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    Pubblicazioni per chitarra

    Gilardino: Studi Brillanti

    Gli 12 Studi Brillanti del compositore piemontese Angelo Gilardino (1941) sono il naturale seguito dei 20 Studi Facili pubblicati dalle stesse Edizioni Curci nel 2011. Rispetto alla serie di Studi Facili è qui richiesta una maggior padronanza tecnica ed è necessario un approccio diverso alle pagine perfettamente inseribili in un programma da concerto.
    Un'anteprima è disponibile sul sito dell'editore.
    Gli studi contenuti in questa raccolta sono:
    Studio n.21 - Felix Studio n.22 - Chissà... Studio n.23 - Marzo Studio n.24 - Golondrinas Studio n.25 - Mistica Studio n.26 - Lindaraja Studio n.27 - Torbellino Studio n.28 - Delpriora Studio n.29 - Heitor Studio n.30 - Romancillo Studio n.31 - Storm Studio n.32 - Superman Dall'introduzione:
    Questa collezione di dodici Studi brillanti per chitarra costituisce il seguito della raccolta dei venti Studi facili scritta e pubblicata nel 2011. Infatti, la numerazione incomincia dal n. 21, proprio per significare la continuità dello stesso progetto. Chiunque si accosti alla lettura e allo studio di questa serie dovrebbe perciò attentamente leggere – o rileggere – il testo che, presentando gli Studi facili, ne spiega la natura e le finalità: questo libro non se ne discosta in nessun modo e, inoltrandosi nella medesima ricerca, mette a fuoco aspetti più sottili dell’idioma chitarristico e persegue gli obiettivi didattici in un quadro più elaborato,  ferma restando quella simbiosi tra le componenti tecnico-strumentali e la sostanza musicale che costituisce il fondamento e la ragion d’essere sia della precedente che di questa raccolta.
    La collezione è accessibile a diversi livelli: quello ideale, incarnato dagli studenti abbastanza dotati e tenaci da poter giungere a un completo dominio dei brani, e quelli degli studenti che, pur non potendo aspirare a tale risultato, potranno tuttavia giovarsi di ciò che impareranno nei loro tentativi, mentre è del tutto aperta la strada ai concertisti che, senza aver necessariamente bisogno di attingere alle lezioni contenute degli Studi, potranno servirsi dei medesimi come terreno di espressione della loro arte. Si tenga comunque presente che le indicazioni metronomiche scritte all’inizio di ogni Studio rappresentano lo stato di una realizzazione ideale, e non sono da intendere, specie nella fase di apprendimento, come valori imprescindibili.
    L’aggettivo “brillanti” si riferisce al carattere della maggior parte dei brani; gli altri, oltre a svolgere le proprie, specifiche funzioni, possono essere opportunamente adoperati, nel caso di esecuzioni pubbliche,  come movimenti di contrasto all’interno di piccole Suites costituite da selezioni di pezzi “brillanti”. Infatti, si osserverà come la collezione, costruita in modo da offrirsi nella sua totalità quale parte di un programma da concerto, si presti a ulteriori frazionamenti, che ogni interprete potrà operare a suo piacimento.
    Ho annotato le diteggiature – quasi tutte riferite alla mano sinistra – per rendere evidente il modo con cui i brani sono stati pensati (l’autore scrive a mente, senza adoperare una chitarra), ma ciò non significa che ogni singolo interprete non possa escogitare diteggiature a lui più adatte, a patto di non perdere di vista le specifiche caratteristiche di scrittura – e quindi di suono – di ogni singolo pezzo. Le diteggiature della mano destra essendo molto più aperte alle opzioni, sono state lasciate alle scelte dei docenti, dei concertisti e degli studenti in grado di risolvere i diversi casi con soluzioni che sarebbe assurdo – da parte del compositore – tentare di scoraggiare  imponendo scelte univoche.
    La prima bozza della raccolta è stata inviata ad alcuni maestri, le cui osservazioni sono risultate utilissime nel mettere a punto il testo definitivo qui presentato. Elenco i loro nomi in ordine alfabetico, ringraziandoli sentitamente per la loro collaborazione: Fabio Ardino, Gianluca Barbero, Luigi Biscaldi, Edoardo Dadone, Alberto Mesirca, Filippo Michelangeli, Lorenzo Micheli, Giovanni Podera, Cristiano Porqueddu, Frédéric Zigante.
    -Angelo Gilardino - Vercelli, 9 giugno 2014.
     
