Jump to content
Novità
  • Insights on Repertoire

    Articles on original classical guitar repertoire

    La Sonatina Miniature di Virgilio Mortari

    La Sonatina Miniature del compositore e didatta Virgilio Mortari (1902 – 1993) è un perfetto esempio di come un autore in possesso eccellenti doti tecniche ed espressive riesca a dare l’idea del suo concetto di uno strumento musicale in spazi estremamente ristretti.

    Pubblicata nel 1977, la composizione non è divisa nei canonici movimenti ma è strutturata in due sezioni le cui peculiarità sono evidenti fin dalla prima lettura. La prima sezione, Lento, nella tonalità di impianto di mi minore, si sviluppa intorno ad una semplice e ariosa linea melodica che mette in condizione l’esecutore di scavare in una ricerca espressiva ricca di sfaccettature e alternative. Il breve ma efficace sviluppo si snoda su una nitida scrittura a due parti accostata a triadi che oscillano cromaticamente in un ristretto registro. Ed è proprio con l’ausilio di semplici passaggi cromatici nelle ultime battute della sezione che la linea melodica principale conduce l’ascoltatore a sorpresa verso la tonalità di si minore. Nell’Energico che segue l’autore abbandona quasi del tutto la scrittura polifonica e affida all’agilità dell’interprete l’esecuzione di un vero e proprio divertimento in musica. I rapidi passaggi supportati da brevi sezioni accordali e da arpeggi che spesso consentono una fugace identificazione tonale, si muovono quasi ipnoticamente sul registro medio dello strumento. Ciononostante la sezione è pervasa da uno spirito arioso ed è per questo motivo che nella presente registrazione – nonostante le richieste dinamiche specificate sulla parte – è stato dato rilievo al carattere di leggerezza e non a quello meramente virtuosistico.
    La pagina è parte integrante della tracklist del cofanetto Novecento Guitar Sonatinas che la casa discografica olandese Brilliant Classics ha iniziato a distribuire meno di due mesi fa.
    Grazie a YouTube Music, da qui è possibile ascoltare la traccia integralmente:
    Al momento della stesura di queste note non si hanno notizie di altre registrazioni di questa composizione per chitarra.
    Novecento Guitar Sonatinas è disponibile in oltre quaranta paesi ed anche su Amazon.

