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  1. Nel definire il paesaggio sonoro chitarristico di matrice russa ci si ritrova a fare i conti con un corpus musicale sostanzialmente sconosciuto allo sguardo occidentale, dalle ascendenze variegate ma fortemente legate ad un territorio culturale anch'esso sfaccettato e non riconducibile ai consueti parametri consoni al canone, ormai stabilmente sedimentato, della letteratura chitarristica conosciuta. Di un viaggio si tratta, attraverso stazioni spesso sorprendenti nella loro peculiarità stilistica, che illumina di un'inedita luce un patrimonio fino ad oggi relegato ai margini del già periferico mondo delle sei corde. Sarebbe tuttavia ingeneroso, ed al tempo stesso privo di fondamento, relegare il corpus presentato da Cristiano Porqueddu, al caratteristico o all'esotico, dove invece si ha spesso a che fare con pagine dalle qualità innegabili, quanto distanti dai percorsi già tracciati in un tempo coevo da altre testimonianze cha hanno avuto maggior diffusione. I poli, opposti, entro i quali si dipana la cifra stilistica di questi 4 dischi oscilla tra elementi fortemente caratterizzati ritmicamente e momenti profondamente lirici, questo in estrema sintesi. La magnifica Sonata di Denisov, le preziose miniature di Asafiev, i due brani della Gubaidulina mi sembrano quanto di meglio si possa chiedere ad un'idea di musica del XX secolo che scova le proprie ascendenze nel ricchissimo patrimonio musicale russo, e che alle nostre orecchie occidentali suona tutto sommato alieno, conscio com'è del proprio diritto a non rinnegare un'idea di bellezza traslata in musica. Accanto, spesso, brillano pagine di grande qualità, come quelle di Dzhaparidze, della Poplyanova, sorprendenti nel rivelare il loro peculiare frutto stilistico. In maniera scoperta o meno, legate ad un sapore melancolico che a tratti si rivela sardonico. @Cristiano Porqueddu si muove, lungo l'intera raccolta, con la consapevolezza ed il trasporto che queste pagine chiedono all'interprete. La ripresa audio, asciutta e priva di manierismi, permette di gustare la capace ed esaustiva tavolozza timbrica che Porqueddu cava dallo strumento. Consigliatissimo, ça va sans dire. Alfredo Franco
  2. Nel definire il paesaggio sonoro chitarristico di matrice russa ci si ritrova a fare i conti con un corpus musicale sostanzialmente sconosciuto allo sguardo occidentale, dalle ascendenze variegate ma fortemente legate ad un territorio culturale anch'esso sfaccettato e non riconducibile ai consueti parametri consoni al canone, ormai stabilmente sedimentato, della letteratura chitarristica conosciuta. Di un viaggio si tratta, attraverso stazioni spesso sorprendenti nella loro peculiarità stilistica, che illumina di un'inedita luce un patrimonio fino ad oggi relegato ai margini del già periferico mondo delle sei corde. Sarebbe tuttavia ingeneroso, ed al tempo stesso privo di fondamento, relegare il corpus presentato da Cristiano Porqueddu, al caratteristico o all'esotico, dove invece si ha spesso a che fare con pagine dalle qualità innegabili, quanto distanti dai percorsi già tracciati in un tempo coevo da altre testimonianze cha hanno avuto maggior diffusione. I poli, opposti, entro i quali si dipana la cifra stilistica di questi 4 dischi oscilla tra elementi fortemente caratterizzati ritmicamente e momenti profondamente lirici, questo in estrema sintesi. La magnifica Sonata di Denisov, le preziose miniature di Asafiev, i due brani della Gubaidulina mi sembrano quanto di meglio si possa chiedere ad un'idea di musica del XX secolo che scova le proprie ascendenze nel ricchissimo patrimonio musicale russo, e che alle nostre orecchie occidentali suona tutto sommato alieno, conscio com'è del proprio diritto a non rinnegare un'idea di bellezza traslata in musica. Accanto, spesso, brillano pagine di grande qualità, come quelle di Dzhaparidze, della Poplyanova, sorprendenti nel rivelare il loro peculiare frutto stilistico. In maniera scoperta o meno, legate ad un sapore melancolico che a tratti si rivela sardonico. @Cristiano Porqueddu si muove, lungo l'intera raccolta, con la consapevolezza ed il trasporto che queste pagine chiedono all'interprete. La ripresa audio, asciutta e priva di manierismi, permette di gustare la capace ed esaustiva tavolozza timbrica che Porqueddu cava dallo strumento. Consigliatissimo, ça va sans dire. Alfredo Franco Maggiori informazioni: https://www.amazon.it/Russian-Guitar-Music-Musica-Russa/dp/B06W2P495T Leggi la scheda di questo/a novità discografica
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