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Trovato 9 risultati

  1. Cristiano Porqueddu

    Giulio Regondi Fête Villageoise, Leif Christensen

    Leif Christensen suona Fête Villageoise di Giulio Regondi (1822-1872). Traccia tratta da un LP del 1981.
  2. Cristiano Porqueddu

    Regondi Complete Solo Guitar Music, Alberto Mesirca

    L'etichetta discografica olandese Brilliant Classics pubblica il CD Set "Regondi Complete Solo Guitar Music" del chitarrista italiano @Alberto Mesirca. Il cofanetto raccoglie l'integrale delle composizioni per chitarra del compositore italiano Giulio Regondi (1822 - 1872). Nel dettaglio, la tracklist include i seguenti lavori per chitarra sola: CD 1: Feuille d’album. Ad libitum (first recording) Rêverie - Nocturne, Op. 19 (Larghetto – Più mosso) Fête villageoise, Op. 20 (Rondo caprice. Allegretto giusto) Premier Air varié, Op. 21 Deuxième air varié, Op. 22 Introduction et caprice, Op. 23 (Adagio – Allegretto scherzando) CD 2: Air varié de l’opéra de Bellini "I Capuleti e i Montecchi" Solo on Don Giovanni 10 Etudes Tecnico del suono: Andrea De Marchi La recensione della release discografica a cura di Gianluigi Giglio per l'e-magazine dotGuitar: Di Giulio Regondi serbiamo un’immagine serafica: seduto su una seggiola, con i suoi boccoli biondiriversi sulle sue docili spalle, mentre imbraccia una chitarra. Questa è l’icona più emblematica che abbiamo del Regondi bambino, che alla chitarra fu legato nel bene e nel male. Nato a Ginevra nel 1822, poco si conosce della madre; alcuni aneddoti, ci aiutano meglio a conoscere la sua fragile figura, segnata dai soprusi di un padre aguzzino, che sfruttò le sue doti di enfant prodige per trarne bieco profitto, abbandonandolo, dopo averlo lasciato senza un soldo, in quella Londra ottocentesca dei bassifondi, permeata ancora da quell’atmosfera del romanzo Dickensiano “Oliver Twist”, che il regista Roman Polański è riuscito a ricreare efficacemente, nel suo film omonimo. Quando il padre usciva di casa, chiudeva a chiave il figlio per costringerlo a studiare cinque ore al giorno. Il bimbo se ne restava solo, per tutto il tempo, controllato di sottecchi da un vicino di casa; “a seconda di quanto veniva riportato, doveva starsene a fianco del letto del padre per recuperare tutto il tempo che avesse perso durante il giorno” .1 Era stato il dottor George Young, noto medico londinese - in un suo breve soggiorno a Lione, ospite del padre che gli impartiva lezioni di italiano - a consigliargli di portare il fanciullo a Londra, avendolo sentito suonare la chitarra. Così lo descrive: “dotato di una notevole intelligenza, d’aspetto fine e delicato, con mani forti e più sviluppate rispetto al resto. Giulio non ricordava di essere uscito di casa neanche quando era venuto un uomo a prendergli le misure per un abito di velluto con ornamenti dorati e un cappello, anch’esso di velluto, con piume bianche. Al concerto, non appena ebbe finito di suonare, il pubblico si alzò in piedi applaudendo e chiedendo un bis, al che Giulio allarmato fuggì di corsa dal palcoscenico. Ci volle parecchio tempo per riprenderlo e farlo suonare ancora”.2 Se Regondi fosse nato nel ‘900, sarebbe sicuramente ricorso allo psicanalista, per le coercizioni e angherie subite. Invece decise – da un certo momento in poi – di dedicarsi alla concertina, strumento simile al bandoneon, per il quale compose un gran numero di opere, abbandonando la chitarra che, a livello inconscio, era legata ai patimenti e ai tormenti di un’infanzia tradita. Tuttavia, nei concerti che Regondi diede a Parigi, Londra, Liverpool, Darmstadt, Dresda, Lipsia, Vienna, Praga, per le abilità tecniche di cui era dotato, riuscì a sbalordire come pochi altri avevano fatto sino ad allora, ottenendo sempre entusiasmanti recensioni della critica. Le sue composizioni sono di non facile esecuzione, con funambolici passaggi, arpeggi veloci, tremoli e complessità tecniche inaudite per quell’epoca, se si eccettua il virtuosismo di Legnani, Giuliani e Sor. Quest’ultimo conobbe Regondi bambino, e ne apprezzò il talento tanto da dedicargli la Fantasia op. 46 (anche Carcassi gli dedicò le Variations brilliantes sur un thême de la Cenerentola “Non più mesta”- Rossini). Il successo non era più tanto scontato come all’epoca dei grandi chitarristi compositori del primo ottocento. Bisognava fare i conti con il predominio del pianoforte, con tutte le sue potenzialità espressive, che compositori del calibro di Liszt, Schumann, Thalberg, Moscheles e Chopin seppero sfruttare, elevandolo a strumento romantico per antonomasia. I chitarristi dell’epoca inseguirono invano quel modello, poiché la forza espressiva della chitarra non risiedeva nella potenza sonora, ma in quella