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    Pubblicazioni per chitarra

    Wenzeslaus Thomas Matiegka: Complete Solo Guitar Sonatas

    Revisionate ed editate dal chitarrista americano Stanley Yates, un volume dedicato alle Sonate per chitarra sola scritte dal compositore ceco Wenzeslaus Thomas Matiegka (1773 - 1830).
    Dalla prefazione:
    A practical modern performance edition of the complete surviving solo guitar sonatas of the early nineteenth-century Viennese guitarist-composer Wenzeslaus Thomas Matiegka. Matiegka’s guitar sonatas embrace the sonata style of Haydn on the one hand, Beethoven on the other, and include full-blown concert works along with works for serious recreational guitarists. Includes comprehensive notes relating to Matiegka, his compositional style, and his technical approach to the instrument.
    Il catalogo delle opere per chitarra di Matiegka include i seguenti lavori:
    Opere per chitarra sola
    12 Leichte Ländler Op. 1 Caprice Op. 2 12 Pieces faciles Op. 3 Fantasie Op. 4 6 Leichte Variationen Op. 5 6 Variations Op. 6 9 Variationen Op. 7 6 Variations Op. 8 10 Variations capricieuses Op. 10 Grande Serenade Facile Op. 11 Variations, Menuett Op. 12 6 Variations Op. 13 6 Vatiations Op. 14 12 Menuets Brillians Op. 15 Sonate facile Op. 16 Sonate progressive Op. 17 24 Pièces progressives Op. 20 Sonate Op. 23 15 Variations Op. 27 8 Variations Op. 28 Variations Op. 29 6 Sonates progressives Op. 31 6 Sonates progressives Op. 32

    Opere da camera con chitarra Grand Trio per violino, viola e chitarra Op. 9 Kurze Musikstücke per clarinetto, corno e chitarra Op. 18 Serenade per violino e chitarra Op. 19 Notturno per flauto, viola e chitarra Op. 21 3 Sérénades per violino e chitarra Op. 22 Grand Trio per violino, viola e chitarra Op. 24 Notturno per csakan, viola e chitarra Op. 25 Serenade per flauto, viola e chitarra Op. 26 Pot-Pourri per violoncello e chitarra Op. 30 Il sito internet di Stanley Yates è raggiungibile da questo link.

