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Contenuti con piu' "Mi piace"


#53158 Colloquio con Andrés Segovia, Angelo Gilardino

Inviato da Marcello Rivelli in 16 marzo 2014 - 19:01

.. un pomeriggio a scuola..un "momento" libero e..la voglia di suonare (sempre in..)

se riuscite ad arrivare alla fine..buon ascolto...

 

 

"Colloquio con Andrés Segovia
di A. Gilardino 

chitarra: Marcello Rivelli 

(Zoom Q2hd e Yamaha C40)

 

 




#53353 Fernando Sor "Andantino op.60 n.23", Marcello Rivelli

Inviato da Marcello Rivelli in 07 aprile 2014 - 10:22

La mattina ho la "sana abitudine" da tempo immemore (prima di mettermi a studiare la mia tabella di marcia) di riscaldarmi "leggendo" raccolte di studi .. mi piace "svegliare i muscoli con la "musica"..  Sor, Giuliani, Diabelli ecc.. e ogni tanto (spesso) mi imbatto in piccoli ma splendidi gioielli che mi piace scegliere per i mie alunni  a scuola..

non ho resistito e .. ho acceso il piccolo zoom..

 

Fernando Sor Andantino op.60 n.23

 




#53235 7 Preludi per chitarra, Alfredo Franco

Inviato da Alfredo Franco in 22 marzo 2014 - 09:40

Grazie per la preziosa disamina Cristiano.

Ti ringrazio per l'attenzione che hai voluto accordare a questo lavoro che per me rappresenta una sorta di rinascita musicale post trauma.

Nell'accordare alla musica un ruolo fondamentale per la mia esistenza mi sorprendo ancora una volta della sua capacità di dare senso al mondo. 




#54810 Amici per chitarra classica

Inviato da De Gustibus in 01 aprile 2015 - 09:44

no vabbè.... coerenza zero

ma non criticavi Fabbri per le trascrizioni di Allevi???




#53489 Compositori 2014

Inviato da Marcello Rivelli in 08 maggio 2014 - 07:11

Facciamo un po' il punto e una sorta di "riassunto" allo stato attuale.

Forse ci stiamo preoccupando di come incartare la confezione del pacco-regalo, se con carta colorata, fiocchi, ghirlande e/o accessori vari..ma il punto resta la "sorpresa" nel pacco: la musica, appunto.
Penso ognuno (e ci mancherebbe) sia libero di usare la mitica "Olivetti lettera 22", il pennarello 2.0 (come dice un simpatico compositore odierno che scrive musica) e/o i più sofisticati sistemi di scrittura a.. patto di non perdere di vista, come alcuni chitarristi fanno quando descrivono le loro custodie, corde, colore dello strumento e.. che alla fine conta cosa e come si suona/scrive.

 

Tutto è nato dalla battuta scherzosa del: "al diavolo il pianoforte"..e ognuno ha le sue sacrosante idee al riguardo e le proprie esperienze. Resta il fatto che scrivere musica appunto si intenda riferito ai contenuti e qui, resta anche indubbio che entrambi i sistemi hanno pregi e difetti con cui convivere, e che alla fine quello migliore resta la testa del musicista, come essa si è formata nelle proprie esperienze.

 

Riprendiamo il viaggio...?

 

Come si spiega il lavoro immenso di orchestrazione di un compositore come Mahler con i suoi mille colori orchestrali e senza.. computer? probabilmente, appunto il suo Finale, Sibelius, o pennarello 2.0 , matita ecc.. era nella sua testa..ma ancor di più come si perviene a quella esperienza..? forse anche vivendo realmente in quel "mondo sonoro". Oggi, con tutte le "librerie sonore" software  e le possibilità di emulazione simpatiche che si possono ottenere nel sentire ad esempio una simulazione di orchestrazione converrete con me (immagino) che ascoltare e avere la possibilità di sentire dal vivo il risultato sonoro è leggermente diverso?..anche io uso Sibelius per preparare le parti agli esecutori ma poi "passo" in classe di musica da camera e ascolto le prove e la concertazione diretta con il peso sonoro reale..e per quanto possa farmi una idea il più possibile approssimativa con i miei giocattoli sentire 4 corni dal vivo e su Sibelius è una cosa leggermente diversa..e qui si torna al punto di partenza: noi stessi e le nostre capacità innanzi tutto..poi ognuno sceglie se andare a piedi, in bicicletta o in treno..alla fine appunto bastano due battute immagino..per svelare l'arcano.

