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Novità

    Las seis cuerdas, Alvaro Company

    La nuova edizione della composizione La Seis Cuerdas di Alvaro Company curata da Angelo Gilardino.

    La figura di Alvaro Company è senza dubbio una delle più singolari e affascinanti nel panorama dei musicisti fiorentini. Chitarrista di fama internazionale, didatta di straordinario valore, creatore di una scuola quasi mitica tuttora in piena espansione, Company ha svolto parallelamente una intensa attività compositiva, forte di studi severi e di una innata attitudine alla creazione. Il suo mondo sonoro, mosso fin dall'inizio dalla ricerca di una propria dimensione atonale e orientatosi successivamente sulle orme schoenberghiane, si è poi indirizzato verso strutture compositive più libere, verso un tipo nuovo di identificazione musicale; in tal senso l'interesse compositivo per una nuova caratterizzazione strumentale e timbrica e la contemporanea ricerca tecnica sul suo strumento hanno guidato e fatto convergere nella stessa traccia i suoi impulsi di compositore e di strumentista. Las seis cuerdas per chitarra, composta nel 1963, rappresenta il risultato complessivo di tali esperienze: risultato che lo stesso Company giudica per molti versi definitivo nel suo ambito, e che se da un lato lo ha spinto a continuare in altri versanti la ricerca compositiva sulla chitarra, del resto mai interrotta, dall'altro lato lo ha incoraggiato a cercare nuovi spazi espressivi in altri organici e in differenti esperienze.

    Ispirata dal titolo di un poema di García Lorca dedicato alla chitarra (e Company ne cita i magici versi «La guitarra hace Ilorar a los suerios») e articolata in sette brani, l'opera intende identificarsi con lo spirito della poesia e costituire la rappresentazione musicale di una personale intuizione dello spirito della chitarra. Scrive a questo proposito l'autore:

    «Una ricchissima varietà di timbri e di maniere di cavare il suono, un’ampia gamma di effetti percussionistici a suoni determinati e indeterminati, l'uso indipendente delle due mani per la realizzazione contemporanea di più disegni musicali, sono i mezzi strumentali inediti e variatissimi che, contribuendo a caratterizzare i differenti episodi musicali, rivelano l'immagine mutevole di una nuova chitarra. Il I brano (che dà il nome all'intera composizione) come un sestetto dedicato alle sei corde della chitarra, tratta queste in un gioco individuale; una linea melodica, passando da una corda all'altra con una timbrica caleidoscopica, è ricordata da un gioco di risonanze di altre corde che ne strutturano e rarefanno il disegno. Il II, come una danza. Il III, una improvvisazione, che idealizza lo spirito del flamenco. Il IV, caratterizzato dal ritmo 3+2+3, sul quale si inseriscono piccoli episodi a guisa di brevi 'uscite' jazzistiche, realizzate sempre con una tecnica percussionistica. Il V, a carattere di capriccio. II VI, una piccola serenata burlesca. Il VII, un ostinato melodico strutturato su una serie di sequenze ritmiche sempre più serrate, riunite - senza soluzione di continuità - in due parti di cui la seconda non è che lo specchio ritmico della prima con l'inversione nota-pausa».

    Ben lungi dall'essere soltanto un compendio di effetti o di tecniche nuove (benché ben quattro pagine della partitura siano dedicate alla spiegazione della simbologia tecnica di cui il compositore si avvale e, ciononostante, l'interpretazione richieda doti musicali e strumentali d'eccezione), Las seis cuerdas è un lavoro di profonda sapienza compositiva e di ben rilevati significati emotivi, ricchissima di invenzioni linguistiche e di autentiche qualità poetiche.

    Fonte: Firenze nel dopoguerra: aspetti della vita musicale dagli anni ’50 a oggi, Quattro concerti e una tavola rotonda, a cura di Leonardo Pinzauti, Sergio Sablich, Piero Santi e Daniele Spini. Dalla collana Musica nel nostro tempo – documentazione e ricerche, Opuslibri, 1983.