    Cyril Scott, Sonatina per chitarra

    La prima volta che si sente parlare di un’opera per chitarra del compositore inglese Cyril Scott (1879 –1970) è in una lettera datata 20 Luglio 1927, scritta da Andrés Segovia a Manuel Ponce:
    “Besides toiling away on your scores, I am also working on a Sonatina by Cyril Scott (thoug I must confess I am not too keen about it), on the Chaconne (I’m head over hells about it) and other works by Bach”.
    Della composizione lo stesso Segovia eseguì il solo primo movimento – intitolandolo Rêverie – in due diversi concerti nel 1928: a Londra presso la Wigmore Hall nel mese di Maggio e a Buenos Aires presso l’Odeon Theatre. Non esistono ad oggi prove che confermino altre esecuzioni dell’opera da parte del grande interprete spagnolo che mise l’opera da parte e non gli prestò più alcuna attenzione. Rimase chiusa e conservata fino al 2001, anno in cui Angelo Gilardino la riportò alla luce e la fece pubblicare nella celebre collana The Andrés Segovia Archive delle Edizioni Musicali Bèrben di Ancona.
    L’opera è divisa in tre movimenti ed in ciascuno di essi oltre a rilevare la concezione del compositore dell’universo timbrico della chitarra, si riscontrano importanti elementi propri del vocabolario compositivo di Scott.  Nell'impalpabile introduzione del primo movimento Adagio, Molto moderato l’autore usa una battuta di apertura che fa uso di accordi paralleli, un elemento che contraddistingue lo stile di scrittura del compositore e che ritroveremo in tutta la composizione. Nel breve spazio che segue, le sei corde della chitarra vengono fatte risuonare liberamente e su queste stesse note, riorganizzate nell'altezza e nell'ordine,  viene costruito il tema principale sul sistema pentatonico. La capacità di sintesi dell’autore è sorprendente: in pochissime battute si presenta e presenta lo strumento ideando di fatto un tema dal suono delle sue corde.  L’esposizione della cellula melodica che segue (molto moderato) termina la fase introduttiva e con l’ausilio di monodie e lievi accordi di accompagnamento si viene condotti al secondo tema (dolce e tardamente) costruito su accordi di tre note che si muovono parallelamente opposti ad un basso su figurazione a terzine. La ripresa conduce subito ad un sopraffino sviluppo che mescola i due temi presentati rilevandone le peculiarità drammatiche: si tratta dell’acme del primo movimento. Da qui l’autore, attraverso una elaborata rarefazione del suono, ripropone i due temi modificando la tonalità del secondo e chiudendo (meno mosso) con una breve sezione che riassume in poche battute tutte le cellule fondamentali dei costrutti precedenti. L’Allegretto Pensoso è quasi interamente basato su una filiforme e strettissima sequenza di intervalli cromatici  e diatonici esposta sul registro medio-basso. Sulla stessa sequenza l’autore dapprima costruisce una languida nenia infantile  quindi, fissando i colori già utilizzati, espande le sonorità all'intera cordiera per un breve episodio caratterizzato da accordi plaqué di sei note che in questa registrazione vengono eseguiti come previsto dal manoscritto originale. La struttura della pagina è simmetrica e in chiusura la melodia infantile viene richiamata con ampi intervalli di decime e con un tactus ritmico più dilatato che si sgretola fino al silenzio. Il Finale riespone dietro un’osservazione prismatica quasi tutti gli elementi sia tematici che di colore presentati nei primi due movimenti e senza troppe formalità fa richiesta all'interprete di una non indifferente capacità tecnica ed esecutiva di ampie porzioni di ribattuti di quattro note e brevi ma infuocati passaggi di agilità. Una interrogativa affermazione, nel manoscritto, vergata poco sotto il terzo movimento – in tedesco e la cui interpretazione è dubbia – specifica qualcosa come “Potrei scrivere un finale migliore, se loro lo desiderano”. Fa pensare che, probabilmente, Scott ritenesse le ultime battute del movimento ancora una bozza, non definitive.
    Qui sotto la registrazione tratta dal CD Novecento Guitar Sonatinas (C)2019 Brilliant Classics
     

    Marco De Biasi, Di ruggine e sangue

    Il chitarrista-compositore @Marco De Biasi, pluripremiato in concorsi di composizione in varie parti del mondo, rende disponibile sul Forum Italiano di Chitarra Classica una nuova composizione per chitarra sola intitolata Di ruggine e sangue. 
    La pagina è scritta in occasione del centesimo anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale ed in una pagina bianca introduttiva l’autore presenta il brano con poche parole: 
    “Questo brano è un omaggio a tutti quegli uomini che si sono trovati costretti a vivere l’orrore della guerra e ai quali altro non rimase che rievocare il proprio canto interiore prima del loro ultimo respiro.”
    Si tratta di un dittico nel quale l’autore concentra la scrittura su due peculiarità dello strumento: la ben nota potenzialità espressiva e quella drammatica. La composizione non è un disegno già visto interamente costruito sul chiaro/scuro ma di un approccio alla scrittura etereo prima e materico poi.
    Il sottotitolo dell’opera riporta “Ultimo canto in trincea 4/10/1918” e prima di mettere le mani sulla chitarra ho tentato di immaginare lo svilupparsi per terze della melodia come un vero canto di trincea: qualcosa non funzionava soprattutto con la richiesta del Con Espressivo in cima alla pagina. 
    Il compositore stesso mi ha successivamente confermato che è sì un canto, ma scritto di suo pugno e che l’obiettivo è quello di una evocazione più che una reminiscenza. Questo ha liberato il campo da dubbi e mi ha consentito  di costruire in pochi minuti l’impianto espressivo della sezione. 
    La stessa non si scosta dal registro medio-basso della chitarra salvo in poche battute verso la fine e vi è una palese richiesta di riempimento di suono con la tecnica del laissez vibrer cosa non facile considerato che il range di suono oscilla tra il piano ed il mezzo-forte e che, come già detto, l’intero canto è pronunciato per terze. 
    Ho a tale scopo ideato una diteggiatura che necessita di un minimo di abilità extra in fase di estensione orizzontale della mano sinistra. Non è quella definitiva ma la prima stesura sembra funzionare.
    Nella seconda parte della composizione (Furioso, con grande energia) non si fa alcuna fatica ad identificare lo stile compositivo di Biasi: costruzione diabolica e mai scontata di piccoli giocattoli sonori di grande efficacia e che, al contrario della prima sezione, stanno in piedi da soli. L’interprete è tenuto ad eseguire senza fare troppe domande. 
    Ovviamente no, la cosa è tutt’altro che facile: in poco più di dieci righe l’autore mette alla frusta le doti tecniche di chi si accosta alla pagina con richieste di ampie escursioni dinamiche, alternanza di rasgueados a bassi singoli o a rapidi arpeggi, plaqué sull’intera cordiera alternati ad accordi di tre note (chi ha affrontato seriamente gli Esercizi Speciali di Virtuosismo per chitarra di Luigi Biscaldi parte molto avvantaggiato).
    La composizione nel suo insieme funziona bene. 
    Dal mio punto di vista trovo che in fase di stesura vi sia stata un’attenzione maggiore alla prima parte e che certi meccanismi della seconda siano rimasti appena accennati, come aver sbirciato per pochi attimi un bel panorama da una posizione pericolosa ed essere stati costretti ad allontanarci.
    Lo spartito in formato PDF è disponibile sul Forum Italiano di Chitarra Classica, sezione Download.
    Altre informazioni sull’autore sono disponibili sul suo sito internet all’indirizzo:  www.marcodebiasi.info

