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  1. La prima volta che si sente parlare di un’opera per chitarra del compositore inglese Cyril Scott (1879 –1970) è in una lettera datata 20 Luglio 1927, scritta da Andrés Segovia a Manuel Ponce: “Besides toiling away on your scores, I am also working on a Sonatina by Cyril Scott (thoug I must confess I am not too keen about it), on the Chaconne (I’m head over hells about it) and other works by Bach”. Della composizione lo stesso Segovia eseguì il solo primo movimento – intitolandolo Rêverie – in due diversi concerti nel 1928: a Londra presso la Wigmore Hall nel mese di Maggio e a Buenos Aires presso l’Odeon Theatre. Non esistono ad oggi prove che confermino altre esecuzioni dell’opera da parte del grande interprete spagnolo che mise l’opera da parte e non gli prestò più alcuna attenzione. Rimase chiusa e conservata fino al 2001, anno in cui Angelo Gilardino la riportò alla luce e la fece pubblicare nella celebre collana The Andrés Segovia Archive delle Edizioni Musicali Bèrben di Ancona. L’opera è divisa in tre movimenti ed in ciascuno di essi oltre a rilevare la concezione del compositore dell’universo timbrico della chitarra, si riscontrano importanti elementi propri del vocabolario compositivo di Scott. Nell'impalpabile introduzione del primo movimento Adagio, Molto moderato l’autore usa una battuta di apertura che fa uso di accordi paralleli, un elemento che contraddistingue lo stile di scrittura del compositore e che ritroveremo in tutta la composizione. Nel breve spazio che segue, le sei corde della chitarra vengono fatte risuonare liberamente e su queste stesse note, riorganizzate nell'altezza e nell'ordine, viene costruito il tema principale sul sistema pentatonico. La capacità di sintesi dell’autore è sorprendente: in pochissime battute si presenta e presenta lo strumento ideando di fatto un tema dal suono delle sue corde. L’esposizione della cellula melodica che segue (molto moderato) termina la fase introduttiva e con l’ausilio di monodie e lievi accordi di accompagnamento si viene condotti al secondo tema (dolce e tardamente) costruito su accordi di tre note che si muovono parallelamente opposti ad un basso su figurazione a terzine. La ripresa conduce subito ad un sopraffino sviluppo che mescola i due temi presentati rilevandone le peculiarità drammatiche: si tratta dell’acme del primo movimento. Da qui l’autore, attraverso una elaborata rarefazione del suono, ripropone i due temi modificando la tonalità del secondo e chiudendo (meno mosso) con una breve sezione che riassume in poche battute tutte le cellule fondamentali dei costrutti precedenti. L’Allegretto Pensoso è quasi interamente basato su una filiforme e strettissima sequenza di intervalli cromatici e diatonici esposta sul registro medio-basso. Sulla stessa sequenza l’autore dapprima costruisce una languida nenia infantile quindi, fissando i colori già utilizzati, espande le sonorità all'intera cordiera per un breve episodio caratterizzato da accordi plaqué di sei note che in questa registrazione vengono eseguiti come previsto dal manoscritto originale. La struttura della pagina è simmetrica e in chiusura la melodia infantile viene richiamata con ampi intervalli di decime e con un tactus ritmico più dilatato che si sgretola fino al silenzio. Il Finale riespone dietro un’osservazione prismatica quasi tutti gli elementi sia tematici che di colore presentati nei primi due movimenti e senza troppe formalità fa richiesta all'interprete di una non indifferente capacità tecnica ed esecutiva di ampie porzioni di ribattuti di quattro note e brevi ma infuocati passaggi di agilità. Una interrogativa affermazione, nel manoscritto, vergata poco sotto il terzo movimento – in tedesco e la cui interpretazione è dubbia – specifica qualcosa come “Potrei scrivere un finale migliore, se loro lo desiderano”. Fa pensare che, probabilmente, Scott ritenesse le ultime battute del movimento ancora una bozza, non definitive. Qui sotto la registrazione tratta dal CD Novecento Guitar Sonatinas (C)2019 Brilliant Classics