    La pubblicazione include il compact disc che contiene la registrazione dei 20 Studi a cura di @Alberto Mesirca.

    Gilardino: Studi Facili

    La raccolta di Studi Facili del compositore piemontese Angelo Gilardino (1941) è destinata a studenti dei corsi di chitarra che desiderano accostarsi ad un determinato linguaggio per lo strumento a sei corde.
    I brani della raccolta sono:
    Studio 01 – Stendardo Studio 02 – Nuvole Studio 03 – Sera Studio 04 – Gloria Studio 05 – Scolastica Studio 06 – Notte Studio 07 – Saturno Studio 08 – Papillon Studio 09 – Fontanella Studio 10 – Domande Studio 11 – Unruhe Studio 12 – Tropicale Studio 13 – Tombeau Studio 14 – Burlesca Studio 15 – Pastorale Studio 16 – Escheriana Studio 17 – Tzigane Studio 18 – Zivago Studio 19 – Ghirlanda Studio 20 – Ventanas Dall'introduzione:
    Questi Studi facili per chitarra sono stati composti per offrire un apporto agli insegnanti e ai loro scolari. Ce n’è bisogno? La letteratura didattica della chitarra è ricca, e non si avverte alcuna necessità di nuovi metodi. Tuttavia, mentre il repertorio di studi composti dai maestri dell’Ottocento e del Novecento tradizionalista (da Sor, Aguado, Carulli e Giuliani fino a Pujol e a Castelnuovo-Tedesco) e destinato agli studenti dei primi corsi è ampio e soddisfacente, non si dà uguale ricchezza negli studi introduttivi alla musica moderna, e pochissime sono, in questo campo, le opere universalmente riconosciute. Esiste quindi un vuoto da colmare, e questa raccolta punta a occuparne una parte, aggiungendosi, con una fisionomia stilistica propria, alle opere didattiche scritte dai grandi maestri del passato.
    Gli insegnanti che attuano i loro programmi didattici curando fin dall’inizio non soltanto l’apprendimento della tecnica, ma anche la formazione musicale degli allievi, troveranno qui brani che, trattando aspetti ben individuati del lessico della chitarra, collocano ogni procedimento tecnico in un discorso musicale compiuto, vincolando la diteggiatura a precise finalità di ritmo, di espressione, di fraseggio, di colore. Il primo e fondamentale obiettivo al quale ho mirato è dunque la simbiosi tra tecnica e musica: l’allievo deve imparare a subordinare sempre ogni suo gesto meccanico a un risultato estetico, e io ritengo che non esista motivo ragionevole per non stimolarlo a lavorare in questa direzione fin dai suoi primi contatti con lo strumento.
    È ovvio che, per realizzare un progetto didattico di autentico valore formativo in diretta relazione con il repertorio del Novecento, una raccolta di studi non si deve porre l’obiettivo di intrattenere l’allievo con epidermici – quanto inutili - divertimenti: il lato “facile” di queste piccole composizioni sta nel fatto che, dal punto di vista tecnico, esse sono abbordabili da chi si trova nella fase iniziale della sua formazione, a patto che sia capace di riflettere sugli aspetti musicali (e, a questo riguardo, la funzione dell'insegnante è fondamentale e decisiva) e disposto a spendere un impegno non minore di quello che, nelle fasi successive della sua crescita, gli verrà richiesto dalle opere maggiori del repertorio. Già sento levarsi il critico lamento di coloro che protesteranno per la difficoltà di alcuni di questi piccoli brani: ebbene, credo che si tratti di una manifestazione tipica della pigrizia che affligge insegnanti e allievi accomodati nella convinzione che sia loro dovuto il piacere di suonare in stato di inerzia mentale. Io ritengo invece che il potenziale di molti scolari sia assai superiore a quello che certi autori di volumi didattici sembrano presumere, e con questi studi mi propongo di invitare al lavoro chi voglia seriamente accostarsi al repertorio del Novecento, indicandogli una via che lancia sì alcune sfide, ma che offre anche le relative, e proporzionate, ricompense.