 

m

 

p.s. sarebbe più interessante forse parlare di tecniche compositive allo stato attuale con il gentile contributo di chi appunto esercita tali arti magiche, personalmente ammiro chi è in grado di restituire una pagina altamente e graficamente corretta sotto tutti i punti di vista ma sarei "anche" felicissimo di scrivere con una penna  d'oca se..riuscissi a fare (magari !) solo il 3% di come lo faceva...Mozart..chiedo troppo? (sic)

 

buona giornata, vado a finire i compiti, variazioni per orchestra, prima con la  "caccia al tesoro" nella mia testa, idee e colori strumentali, poi appuntati su un quaderno al volo con matita 7.0 e poi in bella copia sul mio mac ma solo perché sono mancino e ho una pessima scrittura a ..mano, per teorie poco piacevoli educative in cui ai tempi delle mie scuole elementari mi costrinsero a scrivere con la "destra"!!...era poco "estetico" vedermi con la "mano storta" giustificarono.!

 

con simpatia

m




#53393 60 Studi di Virtuosità e di Trascendenza, Angelo Marchese

Inviato da Marcello Rivelli in 20 aprile 2014 - 08:25

Ecco..sta accadendo quello di cui parlavamo durante le notti stellate (in quel di Trivero)  io e un mio carissimo amico:

la "chitarra" finalmente e pian piano sta entrando nel "Mondo" della musica..

ci sono voluti quasi vent'anni..ma qualcosa si muove..anzi più di qualcosa..quando avremo almeno dieci versioni di questi studi..allora i problemi saranno ancora più simpatici..e finalmente forse..il pubblico inizierà anche a capire..i dettagli interpretativi e la differenza..di saper suonare, interpretare..e cadranno molti "miti"..delle note..al cospetto della qualità della musica..

noi siamo ottimisti..peccato che il tempo ha i suoi..."tempi"..non sempre corrispondenti a quelli..umani...

quando si suonava "Asturias" io suonavo Stevens..mi viene da sorridere...pensando che non capivo perché i direttori artistici non volevano i "miei" programmi..e la mia "coerenza"..l'ho vissuta (e la vivo) ogni giorno sulla mia pelle..

ma la cosa che mi fa piacere..è scoprire giorno dopo giorno che.."avevo" ragione"..e Angelo..questo "semplice" link..è la dimostrazione che la strada è giusta..

la chitarra può ancora salvarsi...

 

buon proseguimento...

m




#53130 60 Studi di Virtuosità e di Trascendenza, Angelo Marchese

Inviato da Angelo Marchese in 14 marzo 2014 - 18:44

E' uscito oggi il terzo volume del nuovo CD Set "Angelo Gilardino: 60 Studi di Virtuosità e di Trascendenza - Integrale" 
 
Sotto il link dal quale poter acquistare il disco su iTunes.
Disponibile anche su Amazon e i principali Store di distribuzione digitale.
 
Angelo Marchese, chitarra
.registrato presso il MERLO Rec Studio di Francesco Passannanti
.corde utilizzate, Aquila Corde Armoniche ("Perla" in super bionylon)
 
 



#55009 Musica e comprensione

Inviato da dralig in 31 maggio 2015 - 21:16

 

aggiungerei soltanto l'osservazione che la musica contemporanea è più impegnativa di quella del repertorio storico, si spinge in avanti, ricerca nuovi suoni,  e quindi deve essere proposta al pubblico di oggi con coraggio, impegno e gusto teatrale della performance.