  2. “Sonatina for guitar”, Cyril Scott (edited by Angelo Gilardino and Luigi Biscaldi - Bèrben Edizioni musicali) A motivo di personale negligenza, conoscevo il compositore inglese per il Piano Concerto n. 1 e brevi altri scorci di pagine, che tuttavia, con maturato interesse, ho ritenuto “rinverdire”, verificando preziose similarità di scrittura con questa Sonata. Il mero intendimento della presente bozza rimane quello di suggerire come l’analisi della struttura armonica possa contribuire al fine del complesso disegno di costruzione interpretativa. I° movimento L’incipit, sottovoce, dichiara in un bicordo di armonici un Sol maggiore, che ritornerà elusivo al termine della prima frase, nell’arpeggio di corde libere, ad eccezione proprio di quel Sol, intenzionalmente evidenziato subito sulla voce acuta. In coerente ossequio alla forma impressionista, l’accordo imponente, naturale per lo strumento, sviluppa tutte le note di un ambiente pentatonico, facilmente realizzabile se dal terzo grado maggiore (in questo caso Si naturale), si suonano per intervalli successivi quarte giuste (Si, Mi, La, Re, Sol). Il gioco lento delle successive triadi maggiori (La e Mi bemolle in tritono, Fa, Sol bemolle), sembra con elegante equivoco, preludere per velati passi a questa maturata conclusione. Le B5-6-7, B19-20, B35, B88-90 a diverso titolo possono venir intese quali ulteriori fraseggi su pentatonica di Sol. Le B22-26, B27-31, B91-94 vivono similare atmosfera di sospensione sul grado di dominante, tuttavia in intorni tonali differenti. B22-26 indugiando verso una tonica mai raggiunta di Do maggiore, con due brevi formule in sequenza. La prima, sul grado di dominante Sol, che evidenzia settima minore, ma anche nona maggiore e tredicesima, con effetto di elegante indugio, ricordando il “Pie Jesu” dal Requiem di G. Fauré. La seconda, ancor maggiormente cara al mondo impressionista francese, con successivi frammenti di accordo di quinta eccedente, che sviluppano un percorso prettamente esatonale. Unica eccezione nel corretto comporsi dei frammenti di scala a toni interi, quel Mi naturale della voce acuta, “intenzionale”, poiché raffinata tredicesima sul già ampiamente menzionato grado di dominante. Le B27-31, con anticipata dichiarazione in B26 dell’accordo di Do diesis con settima minore, indugiano in maniera quasi speculare verso la tonalità di Si maggiore, tuttavia il particolare contesto acquisisce continuità di “peso” modulante, poiché la B32, secondo frammenti di accordo, apparentemente “lontani”, cela significativamente un sostenuto ed elegante successivo Si naturale, quale nuovo grado di dominante, tanto da lasciare avvertire in B33, sotto il solitario Si acuto, un nitido accordo di Mi maggiore, tuttavia prontamente evitato. In ultimo le B91-94 si sviluppano in sospensione verso la tonalità di Si bemolle maggiore. B95-96 rapide presentano tensione cromatica in successione di cadenza via via verso Si, Do, Re bemolle, Re, Mi bemolle. Quest’ultima chiusura verrà evitata in B97 attraverso ulteriore accrescimento cromatico acuto verso il La natura, tritono dell’evitato Mi bemolle, in atmosfera nuovamente esatonale. Raffinatissimo il finale, con accordi di dominante (in successione Sol, Fa diesis e nuovamente Sol), completi di nona maggiore. La prima formulazione addirittura evidenzia nella progressione del basso una quinta diminuita (enarmonico Do diesis). Tutto dovrebbe convenzionalmente spegnersi in Do maggiore. A dispetto, attraverso elegante ripetizione del La acuto (in mutata figura da nona maggiore a terza maggiore), il movimento chiude splendidamente in solenne Fa maggiore. II° movimento Intenzionale e compiaciuta ripresa del modulo esatonale in B49-54. III° movimento B22-28 e B38-45 con rapidi delicatissimi arpeggi su alternati accordi estesi di nona di dominante e di undicesima. B48-51 con estrema raffinatezza, “tranquillo” , ci viene concesso transito, denso di successive presenze in atmosfera di none maggiori, tredicesime e quinte diminuite, verso B52-53 in un elegante, sensuale impressionistico Mi maggiore. Successivamente alla subdola anticipata dichiarazione in B65 della tonalità di La bemolle maggiore, la B67, con maestria di disegno, anticipa singola voce su tempo forte un Mi bemolle, atteso grado di Dominante. Non modula subito naturalmente verso tonica, per transitare su un arpeggio di Re con settima minore, nona maggiore ed undicesima eccedente (sapiente enarmonico “premonitore” Sol diesis). Ciò equivocherebbe un’evidente declinare verso Sol maggiore, ma attraverso tritono (notare anche il La naturale che degrada cromaticamente verso La bemolle, in moto contrario alla voce acuta), la Sonata si spegne, come promesso, in La bemolle maggiore (B68).
