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    Articolo di @Angelo Gilardino su SuonareNews di Dicembre 2017 dedicato alle recenti registrazioni italiane della musica del compositore paraguayano Agustín Barrios Mangoré (1885-1944).
  2. È iniziata la campagna abbonamenti di SuonareNews della Michelangeli Editore. Abbonamento 2018, scontato del 30%, costa soltanto € 58,00 invece di € 82,50, scontato del 30%, e dà diritto a ricevere un anno di musica: 11 numeri di “Suonare news” + 11 cd allegati + Pagine Musica 2018 + il bellissimo e utile manuale di guida all’ascolto del repertorio pianistico “Il pianoforte” a cura di Roberto Prosseda, 300 pagine illustrate e rilegate a filo refe. Servizio consegna rapido “Premium press”. A Natale regala un abbonamento a “Suonare news” Un dono sempre gradito che ti farà ricordare per dodici mesi. Il secondo e terzo abbonamento (purché sottoscritti in un unico versamento) costano rispettivamente soltanto € 39,00 (sconto del 53%) e € 25,00 (sconto del 70%) invece di € 82,50. Un biglietto d’auguri informerà subito i destinatari del tuo gesto. Diventa un sostenitore di “Suonare news” Con € 99,00 ti assicuri l’abbonamento annuale con tutti i regali e in più il prezioso cofanetto “Andrés Segovia”, dieci cd con le celebri interpretazioni del leggendario chitarrista spagnolo. E per gli studenti fino a 26 anni l’abbonamento è superscontato a soli € 39,00.  Il pagamento può essere effettuato sul sito www.suonare.it (anche al telefono 02-70632252) oppure con bonifico o postagiro intestato a Michelangeli editore srl, Iban IT 75 K 07601 01600 000022877203. L'offerta scade il 31 Dicembre 2017 Info: http://www.suonare.it/abbonamenti.html
  3. SuonareNews, il numero di Ottobre 2017 L'editoriale I concerti si fanno per la gioia del pubblico di Filippo Michelangeli A ottobre prendono il via le stagioni musicali italiane. La scommessa è andare alla ricerca di spettatori giovani che possano affiancare le teste canute che oggi riempiono le sale. Il nostro ricordo di Antonio Mormone, impresario illuminato che al pubblico ha dedicato la vita La ricorrenza che monopolizza ottobre è il 12, quando si festeggia la scoperta dell’America, avvenuta nel lontano 1492 e che porta la firma di un navigatore italiano: Cristoforo Colombo. Per chi si occupa di musica, invece, ottobre è il mese in cui aprono tutte le stagioni di concerti e quello che ogni impresario vorrebbe scoprire è “nuovo pubblico”. Perché nonostante mille proclami e svolte annunciate, ciò che troveranno gli abbonati alle società di concerti sarà più o meno sempre la stessa proposta di spettacolo. Ci si lamenta, non a torto, che ai concerti di “classica” si vedono solo teste canute, pochi giovani, pochissimi ragazzi e, forse, persino pochi spettatori in generale. Ma al dunque nessuno ha il coraggio di prendere in mano la situazione e tentare di ammodernare la formula di somministrazione di musica dal vivo. La “colpa” naturalmente è sempre degli altri. Della crisi economica che, anche se ormai dura da dieci anni per qualcuno sarà argomento per giustificare quando le cose non vanno per altri due o trecento anni. Poi della scuola che “ignora” l’educazione musicale e lascia crescere la popolazione all’oscuro di Mozart & Beethoven. Del consumismo che fa dilapidare tutte le risorse per accaparrarsi l’ultimo modello di smartphone. Dell’ignoranza della classe politica che non capisce il valore dell’arte dei suoni e preferisce finanziare “la sagra della salsiccia”. Tutto vero. Ma ogni tanto provare a pensare che, forse, qualche responsabilità ce l’abbiamo pure noi non solo sarebbe giusto, direi persino necessario. Sempre che si voglia davvero avere più gente in sala e non si preferisca rincorrere soltanto i finanziamenti pubblici. Poche settimane fa se n’è andato Antonio Mormone, il fondatore della Società dei Concerti di Milano. Suonare news lo ricorda pubblicando un’ampia