    La diversità di questi studi, rispetto a quelli classici o tradizionali, si manifesta in diversi aspetti: innanzitutto nella scrittura, che evita di iterare i modelli ottocenteschi, e poi, ad esempio, nella rinuncia a un vincolo tonale (abbandonato a favore della modalità o di altri ambienti armonici), nelle asimmetrie nel periodare musicale, nei frequenti cambi di metrica, nell’uso delle parti incrociate, tutte situazioni alle quali è bene abituare gli studenti al più presto.
    Ho dato il massimo rilievo alle dinamiche e alle articolazioni, che sono parte strutturale (e non accessoria) di ogni singolo brano. Non vedo infatti ostacoli al proposito di rendere subito familiari i concetti e le pratiche del legato, dello staccato, dei diversi accenti, del crescendo e del diminuendo, del laissez vibrer, etc.
    Un’altra peculiarità di questa raccolta di studi è la concezione aperta e totale della tastiera: non trovo alcuna motivazione valida per continuare a dividerne lo studio in “posizioni”, e ho quindi scritto brani che spesso si estendono lungo le corde senza barriere, esplorando anche aree fisiche e timbriche evitate negli studi tradizionali e superando la paura del temuto registro sovracuto (hic sunt leones) – che, se affrontato con impostazione e pratica adeguate, non è affatto più difficile degli altri registri. Credo che lo scolaro debba abituarsi subito a governare tutto lo spazio musicale del suo strumento, e che il cambio di posizione sia una tecnica da imparare senza indugi e dilazioni. 
    Mentre ho cercato di tracciare un itinerario logico nella progressione degli studi, non ho inteso disporli in un definito ordine di difficoltà. Credo invece che ogni didatta possa attingere liberamente a questa raccolta riordinando la successione dei brani in relazione al criterio con cui sta guidando la formazione di ogni singolo allievo. Si osservi inoltre che la scelta delle tecniche con le quali realizzare le articolazioni, le dinamiche, gli accenti e gli altri effetti indicati nel testo musicale è interamente lasciata ai docenti, senza vincoli e senza preclusioni per nessuna scuola. Essendo indispensabile l’osservanza di tutti i parametri rappresentati nella notazione, è del tutto pacifico il fatto che alla loro corretta realizzazione si può pervenire attraverso differenti approcci alla tecnica della chitarra. A questo riguardo, mi è sembrato necessario annotare solo la diteggiatura della mano sinistra, in quanto fattore strutturale della composizione: da essa infatti risulta inequivocabilmente come ogni studio sia stato pensato e costruito, e come sia dunque necessario rispettare la distribuzione del tessuto polifonico e armonico sulle corde e lungo la tastiera. La realizzazione fisica del suono – affidata alla mano destra – è invece possibile con diverse diteggiature, ciascuna delle quali può offrire risultati diversamente soddisfacenti (sarà spesso il caso di sperimentarne più di una) e, per non condizionare le scelte dei maestri, ho preferito lasciar loro il compito di escogitare le soluzioni più consone alle loro metodologie.
    Invito, infine, a prestare attenzione a titoli e sottotitoli, che risulteranno utili a orientare lo studio nella giusta direzione.
    Dopo la prima stesura della raccolta, ho sottoposto il testo alla lettura di alcuni didatti: Fabio Ardino, Gianluca Barbero, Luigi Biscaldi, Francesco Diodovich, Claudio Maccari, @Alberto Mesirca, Filippo Michelangeli, Lorenzo Micheli, Giovanni Podera, @Cristiano Porqueddu, Stanley Yates, @Frédéric Zigante
    Li ringrazio sentitamente per le loro osservazioni e i loro suggerimenti.
    Qui la recensione su SuonareNews
    La pubblicazione contiene un CD con la registrazione dei 20 studi a cura di @Alberto Mesirca. L'etichetta discografica Brilliant Classics ha pubblicato nel 2012 un disco che raccoglie tutti gli studi di questa raccolta.

