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Novità
  • Approfondimenti sul Repertorio

    Articoli dedicati al repertorio originale per chitarra

    Gyermekdalok gitárra, Iván Patachich

    La produzione per chitarra del compositore ungherese Iván Patachich (1922 – 1993) include pagine per chitarra sola, per duo di chitarre o chitarra e altri strumenti, formazioni orchestrali e un esperimento, nel 1972, per chitarra e dispositivo elettronico dal titolo Antisonata.
    I due quaderni Gyermekdalok gitárra (ovvero Canzoni Infantili per Chitarra) pubblicati nel 1978 raccolgono in tutto dieci rielaborazioni (quasi delle metamorfosi) di melodie infantili popolari ungheresi. Il risultato finale è una serie di acquerelli freschi e originali arricchiti da una elegante tessitura e dalla abilità tecnica del compositore. Le cinque canzoni appartenenti al primo quaderno per la loro fonte ispiratrice sono tutte accomunate da una forte caratteristica melodica intorno alla quale l’autore dà forma a fantasiosi e colorati ambienti musicali che necessitano di capacità esecutive già stabili per poter essere visualizzati ed apprezzati.
    Il primo quaderno di Gyermekdalok gitárra è parte della tracklist di Easy Studies for Guitar Vol.2 distribuito da Brilliant Classics.

    Seis preludios cortos, Manuel Ponce

    La musica per chitarra di Manuel María Ponce (1882 – 1948) è universalmente riconosciuta come una delle pietre miliari del repertorio per chitarra della prima metà del Novecento. La sua attenzione a composizioni con obiettivi formativi viene stimolata per la prima volta da Andrés Segovia nel 1929 quando l’autore scrisse i celebri 24 Preludios para Guitarra per assecondare un progetto didattico del grande interprete, progetto che non vide mai la luce.
    Accanto a questi preludi, pur ad un livello compositivo di altro spessore, non sfigurano i Seis Preludios Fáciles scritti nel 1947 e pubblicati nel 1953 da Peer International Corporation con il titolo di Seis Preludios Cortos. Si tratta di composizioni tecnicamente più accessibili dei più celebri 24 Preludes e furono scritti per Juanita Chávez, la figlia di Cárlos Chávez (1899-1978), che in quegli anni, giovanissima, iniziava lo studio della chitarra.
    Proprio come i 24 Preludios, i Preludios Cortos sono stati ideati con obiettivi formativi allo scopo di fungere da vero e proprio piccolo vademecum espressivo i cui elementi sono applicabili ad alcune delle principali e più conosciute tecniche chitarristiche. Ponce abbandona quasi completamente la complessità della tessitura adoperata nei 24 Preludios presumibilmente per rendere immediati esecuzione da parte di interpreti poco esperti e risultato sonoro; operazione che porta a termine con successo anche in situazioni limite come nel quarto Preludio, in una pressoché totale rarefazione del suono