intervista concessa tempo fa al nostro mensile e allegando un cd che offre un compendio di tanti grandi artisti che hanno voluto dargli l’ultimo saluto mettendo a disposizione una traccia della loro arte. Ho avuto la fortuna di essere amico di Mormone e ricorderò sempre la sua attenzione autentica, leale, indomita, verso il pubblico. Sembra un fatto scontato per un impresario o un direttore artistico, invece non è così. Mormone si preoccupava persino di aiutare gli spettatori a parcheggiare l’automobile quando arrivavano ai suoi concerti. Non è un caso che avesse sempre la sala gremita. Sembra che pensare al pubblico voglia dire necessariamente abbassare il livello della proposta artistica, cercare il facile consenso. Ma quando mai? I concerti si chiamano “pubblici” perché c’è il pubblico. Se mancano gli spettatori si chiamerebbero concerti “privati”. Intendiamoci, Mormone non è stato l’unico impresario a mettere al centro della sua attività gli spettatori, ma certamente ha lasciato un’eredità che soprattutto i giovani che vogliono organizzare spettacoli dal vivo non dovrebbero mai dimenticare: la musica è condivisione. Se non amate il pubblico non aprite una società di concerti. Dettagli e acquisto online: http://www.suonare.it/sommario.php
  4. Chiunque lo desideri può senza impegno richeidere una copia omaggio del mensile Suonare news con un CD allegato. Attenzione: la promozione scade il 3 Ottobre 2017 alle ore 24.00 Link: http://www.suonare.it/2017-omaggio-suonare_news/
  5. Les Arbres Rouges è un cd pubblicato da Michelangeli Editore e distribuito con SuonareNews nel 2002. LES ARBRES ROUGES Recital per chitarra sola (C) 2002 – Michelangeli Editore Anno di pubblicazione: 2002 Etichetta discografica: Michelangeli Editore Periodo: 10-19 Settembre 2001 Sede: Quality Audio Studios, Vercelli Chitarra: Giuseppe Guagliardo, 2001 Corde: Savarez Alliance Tecnico audio: Ernesto Villani Tracklist: Antonio Jiménez Manjón (1866 – 1919) 01 Leyenda 02 Aire Vasco op.19 Agustin Barrios Mangoré (1885 – 1944) 03 Preludio en La menor 04 Preludio op.5 n.1 05 Preludio en Do menor 06 Estudio n.3 07 Confesiòn 08 Chôro da Saudade Angelo Gilardino (1941) Sonata II (”Hivern Florit”) 09 Allegretto semplice 10 Andante molto tranquillo, quasi adagio 11 Allegro vivo e brillante Da “Studi di virtuosità e di trascendenza” 12 Embarquement pour Cithére (Omaggio a Jean Antoine Watteau) 13 Omaggio a Sergej Prokof’ev 14 Les arbres rouges (Omaggio a Maurice de Vlaminck) ------ “Il programma di questo CD è quello di un tipico recital nel quale il solita offre il fior da fiore del suo repertorio. Repertorio che, in questo caso, è evidentemente costituito all’insegna della più spavalda fede nei propri doni di virtuoso, perché affronta alcune severissime sfide di bravura lanciate ai chitarristi nel tardo romanticismo e nella contemporaneità.” Angelo Gilardino, Settembre 2002 Preview:
  6. Angelo Gilardino

    La febbre di Boris

    Quale autore di un libro di storia della musica moderna e contemporanea per chitarra assisto al continuo sopraggiungere di notizie che rendono il capitolo del primo Novecento irreparabilmente superato: anche se scritto appena cinque anni fa, ha già bisogno di essere rifatto alla luce di quanto si è scoperto. Uno dei recuperi più interessanti è quello compiuto dal chitarrista-musicologo ed editore di Columbus (Ohio) Matanya Ophee che, molto ben introdotto nelle biblioteche musicali dell’ex Unione Sovietica, ha scosso la polvere da un giacimento di eccezionale valore musicale e storico: le composizioni per chitarra di Boris Asafiev. Si tratta di una raccolta di dodici Preludi, di due Studi, di un dittico intitolato Prelude Et Valse e di sei Romanze per chitarra sola (già pubblicati da Editions Orphée, la casa editrice che fa capo allo stesso Ophee, in un volume intitolato Boris Asafiev/Music For Guitar Solo, nella collezione “The Russian Collection”, Volume