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    Landroni Gianni
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    • ciao a tutti come mi si vede anche nella foto profilo, non suono la chitarra classica ma un appalachian dulcimer dal 2014, che poi non e' piu' nemmeno quello perche' circa un anno fa ho fatto e fatto fare una serie di modifiche piuttosto importanti. tecnicamente, ora e' uno strumento a cantini e bordoni, come la ghironda (che e' il mio altro strumento) e la cornamusa, appartenente alla famiglia di epinette des voges, hummel, scheitholt, langspiel eccetera: invece di avere corde su diverse intonazioni per fare accordi (come sul dulcimer degli appalachi in origine) ci sono uno o piu' cantini, che vengono suonati premendo la corda con un bastoncino di legno, e un numero variabile di bordoni su accordature varie. le corde vengono suonate tutte assieme con un plettro oggigiorno o con una piuma nel passato. cio' premesso, che puo' essere piu' o meno interessante :D, sono qua per un consiglio su che corde utilizzare sul mio strumento nello specifico. il mio dulcimer ha 2 cantini in re4 in metallo e 4 bordoni (sol3 in metallo, do3 in nylon, re3 e sol2 nylon rivestite), ci suono musica folk da ballo, per cui con ritmi e strumming piuttosto intensi e sostenuti prima tutte le corde erano in metallo, ho voluto provare a montare dei bordoni in nylon e mi sono state consigliate corde da chitarra classica con risultati ottimi, i cantini e i bordoni ora sono bilanciati anche in acustico il negozio locale di strumenti musicali per i due bordoni bassi mi ha consigliato la quarta e la quinta per chitarra classica della augustine, busta rossa: funzionavano molto bene ma sono entrambe gia' saltate, e non capisco se perche' non sono adatte al diapason del dulcimer (657mm (26"7/8) quindi, se non sbaglio, analogo a quello di una chitarra classica) o per l'uso improprio... che corde potrei montare per un uso "intensivo" e quotidiano e, oserei dire, non troppo dispendiose? grazie! (per far capire la tecnica noter/drone ecco un mio esempio:     
    • A cura della KORDIUK GUITAR PLATFORM, l'intervista ad @Angelo Gilardino. I contenuti: 00:30 La prima esperienza con la musica 05:39 Le attività di Angelo Gilardino 07:55 Andrés Segovia  10:29 Citazione di Mario Castelnuovo-Tedesco 13:16 Mario Castelnuovo-Tedesco 15:03 Sullo stile compositivo 20:50 Il processo dello scrivere 26:02 Atteggiamento verso i suoi lavori 27:49 Gli “Studi di virtuosità e di trascendenza” 33:04 Perché scrivemusica 34:34 Angelo Gilardino legge poesie 36:25 Alexander Tansman 40:54 Pubblicazioni e ricerca sul repertorio per chitarra 42:13 Aneddoti 44:09 Lavori in veste di editor 49:04 Sui conservatori 50:25 L'interpretazione della sua musica 53:12 Sull'interpretazione 55:34 Le epoche dei chitarristi-compositori 58:30 Blitz-section  01:00:46 Il CD omaggio e una domanda da Gilardino 01:02:18 Le fonti di ispirazione di Angelo Gilardino  
    • Angelo Gilardino (1941) - SARDEGNA - Suite per Chitarra Sola  È con grande piacere che pubblico la prima registrazione assoluta di "SARDEGNA - Suite per Chitarra Sola", composizione di Angelo Gilardino di cui sono il dedicatario. L'opera è parte integrante di un importante progetto di respiro internazionale di cui renderò noti i dettagli a breve. La suite si articola in cinque movimenti: I. Mari II. Nuraghe III. S'Ardia IV. Su soli est calau V. Ciamma Chi desidera altre informazioni può trovarle qui.
    • Non so se è ancora aperta questa discussione ma la vedo solo ora. Da tempo mi sto misurando con questo argomento. Condivido quanto sostiene il maestro Gilardino per quanto riguarda la poca,o quasi nulla, possibilità di sviluppo che può dare l'uso delle sole corde vuote. D'altra parte anche lo stesso compositore vi ha dedicato i primi due  dei suoi studi facili a fini didattici , sapientemente trattate musicalmente e simbolicamente, inoltre  le ha usate in brani molto importanti straordinariamente per urgenze compositive. Forse in alcune musiche di tradizioni etniche che usano le scale pentatoniche  e gli ostinati potrebbero anche dare luogo a brani di ampio respiro. Non per autoreferenzialita' ma vorrei evidenziare un mio lavoro editoriale dal titolo "Imparo la chitarra nel Paese delle Corde Vuote"dove ci sono dei brani e degli spunti per inventare musiche con le sole corde vuote sullo sfondo integratore di una fiaba.Non un metodo quindi, ma una occasione per riflettere sul tema con il decisivo intervento di un insegnante curioso e preparato.Saluti Francesco Stumpo.
    • Il chitarrista italiano Giovanni Martinelli interpreta Scala dei Turchi il primo movimento  della suite per chitarra "Trittico Siciliano" di  Kevin Swierkosz-Lenart (1989)      
    • Inusitato ensemble, colto repertorio, ricercata interpretazione! Bravi Fabio ed Angelo!
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