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    Pubblicazioni per chitarra

    La Chitarra, Angelo Gilardino

    La Chitarra è una pubblicazione facente parte della collana "Lezioni Private" delle Edizioni Curci. Il libro, scritto da @Angelo Gilardino, raccoglie in forma quasi-romanzata le biografie delle più importanti personalità artistiche legate allo strumento a sei corde.
    Da Rodrigo a Tárrega, i protagonisti delle sei corde raccontati da Angelo Gilardino in una guida dedicata agli appassionati e ai musicisti. È il primo titolo della collana “Lezioni private”: un nuovo spazio di divulgazione  musicale, autorevole ma alla portata di tutti. Nel CD allegato i brani più belli, interpretati da Andrés Segovia. Sapevate che la struggente melodia di Giochi proibiti – resa immortale dall’omonimo film di Clément del 1952 – era stata scritta cinquant’anni prima in Argentina dallo sconosciuto Antonio Rubira? E che Nicolò Paganini, diabolico virtuoso del violino, in privato amava suonare l’adorata chitarra? Sono soltanto due esempi tratti dalle migliaia di notizie fornite dal libro La chitarra di Angelo Gilardino, primo titolo della collana Lezioni private (Edizioni Curci).
    In questo nuovo volume Gilardino, uno dei massimi esponenti mondiali della  chitarra, racconta con slancio narrativo le personalità dei grandi  compositori. Dalla A di Aguado alla W di Walton, l’autore delinea il ritratto dei grandi maestri delle sei corde con un linguaggio avvincente, anche attraverso aneddoti e curiosità. Il ricco apparato di immagini fotografiche e didascalie contribuisce allo stile accattivante e divulgativo dell’opera. 
    Queste pagine offrono al lettore anche una guida all’ascolto delle opere più  importanti e più eseguite nelle sale da concerto: dal celeberrimo Concierto de Aranjuez di Rodrigo alla trascrizione della Ciaccona di Bach, dal Concierto del Sur di Ponce agli Studi di Villa-Lobos. Il risultato è un vademecum agile, gradevole e accessibile a tutti: il punto di partenza ideale per muovere alla scoperta di uno strumento amato e familiare, ma ancora tutto da scoprire.
    La pubblicazione è arricchita da un CD con una selezione imperdibile delle più belle pagine per chitarra, interpretate dal leggendario virtuoso spagnolo Andrés Segovia. Nell’autorevole prefazione al libro, la vedova del Maestro, Emilia Segovia, scrive: «Sono sicura che Andrés Segovia avrebbe approvato questo libro e sono lieta di salutarne la pubblicazione con il mio plauso beneaugurante: spero che molti lo leggano e, soprattutto, ne facciano un punto di avvio per approfondire la loro conoscenza della chitarra, del suo repertorio e dei suoi maestri».
     
    Introduzione:
    Questo libro si rivolge soprattutto agli appassionati di musica, ai quali  la chitarra e il suo repertorio sono ancora assai poco noti. Anni fa, mi accadde di sentirmi confidare da uno dei massimi esponenti della critica musicale italiana: “Io non so niente di chitarra”, il che non mi sorprese; mi colpì, invece, la radiosa innocenza della sua confessione; credo che, se avesse voluto professare la sua ignoranza di un dialetto africano, non l’avrebbe fatto con altrettanto, compiaciuto abbandono.  Questa realtà è tuttora molto diffusa nel mondo della musica: ho potuto appurare di persona che i direttori artistici di importanti istituzioni musicali conoscono soltanto il nome di Segovia e il Concierto de Aranjuez, e basta leggere le voci riguardanti chitarra e chitarristi nei maggiori dizionari enciclopedici della musica per rendersi conto di quanto siano approssimative le conoscenze dei redattori in campo chitarristico.
    Ovviamente, tutto ciò si riversa sulle conoscenze del pubblico che ascolta musica: tutti hanno familiarità con l’immagine convenzionale della chitarra, ma riguardo alla sua letteratura, cioè alla sua vera identità musicale, moltissimi, quasi tutti, brancolano nel buio.
     
