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  • Approfondimenti sul Repertorio

    Articoli dedicati al repertorio originale per chitarra

    Quattro Sonate per Chitarra di Angelo Gilardino

     
    Dal 1981 al 1988 mi dedicai alla composizione dei sessanta “Studi di virtuosità e di trascendenza” che sono oggi le mie opere più conosciute e ricorrenti nei programmi dei concertisti. In quella raccolta, l'elemento idiomatico si costituiva in forma musicale attraverso un processo endogeno, ossia attraverso l'osservazione delle potenzialità che le cellule del vocabolario chitarristico potevano sviluppare a fini musicali. In quel genere di composizione trovavano – e trovano – posto anche artifici che difficilmente si rendono utili in altri ambiti formali: le progressioni e le iterazioni degli stessi modelli trasposti sull'intera estensione dello strumento, ad esempio.
    Nel mezzo del processo di creazione degli Studi, cioè tra il 1985 e il 1986, volli tuttavia collaudare la tenuta dei livelli di specificità idiomatica raggiunti, misurandoli in un ambito formale ben diverso: quella della Sonata. Questa forma musicale, nelle sue molte varianti, non ha avuto grande fortuna nel repertorio della chitarra. I chitarristi-compositori in grado di dominarla sono stati troppo pochi – e troppo di rado vi si sono cimentati, attratti da cimenti meno ardui, come quello della Variazione – e i compositori non esperti nella tecnica della chitarra hanno quasi tutti, più o meno abilmente, eluso l'edificio sonatistico, nel timore  di far perdere ai loro lavori quel grado di peculiarità idiomatica che solo motiva e giustifica l'esistenza di una composizione strumentale. D'altra parte, l'obsolescenza storica della forma-sonata non induceva più – almeno da un secolo – a cercarne improbabili recuperi. Resta il fatto che la chitarra, strumento evocativo per eccellenza, è capace di far sorgere dal passato ombre e fantasmi, e anche la forma-sonata, in accezione ben diversa da quella in cui fu protagonista vitale nell'epoca classica e nel romanticismo, poteva essere oggetto di un'evocazione. 
    Nacque così, nel 1985, la mia Sonata n. 1. Il sottotitolo (Omaggio ad Antonio Fontanesi) ricorda uno dei maestri della pittura italiana della seconda metà dell'Ottocento. L'elemento fontanesiano presente nella Sonata n. 1 è difficile da definire, ma si circoscrive sottolineando gli aspetti poetici più fortemente caratterizzati della poetica del maestro piemontese: la malinconia, la solitudine, la caligine. Nei quattro tempi della composizione alcuni canoni portanti della Sonata viennese appaiono in forme straniate, prive dei connotati tonali che sono l'essenza vitale della forma storica, e partecipano quindi del gioco delle memorie. Importante era, nel progetto, far confluire l'elemento idiomatico e l'elemento architettonico (sia pure, questo, in vesti pressoché incorporee).
    Nella Sonata n. 2 (1986) il proposito evocativo è ancora più esplicito e diretto. “Hivern florit” (“Inverno fiorito”), un dipinto del caposcuola della pittura dell'isola di Mallorca, Ramón Nadal, raffigurante un tenero paesaggio invernale in cui gli algori invernali sono addolciti da tiepide fioriture mediterranee, diventa il modello nel quale l'evocazione si rivolge, non soltanto alle atmosfere del paesaggio, ma anche alla tradizione di una forma sonatistica di stampo italiano. I temi, infatti, sono di chiara impronta melodica, e non lasciano spazio ad alcun sviluppo, solo a varianti caleidoscopiche e a giochi a rimpiattino.
    Nel 2004, altre due Sonate riprendono – con ovvie ed evidenti mutazioni nello stile e nella scrittura – il progetto para-sonatistico, mantenendone in primo piano l'essenza evocativa. I tre tempi della “Sonata mediterranea” ricordano l'arte di altrettanti maestri italiani che si ispirarono al Mare Nostrum. “Cipressi”, il primo tempo, rende omaggio al compositore fiorentino Mario Castelnuovo-Tedesco, ricordando il titolo (ma quello solamente, non il carattere) di una sua composizione per pianoforte; “Ninna–Nanna”, il tempo moderato centrale, si collega a una toccante lirica del poeta napoletano Salvatore Di Giacomo (“Nu pianefforte e notte”); “Pini sul mare”, il finale, celebra le atmosfere luminose e battute dai venti del pastellista napoletano Giuseppe Casciaro.
    La “Sonata del Guadalquivir” accentua – se possibile – l'elemento evocativo nei suoi tre tempi, intitolati rispettivamente: “Memorias”, “Leyendas”, “Lejanias”. In questi brani, la diluizione di quelli che furono i profili architettonici classici si accentua, e nel flusso delle memorie musicali i ruderi di quelle che furono le strutture sono coperti da un ininterrotto monologo. I  “topoi” della stratificata civiltà romana, cristiana, giudaica e islamica dell'Andalucia non sono descrivibili nel linguaggio musicale, ma i ricordi che hanno lasciato – ad esempio, il “cosaute” intitolato “Las morillas de Jaén”, i cui lacerti galleggiano sulla superficie melodica del madrigale che forma il secondo movimento – possono diventare, nella gamma timbrica della chitarra, spettri colorati e pepli danzanti senza corpo. Non diversa, nella sua motivazione poetica, è la “Sonata di Lagonegro” del 2008, composizione in cui il dominio dell'elemento diatonico recupera l'anima più remota della chitarra, e permette il dispiegarsi di immagini sonore di sapore quasi naturalistico o di impronta mistica, proprie del piccolo mondo medioevale del borgo antico lagonegrese, in cui l'arte della chitarra fu celebrata per decenni in un raccolto e altamente meritevole festival estivo.