    Suite Barocca, Mario Gangi

    Le edizioni musicali UT Orpheus pubblicano la Suite Barocca di Mario Gangi (1923-2010) curata da Carlo Carfagna in collaborazione con Francesco Russo.
    La composizione è composta da:
    Adagio Minuetto Allegro Giga Dal sito dell'editore:
    Mario Gangi profonde in questo duo la sua notevole poliedricità cimentandosi con maestria in una composizione dallo stile similmente barocco con riprese, progressioni, imitazioni e abbellimenti che vengono trattati con estrema naturalezza. Il manoscritto appare essenziale, privo di diteggiatura, di indicazioni espressive, agogiche e dinamiche con l’eccezione della Giga, nella quale compaiono alcune note accentuate e delle “forchette” fedelmente qui riportate.
    Trattandosi di una Suite in stile, non è stato ritenuto opportuno appesantirla con indicazioni dinamiche ed espressive, lasciando così una certa libertà agli interpreti.
    La diteggiatura e le (poche) indicazioni timbriche sono state aggiunte nel rispetto della concezione strumentale del Maestro. 
    Questa Suite barocca, insieme alla Suite spagnola e alla Suite italiana, entra a far parte di un ipotetico “trittico”, sicuramente eterogeneo ma dai connotati stilistici inequivocabilmente riconducibili alla concezione musicale di Mario Gangi.
    In allegato un'anteprima.
    Suite Barocca Mario Gangi.pdf

    La Chitarra, Angelo Gilardino

    La Chitarra è una pubblicazione facente parte della collana "Lezioni Private" delle Edizioni Curci. Il libro, scritto da @Angelo Gilardino, raccoglie in forma quasi-romanzata le biografie delle più importanti personalità artistiche legate allo strumento a sei corde.
    Da Rodrigo a Tárrega, i protagonisti delle sei corde raccontati da Angelo Gilardino in una guida dedicata agli appassionati e ai musicisti. È il primo titolo della collana “Lezioni private”: un nuovo spazio di divulgazione  musicale, autorevole ma alla portata di tutti. Nel CD allegato i brani più belli, interpretati da Andrés Segovia. Sapevate che la struggente melodia di Giochi proibiti – resa immortale dall’omonimo film di Clément del 1952 – era stata scritta cinquant’anni prima in Argentina dallo sconosciuto Antonio Rubira? E che Nicolò Paganini, diabolico virtuoso del violino, in privato amava suonare l’adorata chitarra? Sono soltanto due esempi tratti dalle migliaia di notizie fornite dal libro La chitarra di Angelo Gilardino, primo titolo della collana Lezioni private (Edizioni Curci).
    In questo nuovo volume Gilardino, uno dei massimi esponenti mondiali della  chitarra, racconta con slancio narrativo le personalità dei grandi  compositori. Dalla A di Aguado alla W di Walton, l’autore delinea il ritratto dei grandi maestri delle sei corde con un linguaggio avvincente, anche attraverso aneddoti e curiosità. Il ricco apparato di immagini fotografiche e didascalie contribuisce allo stile accattivante e divulgativo dell’opera. 
    Queste pagine offrono al lettore anche una guida all’ascolto delle opere più  importanti e più eseguite nelle sale da concerto: dal celeberrimo Concierto de Aranjuez di Rodrigo alla trascrizione della Ciaccona di Bach, dal Concierto del Sur di Ponce agli Studi di Villa-Lobos. Il risultato è un vademecum agile, gradevole e accessibile a tutti: il punto di partenza ideale per muovere alla scoperta di uno strumento amato e familiare, ma ancora tutto da scoprire.
    La pubblicazione è arricchita da un CD con una selezione imperdibile delle più belle pagine per chitarra, interpretate dal leggendario virtuoso spagnolo Andrés Segovia. Nell’autorevole prefazione al libro, la vedova del Maestro, Emilia Segovia, scrive: «Sono sicura che Andrés Segovia avrebbe approvato questo libro e sono lieta di salutarne la pubblicazione con il mio plauso beneaugurante: spero che molti lo leggano e, soprattutto, ne facciano un punto di avvio per approfondire la loro conoscenza della chitarra, del suo repertorio e dei suoi maestri».
     