    La Sonata per chitarra di Edison Denisov

    Denisov was born in 1929 in Tomsk, Siberia, into the family of a radio physicist.  In his childhood he learned to play guitar and mandolin, and in 1946 began his studies simultaneously at the Tomsk Musical College (where he studied piano) and the Department of Mathematics and Physics of Tomsk University.  Similarly to Gubaidulina’s, his early compositions received encouragement from D. Shostakovich.  After he graduated from the Moscow Conservatory in 1956, he worked there as a teacher.  However, since he was already considered too avant-garde for the institution, he taught exclusively instrumentation, and was not allowed to teach composition until the Perestroika.  Together with Gubaidulina, he was among the composers condemned in 1979 by T. Khrennikov.  As a result, he was more appreciated in the West than at home, and in 1994 he moved to Paris, where he died two years later.
    Denisov’s 1981 Sonata for Guitar is a true tour de force, showing not only his command of musical form but also an intimate understanding of the expressive ability of the instrument.   The three movements make cultural references to three completely different historical periods, but something in their musical fabric unites them in a firm cycle. The first movement (Track 1) is a busy, anxious Toccata, a late-20th-century response to the organ toccatas of J. S. Bach.  The middle movement, Berceuse (Track 2), is a tribute to Romantic music, but again, only in terms of articulation and phrasing.  Finally, the concluding Souvenir d'Espagne (Track 3) is an energetic celebration of guitar music, featuring the characteristic strumming pattern of a seguidilla.
    -Oleg Timofeyev
    from Russian Guitar Music of the 20th and 21st centuries
    (C)2015 Brilliant Classics

    Le variazioni di Swierkosz-Lenart

    “El testament d’Amèlia” è una canzone popolare catalana resa celebre anche dalla trascrizione per chitarra sola del chitarrista-compositore Miguel Llobet (1878 – 1938) che la incluse nella raccolta “Canciones populares Catalanas”. È una canzone basata su una semplice melodia scritta originariamente nella tonalità di sol minore. Nella canzone, Amelia, figlia del buon Re, descrive alla madre le sue ultime volontà.