 

guai ad aver paura di proporla solo perchè il pubblico non è preparato.

il pubblico deve essere educato alla nuova musica e ai nuovi suoni altrimenti la musica sparirà come forma artistica.

 

Credo che Lei abbia centrato il bersaglio: l'accettazione della musica "nuova" da parte degli ascoltatori dipende in misura determinante dalla forza, dalla convinzione e dell'autorevolezza con cui gli interpreti sono capaci di proporla. Questo è il punto: non si può far passare il nuovo se si è vecchi dentro, né si può convincere altri di ciò in cui non si crede con tutta la propria anima. Presentarsi in pubblico per "far musica" è partita persa in partenza: bisogna "essere" la musica, in carne e ossa. Può darsi che alcuni ascoltatori non capiscano, ma capiranno che c'è qualcosa da capire.




#54764 Carulli sottovalutato

Inviato da Marcello Rivelli in 24 marzo 2015 - 09:31

Non si tratta tanto di  sottovalutare Carulli rispetto agli altri autori come Giuliani, Sor ecc.

senza voler del resto, tenere conto che mentre Giuliani "arriva" a Vienna Beethoven sta componendo o ha appena terminato la Quarta sinfonia, il quarto concerto per pianoforte e quello per violino ecc.. (...)

 

Personalmente amo molto i Sei andanti op. 320 di Carulli.

 

Cito dal "Manuale di storia della chitarra, vol. 1 a cura di Mario Dell'Ara:

 

<< Carulli fu il più classico; il romanticismo sembra non sfiorarlo nell'ispirazione, ma la sua musica fu presa a modello della ricerca armonica che proprio il romanticismo andava esprimendo. Fu incline alla musica a programma (La Giraffa a Parigi, La presa d'Algeri, La rivoluzione di luglio ecc.) ma più per convenienza che per ideale adesione e sempre con schemi musicali ricalcati.

Nella sua musica emerge un forte senso timbrico di sapore orchestrale, ch'egli deriva dalla cultura della sua formazione giovanile napoletana e dalla consumata pratica della trascrizione (sempre fedelmente aderente all'originale). Il suo modello preferito fu Rossini, ma fu anche capace di trascrivere Beethoven e di far cantare alla sua chitarra melodie mozartiane. Solo alla fine della carriera Carulli svela la propria autenticità unendo la sapienza armonica della scuola napoletana alle più nuove idee europee maturate nell'ambiente parigino. Si vedano ad esempio i Sei andanti op. 320 (dedicati a Matteo Carcassi), un'opera pervasa da nobile patetismo e serenità di pensiero, che segna il punto più avanzato del romanticismo carulliano >>.

 

Credo che l'opera didattica di Carulli sia certamente più conosciuta delle sue opere da concerto, lacuna degli interpreti? ma del resto, personalmente, una semplice opera come gli studi facili di Diabelli o le sue sonate, si mostrano "leggermente" più interessanti e se consideriamo ad esempio che l'op. 48 di Giuliani è sicuramente più "famosa" e conosciuta tra i chitarristi rispetto alla bellissima (parere personale) opera 111, dove invece la forma musicale, il contenuto va oltre il "semplice" eserciziario dovrebbe far intuire anche le dinamiche che portano a tali risultati.

Diciamo che, vogliamo azzardare? anche i "grandi" dell'ottocento non erano insensibili al "fascino" delle "pubblicazioni" amatoriali e al facile guadagno sfornando partiture ad uso e costume dei gusti del pubblico.

Sor rimane indubbiamente sopra gli altri, Giuliani segue in curva ma non arriva alla stessa profondità e..Diabelli ci regala una  lezione di musica con un "semplice" fascicoletto"..guarda caso passato per lustri inosservato dai nostri "studenti".

 

buona giornata

m

 

p.s. su Mazzini e la chitarra, se non ricordo male fu pubblicato qualcosa sul "Fronimo".

questo (nel link allegato sotto) è un articolo a cura di Fabio Renato D'Ettorre pubblicato su Amadeus.