VI) e nientemeno che di un Concerto per chitarra e orchestra, non del tutto sconosciuto – perché già inciso in disco in Unione Sovietica negli anni Sessanta, ma in una versione da dimenticare e comunque ignota in Occidente – e di prossima pubblicazione. Boris Asafiev, nato a San Pietroburgo nel 1884 e morto a Mosca nel 1949, fu una delle figure più importanti della vita musicale sovietica. Compositore acclamato di balletti e di opere, fu anche uno dei teorici e dei critici più autorevoli che, con le sue idee, influenzò tutti i musicisti del suo paese. In Unione Sovietica, com’è noto, non esisteva una sola chitarra, ne esistevano due: quella a sette corde – strumento nazionale – e quella europea a sei corde, portata dai virtuosi italiani e spagnoli di passaggio: basti ricordare il soggiorno russo di Fernando Sor. Matanya Ophee definisce «pietra angolare della rinascita della chitarra a sei corde in Russia» l’articolo con il quale, nella Krasnaia Gazeta del 19 marzo 1926, Boris Asafiev riconosceva sensibilmente la nuova arte di Andrés Segovia, allora in Russia per la prima volta. La risonanza conferita da Asafiev a quell’evento dovette essere così intensa che Segovia si sentì stimolato, e colse l’occasione pubblicando a sua volta, su una rivista musicale, un articolo nel quale rivolgeva un appello ai compositori sovietici, invitandoli a scrivere per chitarra: e poi ci si chiede che cosa mai lo distinguesse dai suoi colleghi... La febbre chitarristica di Asafiev sarebbe salita tredici anni dopo: se le date che appaiono nei manoscritti riflettono la realtà (una realtà sbalorditiva), nel settembre del 1939, in soli quattro giorni, Asafiev avrebbe composto tutta la sua musica per chitarra – incluso il concerto – e con la sola esclusione delle Romanze, scritte l’anno seguente. Segovia, che suonò per l’ultima volta in Unione Sovietica nel 1936, poco prima di rientrare in Spagna per fuggirne di nuovo all’inizio della guerra civile, non vide mai la musica per chitarra di Asafiev: forse – nota Ophee – i due musicisti furono divisi non solo dalla distanza geografica, ma anche da quella politica. Io credo invece che, molto più banalmente, Asafiev non avesse il nuovo indirizzo di Segovia, altrimenti gli avrebbe inviato la musica e – autore comunista o no – Segovia l’avrebbe suonata. I Preludi di Asafiev sono bellissimi: freschi, originali, con una scrittura chitarristica ariosa e risonante, aprono una porta su quel mondo musicale – quello, per intenderci, di Kachaturian e di Shostakovic – che la chitarra purtroppo ha soltanto intravisto. Non si può credere che Asafiev sia stato capace di buttare giù dodici pezzi come quelli in un solo giorno: forse, nello stesso giorno li ha copiati e ha apposto la data della copiatura e non quella della composizione: ma, accidenti, si tratta di una minuta, e l’ipotesi che davvero li abbia scritti tutti da mattina a sera prende corpo in modo inquietante. Quanto al Concerto per chitarra e orchestra, è una perla: una parte concertante fitta ma non infatuata del virtuosismo fine a se stesso corre da un capo all’altro del lavoro reggendosi a una delicatissima orchestrazione: archi, timpani e un clarinetto. Qui, dovrei dire parecchio riguardo alla forma originale del pezzo e allo stravolgimento incomprensibile che ne fece, trent’anni fa, un chitarrista sovietico registrandolo in disco: ma quello che occorre dire in proposito, per ristabilire la fisionomia del Concerto così come Asafiev l’aveva concepito, lo dirò in altra sede. Intanto, non è possibile non sottolineare il fatto che, come il Concierto de Aranjuez e il Concerto in Re di Castelnuovo-Tedesco, anche questo di Asafiev è stato scritto nel 1939: che quello fosse l’anno benedetto per la chitarra? Articolo tratto dall'archivio del magazine SuonareNews del 1998