    Alfredo Franco - 7 Preludi per chitarra

    I 7 Preludi per chitarra scritti dal compositore italiano Alfredo Franco sono pubblicati dalle Edizioni Musicali Bèrben di Ancona.
    La prima esecuzione è stata effettuata nel mese di Giugno 2014 dall'autore di questo scritto durante un recital per chitarra sola tenuto a Firenze (Italia).
    Il primo preludio (“Adagio”) è un lento e riflessivo procedere di una malinconica melodia che pare non trovare quiete tra le varie tonalità e registri. Attraverso costrutti musicali composti sempre da due battute, il compositore da forma ad un’entità ben definita che si sviluppa da un registro medio basso fino ad una illusoria scheggia di luce la cui visione conduce solo ad un nuovo acchetarsi. Il secondo (“Allegretto con spirito”) è un pettegolo ostinato sul quale galleggia una linea melodica singhiozzante, quasi alla ricerca di una forma e di un’identità. Dopo una brevissima esposizione l’autore rovescia i ruoli nell’intelaiatura polifonica a due voci e chiude con parti accordali quasi-improvvisative. La codetta finale svela il vero ruolo della cellula tematica riposizionandola, per un solo istante, nel ruolo che gli compete. Nel terzo preludio (“Cantabile”) le tessiture polifoniche a due e tre voci si alternano a brevi sezioni accordali che ne riprendono la costruzione armonica quasi come osservando da un prisma un medesimo soggetto. Le due linee che del semplice ma efficace disegno polifonico del quarto preludio (“Adagio”), interrotte solo da una cellula quasi-improvviso, caratterizzano l’intera pagina che ricorda il procedere inesorabile del tempo. Nel quinto preludio (“Un po’ grottesco”) l’uso che il compositore fa di diverse figurazioni ritmiche in uno spazio relativamente ristretto (mi ritorna in mente la geniale costruzione della cellula fondamentale del terzo movimento della Sonata Mediterranea di Angelo Gilardino) e dei repentini cambi di registro, guida l’ascoltatore in un percorso dove il virtuosismo è affidato interamente alla capacità dell’interprete di attingere dalla propria tavolozza timbrica. Il sesto preludio (“Alla rimembranza”) è quello più criptico. Le improvvise alterazioni della quantità di volume e della velocità di esecuzione con l’uso di una figurazione che si contrae e si distende quasi a ricordare un primordiale movimento respiratorio, rendono l’andamento instabile e incerto. L’ultimo preludio (“Vivo”) è un dirompente divertimento dove delle ossessive ottave – sul registro grave e su quello medio-alto – marcano a fuoco il battito cardiaco della pagina. L’insistente andamento si rarefa prima con un disegno dove la prima corda è un ricordo del martellante inizio e poi in parti più dense che smarriscono il continuum e portano alla fine.
    La sensazione finale è quella di una serie di preludi concepiti per essere eseguiti senza interruzione.
    Da questo link è possibile ascoltare la registrazione dei Sette Preludi di @Alfredo Franco

