta e priva di manierismi, permette di gustare la capace ed esaustiva tavolozza timbrica che Porqueddu cava dallo strumento.
    Consigliatissimo, ça va sans dire.
    Alfredo Franco
     
×

Informazione importante

Usando il Forum dichiari di essere d'accordo con i nostri Terms of Use.