    Quattro Sonate per Chitarra di Angelo Gilardino

    Dal 1981 al 1988 mi dedicai alla composizione dei sessanta “Studi di virtuosità e di trascendenza” che sono oggi le mie opere più conosciute e ricorrenti nei programmi dei concertisti. In quella raccolta, l'elemento idiomatico si costituiva in forma musicale attraverso un processo endogeno, ossia attraverso l'osservazione delle potenzialità che le cellule del vocabolario chitarristico potevano sviluppare a fini musicali. In quel genere di composizione trovavano – e trovano – posto anche artifici che difficilmente si rendono utili in altri ambiti formali: le progressioni e le iterazioni degli stessi modelli trasposti sull'intera estensione dello strumento, ad esempio.
    Nel mezzo del processo di creazione degli Studi, cioè tra il 1985 e il 1986, volli tuttavia collaudare la tenuta dei livelli di specificità idiomatica raggiunti, misurandoli in un ambito formale ben diverso: quella della Sonata. Questa forma musicale, nelle sue molte varianti, non ha avuto grande fortuna nel repertorio della chitarra. I chitarristi-compositori in grado di dominarla sono stati troppo pochi – e troppo di rado vi si sono cimentati, attratti da cimenti meno ardui, come quello della Variazione – e i compositori non esperti nella tecnica della chitarra hanno quasi tutti, più o meno abilmente, eluso l'edificio sonatistico, nel timore  di far perdere ai loro lavori quel grado di peculiarità idiomatica che solo motiva e giustifica l'esistenza di una composizione strumentale. D'altra parte, l'obsolescenza storica della forma-sonata non induceva più – almeno da un secolo – a cercarne improbabili recuperi. Resta il fatto che la chitarra, strumento evocativo per eccellenza, è capace di far sorgere dal passato ombre e fantasmi, e anche la forma-sonata, in accezione ben diversa da quella in cui fu protagonista vitale nell'epoca classica e nel romanticismo, poteva essere oggetto di un'evocazione. 
    Nacque così, nel 1985, la mia Sonata n. 1. Il sottotitolo (Omaggio ad Antonio Fontanesi) ricorda uno dei maestri della pittura italiana della seconda metà dell'Ottocento. L'elemento fontanesiano presente nella Sonata n. 1 è difficile da definire, ma si circoscrive sottolineando gli aspetti poetici più fortemente caratterizzati della poetica del maestro piemontese: la malinconia, la solitudine, la caligine. Nei quattro tempi della composizione alcuni canoni portanti della Sonata viennese appaiono in forme straniate, prive dei connotati tonali che sono l'essenza vitale della forma storica, e partecipano quindi del gioco delle memorie. Importante era, nel progetto, far confluire l'elemento idiomatico e l'elemento architettonico (sia pure, questo, in vesti pressoché incorporee).
    Nella Sonata n. 2 (1986) il proposito evocativo è ancora più esplicito e diretto. “Hivern florit” (“Inverno fiorito”), un dipinto del caposcuola della pittura dell'isola di Mallorca, Ramón Nadal, raffigurante un tenero paesaggio invernale in cui gli algori invernali sono addolciti da tiepide fioriture mediterranee, diventa il modello nel quale l'evocazione si rivolge, non soltanto alle atmosfere del paesaggio, ma anche alla tradizione di una forma sonatistica di stampo italiano. I temi, infatti, sono di chiara impronta melodica, e non lasciano spazio ad alcun sviluppo, solo a varianti caleidoscopiche e a giochi a rimpiattino.
    Nel 2004, altre due Sonate riprendono – con ovvie ed evidenti mutazioni nello stile e nella scrittura – il progetto para-sonatistico, mantenendone in primo piano l'essenza evocativa. I tre tempi della “Sonata mediterranea” ricordano l'arte di altrettanti maestri italiani che si ispirarono al Mare Nostrum. “Cipressi”, il primo tempo, rende omaggio al compositore fiorentino Mario Castelnuovo-Tedesco, ricordando il titolo (ma quello solamente, non il carattere) di una sua composizione per pianoforte; “Ninna–Nanna”, il tempo moderato centrale, si collega a una toccante lirica del poeta napoletano Salvatore Di Giacomo (“Nu pianefforte e notte”); “Pini sul mare”, il finale, celebra le atmosfere luminose e battute dai venti del pastellista napoletano Giuseppe Casciaro.
    La “Sonata del Guadalquivir” accentua – se possibile – l'elemento evocativo nei suoi tre tempi, intitolati rispettivamente: “Memorias”, “Leyendas”, “Lejanias”. In questi brani, la diluizione di quelli che furono i profili architettonici classici si accentua, e nel flusso delle memorie musicali i ruderi di quelle che furono le strutture sono coperti da un ininterrotto monologo. I  “topoi” della stratificata civiltà romana, cristiana, giudaica e islamica dell'Andalucia non sono descrivibili nel linguaggio musicale, ma i ricordi che hanno lasciato – ad esempio, il “cosaute” intitolato “Las morillas de Jaén”, i cui lacerti galleggiano sulla superficie melodica del madrigale che forma il secondo movimento – possono diventare, nella gamma timbrica della chitarra, spettri colorati e pepli danzanti senza corpo. Non diversa, nella sua motivazione poetica, è la “Sonata di Lagonegro” del 2008, composizione in cui il dominio dell'elemento diatonico recupera l'anima più remota della chitarra, e permette il dispiegarsi di immagini sonore di sapore quasi naturalistico o di impronta mistica, proprie del piccolo mondo medioevale del borgo antico lagonegrese, in cui l'arte della chitarra fu celebrata per decenni in un raccolto e altamente meritevole festival estivo.