  3. “Sonatina for guitar”, Cyril Scott (edited by Angelo Gilardino and Luigi Biscaldi - Bèrben Edizioni musicali) A motivo di personale negligenza, conoscevo il compositore inglese per il Piano Concerto n. 1 e brevi altri scorci di pagine, che tuttavia, con maturato interesse, ho ritenuto “rinverdire”, verificando preziose similarità di scrittura con questa Sonata. Il mero intendimento della presente bozza rimane quello di suggerire come l’analisi della struttura armonica possa contribuire al fine del complesso disegno di costruzione interpretativa. I° movimento L’incipit, sottovoce, dichiara in un bicordo di armonici un Sol maggiore, che ritornerà elusivo al termine della prima frase, nell’arpeggio di corde libere, ad eccezione proprio di quel Sol, intenzionalmente evidenziato subito sulla voce acuta. In coerente ossequio alla forma impressionista, l’accordo imponente, naturale per lo strumento, sviluppa tutte le note di un ambiente pentatonico, facilmente realizzabile se dal terzo grado maggiore (in questo caso Si naturale), si suonano per intervalli successivi quarte giuste (Si, Mi, La, Re, Sol). Il gioco lento delle successive triadi maggiori (La e Mi bemolle in tritono, Fa, Sol bemolle), sembra con elegante equivoco, preludere per velati passi a questa maturata conclusione. Le B5-6-7, B19-20, B35, B88-90 a diverso titolo possono venir intese quali ulteriori fraseggi su pentatonica di Sol. Le B22-26, B27-31, B91-94 vivono similare atmosfera di sospensione sul grado di dominante, tuttavia in intorni tonali differenti. B22-26 indugiando verso una tonica mai raggiunta di Do maggiore, con due brevi formule in sequenza. La prima, sul grado di dominante Sol, che evidenzia settima minore, ma anche nona maggiore e tredicesima, con effetto di elegante indugio, ricordando il “Pie Jesu” dal Requiem di G. Fauré. La seconda, ancor maggiormente cara al mondo impressionista francese, con successivi frammenti di accordo di quinta eccedente, che sviluppano un percorso prettamente esatonale. Unica eccezione nel corretto comporsi dei frammenti di scala a toni interi, quel Mi naturale della voce acuta, “intenzionale”, poiché raffinata tredicesima sul già ampiamente menzionato grado di dominante. Le B27-31, con anticipata dichiarazione in B26 dell’accordo di Do diesis con settima minore, indugiano in maniera quasi speculare verso la tonalità di Si maggiore, tuttavia il particolare contesto acquisisce continuità di “peso” modulante, poiché la B32, secondo frammenti di accordo, apparentemente “lontani”, cela significativamente un sostenuto ed elegante successivo Si naturale, quale nuovo grado di dominante, tanto da lasciare avvertire in B33, sotto il solitario Si acuto, un nitido accordo di Mi maggiore, tuttavia prontamente evitato. In ultimo le B91-94 si sviluppano in sospensione verso la tonalità di Si bemolle maggiore. B95-96 rapide presentano tensione cromatica in successione di cadenza via via verso Si, Do, Re bemolle, Re, Mi bemolle. Quest’ultima chiusura verrà evitata in B97 attraverso ulteriore accrescimento cromatico acuto verso il La natura, tritono dell’evitato Mi bemolle, in atmosfera nuovamente esatonale. Raffinatissimo il finale, con accordi di dominante (in successione Sol, Fa diesis e nuovamente Sol), completi di nona maggiore. La prima formulazione addirittura evidenzia nella progressione del basso una quinta diminuita (enarmonico Do diesis). Tutto dovrebbe convenzionalmente spegnersi in Do maggiore. A dispetto, attraverso elegante ripetizione del La acuto (in mutata figura da nona maggiore a terza maggiore), il movimento chiude splendidamente in solenne Fa maggiore. II° movimento Intenzionale e compiaciuta ripresa del modulo esatonale in B49-54. III° movimento B22-28 e B38-45 con rapidi delicatissimi arpeggi su alternati accordi estesi di nona di dominante e di undicesima. B48-51 con estrema raffinatezza, “tranquillo” , ci viene concesso transito, denso di successive presenze in atmosfera di none maggiori, tredicesime e quinte diminuite, verso B52-53 in un elegante, sensuale impressionistico Mi maggiore. Successivamente alla subdola anticipata dichiarazione in B65 della tonalità di La bemolle maggiore, la B67, con maestria di disegno, anticipa singola voce su tempo forte un Mi bemolle, atteso grado di Dominante. Non modula subito naturalmente verso tonica, per transitare su un arpeggio di Re con settima minore, nona maggiore ed undicesima eccedente (sapiente enarmonico “premonitore” Sol diesis). Ciò equivocherebbe un’evidente declinare verso Sol maggiore, ma attraverso tritono (notare anche il La naturale che degrada cromaticamente verso La bemolle, in moto contrario alla voce acuta), la Sonata si spegne, come promesso, in La bemolle maggiore (B68). View full article on repertoire
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