    La trascrizione per chitarra di Llobet è in re minore e su questa il dott. Kevin Swierkosz-Lenart ha scritto delle variazioni per chitarra sola. Conosco Swierkosz-Lenart da anni, dalle mie frequentazioni ai Corsi di perfezionamento frequentati da dozzine di allievi che si riunivano a Chatillon per ascoltare le lezioni di Angelo Gilardino, Luigi Biscaldi, Gianni Nuti, Vincenzo Torricella e Piera Dadomo.  Ed è quindi stata per me una grande e piacevole sorpresa trovare nella posta di ogni giorno una nuova composizione scritta proprio da lui.
    E la sorpresa è aumentata mentre leggevo il testo: ho scoperto successivamente che Swierkosz-Lenart  segue lezioni di composizione da tipi del calibro dello stesso Gilardino e Dusan Bogdanovic – per intenderci – e chi scrive musica sa che la forma delle Variazioni è quella più ostica: paletti da rispettare e spazi ben delineati. Insomma, una prova del nove per chi pensa di poter essere in grado di dar forma ad un concetto musicale di senso compiuto.
    Ebbene, l’abilità con cui l’autore costruisce il meccanismo delle nove variazioni che seguono il tema è notevole e si rileva subito il modo originale in cui il compositore tratta il materiale tematico. La prima variazione sembra prendere le distanze quasi subito dalla quiete originaria della canzone con un disegno cristallino su due linee; le successive due variazioni (II, III) riprendono il tema focalizzandone maggiormente le peculiarità e, specie nella III, gli intervalli caratteristici della melodia sono usati come fonte di nuove idee. La IV Variazione, pur mantenendo il 3/4 iniziale e plasmando il tema su una figurazione con terzine, funge da vero e proprio preludio alla V che vede il canto stagliarsi su una figurazione in 6/8. L’autore qui, a scanso di equivoci, indica 80 alla croma perché la mia tentazione è stata quella di una esposizione più rapida che invece è prevista nella variazione successiva. Si tratta solo di una impressione ma è molto difficile che la prima avuta, specie in una pagina di questo spessore, sia quella sbagliata. Ci tornerò sopra. 
    Acme raggiunta – con un climax che mette alla frusta le capacità di interpretazione dell’esecutore – le variazioni VII e VIII riconducono alla semplicità e linearità iniziale. La Varazione VIII termina con una frase interamente pronunciata con armonici ottavati e la richiesta finale, Variazione IX, causa quindi una forte sorpresa in chi ascolta: i giochi sembravano fatti ma l’autore regala un ultimo tratto veloce di pennello che abbraccia praticamente l’intero registro dello strumento.
    Una composizione ancora inedita e dedicata al giovane e valente chitarrista italiano Francesco Dominici Buraccini. 
    Per quanto mi riguarda posso dire fin da ora che si tratta di una delle composizioni che andrà a completare la tracklist del cofanetto “Novecento Guitar Variations” che completerà la quadrilogia Novecento Guitar (che nel 2012 ha visto i Preludi, nel 2014 nel Sonate e nel 2019 vedrà le Sonatine).
    Ho accettato l'incarico di curare la revisione della composizione e - a pubblicazione avvenuta - consiglio caldamente la lettura e l’inserimento in repertorio di questa composizione.