    Stephen Dodgson - Transitional Studies for Guitar

    L’interesse mostrato in esecuzioni dal vivo e in storiche registrazioni discografiche da interpreti del calibro di Julian Bream e John Williams ed una entusiastica sollecitazione da parte del chitarrista Hector Quine hanno consentito a Stephen Dodgson (1924 - 2013) di accostarsi all'universo sonoro proprio della chitarra con composizioni di grande spessore. E come altri compositori non chitarristi – ad esempio Britten o Castelnuovo-Tedesco – anche Dodgson riesce a sfruttare in modi originalissimi le peculiarità timbriche della chitarra senza alcuna esperienza diretta sullo  strumento. 
    Questa caratteristica del suo modo di scrivere per le sei corde è palese in tutta la sua produzione inclusa quella destinata alla formazione del chitarrista: i suoi lavori orientati al perfezionamento sono infatti una vera e propria porta di accesso alle composizioni da concerto e da camera del compositore londinese, un prezioso prontuario di idee e concetti musicali di pregevole qualità. Ai celebri 20 Studies for guitar scritti nel 1965 seguì il metodo Progressive Reading for Guitarists nel 1975, quindi i 12 Transitional Studies del 1980 e nel 1992 la serie di miniature dell’ Ode to the Guitar.
    Si tratta di pagine che necessitano di una capacità di esecuzione lievemente progredita rispetto ai consueti Studi per chitarra destinati agli allievi dei primi anni. Nella rinuncia a tracciare un percorso progressivo, l’autore mette in condizione il lettore di perfezionarsi nell'esecuzione di pattern ritmicamente più o meno regolari, sequenze cromatiche, legature chitarristiche, plaqués, polifonia, armonici naturali ed artificiali, estensioni della mano destra e contrasti di registro. Una gamma di elementi di studio variegata e, come si evincerà dall'ascolto, di esemplare risultato sonoro.
    Qui una traccia dal CD Easy Studies for Guitar Vol.2
     
     

    Elena Poplyanova - Sonata for guitar

    Elena Poplyanova, compositrice russa nata nel 1961, vanta un catalogo che abbraccia opera, una sinfonia, due concerti, sonate, miniature orchestrali, musica per formazioni da camera e centinaia di canzoni e romanze.
    La sua Sonata for Guitar mi ha catturato fin dalla prima lettura, circa tre anni fa, sia per la fantasia nella scrittura che per la carica espressiva e timbrica usata per forgiare la pagina, tra le prime selezionate nella tracklist della release discografica “Russian Guitar Music of 20th and 21st centuries”.
    La composizione è divisa in tre movimenti (I – Moderato, II – Andantino, III – Presto) caratterizzati da una forte idiomaticità e ferma conoscenza delle capacità dello strumento. Proprio nella richiesta sonora ed uso della tavolozza timbrica, Il primo movimento in particolare (rasgueados a parte) ricorda molto l’atteggiamento sperimentale del compositore italiano Angelo Gilardino nei primi Studi di Virtuosità e di Trascendenza: anche la richiesta di abilità tecnica degli Studi gilardiniani è di ben altro spessore, l’autrice procede ad una vera e propria ricerca di un cuore pulsante marcato ossessivamente dalla linea dei bassi e da una semplice cellula ritmica.
    La Sonata è edita da VP Music Media e può essere acquistata in formato PDF da qui.
    Qui un assaggio spero gradito: il primo movimento della Sonata registrato nei primi giorni del mese di Novembre del 2016.
     

    Marco De Biasi (1977)

    Nato a Vittorio Veneto nel 1977, ha cominciato lo studio della chitarra classica all’età di dieci anni sotto la guida del maestro Stefano Viola.
    Dopo essersi diplomato nel  1999, al Conservatorio di Fermo, come privatista, con il massimo dei voti, ha frequentato il corso di alto perfezionamento presso l’Accademia di Interpretazione Chitarristica “F.Tarrega” di Pordenone con i maestri Stefano Viola e Paolo Pegoraro.
    Ha continuato i suoi studi seguendo le mastreclasses di maestri di fama internazionale quali David Russel, Manuel Barrueco, Oscar Ghiglia,  Alberto Ponce.
    Tra i concorsi nazionali e internazionali a cui ha partecipato ha vinto, nel 1991, il “Concorso Nazionale Città di Asti”, nel 1997, il “Concorso Giovani Talenti di Azzano X” e, nel 1999, il “Concorso Internazionale Città di Varenna”.
    Dal settembre del 2000 è stato costretto al ritiro dall’attività concertistica in seguito alla comparsa di una malattia neurologica chiamata distonia focale. Fortunatamente, dal 2002 al 2003, ha seguito un programma di riabilitazione motoria, presso L’Istituto di Medicina e dell’Arte di Barcellona, che lo ha portato alla completa guarigione. Ora collabora con questo istituto.
    Nel 2004 riprende così la sua attività concertistica. Nel 2004 vince “Concorso Nazionale Città di Ortona”, nel 2005 il “Concorso Internazionale Rospigliosi” di Pistoia, il “Concorso Nazionale di Castelfidardo” (AN), il “Concorso Nazionale città di Severo” (MI), nel 2006 il “Concorso Nazionale città di Parma” e il “Concrso Internazionale Kitarika di Capodistria”.
    Tiene regolarmente tournè in Messico, e suona nei più importanti festival internazionali in Italia quali il Festival internazionale del Friuli Venezia Giulia, il Festival internazionale M.Castelnuovo Tedesco (Treviso), il Festival internazionale N.Paganini (Parma).
    Ha registrato sia per la radio che per la televisione di diversi stati messicani,  per la RAI e per diverse radio private.
    Negli anni di inattività concertistica, ha cominciato a dedicarsi allo studio della composizione, studiando sotto la guida del maestro Renato Gava. Partendo dalle teorie di Kandinsky e dagli scritti di Klee ha creato un sistema fono-cromatico, basato sul rapporto suono/colore,  che prevede l’associazione di elementi pittorici ad elementi musicali.
    Ha all’attivo una incisione fonografica di una sua composizione “EIRES, Tema e variazioni per tre chitarre” e i suoi brani sono suonati nei più importanti festival chitarristici internazionali, riscuotendo ovunque il consenso sia della critica che del pubblico. 
    Sito internet: http://www.marcodebiasi.info
     