    Avendo scritto libri di storia e di tecnica della chitarra, so bene che non è possibile raggiungere il pubblico con trattazioni destinate agli strumentisti. Ho pensato allora a un libro in cui gli autori e i brani del repertorio più adatti a formare una conoscenza basilare della musica per chitarra siano presentati in una forma semplice, accessibile anche a chi non sia chitarrista e persino a chi non disponga di una formazione musicale: del resto, offrire una base informativa senza scadere nella superficialità o nella faciloneria è compito forse più arduo che quello di scrivere in stile accademico. Naturalmente, la semplicità del “racconto”  non deve mai andare a scapito della sua veridicità: vorrei porre l’accento su questo aspetto, facendo notare che il contenuto questo libro è frutto delle ricerche di parecchi studiosi, i cui scritti da decenni si sono accumulati allo scopo di sostituire, nella storia della chitarra, i risultati delle ricerche agli aneddoti e alle leggende.  Il carattere informativo – si potrebbe dire propedeutico -  del volume mi obbliga però a limitare la   selezione a una parte del repertorio e a tralasciare autori e opere di rilievo non minore di quelle che includo. Spero che i viventi esclusi non me ne vogliano e che comprendano come ho operato la selezione: non si è certo trattato di un crivello del genere di quello adoperato dagli autori di testi di storia della musica scritti agli ordini di Theodor W. Adorno, ma piuttosto di una valutazione dei diversi livelli di accessibilità esistenti tra le composizioni più valide, considerando anche la reperibilità delle musiche nelle incisioni discografiche correnti. 
    La chitarra è uno strumento arcaico. Il suo repertorio scritto incominciò a formarsi nel secolo XVI, grazie all’invenzione della stampa. Tuttavia, la chitarra che noi oggi conosciamo, cioè uno strumento a sei corde semplici, trovò il suo assetto (morfologia e accordatura) soltanto verso la fine del secolo XVIII: essa è dunque uno strumento coevo del pianoforte. La chitarra del secolo XVII e della prima parte del secolo XVIII, chiamata chitarra barocca, aveva cinque corde doppie e veniva accordata in modi diversi. Questo libro si occupa del repertorio della chitarra esacorde, cioè della musica per chitarra a
    partire dal secolo XIX, e non della musica per chitarra barocca, che richiede una trattazione a sé.   
    Pur essendo popolare, la chitarra vede misconosciuta la sua più grande ricchezza: un repertorio plurisecolare che giace ai margini della storia della musica, non a causa di giudizi motivati ma – spiace doverlo dire – per pura e semplice ignoranza. Vorrei, con questo libro, gettare un po’ di luce sulle figure e sulle opere di musicisti che hanno speso il loro talento nel dar vita a tale repertorio, dei cui  peculiari valori il mondo musicale dovrebbe alfine coscienziosamente prendere atto, e del cui viatico spirituale l’umanità tutta ha, di questi tempi,  un estremo bisogno.  
    -Angelo Gilardino
    Un'anteprima tratta dalla pubblicazione:

    Il libro include un compact disc con alcune celeberrime interpretazioni di Andrés Segovia. In allegato la recensione della pubblicazione del Giornale della Musica.
    Nella sezione Download è pubblicata la registrazione della presentazione del libro su Radio Tre Suite con una intervista all'autore.
     