caleidoscopica amalgama di colori, sfumature ed effetti timbrici che contraddistinguono il suo carattere più intimistico. La chitarra, grazie a Regondi, riesce ad entrare nel panorama di quel romanticismo inquieto che sublima il pittoresco attraverso un nuovo sentimento di intimità spirituale, per cui la musica diviene fonte di gioia interiore. La spontanea effusione melodica di Regondi, che trascende ogni aspetto drammatico, serve a infondere serenità: al suo culmine la melodia è evocazione poetica. Nella Rêverie Nocturne op.19, una sensazione di rasserenante estasi – che ha come momento parossistico la fluida cantabilità del tremolo – ci astrae completamente dal mondo terreno: si è come sospesi in un impalpabile ed etereo spazio siderale. Che ritroviamo anche nella brevità di Feuille d’Album, brano portato alla luce da Andreas Stevens nel 2010, trovato presso una collezione privata a Monaco, e qui inciso per la prima volta. Una breve introduzione nel tono di re minore col basso che si muove, carico di tensione, su un intervallo di seconda minore; si espande poi in una sezione di ampi e arditi arpeggi, come fosse un ponte modulante che risolve in una suadente melodia nella tonalità di mi maggiore. Forse meno ispirato, per la ridondanza di ornamentazioni, Fête Villageoise sembra una scampagnata (ma non proprio per quanto riguarda l’esecuzione) all’insegna del divertimento, motto di quella serenità che qui trapela palesemente, senza alcun pudore, e che null’altro sembra volerci suggerire. Le ornamentazioni, i glissati, estese sequenze di arpeggi, successioni rapide di scale, sono peculiari di tutta la musica di Regondi, retaggio del virtuosismo dei chitarristi compositori di qualche decennio prima. Li ritroviamo pure nell’Air Varié op. 21 e op. 22 dove una mesta introduzione in tonalità minore contrasta con il tema sereno in tono maggiore (quello dell’op. 21 calca un motivo popolare napoletano); le variazioni sono ricche di cromatismi, complesse armonie, e melodie che rimandano, stavolta, all’ormai sorpassato clima salottiero ottocentesco. Più interessante Introduction et Caprice op. 23, ultimo pezzo scritto da Regondi per la chitarra, definito da Gilardino “il miglior brano scritto per chitarra nell’epoca romantica”,3 caratterizzato da un magistrale uso della tessitura armonica nell’introduzione in mi maggiore, da cui si apre poi lo sviluppo vero e proprio (il capriccio in mi minore) nel quale, per chiudere con maestria l’elaborazione motivica di gradevole impronta romantica, egli utilizza l’ampio vocabolario degli elementi idiomatici della chitarra. I Capuleti e i Montecchi - ispirato, forse, al lavoro di Mertz - prende spunto dall’opera di Bellini con le variazioni secondo i canoni consueti. Il risultato è un capolavoro che mette in mostra un copioso ventaglio dei tecnicismi stilistici dell’epoca, ma anche un sapiente uso dell’accompagnamento della melodia, che ci fa apprezzare appieno le qualità polifoniche della chitarra. Esperimento simile è il Solo on Don Giovanni, fedele riproposizione, nota per nota, della medesima trascrizione ad opera di Thalberg, il famoso pianista compositore rivale di Liszt, che Regondi aveva incontrato a Londra nel 1837 e nel 1839, in occasione della loro partecipazione agli stessi concerti.4 Infine i magnifici 10 Etudes da cui si dispiegano accattivanti melodie, sorrette da armonie che aderiscono perfettamente alla fluida cantabilità. Talvolta, come nel difficile studio n. 5, da un semplice disegno melodico, trapela – attraverso articolate progressioni e modulazioni – un’eccellente abilità compositiva. E vale, per tutti, l’efficace intensità degli studi n. 6 e n. 9 per annoverare questi esercizi dell’espressività - miniature di grande valore musicale - tra le più belle composizioni del periodo romantico. Il 6 maggio 1872 Regondi moriva a Londra per un cancro epiteliale, dopo atroci sofferenze durate 20 mesi. Nella sua vita vennero pubblicate solo cinque opere; dopo la sua morte cadde nel dimenticatoio, e fu riscoperto solo di recente: i 10 studi furono scoperti in Russia da Matanya Ophee nel 1987. Alcune sue opere furono incise per la prima volta a partire dal 1981 da Leif Christensen con una chitarra René Lacôte del 1830, e in seguito da David Starobin nel 1993.5 Uno dei più eminenti studiosi di Regondi è Simon Wynberg,6 le cui note sono riportate (in lingua inglese) nel libretto che accompagna questi due CD del valente chitarrista Alberto Mesirca, per l’etichetta Brilliant Classics. Qualche piccola rigidità del fraseggio e rubati, a volte, leggermente affrettati, non inficiano la pregevole interpretazione del talentuoso e giovane chitarrista che, col suo ricercato tocco romantico, nitido e delicato, fa materializzare, nel gorgo dell’immaginazione, quella soave figura “con quei suoi occhi blu pieni di dolcezza e vivacità, dai lunghi capelli biondi e fluenti sulle spalle”,7 concedendoci di godere pienamente di una delle pagine più significative del periodo romantico.