    Alexandre Tansman - 24 Pièces Faciles pour Guitare

    Nell’imponente produzione musicale del compositore polacco Alexandre Tansman (1897 – 1986) le sue Œuvres pédagogiques sono un tassello di rilievo: insieme ai celebri quaderni per i giovani pianisti, nel suo catalogo figurano composizioni per piano a quattro mani, violino o cello con il piano, due violini e trio. Per lo strumento a sei corde scrive quattro quaderni contenenti ciascuno dodici pièces, pubblicati da Max Eschig (Parigi) nel 1972.
    I primi due quaderni (recueil no.1 e no.2) sono denominati Douze Morceaux Très Faciles. Il terzo e il quarto quaderno sono invece intitolati Douze Pièces Faciles pour Guitare, qui descritti per sommi capi.
    Terzo quaderno 
    Nel Tansman - come solo i grandi compositori sono in grado di fare -  riesce con pochissime note a far riconoscere il suo stile compositivo contraddistinto da controllo completo della materia armonica e di preziosismi melodici estremamente originali seppur esposti con l’uso di poche note e in ristretti ambiti armonici. La struttura di ogni singola pièce salvo piccole eccezioni è molto semplice e consta di una sezione introduttiva che espone il tema principale, una centrale che si differenzia ora per l’andamento della linea melodica, ora per la struttura polifonica, ora per il diverso ruolo di una voce e la ripresa. Ciascuna sezione viene ripetuta per due volte con l’evidente intenzione di indirizzare lo studio non verso una ricerca di destrezza tecnica ma su elementi di natura interpretativa, timbrica e di fraseggio. Da questo punto di vista, i lavori di Tansman per i giovani interpreti, sono merce rara: pochissimi altri compositori hanno scritto per giovani interpreti studi facili il cui obiettivo è quello di una maturazione esclusivamente interpretativa. Anche in pagine dove è sono richieste all'esecutore minime capacità tecniche (Tarantelle, Toccata) il ruolo determinante è sempre ricoperto da una inconfondibile ed inimitabile fantasia melodica. 
    Quarto quaderno 
    Come già descritto sopra i due recueil fanno parte di un progetto pedagogico più ampio e di rilievo nella produzione di Tansman. Le opere racchiuse in questa seconda raccolta non si discostano dalla prima: nella pur severa costruzione dei singoli acquerelli in forma quasi sempre costante (A – A – B – B – A –A) è nettamente distinguibile la maestria del compositore nell'invenzione di raffinate e gradevoli e melodie a volte supportate da sezioni di accompagnamento, a volte parte di semplici trame polifoniche, a volte rarefatte e appena distinguibili in sezioni ritmiche. Il percorso di dodici composizioni si snoda anche in questo caso in maniera progressiva, ovvero, si va dalla elementare Promenade (Passeggiata) alla più impegnativa Étude (Studio); anche dall'ascolto immediato si può facilmente percepire l’uso variegato di tempi ed atmosfere, queste ultime individuabili grazie a efficaci titoli.
    Anteprima
    "Sarabande" da Easy Studies for Guitar Vol.1 of 3
    ©2016 Brilliant Classics
     
  • VADEMECUM SGAE

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    La guida in sei puntate in italiano per iscriverti alla SGAE spagnola per la protezione dei diritti di autore.

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