    F1 Gilardino GIORNALE DELLA MUSICA 2011.pdf

    Las seis cuerdas, Alvaro Company

    La nuova edizione della composizione La Seis Cuerdas di Alvaro Company curata da Angelo Gilardino.
    La figura di Alvaro Company è senza dubbio una delle più singolari e affascinanti nel panorama dei musicisti fiorentini. Chitarrista di fama internazionale, didatta di straordinario valore, creatore di una scuola quasi mitica tuttora in piena espansione, Company ha svolto parallelamente una intensa attività compositiva, forte di studi severi e di una innata attitudine alla creazione. Il suo mondo sonoro, mosso fin dall'inizio dalla ricerca di una propria dimensione atonale e orientatosi successivamente sulle orme schoenberghiane, si è poi indirizzato verso strutture compositive più libere, verso un tipo nuovo di identificazione musicale; in tal senso l'interesse compositivo per una nuova caratterizzazione strumentale e timbrica e la contemporanea ricerca tecnica sul suo strumento hanno guidato e fatto convergere nella stessa traccia i suoi impulsi di compositore e di strumentista. Las seis cuerdas per chitarra, composta nel 1963, rappresenta il risultato complessivo di tali esperienze: risultato che lo stesso Company giudica per molti versi definitivo nel suo ambito, e che se da un lato lo ha spinto a continuare in altri versanti la ricerca compositiva sulla chitarra, del resto mai interrotta, dall'altro lato lo ha incoraggiato a cercare nuovi spazi espressivi in altri organici e in differenti esperienze.
    Ispirata dal titolo di un poema di García Lorca dedicato alla chitarra (e Company ne cita i magici versi «La guitarra hace Ilorar a los suerios») e articolata in sette brani, l'opera intende identificarsi con lo spirito della poesia e costituire la rappresentazione musicale di una personale intuizione dello spirito della chitarra. Scrive a questo proposito l'autore:
    «Una ricchissima varietà di timbri e di maniere di cavare il suono, un’ampia gamma di effetti percussionistici a suoni determinati e indeterminati, l'uso indipendente delle due mani per la realizzazione contemporanea di più disegni musicali, sono i mezzi strumentali inediti e variatissimi che, contribuendo a caratterizzare i differenti episodi musicali, rivelano l'immagine mutevole di una nuova chitarra. Il I brano (che dà il nome all'intera composizione) come un sestetto dedicato alle sei corde della chitarra, tratta queste in un gioco individuale; una linea melodica, passando da una corda all'altra con una timbrica caleidoscopica, è ricordata da un gioco di risonanze di altre corde che ne strutturano e rarefanno il disegno. Il II, come una danza. Il III, una improvvisazione, che idealizza lo spirito del flamenco. Il IV, caratterizzato dal ritmo 3+2+3, sul quale si inseriscono piccoli episodi a guisa di brevi 'uscite' jazzistiche, realizzate sempre con una tecnica percussionistica. Il V, a carattere di capriccio. II VI, una piccola serenata burlesca. Il VII, un ostinato melodico strutturato su una serie di sequenze ritmiche sempre più serrate, riunite - senza soluzione di continuità - in due parti di cui la seconda non è che lo specchio ritmico della prima con l'inversione nota-pausa».
    Ben lungi dall'essere soltanto un compendio di effetti o di tecniche nuove (benché ben quattro pagine della partitura siano dedicate alla spiegazione della simbologia tecnica di cui il compositore si avvale e, ciononostante, l'interpretazione richieda doti musicali e strumentali d'eccezione), Las seis cuerdas è un lavoro di profonda sapienza compositiva e di ben rilevati significati emotivi, ricchissima di invenzioni linguistiche e di autentiche qualità poetiche.
    Fonte: Firenze nel dopoguerra: aspetti della vita musicale dagli anni ’50 a oggi, Quattro concerti e una tavola rotonda, a cura di Leonardo Pinzauti, Sergio Sablich, Piero Santi e Daniele Spini. Dalla collana Musica nel nostro tempo – documentazione e ricerche, Opuslibri, 1983.
     
    Qui l'interpretazione del compositore:
     
    Qui l'interpretazione di Ganesh del Vescovo
    Anteprima della prima pagina:

