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  1. Il chitarrista italiano Giovanni Martinelli interpreta Scala dei Turchi il primo movimento della suite per chitarra "Trittico Siciliano" di Kevin Swierkosz-Lenart (1989)
  2. “El testament d’Amèlia” è una canzone popolare catalana resa celebre anche dalla trascrizione per chitarra sola del chitarrista-compositore Miguel Llobet (1878 – 1938) che la incluse nella raccolta “Canciones populares Catalanas”. È una canzone basata su una semplice melodia scritta originariamente nella tonalità di sol minore. Nella canzone, Amelia, figlia del buon Re, descrive alla madre le sue ultime volontà. La trascrizione per chitarra di Llobet è in re minore e su questa il dott. Kevin Swierkosz-Lenart ha scritto delle variazioni per chitarra sola. Conosco Swierkosz-Lenart da anni, dalle mie frequentazioni ai Corsi di perfezionamento frequentati da dozzine di allievi che si riunivano a Chatillon per ascoltare le lezioni di Angelo Gilardino, Luigi Biscaldi, Gianni Nuti, Vincenzo Torricella e Piera Dadomo. Ed è quindi stata per me una grande e piacevole sorpresa trovare nella posta di ogni giorno una nuova composizione scritta proprio da lui. E la sorpresa è aumentata mentre leggevo il testo: ho scoperto successivamente che Swierkosz-Lenart segue lezioni di composizione da tipi del calibro dello stesso Gilardino e Dusan Bogdanovic – per intenderci – e chi scrive musica sa che la forma delle Variazioni è quella più ostica: paletti da rispettare e spazi ben delineati. Insomma, una prova del nove per chi pensa di poter essere in grado di dar forma ad un concetto musicale di senso compiuto. Ebbene, l’abilità con cui l’autore costruisce il meccanismo delle nove variazioni che seguono il tema è notevole e si rileva subito il modo originale in cui il compositore tratta il materiale tematico. La prima variazione sembra prendere le distanze quasi subito dalla quiete originaria della canzone con un disegno cristallino su due linee; le successive due variazioni (II, III) riprendono il tema focalizzandone maggiormente le peculiarità e, specie nella III, gli intervalli caratteristici della melodia sono usati come fonte di nuove idee. La IV Variazione, pur mantenendo il 3/4 iniziale e plasmando il tema su una figurazione con terzine, funge da vero e proprio preludio alla V che vede il canto stagliarsi su una figurazione in 6/8. L’autore qui, a scanso di equivoci, indica 80 alla croma perché la mia tentazione è stata quella di una esposizione più rapida che invece è prevista nella variazione successiva. Si tratta solo di una impressione ma è molto difficile che la prima avuta, specie in una pagina di questo spessore, sia quella sbagliata. Ci tornerò sopra. Acme raggiunta – con un climax che mette alla frusta le capacità di interpretazione dell’esecutore – le variazioni VII e VIII riconducono alla semplicità e linearità iniziale. La Varazione VIII termina con una frase interamente pronunciata con armonici ottavati e la richiesta finale, Variazione IX, causa quindi una forte sorpresa in chi ascolta: i giochi sembravano fatti ma l’autore regala un ultimo tratto veloce di pennello che abbraccia praticamente l’intero registro dello strumento. Una composizione ancora inedita e dedicata al giovane e valente chitarrista italiano Francesco Dominici Buraccini. Per quanto mi riguarda posso dire fin da ora che si tratta di una delle composizioni che andrà a completare la tracklist del cofanetto “Novecento Guitar Variations” che completerà la quadrilogia Novecento Guitar (che nel 2012 ha visto i Preludi, nel 2014 nel Sonate e nel 2019 vedrà le Sonatine). Ho accettato l'incarico di curare la revisione della composizione e - a pubblicazione avvenuta - consiglio caldamente la lettura e l’inserimento in repertorio di questa composizione.
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