    Introduzione:
    Questo libro si rivolge soprattutto agli appassionati di musica, ai quali  la chitarra e il suo repertorio sono ancora assai poco noti. Anni fa, mi accadde di sentirmi confidare da uno dei massimi esponenti della critica musicale italiana: “Io non so niente di chitarra”, il che non mi sorprese; mi colpì, invece, la radiosa innocenza della sua confessione; credo che, se avesse voluto professare la sua ignoranza di un dialetto africano, non l’avrebbe fatto con altrettanto, compiaciuto abbandono.  Questa realtà è tuttora molto diffusa nel mondo della musica: ho potuto appurare di persona che i direttori artistici di importanti istituzioni musicali conoscono soltanto il nome di Segovia e il Concierto de Aranjuez, e basta leggere le voci riguardanti chitarra e chitarristi nei maggiori dizionari enciclopedici della musica per rendersi conto di quanto siano approssimative le conoscenze dei redattori in campo chitarristico.
    Ovviamente, tutto ciò si riversa sulle conoscenze del pubblico che ascolta musica: tutti hanno familiarità con l’immagine convenzionale della chitarra, ma riguardo alla sua letteratura, cioè alla sua vera identità musicale, moltissimi, quasi tutti, brancolano nel buio.
     
    Avendo scritto libri di storia e di tecnica della chitarra, so bene che non è possibile raggiungere il pubblico con trattazioni destinate agli strumentisti. Ho pensato allora a un libro in cui gli autori e i brani del repertorio più adatti a formare una conoscenza basilare della musica per chitarra siano presentati in una forma semplice, accessibile anche a chi non sia chitarrista e persino a chi non disponga di una formazione musicale: del resto, offrire una base informativa senza scadere nella superficialità o nella faciloneria è compito forse più arduo che quello di scrivere in stile accademico. Naturalmente, la semplicità del “racconto”  non deve mai andare a scapito della sua veridicità: vorrei porre l’accento su questo aspetto, facendo notare che il contenuto questo libro è frutto delle ricerche di parecchi studiosi, i cui scritti da decenni si sono accumulati allo scopo di sostituire, nella storia della chitarra, i risultati delle ricerche agli aneddoti e alle leggende.  Il carattere informativo – si potrebbe dire propedeutico -  del volume mi obbliga però a limitare la   selezione a una parte del repertorio e a tralasciare autori e opere di rilievo non minore di quelle che includo. Spero che i viventi esclusi non me ne vogliano e che comprendano come ho operato la selezione: non si è certo trattato di un crivello del genere di quello adoperato dagli autori di testi di storia della musica scritti agli ordini di Theodor W. Adorno, ma piuttosto di una valutazione dei diversi livelli di accessibilità esistenti tra le composizioni più valide, considerando anche la reperibilità delle musiche nelle incisioni discografiche correnti. 
    La chitarra è uno strumento arcaico. Il suo repertorio scritto incominciò a formarsi nel secolo XVI, grazie all’invenzione della stampa. Tuttavia, la chitarra che noi oggi conosciamo, cioè uno strumento a sei corde semplici, trovò il suo assetto (morfologia e accordatura) soltanto verso la fine del secolo XVIII: essa è dunque uno strumento coevo del pianoforte. La chitarra del secolo XVII e della prima parte del secolo XVIII, chiamata chitarra barocca, aveva cinque corde doppie e veniva accordata in modi diversi. Questo libro si occupa del repertorio della chitarra esacorde, cioè della musica per chitarra a
    partire dal secolo XIX, e non della musica per chitarra barocca, che richiede una trattazione a sé.   
    Pur essendo popolare, la chitarra vede misconosciuta la sua più grande ricchezza: un repertorio plurisecolare che giace ai margini della storia della musica, non a causa di giudizi motivati ma – spiace doverlo dire – per pura e semplice ignoranza. Vorrei, con questo libro, gettare un po’ di luce sulle figure e sulle opere di musicisti che hanno speso il loro talento nel dar vita a tale repertorio, dei cui  peculiari valori il mondo musicale dovrebbe alfine coscienziosamente prendere atto, e del cui viatico spirituale l’umanità tutta ha, di questi tempi,  un estremo bisogno.  
    -Angelo Gilardino
    Un'anteprima tratta dalla pubblicazione:

    Il libro include un compact disc con alcune celeberrime interpretazioni di Andrés Segovia. In allegato la recensione della pubblicazione del Giornale della Musica.
    Nella sezione Download è pubblicata la registrazione della presentazione del libro su Radio Tre Suite con una intervista all'autore.
     
    F1 Gilardino GIORNALE DELLA MUSICA 2011.pdf
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