    Variazioni su un tema armeno di Oscar Bellomo

    Quando nell’autunno dello scorso anno lessi i Silencios di Oscar Bellomo pubblicati da GuitART rimasi sorpreso dalla capacità del chitarrista-compositore (classe 1980) di descrivere con pochi tratti nitidi concetti musicali.
    Quando pochi mesi fa, in Primavera, ho avuto il piacere di leggere in anteprima i suoi nuovi Trois Préludes Visionnaires compresi che l’intuizione avuta con i Silencios era più che fondata.
    Pochi giorni fa il compositore mi ha sottoposto un suo nuovo lavoro ancora inedito che non ho alcun dubbio a definire il migliore dei tre finora letti. Si tratta di una serie di dieci Variazioni per chitarra sola su un tema armeno. La prova del nove di cui ho parlato qui circa la forma delle Variazioni è superata in maniera egregia da Bellomo che dà ulteriore dimostrazione di una conoscenza profonda dello strumento sia dal punto di vista del colore che del risultato sonoro. Per quanto l’autore non perda mai di vista l’elemento teorico del comporre è facile vedere come il lato idiomatico nella scrittura abbia un ruolo altrettanto determinante.
    Il tema è lineare nella tonalità di impianto di mi minore con un struttura semplice in due parti la cui seconda è ripetuta per due volte (A-B-B). Si tratta di una melodia popolare, un canto alla luna che fa parte della tradizione folcloristica armena. 
    La I variazione è un bicinium quasi interamente costruito sulle singole cellule del tema e sui loro rapporti intervallari; l’interprete ha ampi spazi di movimento suggeriti anche dall’indicazione “Andante rubato”. La II variazione invece inizia ex-abrupto con un Vivace e con accordi a sei note che marcano a fuoco l’andamento di una pagina che ha caratteristiche di una piccola toccata. Una nota tecnica: l’autore, indica l’esecuzione arpeggiata dei primi accordi e non ripete l’indicazione nei successivi. Per quando mi riguarda opterò per l’esecuzione plaqué, tecnicamente forse più complicata ma migliore nella definizione del carattere.
    Le Variazioni III e IV riportano all’origine e qui l’autore dà prova di grande fantasia nel trattare il materiale a disposizione e a svilupparlo abilmente in nuovi concetti. L’ambiente musicale è nelle due pagine sostanzialmente lo stesso, cambiano le modalità di accostamento delle parti accordali al procedere della linea melodica. Il meccanismo armonico adoperato è estremamente efficace e pur rilevando facilmente la leggiadria delle due invenzioni è palese un substrato drammatico, quasi scuro.
    La quinta variazione è essenziale nella scrittura e riprende il disegno a due voci con interventi accordali non più determinanti. La semplice trama (un vero e proprio dialogo, considerata la distanza dei registri) a mio parere potrebbe essere sfruttata dall’interprete in modo diverso rispetto alla Variazione I, strutturalmente molto simile: se nella prima Variazione funziona molto bene un’esposizione meno libera, qui, nella quinta, il Moderato cantabile indicato potrebbe fungere da spartiacque tra il primo gruppo (I – IV) e il secondo gruppo (VI – X) di variazioni. Molto è naturalmente legato alla capacità dell’interprete di leggere dietro le note cercando una vera e propria rarefazione del suono, rispetto alle due variazioni precedenti.
    Nello scherzo della VI Variazione – posizionato molto intelligentemente nella sequenza – i ghirigori sul registro medio e acuto che sembrano voler spiccare il volo, sono invece ben fissati all’impianto ritmico da tricordi puntati. Anche qui, come nella Variazione II l’autore indica il puntato solo nei primi due probabilmente dando per scontato l’uso della stessa tecnica in ogni intervento simile. In uno spazio molto ristretto la musica descrive chiaramente un brevissimo sviluppo e una disgregazione che prelude alle due Variazioni che seguono. 
    Appunto personale: le variazioni II, IV e VI per costruzione e risultato finale sono quelle che mi hanno colpito di più e che hanno avuto un ruolo determinante nella sorte di questa pagina, per quel che mi riguarda.
    Le Variazioni VII e VIII (Andantino con grazia e Andante nostalgico) sembrano voler raffigurare un’atmosfera di abbandono e di osservazione propria del tema. Ed anche la tessitura polifonica a due voci – seppur diversificata nelle due variazioni – riporta sempre ad un colloquio privo di silenzi, anch’esso elemento facilmente identificabile nel tema. 
    L’autore dà spazio ad una vena melodica di cui avevo già apprezzato le ottime caratteristiche nei Silencios.
    Chiude la composizione un infuocato Prestissimo costruito su una figurazione monotona, la cui breve ma intensa corsa sfocia in un arabesco marziale la cui pulsazione è affidata a dense scritture accordali impreziosite da rapidi agglomerati di note.
    Ten Variations on an Armenian Theme – questo il titolo dell’opera – è un’ottima composizione per chitarra. In una scrittura cristallina nell’esposizione e solidissima nelle invenzioni, racchiude una considerevole quantità di combinazioni interpretative. Ed è proprio questa caratteristica ad avermi convinto ad inserirla nel progetto discografico Novecento Guitar Variations di cui inizierò ad occuparmi nel 2019.
    Da questo link è possibile ascoltare la registrazione della mia interpretazione del tema.
×
×
  • Create New...

Important Information

By using this site, you agree to our Terms of Use.