    Una breve biografia di Alvaro Company:
    Alvaro Company (Firenze) ha studiato composizione al Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze con R. Cicionesi., L. Dallapiccola, P. Fragapane, V. Frazzi e C. Prosperi, conseguendo i diplomi di Musica Corale e di Composizione (1955/56). 
    Chitarrista allievo di Andrés Segovia - all’Accademia Chigiana dal 1950 al ’54 - ha fondato nel 1960 il Corso di Chitarra classica al Conservatorio di Firenze, dove ha insegnato fino a tutto il ’97; nel ’65 ha fondato il medesimo corso al Liceo Musicale “O. Vecchi” di Modena; nel ’61 ha insegnato al Conservatorio “C. Monteverdi” di Bolzano e nel ’67 è stato docente al Conservatorio di “S. Cecilia” in Roma. 
    Dal ’57 ha intrappreso un’intensa attività concertistica, collaborando anche con solisti e in formazioni cameristiche di fama internazionale (quali il violista D. Asciolla, il flautista S. Gazzelloni, l’oboista L. Faber, il timpanista L. Torrebruno, i Solisti dell’Orchestra Filarmonica  di Berlino, i Solisti della Scala, i Solisti Veneti) oltre che con vari direttori d’orchestra (tra cui P. Bellugi, L. Berio. H.W. Henze, B. Maderna, G. Otvos). Tale attività è durata fino al ‘70, anno in cui una lesione al nervo del braccio destro lo ha costretto ad interromperla, con l’eccezione di cinque  concerti tenuti nel gennaio ’73 al Teatro alla Scala, su invito del direttore B. Maderna. Oltre alla Scala, si è esibito in teatri importanti quali, a Roma, al Teatro Eliseo ed al Foro Italico, a Firenze al Teatro Comunale ed alla Pergola, a Napoli all'Auditorium della Scarlatti, a Venezia alla Fenice. 
    Dal ’68 tiene corsi di perfezionamento presso università italiane e straniere. 
    La ricerca e l’esperienza di chitarrista, pedagogo, compositore (oltre che di revisore di opere moderne per chitarra e del repertorio storico per chitarra e liuto) gli ha consentito di arricchire ampiamente  la propria tecnica, nonché di elaborare una personale didattica dello strumento. Ha inoltre ideato una metodologia esecutiva rivolta agli strumentisti in genere, cui ha dato il nome di “Biodinamica musicale”.
    Come compositore il suo mondo sonoro, nato da radici atonali fin dalla “Fantasia” op. 1 per pianoforte del 1948, aveva adottato la tecnica dodecafonica già dall’op. 3 (“Preludio e Sarabanda” per violino e pianoforte del ’53), procedendo in tal senso fino a “Las Seis Cuerdas” op. 8 per chitarra del ’63 – lavoro che rappresenta il punto d’incontro dei suoi interessi di compositore e di strumentista e che ha  aperto nuove vie alla moderna tecnica strumentale della chitarra.
    Contemporaneamente, dall’anno ’60 prende avvio anche una produzione collaterale didattica, tuttora in corso. Dal '74 il suo linguaggio subisce una progressiva trasformazione, in cui modalità, melisma, tonalità, atonalità e serialità riappaiono sì, ma in una dimensione trasfigurata, che consente a tutti questi aspetti di convivere in un linguaggio ove affiorano, come da un mondo sommerso, tracce archeologiche oniricamente trasfigurate.
    E’ membro dell’Accademia Nazionale L. Cherubini di Firenze. Nel 1991 una commissione composta da C. Abbado, S. Accardo, G. Gavazzeni, C. M. Giulini, R. Muti, M. Pollini – oltre che dai massimi critici italiani – e presieduta da G. Petrassi, gli ha conferito il “Premio Massimo Mila” “per l’esemplare impegno didattico di una vita”. Nel ’96 al Primo Convegno Nazionale Chitarristico a Pesaro gli è stata attribuita la “Chitarra d'oro” per la Didattica  e nel ’99, in occasione del IV Convegno Nazionale Chitarristico ad Alessandria, gli è stata assegnata la “Chitarra d’oro” per la Composizione. Nel 2010 gli è stata conferita la “Chitarra d'oro – Una vita per la chitarra”.

    Barrios Complete Studies for Guitar, Marco Caiazza

    L'editore UT Oprheus pubblica la raccolta di Studi originali per chitarra del chitarrista-compositore paraguayano Agustín Barrios Mangoré (1885-1944). Revisione e diteggiatura sono curati dal chitarrista italiano Marco Caiazza.

    Dalla prefazione, a cura di @Angelo Gilardino:
    In questo volume appare senza il minimo margine di dubbio la forza sapienziale del genio paraguayano, sfavorito dalla sorte ma toccato, come pochi altri artisti latino-americani, dal dono sublime della poesia.
    Il volume contiene le seguenti composizioni:
    1. Estudio Inconcluso 2. Estudio de Concierto No. 2 3. Estudio No. 3 4. Arabescos (Estudio No. 4) 5. Estudio Vals 6. Estudio en Mi menor (Estudio No. 6) 7. Estudio en Si menor 8. Estudio del Ligado (en La) 9. Estudio del Ligado (en Re) 10. Estudio en Arpegio 11. Estudio para Ambos Manos 11/b. Estudio para Ambos Manos 12. Estudio en Sol menor 13. Las Abejas - (Estudio) 14. Estudio de Concierto I. Estudio No. 1 (Aguado-Barrios) II. Ejercicio No. 2 (Aguado-Barrios) III. Ejercicio No. 12 (Aguado-Barrios) IV. Lección 40 (Aguado-Barrios) V. Allegretto (Carulli-Barrios) VI. Studio Op. 35 No. 2 (Sor-Barrios) VII. Estudio Op. 38 No. 23 (Coste-Barrios)