    Gilardino: Studi Brillanti

    Gli 12 Studi Brillanti del compositore piemontese Angelo Gilardino (1941) sono il naturale seguito dei 20 Studi Facili pubblicati dalle stesse Edizioni Curci nel 2011. Rispetto alla serie di Studi Facili è qui richiesta una maggior padronanza tecnica ed è necessario un approccio diverso alle pagine perfettamente inseribili in un programma da concerto.
    Un'anteprima è disponibile sul sito dell'editore.
    Gli studi contenuti in questa raccolta sono:
    Studio n.21 - Felix Studio n.22 - Chissà... Studio n.23 - Marzo Studio n.24 - Golondrinas Studio n.25 - Mistica Studio n.26 - Lindaraja Studio n.27 - Torbellino Studio n.28 - Delpriora Studio n.29 - Heitor Studio n.30 - Romancillo Studio n.31 - Storm Studio n.32 - Superman Dall'introduzione:
    Questa collezione di dodici Studi brillanti per chitarra costituisce il seguito della raccolta dei venti Studi facili scritta e pubblicata nel 2011. Infatti, la numerazione incomincia dal n. 21, proprio per significare la continuità dello stesso progetto. Chiunque si accosti alla lettura e allo studio di questa serie dovrebbe perciò attentamente leggere – o rileggere – il testo che, presentando gli Studi facili, ne spiega la natura e le finalità: questo libro non se ne discosta in nessun modo e, inoltrandosi nella medesima ricerca, mette a fuoco aspetti più sottili dell’idioma chitarristico e persegue gli obiettivi didattici in un quadro più elaborato,  ferma restando quella simbiosi tra le componenti tecnico-strumentali e la sostanza musicale che costituisce il fondamento e la ragion d’essere sia della precedente che di questa raccolta.
    La collezione è accessibile a diversi livelli: quello ideale, incarnato dagli studenti abbastanza dotati e tenaci da poter giungere a un completo dominio dei brani, e quelli degli studenti che, pur non potendo aspirare a tale risultato, potranno tuttavia giovarsi di ciò che impareranno nei loro tentativi, mentre è del tutto aperta la strada ai concertisti che, senza aver necessariamente bisogno di attingere alle lezioni contenute degli Studi, potranno servirsi dei medesimi come terreno di espressione della loro arte. Si tenga comunque presente che le indicazioni metronomiche scritte all’inizio di ogni Studio rappresentano lo stato di una realizzazione ideale, e non sono da intendere, specie nella fase di apprendimento, come valori imprescindibili.
    L’aggettivo “brillanti” si riferisce al carattere della maggior parte dei brani; gli altri, oltre a svolgere le proprie, specifiche funzioni, possono essere opportunamente adoperati, nel caso di esecuzioni pubbliche,  come movimenti di contrasto all’interno di piccole Suites costituite da selezioni di pezzi “brillanti”. Infatti, si osserverà come la collezione, costruita in modo da offrirsi nella sua totalità quale parte di un programma da concerto, si presti a ulteriori frazionamenti, che ogni interprete potrà operare a suo piacimento.
    Ho annotato le diteggiature – quasi tutte riferite alla mano sinistra – per rendere evidente il modo con cui i brani sono stati pensati (l’autore scrive a mente, senza adoperare una chitarra), ma ciò non significa che ogni singolo interprete non possa escogitare diteggiature a lui più adatte, a patto di non perdere di vista le specifiche caratteristiche di scrittura – e quindi di suono – di ogni singolo pezzo. Le diteggiature della mano destra essendo molto più aperte alle opzioni, sono state lasciate alle scelte dei docenti, dei concertisti e degli studenti in grado di risolvere i diversi casi con soluzioni che sarebbe assurdo – da parte del compositore – tentare di scoraggiare  imponendo scelte univoche.
    La prima bozza della raccolta è stata inviata ad alcuni maestri, le cui osservazioni sono risultate utilissime nel mettere a punto il testo definitivo qui presentato. Elenco i loro nomi in ordine alfabetico, ringraziandoli sentitamente per la loro collaborazione: Fabio Ardino, Gianluca Barbero, Luigi Biscaldi, Edoardo Dadone, Alberto Mesirca, Filippo Michelangeli, Lorenzo Micheli, Giovanni Podera, Cristiano Porqueddu, Frédéric Zigante.
    -Angelo Gilardino - Vercelli, 9 giugno 2014.
     
    La pubblicazione include il compact disc che contiene la registrazione dei 20 Studi a cura di @Alberto Mesirca.