 

http://www.fabiorenatodettorre.it/publi/amadeus_002.pdf




#54358 Composizioni per la storia

Inviato da dralig in 08 febbraio 2015 - 04:18

Il giudizio storico sul valore delle composizioni - e delle opere letterarie e di arte - si forma attraverso processi lenti, le cui conclusioni - mai definitive - raramente coincidono con quelle manifestate dai contemporanei. In altre parole, ci vuole tempo e, nel tempo, si forma una visione prospettica alla quale concorrono l'apporto degli interpreti, quello degli studiosi (storici, analisti, biografi) e, naturalmente, i gusti degli ascoltatori. Certamente è possibile distinguere subito, nell'immediatezza del presente, le musiche scritte da compositori che sanno il mestiere da quelle dei dilettanti; e altrettanto certamente le opere candidate alla sopravvivenza presso i posteri non sono tra quelle della seconda categoria. Fino a che gli autori sono in vita, giocano, a favore o contro la musica che scrivono, fattori estranei al giudizio critico: il nome, le passioni suscitate dalla persona dell'autore (non dalla loro musica), le mode. Ma bastano alcuni anni dalla scomparsa di un compositore per assistere a un primo assestamento della sua opera. Per fare un esempio, negli anni Sessanta-Novanta, la musica per chitarra di John W. Duarte era molto in voga, oggi è raro trovare esecutori che la propongono al pubblico; mentre, in compenso, sta diventando sempre più ricorrente la programmazione dei brani (segoviani e non) di Alexandre Tansman. Questi sono solo indizi, ma dicono più di qualcosa...

 

AG




#53697 Mario Castelnuovo-Tedesco: Caprichos de Goya op.195

Inviato da Giacomozzi in 15 giugno 2014 - 19:21

Ovvero, un'ipotesi interpretativa che mi sono fatto sui suoi “caprichos goyeschi”.

Una lettura attenta dell'opera in questione, prima ancora che uno studio vero e proprio, impone - all'interprete accorto - una riflessione sulla scrittura di Castelnuovo-Tedesco, per ciò che concerne il suo rapporto con la chitarra classica - strumento per cui, in questo caso, scrive. Se anche è evidente che i caprichos non si discostino prepotentemente dalla restante produzione del compositore, mi pare di intuire, in quest'opera in particolare, un'amplificazione e un'esaltazione di quelle che sono tutte le caratteristiche di MCT, per quello che riguarda la sua scrittura per chitarra.

 

Al di là di semplici evidenze riguardanti la scrittura non propriamente idiomatica per lo strumento - in primo luogo per quello che riguarda la reale suonabilità di alcuni fraseggi, accordi o soluzioni impiegate in intere sezioni - si fa evidente la volontà, del compositore, di ottenere da uno strumento come la chitarra, una varietà di timbri, di espressioni e soprattutto dinamiche impossibili a qualsiasi chitarra, prima ancora che chitarrista. A mio avviso, queste scelte, non possono essere giustificate dalla banale evidenza che Castelnuovo-Tedesco non conoscesse, se non da ascoltatore, le possibilità della chitarra; né dal fatto che - in quel senso - il suo termine di paragone più vicino (al momento della scrittura) fosse uno strumento completamente diverso, (e opposto se si pensa alla natura intima della chitarra, che evidentemente Castelnuovo-Tedesco non ignorava) come il pianoforte.

