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  • Insights on Repertoire

    Articles on original classical guitar repertoire

    Evgeny Baev, Five Stichera

    Evgeny Baev (19619 ha scritto i "Five Stichera" nel 1990, dopo la visita al famoso Valaam Monastery nel nord della Russia. Nella liturgia ortodosssa uno Sticheron - plurale Stichera - (in russo: стихира, in greco: στιχηρὰ) è un inno strofico collegato ai versi di un salmo. Poiché la musica liturgica della chiesa ortodossa orientale proibisce qualsiasi l'uso di qualsiasi strumento, scrivere stichera per una chitarra è stato un esperimento audace.  Il compositore non menziona particolari riferimenti a testi contenuti nei salmi ma si preoccupa di trasmettere una sensazione quasi incantata, supportandola con armonie modali e polifonie di stile prettamente russo. 
    La registrazione di questi lavori fa parte del cofanetto di quattro volumi "Russian Guitar Music of the 20th and 21st centuries" distribuito da Brilliant Classics. 
    Disco disponibile su Amazon.
    Qui una playlist su YouTube dalla quale è possibile ascoltarli integralmente:
     

    12 Leichte Stück, Anton Stingl

    Di Anton Stingl (1908 – 2000) l’autore di questo scritto ha avuto incarico dagli eredi di pubblicare nel 2015 con le Edizioni Musicali Bèrben di Ancona  l’inedita Sonata Op.17 per chitarra, una composizione di ampio respiro che si colloca in un processo di analisi e di studio sulla musica del compositore tedesco che va avanti dal 2013.
    Stingl ha iniziato da poco più che ragazzo a studiare musica per chitarra da autodidatta grazie al celebre metodo "Moderner Lehrgang des künstlerischen Gitarrespiels” di Heinrich Albert (1870—1950). Era un periodo nel quale studiare il repertorio per chitarra con obiettivi non dilettantistici, in Germania, non era cosa facile. Stingl si trasferì a Vienna per studiare con Jacobus Ortner (che come si è detto sopra è stato fonte di ispirazione anche per Rebay). Completa successivamente la sua formazione musicale a tra il 1930 e il 1933 a Friburgo con Hans Gal, Julius Weismann, Erich Doflein e Friedrich Wilhelm Lothar. Fu il primo chitarrista con cui Hans Werner Henze collaborò e prese parte alla world-premiere di Le Marteau Sans Maître (una suite per voce femminile di contralto e 6 strumentisti) di Pierre Boulez, nel 1955.
    I 12 Leichte Stücke Op.15c registrati in questa release discografica formano una collana di composizioni che nella rinuncia a tracciare un percorso progressivo o uniforme nello stile, presentano, proprio come accade con i Pezzi Facili di Margola, uno spaccato cristallino dello stile dell’autore. Nell'ordine presentato, ciascuna composizione è affiancata da un alter-ego ritmico o armonico (nel senso della modalità di trattamento dell’armonia) o espressivo; un percorso musicale di importante valore formativo e di estrema piacevolezza all'ascolto.
    La prima registrazione di questa serie di composizioni è pubblicata nel CD Easy Studies for Guitar Vol.3 edito da Brilliant Classics. Disco disponibile qui.

    Zehn kleine Lieder ohne Worte, Ferdinand Rebay

    La formazione musicale del compositore, pianista e direttore d’orchestra viennese Ferdinand Friederich Wilhelm Rebay (1880 – 1953) affonda le radici nella sua giovinezza: a soli dieci anni viene introdotto allo studio della musica corale da Hans Fink, organista dell’ Abbazia di Stift Heiligenkreuz. Successivamente studia composizione e pianoforte al Konservatorium der Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna e nello stesso periodo vince il Brahms Premium. A seguito della laurea, nel 1920 viene nominato docente di pianoforte alla Staatsakademie für Musik und darstellende Kunst di Vienna quindi avvia una produzione che abbraccia musica per pianoforte (tra cui un concerto), opere, una sinfonia e persino una messa. Rebay si avvicina alla chitarra grazie a Jacobus Ortner – anche egli professore di chitarra ma alla Musikhochschule – e di sua nipote, la chitarrista Gerta Hammerschmied.
    Per lo strumento a sei corde scrisse circa seicento composizioni tra musica per chitarra sola, in formazione da camera, studi, lezioni per principianti e anche canzoni per bambini con parti corali e accompagnamento di chitarra.
    Rebay non di discosta da uno stile compositivo prettamente romantico: la sua musica ha sempre una melodia identificabile in nitide forme barocche (suite) e classiche (sonata, tema e variazioni). Questi Zehn kleine Lieder ohne Worte (che si traduce in Dieci piccole canzoni senza parole) rappresentano una vera e propria miniatura dell’intero mondo musicale di Rebay. In un contesto fortemente espressivo, l’autore evoca un mondo infantile fatto di cantilene e ricordi festosi. Senza mai cadere nell’ovvio, genera delle piccole gemme musicali impreziosite da fantasia e varietà tematica. Tra queste è facile rilevare lo Studio IV (Leicht bewegt) e il IX (Kleine Studie). Una raffinata palestra espressiva.
    La prima registrazione di questa serie di composizioni è pubblicata nel CD Easy Studies for Guitar Vol.3 edito da Brilliant Classics. Disco disponibile qui.