    Alfredo Franco - 7 Preludi per chitarra

    I 7 Preludi per chitarra scritti dal compositore italiano Alfredo Franco sono pubblicati dalle Edizioni Musicali Bèrben di Ancona.
    La prima esecuzione è stata effettuata nel mese di Giugno 2014 dall'autore di questo scritto durante un recital per chitarra sola tenuto a Firenze (Italia).
    Il primo preludio (“Adagio”) è un lento e riflessivo procedere di una malinconica melodia che pare non trovare quiete tra le varie tonalità e registri. Attraverso costrutti musicali composti sempre da due battute, il compositore da forma ad un’entità ben definita che si sviluppa da un registro medio basso fino ad una illusoria scheggia di luce la cui visione conduce solo ad un nuovo acchetarsi. Il secondo (“Allegretto con spirito”) è un pettegolo ostinato sul quale galleggia una linea melodica singhiozzante, quasi alla ricerca di una forma e di un’identità. Dopo una brevissima esposizione l’autore rovescia i ruoli nell’intelaiatura polifonica a due voci e chiude con parti accordali quasi-improvvisative. La codetta finale svela il vero ruolo della cellula tematica riposizionandola, per un solo istante, nel ruolo che gli compete. Nel terzo preludio (“Cantabile”) le tessiture polifoniche a due e tre voci si alternano a brevi sezioni accordali che ne riprendono la costruzione armonica quasi come osservando da un prisma un medesimo soggetto. Le due linee che del semplice ma efficace disegno polifonico del quarto preludio (“Adagio”), interrotte solo da una cellula quasi-improvviso, caratterizzano l’intera pagina che ricorda il procedere inesorabile del tempo. Nel quinto preludio (“Un po’ grottesco”) l’uso che il compositore fa di diverse figurazioni ritmiche in uno spazio relativamente ristretto (mi ritorna in mente la geniale costruzione della cellula fondamentale del terzo movimento della Sonata Mediterranea di Angelo Gilardino) e dei repentini cambi di registro, guida l’ascoltatore in un percorso dove il virtuosismo è affidato interamente alla capacità dell’interprete di attingere dalla propria tavolozza timbrica. Il sesto preludio (“Alla rimembranza”) è quello più criptico. Le improvvise alterazioni della quantità di volume e della velocità di esecuzione con l’uso di una figurazione che si contrae e si distende quasi a ricordare un primordiale movimento respiratorio, rendono l’andamento instabile e incerto. L’ultimo preludio (“Vivo”) è un dirompente divertimento dove delle ossessive ottave – sul registro grave e su quello medio-alto – marcano a fuoco il battito cardiaco della pagina. L’insistente andamento si rarefa prima con un disegno dove la prima corda è un ricordo del martellante inizio e poi in parti più dense che smarriscono il continuum e portano alla fine.
    La sensazione finale è quella di una serie di preludi concepiti per essere eseguiti senza interruzione.
    Da questo link è possibile ascoltare la registrazione dei Sette Preludi di @Alfredo Franco

    Stephen Dodgson - Transitional Studies for Guitar

    L’interesse mostrato in esecuzioni dal vivo e in storiche registrazioni discografiche da interpreti del calibro di Julian Bream e John Williams ed una entusiastica sollecitazione da parte del chitarrista Hector Quine hanno consentito a Stephen Dodgson (1924 - 2013) di accostarsi all'universo sonoro proprio della chitarra con composizioni di grande spessore. E come altri compositori non chitarristi – ad esempio Britten o Castelnuovo-Tedesco – anche Dodgson riesce a sfruttare in modi originalissimi le peculiarità timbriche della chitarra senza alcuna esperienza diretta sullo  strumento. 
    Questa caratteristica del suo modo di scrivere per le sei corde è palese in tutta la sua produzione inclusa quella destinata alla formazione del chitarrista: i suoi lavori orientati al perfezionamento sono infatti una vera e propria porta di accesso alle composizioni da concerto e da camera del compositore londinese, un prezioso prontuario di idee e concetti musicali di pregevole qualità. Ai celebri 20 Studies for guitar scritti nel 1965 seguì il metodo Progressive Reading for Guitarists nel 1975, quindi i 12 Transitional Studies del 1980 e nel 1992 la serie di miniature dell’ Ode to the Guitar.
    Si tratta di pagine che necessitano di una capacità di esecuzione lievemente progredita rispetto ai consueti Studi per chitarra destinati agli allievi dei primi anni. Nella rinuncia a tracciare un percorso progressivo, l’autore mette in condizione il lettore di perfezionarsi nell'esecuzione di pattern ritmicamente più o meno regolari, sequenze cromatiche, legature chitarristiche, plaqués, polifonia, armonici naturali ed artificiali, estensioni della mano destra e contrasti di registro. Una gamma di elementi di studio variegata e, come si evincerà dall'ascolto, di esemplare risultato sonoro.
    Qui una traccia dal CD Easy Studies for Guitar Vol.2
     
     

    Elena Poplyanova - Sonata for guitar

    Elena Poplyanova, compositrice russa nata nel 1961, vanta un catalogo che abbraccia opera, una sinfonia, due concerti, sonate, miniature orchestrali, musica per formazioni da camera e centinaia di canzoni e romanze.
    La sua Sonata for Guitar mi ha catturato fin dalla prima lettura, circa tre anni fa, sia per la fantasia nella scrittura che per la carica espressiva e timbrica usata per forgiare la pagina, tra le prime selezionate nella tracklist della release discografica “Russian Guitar Music of 20th and 21st centuries”.
    La composizione è divisa in tre movimenti (I – Moderato, II – Andantino, III – Presto) caratterizzati da una forte idiomaticità e ferma conoscenza delle capacità dello strumento. Proprio nella richiesta sonora ed uso della tavolozza timbrica, Il primo movimento in particolare (rasgueados a parte) ricorda molto l’atteggiamento sperimentale del compositore italiano Angelo Gilardino nei primi Studi di Virtuosità e di Trascendenza: anche la richiesta di abilità tecnica degli Studi gilardiniani è di ben altro spessore, l’autrice procede ad una vera e propria ricerca di un cuore pulsante marcato ossessivamente dalla linea dei bassi e da una semplice cellula ritmica.
    La Sonata è edita da VP Music Media e può essere acquistata in formato PDF da qui.
    Qui un assaggio spero gradito: il primo movimento della Sonata registrato nei primi giorni del mese di Novembre del 2016.
     
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