______________ 1. Secondo le informazioni date a Madame Fauche da Mr. Binfeld, nel periodico “The musical world”, Vol. I, 1° giugno 1872 pag. 345 2. “The musical world”. Op.cit. 3. Ne “La chitarra” edizioni Curci, 2010 p. 153 4. Notizie tratte dall’articolo di Stefan Hackl ne “Il Fronimo” n. 143, p. 21, Milano Luglio 2008. 5. Ivi p. 14 6. Il medesimo articolo su Regondi, scritto da Simon Wynberg, è stato pubblicato ne “Il Fronimo” n. 42, p. 8-14, Milano 1982 7. Descrizione tratta da una recensione di un concerto di Regondi tenuto a Parigi il 13 aprile del 1830
  3. http://www.youtube.com/watch?v=AjnrUR-VWjY Non sono un chitarrista ma questo pezzo è bellissimo.
  4. http://www.youtube.com/watch?v=o9RP6cJea28
  5. Salve a tutti. Qualcuno saprebbe dirmi se esiste l'edizione suvini zerboni di "Introduzione e Capriccio Op. 23" di Giulio Regondi? Ho cercato sul web ma non mi risulta. Nel caso non esista, si trova in qualche altra edizione tra le più attendibili (es. Curci, Schott, Berben e così via)??...Grazie
  6. Salve a tutti amici, ieri mettendo ordinetra i miei spartiti, mi sono soffermato su Regondi. Volevo sapere delle informazioni e anche il perchè, se qualcuno ne è a conoscenza, sul fatto che le opere di Regondi per la mggior parte delle case editrici vengono stampate senza diteggiatura. Qualcuno sa il perchè, di tutto questo?
  7. Sta per essere pubblicato dalle Editions Orphée un'opera di Giulio Regondi recentemente riscoperta. La revisione è basata su un manoscritto trovato nella collezione di Karl Scheit. "Air varié de l’opera de Bellini - I Capuleti e i Montecchi - for solo guitar." Riporto testualmente dal sito ufficiale delle Editions Orphée: This first edition of Giulio Regondi’s Air Varié de l’opera de Bellini I Capuleti e i Montecchi is based on a manuscript found in the collection of Karl Scheit, now preserved in the library of the Universität für Musik und Darstellende Kunst — the Music University of Vienna. This manuscript, was copied in 1854-1865 by Josiah Andrew Hudleston (1799-1865) and presented as a gift to Madam R. Sidney Pratten. It contains more than 500 pages of music in two volumes. The piece was composed in 1845 for Regondi’s pupil, a certain Miss Donovan of Dublin. Regondi is known to have played this piece in his concerts during the 1850s and it was highly acclaimed by the critics. The monumental style of the introduction — a kind of dramatic overture – appears to be strongly influenced by the opera fantasies of Sigismund Thalberg (1812-1871). Thalberg and his rival Franz Liszt developed a new type of “Opernfantasie” that goes far beyond simple variations or potpourris for entertainment, but delves deeply into the characters and the spiritual world of the works. Airs by Bellini were often on the programs of Regondi’s concerts in the 1840s, not only on the guitar but also on the concertina. Themes from Bellini’s operas were most popular in the guitar repertory of the nineteenth century. The air L’amo tanto, e m’è si cara used in this composition is from the opera I Capuleti e i Montecchi by Vincenzo Bellini. It was also used by Padovetz (op. 13), Pettoletti (op. 17), and Neuland op. 21. Without doubt, Regondi’s version is the most refined of all. A truly exciting discovery! J. A. Hudleston, the man responsible for preserving this music, was among the most interesting figures of the nineteenth century British guitar world. He maintained a close amicable relationship with the leading guitarists in England at the time, Giulio Regondi and Madame R. Sidney Pratten. He was, now we know, the original dedicatee of the Regondi Etudes. He was an avid collector of guitar music, a remarkable feat considering that he spent most of his adult life in India. L'acquisto sarà disponibile a breve dalla pagina http://www.editionsorphee.com/solos/reg-bellini.html Per informazioni: Editions Orphée, Inc., 1240 Clubview Blvd. N. Columbus, OH 43235-1226 TELEPHONE: (614) 846-9517 FAX: (614) 846-9794 EMAIL: m.ophee@orphee.com
  8. Salve a tutti, ho aquistato circa un anno fa,a Roma, un libro sulle opere piu importanti di G. Regondi della Carisch. Mi chiedevo perche nessuna delle opere pubblicate presenta la diteggiatura, ma nn è il caso solo della Carisch, anche in altre Edizioni, di cui non ricordo il nome, le opere erano pubblicate senza diteggiatura. Un pezzo come Introduzione e Capriccio è un po il colmo pubblicarlo senza diteggiatura (a mio parere).
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