In questi giorni mi sono fatto un'idea che, a mio avviso, nobilita ed esalta l'intento del compositore, e lo esula da quello che per alcuni è una ricerca di possibilità che la chitarra non può ottenere: sono infatti ormai convinto che Castelnuovo-Tedesco, all'epoca della scrittura dell'op 195, fosse ben cosciente di quelle che avrebbero potuto essere le possibilità dinamiche della chitarra (dedicherà buona parte della sua attività di compositore alla chitarra, e ad un interprete che di certo non possiamo considerare privo di possibilità espressive): nel mantenere una così vasta tavolozza espressiva - e mi ripeto, soprattutto per ciò che riguarda la dinamica - io credo che abbia giocato un ruolo decisivo l'idea di chitarra, più volta espressa da Segovia, come strumento musicale evocatore di suoni orchestrali (non una chitarra imitatrice: la differenza è infatti sostanziale).
Un'idea - quella di Segovia - che evidentemente affonda le radici, pur mutandone la resa nel tempo, in quella che fu la rivoluzione llobettiana della chitarra impressionista: con possibilità timbriche - date e dallo strumento utilizzato, e dalla mano destra, e dalle posizioni da ricercare per la mano sinistra - grandissime.
In questo senso, pur non conoscendone alcune peculiarità, io credo che un compositore come Castelnuovo-Tedesco, ponendo l'interprete non tanto a fare i conti con delle reali richieste del compositore, ma con un'immaginario sonoro, evidentemente orchestrale, da rendere con efficacia, abbia capito in maniera profonda l'essenza e la natura intima della chitarra. Il musicista che voglia, riuscendoci, rendere vivi i contrasti, dovrà infatti - prima ancora che tentare tecnicamente tutte le varie possibilità concessegli dal suo virtuosismo - entrare nell'ottica onirica della chitarra (appunto sognata) del compositore fiorentino: immaginare suoni inauditi, nel tentativo di proporre non tanto il suono in sé, ma un'idea di suono, che ne evochi a sua volta un'altra.

Una doppia lettura (e forse paradossale nell'esigenza di unire due mondi opposti) tanto cara a Goya, che nella resa di immagini oniriche, immaginifiche, si impone una lucida analisi (prima che una critica) di un'intera società. Come nel caso di una delle più note incisioni goyesche della raccolta: “El sueño de la razón produce monstruos”, dove l'ambivalenza del significato del termine sueño ci suggerisce che i mostri possono essere generati dal sonno della ragione, tanto quanto dal “sogno” della ragione: dove il sogno è inteso come limite estremo di un'utopica visione del mondo iper-razionale. Così mi pare di aver intuito essere anche la scrittura di Castelnuovo-Tedesco, nello specifico per quello che riguarda quest'opera, culmine del suo pensiero sulla chitarra, essa ci impone, partendo ovviamente da una lucida ed analitica lettura del testo, di entrare a contatto con il lato più fervido della nostra immaginazione. Con relative sorprese - come sempre accade in questi casi - per ciò che l'interprete scopre di sé.




#53593 Carlo Francesco Defranceschi “Clopin-clopant”, Rossano Evangelisti

Inviato da Rossano Evangelisti in 24 maggio 2014 - 06:54

Buongiorno :)
 
Carlo Francesco Defranceschi - “Dodici studi intermedi” - Studio n° 8 "Clopin-clopant" - chitarra: Rossano Evangelisti
 
buon ascolto...
 
Listen on Soundcloud.com




#53478 Compositori 2014

Inviato da dralig in 07 maggio 2014 - 11:25

Se il pianoforte fosse stato proposto agli studenti di composizione per quello che era e che è, cioè un validissimo mezzo per studiare non soltanto scritturalmente l'armonia, il contrappunto, la fuga, etc., nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare: il buonsenso musicale è sufficiente per comprenderne l'utilità. Ma lo studio della composizione nei conservatori italiani è ipertroficamente pianocentrico: per diplomarsi in composizione, bisogna per forza diventare pianisti. Quindi, è ovvio che qualcuno lo mandi al diavolo. 

 

 

dralig

 

 




#53367 Carlo Francesco Defranceschi "Profondeur suggérée", Marcello Rivelli

Inviato da Marcello Rivelli in 09 aprile 2014 - 08:53

Piccolo omaggio a Carlo.. per il suo pensiero musicale per me..