    Gilardino: Studi Facili

    La raccolta di Studi Facili del compositore piemontese Angelo Gilardino (1941) è destinata a studenti dei corsi di chitarra che desiderano accostarsi ad un determinato linguaggio per lo strumento a sei corde.
    I brani della raccolta sono:
    Studio 01 – Stendardo Studio 02 – Nuvole Studio 03 – Sera Studio 04 – Gloria Studio 05 – Scolastica Studio 06 – Notte Studio 07 – Saturno Studio 08 – Papillon Studio 09 – Fontanella Studio 10 – Domande Studio 11 – Unruhe Studio 12 – Tropicale Studio 13 – Tombeau Studio 14 – Burlesca Studio 15 – Pastorale Studio 16 – Escheriana Studio 17 – Tzigane Studio 18 – Zivago Studio 19 – Ghirlanda Studio 20 – Ventanas Dall'introduzione:
    Questi Studi facili per chitarra sono stati composti per offrire un apporto agli insegnanti e ai loro scolari. Ce n’è bisogno? La letteratura didattica della chitarra è ricca, e non si avverte alcuna necessità di nuovi metodi. Tuttavia, mentre il repertorio di studi composti dai maestri dell’Ottocento e del Novecento tradizionalista (da Sor, Aguado, Carulli e Giuliani fino a Pujol e a Castelnuovo-Tedesco) e destinato agli studenti dei primi corsi è ampio e soddisfacente, non si dà uguale ricchezza negli studi introduttivi alla musica moderna, e pochissime sono, in questo campo, le opere universalmente riconosciute. Esiste quindi un vuoto da colmare, e questa raccolta punta a occuparne una parte, aggiungendosi, con una fisionomia stilistica propria, alle opere didattiche scritte dai grandi maestri del passato.
    Gli insegnanti che attuano i loro programmi didattici curando fin dall’inizio non soltanto l’apprendimento della tecnica, ma anche la formazione musicale degli allievi, troveranno qui brani che, trattando aspetti ben individuati del lessico della chitarra, collocano ogni procedimento tecnico in un discorso musicale compiuto, vincolando la diteggiatura a precise finalità di ritmo, di espressione, di fraseggio, di colore. Il primo e fondamentale obiettivo al quale ho mirato è dunque la simbiosi tra tecnica e musica: l’allievo deve imparare a subordinare sempre ogni suo gesto meccanico a un risultato estetico, e io ritengo che non esista motivo ragionevole per non stimolarlo a lavorare in questa direzione fin dai suoi primi contatti con lo strumento.
    È ovvio che, per realizzare un progetto didattico di autentico valore formativo in diretta relazione con il repertorio del Novecento, una raccolta di studi non si deve porre l’obiettivo di intrattenere l’allievo con epidermici – quanto inutili - divertimenti: il lato “facile” di queste piccole composizioni sta nel fatto che, dal punto di vista tecnico, esse sono abbordabili da chi si trova nella fase iniziale della sua formazione, a patto che sia capace di riflettere sugli aspetti musicali (e, a questo riguardo, la funzione dell'insegnante è fondamentale e decisiva) e disposto a spendere un impegno non minore di quello che, nelle fasi successive della sua crescita, gli verrà richiesto dalle opere maggiori del repertorio. Già sento levarsi il critico lamento di coloro che protesteranno per la difficoltà di alcuni di questi piccoli brani: ebbene, credo che si tratti di una manifestazione tipica della pigrizia che affligge insegnanti e allievi accomodati nella convinzione che sia loro dovuto il piacere di suonare in stato di inerzia mentale. Io ritengo invece che il potenziale di molti scolari sia assai superiore a quello che certi autori di volumi didattici sembrano presumere, e con questi studi mi propongo di invitare al lavoro chi voglia seriamente accostarsi al repertorio del Novecento, indicandogli una via che lancia sì alcune sfide, ma che offre anche le relative, e proporzionate, ricompense.
    La diversità di questi studi, rispetto a quelli classici o tradizionali, si manifesta in diversi aspetti: innanzitutto nella scrittura, che evita di iterare i modelli ottocenteschi, e poi, ad esempio, nella rinuncia a un vincolo tonale (abbandonato a favore della modalità o di altri ambienti armonici), nelle asimmetrie nel periodare musicale, nei frequenti cambi di metrica, nell’uso delle parti incrociate, tutte situazioni alle quali è bene abituare gli studenti al più presto.
    Ho dato il massimo rilievo alle dinamiche e alle articolazioni, che sono parte strutturale (e non accessoria) di ogni singolo brano. Non vedo infatti ostacoli al proposito di rendere subito familiari i concetti e le pratiche del legato, dello staccato, dei diversi accenti, del crescendo e del diminuendo, del laissez vibrer, etc.
    Un’altra peculiarità di questa raccolta di studi è la concezione aperta e totale della tastiera: non trovo alcuna motivazione valida per continuare a dividerne lo studio in “posizioni”, e ho quindi scritto brani che spesso si estendono lungo le corde senza barriere, esplorando anche aree fisiche e timbriche evitate negli studi tradizionali e superando la paura del temuto registro sovracuto (hic sunt leones) – che, se affrontato con impostazione e pratica adeguate, non è affatto più difficile degli altri registri. Credo che lo scolaro debba abituarsi subito a governare tutto lo spazio musicale del suo strumento, e che il cambio di posizione sia una tecnica da imparare senza indugi e dilazioni. 
    Mentre ho cercato di tracciare un itinerario logico nella progressione degli studi, non ho inteso disporli in un definito ordine di difficoltà. Credo invece che ogni didatta possa attingere liberamente a questa raccolta riordinando la successione dei brani in relazione al criterio con cui sta guidando la formazione di ogni singolo allievo. Si osservi inoltre che la scelta delle tecniche con le quali realizzare le articolazioni, le dinamiche, gli accenti e gli altri effetti indicati nel testo musicale è interamente lasciata ai docenti, senza vincoli e senza preclusioni per nessuna scuola. Essendo indispensabile l’osservanza di tutti i parametri rappresentati nella notazione, è del tutto pacifico il fatto che alla loro corretta realizzazione si può pervenire attraverso differenti approcci alla tecnica della chitarra. A questo riguardo, mi è sembrato necessario annotare solo la diteggiatura della mano sinistra, in quanto fattore strutturale della composizione: da essa infatti risulta inequivocabilmente come ogni studio sia stato pensato e costruito, e come sia dunque necessario rispettare la distribuzione del tessuto polifonico e armonico sulle corde e lungo la tastiera. La realizzazione fisica del suono – affidata alla mano destra – è invece possibile con diverse diteggiature, ciascuna delle quali può offrire risultati diversamente soddisfacenti (sarà spesso il caso di sperimentarne più di una) e, per non condizionare le scelte dei maestri, ho preferito lasciar loro il compito di escogitare le soluzioni più consone alle loro metodologie.
    Invito, infine, a prestare attenzione a titoli e sottotitoli, che risulteranno utili a orientare lo studio nella giusta direzione.
    Dopo la prima stesura della raccolta, ho sottoposto il testo alla lettura di alcuni didatti: Fabio Ardino, Gianluca Barbero, Luigi Biscaldi, Francesco Diodovich, Claudio Maccari, @Alberto Mesirca, Filippo Michelangeli, Lorenzo Micheli, Giovanni Podera, @Cristiano Porqueddu, Stanley Yates, @Frédéric Zigante
    Li ringrazio sentitamente per le loro osservazioni e i loro suggerimenti.
    Qui la recensione su SuonareNews
    La pubblicazione contiene un CD con la registrazione dei 20 studi a cura di @Alberto Mesirca. L'etichetta discografica Brilliant Classics ha pubblicato nel 2012 un disco che raccoglie tutti gli studi di questa raccolta.