    Jean Absil, Pièces caractéristiques

    Le composizioni dell’organista e compositore belga Jean Absil (1893 – 1974) sono spesso influenzate dalla scuola tardo-romantica ed in particolare quella di Wagner e Strauss. L’autore a Parigi subì l’influenza della musica di Milhaud e Schoenberg e sviluppò un proprio stile compositivo fondato su strutture polifoniche e polimodali. La produzione di Absil abbraccia anche il repertorio per pianoforte dove eccelleva come interprete. Di rilievo le tre sonate (scritte rispettivamente nel 1937, 1939 e 1965), le due Grand Suites, la Passacaglia in Memoriam Alban Berg e il suo Concerto per pianoforte n. 3, op. 162. In queste Pièces Caractéristiques scritte nel 1964, è facile identificare una netta direzione tonale in un’atmosfera salottiera; nonostante gli spazi ristretti, inoltre, l’autore riesce a caratterizzare con accuratezza ogni pagina: si può percepire lo spirito dell’ouverture nel Prélude iniziale, la rigida costruzione contrappuntistica nell’Invention, il divertimento nell’Humoresque e nello Scherzo, la capacità espressiva nel Vals o nel Chant du Soir. Uno vero piccolo e prezioso scrigno di occasioni interpretative.
    La prima registrazione di questa serie di composizioni è pubblicata nel CD Easy Studies for Guitar Vol.3 edito da Brilliant Classics. Disco disponibile qui.
     

    John Duarte, Sonatina Lirica

    L’Omaggio a Mario Castelnuovo-Tedesco contenuto nella Sonatina Lirica Op.48 di John William Duarte (1919 - 2004) non è da ricercare in eventuali citazioni ma è racchiuso – quasi celato – nell'utilizzo alternativo che viene fatto di alcune cellule tematiche e ritmiche presenti in alcune delle composizioni per chitarra del celebre compositore fiorentino.  Fin dalle primissime battute questo modus-operandi di Duarte rende la pagina molto fresca e gradevole.
    Nel primo movimento l’esposizione e l’immediato sviluppo dei due temi principali sono seguiti  da una breve sezione puntata quasi-cadenza caratterizzata da una breve digressione tonale; all'illusione di una sequenza di modulazioni a catena l’autore sostituisce il ritorno all'origine con ulteriori modifiche al secondo tema che ispira evidentemente Duarte in maniera particolare. La severa linea melodica costruita sulla scala pentatonica di re minore che apre il secondo movimento (Lento e poco mesto) è la scintilla che dà origine all’intera pagina. Duarte usa l’arcaica introduzione per dar forma a più episodi uniti per la maggior parte da elementi che si ritrovano nel tema. Nell’interpretazione che ho dato nel CD Novecento Guitar Sonatinas il suddetto sistema di scrittura viene messo in evidenza rilevando, per ciascuna piccola sezione, un diverso ruolo espressivo arricchito da una tavolozza timbrica varia e a tratti sperimentale. Nel  terzo movimento (Giocoso e molto ritmico) il fantasma di Castelnuovo-Tedesco si può intravedere nella amabile formula ritmica che l’autore sceglie per l’impianto della composizione. L’approccio idiomatico, la divisione della tastiera a blocchi tonali e l’uso esteso di corde a vuoto rendono sia l’ascolto che l’esecuzione fluente e lineare. Allo spirito burlesco della prima sezione si contrappone l’episodio centrale che sembra voler riportare alla memoria alcuni elementi drammatici del secondo tempo ma in modo quasi delirante. La ripresa è immediata e la codetta finale non altera il significato del movimento. 
    Anteprima:
     
     

    Carlos Surinach, Sonatina

    Il compositore e direttore d’orchestra spagnolo di Barcellona nazionalizzato americano Carlos Surinach scrisse musica spesso caratterizzata dall’incisività del ritmo proveniente dal flamenco e destinata prevalentemente a concerti e balletti.  Rivolse la sua attenzione anche alla chitarra e scrisse la Sonatina inclusa in questo cofanetto dedicandola ad Andrés Segovia. Ad oggi non abbiamo alcuna prova che il maestro spagnolo l’abbia mai eseguita.
    L’Allegretto iniziale è caratterizzato da un tale incessante alternarsi di tempi ternari e cambi di accento che la linea melodica passa in secondo piano per quasi tutta la pagina fatto salvo un breve momento lirico che l’autore porta sulla quarta corda e consente più libertà in fase espressiva. Il secondo movimento (Andante) è diametralmente opposto al primo: all'esposizione solitaria del tema sul registro medio risponde una voce profonda e scura che sostiene l’impianto armonico. La parte centrale è un oscuro procedure diatonico e cromatico che passa dal registro più profondo dello strumento a quello più acuto con l’ausilio di piccole parti accordali. Si tratta di una pagina che necessita di un corposo intervento interpretativo da parte dell’esecutore. Chiude la composizione l’Allegro nel quale l’abilità dell’interprete è quasi interamente destinata ad un non facile controllo di piccoli enunciati caratterizzati prima dall'elemento melodico poi dal rigore ritmico. Come nel primo movimento, risulta fondamentale la scelta di rilevare il respiro della composizione attraverso il diverso carico di suono da distribuire all'interno delle battute la cui metrica cambia in modo costante e repentino. Nella sezione centrale l’autore riprende il tema esponendolo sui sovracuti con un meno mosso che in questa registrazione è stato messo in rilievo da un completo cambio di colore.
    Primo movimento:
     
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