    Barrios Complete Preludes for Guitar, Marco Caiazza

    Le Edizioni UT Orpheus pubblicano il volume "Barrios Complete Preludes for Guitar" curato dal chitarrista italiano Marco Caiazza. Il volume raccoglie i preludi del compositore paraguayano Agustín Barrios Mangoré (1885-1944) e più dettagliatamente:
    1. Preludio en La menor 2. Preludio en Re menor 3. Preludio No. 3 (Preludio en Do menor) 4. Preludio en Do Major 5. Escala y Preludio 6. Preludio en Mi menor 7. Preludio en Mi Major 8. Preludio Op. 5 No. 1
    Dall'intruduzione del volume:
    "Credo che l’esecuzione di questi otto brani in un unico, ampio respiro, ci possa rivelare la poetica musicale di Barrios nel più intimo e misterioso dei suoi aspetti: sotto un cielo grigio e annuvolato, si pensa e si immagina più di quanto non si danzi." -Angelo Gilardino
     
    Barrios-Complete-Preludes-Preview.pdf

    The Guitar Works of Stephen Dodgson, John Mackenzie

    Una pubblicazione di fondamentale per lo studio e l'approfondimento della musica scritta per chitarra dal compositore britannico Stephen Dodgson (1924 - 2013). Il libro, scritto da John Mackenzie per una tesi in un dottorato, è stato definito "Simply a must for anyone interested in understanding Stephen Dodgson's guitar music" dal chitarrista australiano John Williams.
    Editore: Cadenza Music.

    Abstract:
    In 1986, the guitarist Roy Brewer expressed a thought in the minds of many guitarists when he wrote in his book A Guitarists Notebook that 'the guitar is an instrument searching for an identity'. This dissertation examines the guitar music of Stephen Dodgson, an English composer born in London in 1924, and who has been a prolific composer of music that includes the guitar since the early 1950s. It examines Dodgson's guitar music to determine the extent to which it reveals the guitar's identity, or helps to provide it with one; the extent to which his writing provides guitarists with a vantage point from which they are able to get a more inclusive, less isolated view of art music, and see the wider musical world in perspective; and in what ways his compositions have helped to integrate the guitar into the ambit of art music. There is little literature on Dodgson's work, including his writing for the guitar, other than a small number of magazine articles and a handful of essays by Dodgson himself. Therefore an ancillary aim of this dissertation is to conduct a survey of Dodgson's guitar music, and to discover the essential characteristics of his musical language, coupled with a demonstration of how his guitar works have been representative of his musical language throughout his career as a composer. It examines his background, and in what sense it prepares him as an innovative guitar composer; the reason he writes for the guitar, and how he regards and uses it; his works for solo guitar; what he has contributed to teaching materials for guitarists; his approach to the guitar in combination with other instruments, in the context of concertos, massed guitar groups and other ensembles; and how he combines the guitar with the voice. The dissertation draws from the articles and essays, from the results of a series of interviews with the composer and guitarists with whom he has collaborated, and from detailed scrutiny of selected scores.

    Counterpoint for Guitar, Dušan Bogdanović

    Counterpoint for Guitar, di Dušan Bogdanović, è una pubblicazione distribuita dalle Edizioni Musicali Bèrben di Ancona. Tratta in maniera approfondita l'improvvisazione in stile rinascimentale e gli studi sulle metamorfosi del motivo. Interamente basato su una serie di conferenze tenute dall'autore in Italia, Svizzera e Stati Uniti d'America, ha come scopo principale l'integrazione dei processi creativi divenuti estremamente raffinati ma di ardua comunicabilità.
    Il libro è diviso in tre sezioni:
    I - Contrappunto a due e tre voci II - Improvvisazione nell'idioma rinascimentale del XVI secolo III - Studio sulla metamorfosi del motivo  
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