    Suite Barocca, Mario Gangi

    Le edizioni musicali UT Orpheus pubblicano la Suite Barocca di Mario Gangi (1923-2010) curata da Carlo Carfagna in collaborazione con Francesco Russo.
    La composizione è composta da:
    Adagio Minuetto Allegro Giga Dal sito dell'editore:
    Mario Gangi profonde in questo duo la sua notevole poliedricità cimentandosi con maestria in una composizione dallo stile similmente barocco con riprese, progressioni, imitazioni e abbellimenti che vengono trattati con estrema naturalezza. Il manoscritto appare essenziale, privo di diteggiatura, di indicazioni espressive, agogiche e dinamiche con l’eccezione della Giga, nella quale compaiono alcune note accentuate e delle “forchette” fedelmente qui riportate.
    Trattandosi di una Suite in stile, non è stato ritenuto opportuno appesantirla con indicazioni dinamiche ed espressive, lasciando così una certa libertà agli interpreti.
    La diteggiatura e le (poche) indicazioni timbriche sono state aggiunte nel rispetto della concezione strumentale del Maestro. 
    Questa Suite barocca, insieme alla Suite spagnola e alla Suite italiana, entra a far parte di un ipotetico “trittico”, sicuramente eterogeneo ma dai connotati stilistici inequivocabilmente riconducibili alla concezione musicale di Mario Gangi.
    In allegato un'anteprima.
    Suite Barocca Mario Gangi.pdf
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