 

Carlo Francesco Defranceschi
Profondeur suggérée
(petite esquisse sans négligence)

 

p.s. la solita chitarra super economica..(perdonate, non porto i miei gioielli a scuola !)

ma i ragazzi erano in gita e..mi annoio senza far niente a scuola.. 

c'è anche un finale alla "Sciarrino"..

il rombo di un auto che passa vicino la mia aula.. lasciando la sua scia con un bel crescendo/diminuendo..

spero che Carlo mi perdonerà..ma non sono bravo come..regista ...

 

 

 

 

 




#53349 Omaggio a Leo Brouwer - Conservatorio Respighi Latina

Inviato da graf in 06 aprile 2014 - 11:12

Cedo le armi...!

Per una resa onorevole consigio caldamente (ma un pò a tutti):

 

Giancarlo Bizzi,  Il canone e la fuga (Edizioni Bèrben, Ancona)




#53234 7 Preludi per chitarra, Alfredo Franco

Inviato da Cristiano Porqueddu in 21 marzo 2014 - 21:30

Preludi-Alfredo-Franco.jpg
 
Ricevo la nuova composizione per chitarra sola “7 Preludi per chitarra” di Alfredo Franco. Si tratta di 7 piccole miniature che in spazi ridottissimi riescono a germogliare in nitidi pensieri musicali .
 
Il primo preludio (“Adagio”) è un lento e riflessivo procedere di una malinconica melodia che pare non trovare quiete tra le varie tonalità e registri. Attraverso costrutti musicali composti sempre da due battute, il compositore da forma ad un’entità ben definita che si sviluppa da un registro medio basso fino ad una illusoria scheggia di luce la cui visione conduce solo ad un nuovo acchetarsi.
 
Il secondo (“Allegretto con spirito”) è un pettegolo ostinato sul quale galleggia una linea melodica singhiozzante, quasi alla ricerca di una forma e di un’identità. Dopo una brevissima esposizione l’autore rovescia i ruoli nell’intelaiatura polifonica a due voci e chiude con parti accordali quasi-improvvisative. La codetta finale svela il vero ruolo della cellula tematica riposizionandola, per un solo istante, nel ruolo che gli compete.
 
Nel terzo preludio (“Cantabile”) le tessiture polifoniche a due e tre voci si alternano a brevi sezioni accordali che ne riprendono la costruzione armonica quasi come osservando da un prisma un medesimo soggetto.
Le due linee che del semplice ma efficace disegno polifonico del quarto preludio (“Adagio”), interrotte solo da una cellula quasi-improvviso, caratterizzano l’intera pagina che ricorda il procedere inesorabile del tempo.
 
Nel quinto preludio (“Un po’ grottesco”) l’uso che il compositore fa di diverse figurazioni ritmiche in uno spazio relativamente ristretto (mi ritorna in mente la geniale costruzione della cellula fondamentale del terzo movimento della Sonata Mediterranea di Angelo Gilardino) e dei repentini cambi di registro, guida l’ascoltatore in un percorso dove il virtuosismo è affidato interamente alla capacità dell’interprete di attingere dalla propria tavolozza timbrica.
 
Il sesto preludio (“Alla rimembranza”) è quello più criptico. Le improvvise alterazioni della quantità di volume e della velocità di esecuzione con l’uso di una figurazione che si contrae e si distende quasi a
ricordare un primordiale movimento respiratorio, rendono l’andamento instabile e incerto.
 
L’ultimo preludio (“Vivo”) è un dirompente divertimento dove delle ossessive ottave – sul registro grave e su quello medio-alto – marcano a fuoco il battito cardiaco della pagina. L’insistente andamento si rarefa prima con un disegno dove la prima corda è un ricordo del martellante inizio e poi in parti più dense che smarriscono il continuum e portano alla fine.
La sensazione finale è quella di una serie di preludi concepiti per essere eseguiti uno dietro l’altro, magari all’inizio di un recital.
 
Ringrazio Alfredo Franco per la dedica.
 



#53190 Takemitsu-Hosokawa Works for solo guitar, Marco Del Greco

Inviato da Marco Del Greco in 18 marzo 2014 - 21:01

Il disco verrà presentato su Radio 3 nelle seguenti trasmissioni:

- venerdì 21 marzo alle 9.30 a Primo Movimento (spero che trasmettano Equinox...!)