     

    Qui l'interpretazione del compositore:

     

    Qui l'interpretazione di Ganesh del Vescovo

    Anteprima della prima pagina:

    Alvaro Company Las Seis Cuerdas - Shot.jpg

    Una breve biografia di Alvaro Company:

    Alvaro Company (Firenze) ha studiato composizione al Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze con R. Cicionesi., L. Dallapiccola, P. Fragapane, V. Frazzi e C. Prosperi, conseguendo i diplomi di Musica Corale e di Composizione (1955/56). 
    Chitarrista allievo di Andrés Segovia - all’Accademia Chigiana dal 1950 al ’54 - ha fondato nel 1960 il Corso di Chitarra classica al Conservatorio di Firenze, dove ha insegnato fino a tutto il ’97; nel ’65 ha fondato il medesimo corso al Liceo Musicale “O. Vecchi” di Modena; nel ’61 ha insegnato al Conservatorio “C. Monteverdi” di Bolzano e nel ’67 è stato docente al Conservatorio di “S. Cecilia” in Roma. 
    Dal ’57 ha intrappreso un’intensa attività concertistica, collaborando anche con solisti e in formazioni cameristiche di fama internazionale (quali il violista D. Asciolla, il flautista S. Gazzelloni, l’oboista L. Faber, il timpanista L. Torrebruno, i Solisti dell’Orchestra Filarmonica  di Berlino, i Solisti della Scala, i Solisti Veneti) oltre che con vari direttori d’orchestra (tra cui P. Bellugi, L. Berio. H.W. Henze, B. Maderna, G. Otvos). Tale attività è durata fino al ‘70, anno in cui una lesione al nervo del braccio destro lo ha costretto ad interromperla, con l’eccezione di cinque  concerti tenuti nel gennaio ’73 al Teatro alla Scala, su invito del direttore B. Maderna. Oltre alla Scala, si è esibito in teatri importanti quali, a Roma, al Teatro Eliseo ed al Foro Italico, a Firenze al Teatro Comunale ed alla Pergola, a Napoli all'Auditorium della Scarlatti, a Venezia alla Fenice. 
    Dal ’68 tiene corsi di perfezionamento presso università italiane e straniere. 
    La ricerca e l’esperienza di chitarrista, pedagogo, compositore (oltre che di revisore di opere moderne per chitarra e del repertorio storico per chitarra e liuto) gli ha consentito di arricchire ampiamente  la propria tecnica, nonché di elaborare una personale didattica dello strumento. Ha inoltre ideato una metodologia esecutiva rivolta agli strumentisti in genere, cui ha dato il nome di “Biodinamica musicale”.
    Come compositore il suo mondo sonoro, nato da radici atonali fin dalla “Fantasia” op. 1 per pianoforte del 1948, aveva adottato la tecnica dodecafonica già dall’op. 3 (“Preludio e Sarabanda” per violino e pianoforte del ’53), procedendo in tal senso fino a “Las Seis Cuerdas” op. 8 per chitarra del ’63 – lavoro che rappresenta il punto d’incontro dei suoi interessi di compositore e di strumentista e che ha  aperto nuove vie alla moderna tecnica strumentale della chitarra.
    Contemporaneamente, dall’anno ’60 prende avvio anche una produzione collaterale didattica, tuttora in corso. Dal '74 il suo linguaggio subisce una progressiva trasformazione, in cui modalità, melisma, tonalità, atonalità e serialità riappaiono sì, ma in una dimensione trasfigurata, che consente a tutti questi aspetti di convivere in un linguaggio ove affiorano, come da un mondo sommerso, tracce archeologiche oniricamente trasfigurate.
    E’ membro dell’Accademia Nazionale L. Cherubini di Firenze. Nel 1991 una commissione composta da C. Abbado, S. Accardo, G. Gavazzeni, C. M. Giulini, R. Muti, M. Pollini – oltre che dai massimi critici italiani – e presieduta da G. Petrassi, gli ha conferito il “Premio Massimo Mila” “per l’esemplare impegno didattico di una vita”. Nel ’96 al Primo Convegno Nazionale Chitarristico a Pesaro gli è stata attribuita la “Chitarra d'oro” per la Didattica  e nel ’99, in occasione del IV Convegno Nazionale Chitarristico ad Alessandria, gli è stata assegnata la “Chitarra d’oro” per la Composizione. Nel 2010 gli è stata conferita la “Chitarra d'oro – Una vita per la chitarra”.


    Maggiori informazioni: https://www.amazon.com/dp/B00K1FC2LE/_encoding=UTF8?ref=exp_inf_pl_cristianoporqueddu


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