- sabato 22 marzo alle 23.30 con un'intervista in diretta a Radio 3 Suite

 

Link per ascoltare la diretta: http://www.radiorai.rai.it/dl/portaleRadio/popup/player_radio.html?v=3




#53163 Carlo Francesco Defranceschi "Silhouette violacée", Giorgio Signorile

Inviato da Giorgio Signorile in 17 marzo 2014 - 09:02

Defranceschi-Silhouette-violacee.png

 

Prime giornate di sole, fine inverno, un brano da diteggiare, ho pensato di registrarlo. Il titolo, l'"ambiente" sonoro francese...a anche le montagne sullo sfondo sono il confine con i transalpini..

Grazie a Carlo Defranceschi per questo brano

 

 




#53127 RossiniMania, Eugenio Della Chiara

Inviato da Eugenio Della Chiara in 14 marzo 2014 - 15:25

RossiniMania - Eugenio Della Chiara

 

attraverso-i-secoli-e-rossinimania-di-eu

 

Nel settembre 2013 la Bottega Discantica ha cominciato la distribuzione di RossiniMania - CD prodotto con il patrocinio del Rossini Opera Festival - disponibile anche per l'acquisto in versione digitale su iTunes e su Amazon.

 

La tracklist include sei nuove composizioni scritte da autori italiani in omaggio a Rossini. Ho presentato le nuove musiche il 14 agosto 2013 in un concerto all'Auditorium Pedrotti di Pesaro, nell'ambito della XXXIV edizione del Rossini Opera Festival.

 

Davide Anzaghi (Milano, 1936)

Rossiniana (un tel Tell)

 

Marco Reghezza (Sanremo, 1968)

Divertimento su “Ai capricci della sorte”

Fuga su “Languir per una bella”

 

Roberto Tagliamacco (Genova, 1959)

Soirée Rossinienne

 

Niccolò Paganini (Genova, 1782 - Nizza, 1840)

Grande Sonata per chitarra sola, Op. 39

I. Allegro risoluto

II. Romance

III. Andantino variato

 

Pippo Molino (Milano, 1947)

Frammento G (echi da Cenerentola)

 

Alessandro Spazzoli (Forlì, 1964)

Sogno: il Barbiere

 

Paolo Ugoletti (Brescia, 1956)

Fantasia su un tema di Rossini




#52997 Compositori 2014

Inviato da dralig in 08 marzo 2014 - 23:28

Dove siamo "arrivati"? L'arrivo è la conclusione di un procedere verso una destinazione, nota o ignota. A meno che non si voglia tornare alla santa inquisizione (e relative condanne) sui materiali, io credo che ci si debba rendere conto del fatto che non si arriva a nessuna meta, che lo scopo del procedere è solo la ricerca, e che le definizioni dell' "andare avanti" e del "tornare indietro" sono bolse metafore. La sola, vera domanda è: la navigazione è condotta con senno, sapienza, onestà, coraggio,  o si va alla deriva? Cristoforo Colombo partì per le Indie, e sbarcò in America. Era un buon navigatore. Quando la sua vedetta gridò "terra", non importava il "dove", ma il fatto che la navigazione avesse avuto un senso. Io sono stufo di sentire il compositore Tizio - che crede di "andare avanti" - criticare il compositore Caio - accusato di "tornare indietro". Mi interessa invece capire, dovunque vadano Tizio e Caio, se sanno navigare e se hanno una buona caravella. Non c'è un "arrivo", c'è solo un "andare", e non c'è un "dove", ma solo un "come". T.S. Eliot dedicò il suo poema "The Waste Land" a Ezra Pound chiamandolo "il miglior fabbro". Bene, quando si parla di compositori, vogliamo parlare di fabbriceria musicale? Se no, la strada la conosciamo: si "parte" da Adorno e si "arriva" ad Allevi. 

 

dralig





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