  7. Quale autore di un libro di storia della musica moderna e contemporanea per chitarra assisto al continuo sopraggiungere di notizie che rendono il capitolo del primo Novecento irreparabilmente superato: anche se scritto appena cinque anni fa, ha già bisogno di essere rifatto alla luce di quanto si è scoperto. Uno dei recuperi più interessanti è quello compiuto dal chitarrista-musicologo ed editore di Columbus (Ohio) Matanya Ophee che, molto ben introdotto nelle biblioteche musicali dell’ex Unione Sovietica, ha scosso la polvere da un giacimento di eccezionale valore musicale e storico: le composizioni per chitarra di Boris Asafiev. Si tratta di una raccolta di dodici Preludi, di due Studi, di un dittico intitolato Prelude Et Valse e di sei Romanze per chitarra sola (già pubblicati da Editions Orphée, la casa editrice che fa capo allo stesso Ophee, in un volume intitolato Boris Asafiev/Music For Guitar Solo, nella collezione “The Russian Collection”, Volume VI) e nientemeno che di un Concerto per chitarra e orchestra, non del tutto sconosciuto – perché già inciso in disco in Unione Sovietica negli anni Sessanta, ma in una versione da dimenticare e comunque ignota in Occidente – e di prossima pubblicazione. Boris Asafiev, nato a San Pietroburgo nel 1884 e morto a Mosca nel 1949, fu una delle figure più importanti della vita musicale sovietica. Compositore acclamato di balletti e di opere, fu anche uno dei teorici e dei critici più autorevoli che, con le sue idee, influenzò tutti i musicisti del suo paese. In Unione Sovietica, com’è noto, non esisteva una sola chitarra, ne esistevano due: quella a sette corde – strumento nazionale – e quella europea a sei corde, portata dai virtuosi italiani e spagnoli di passaggio: basti ricordare il soggiorno russo di Fernando Sor. Matanya Ophee definisce «pietra angolare della rinascita della chitarra a sei corde in Russia» l’articolo con il quale, nella Krasnaia Gazeta del 19 marzo 1926, Boris Asafiev riconosceva sensibilmente la nuova arte di Andrés Segovia, allora in Russia per la prima volta. La risonanza conferita da Asafiev a quell’evento dovette essere così intensa che Segovia si sentì stimolato, e colse l’occasione pubblicando a sua volta, su una rivista musicale, un articolo nel quale rivolgeva un appello ai compositori sovietici, invitandoli a scrivere per chitarra: e poi ci si chiede che cosa mai lo distinguesse dai suoi colleghi... La febbre chitarristica di Asafiev sarebbe salita tredici anni dopo: se le date che appaiono nei manoscritti riflettono la realtà (una realtà sbalorditiva), nel settembre del 1939, in soli quattro giorni, Asafiev avrebbe composto tutta la sua musica per chitarra – incluso il concerto – e con la sola esclusione delle Romanze, scritte l’anno seguente. Segovia, che suonò per l’ultima volta in Unione Sovietica nel 1936, poco prima di rientrare in Spagna per fuggirne di nuovo all’inizio della guerra civile, non vide mai la musica per chitarra di Asafiev: forse – nota Ophee – i due musicisti furono divisi non solo dalla distanza geografica, ma anche da quella politica. Io credo invece che, molto più banalmente, Asafiev non avesse il nuovo indirizzo di Segovia, altrimenti gli avrebbe inviato la musica e – autore comunista o no – Segovia l’avrebbe suonata. I Preludi di Asafiev sono bellissimi: freschi, originali, con una scrittura chitarristica ariosa e risonante, aprono una porta su quel mondo musicale – quello, per intenderci, di Kachaturian e di Shostakovic – che la chitarra purtroppo ha soltanto intravisto. Non si può credere che Asafiev sia stato capace di buttare giù dodici pezzi come quelli in un solo giorno: forse, nello stesso giorno li ha copiati e ha apposto la data della copiatura e non quella della composizione: ma, accidenti, si tratta di una minuta, e l’ipotesi che davvero li abbia scritti tutti da mattina a sera prende corpo in modo inquietante. Quanto al Concerto per chitarra e orchestra, è una perla: una parte concertante fitta ma non infatuata del virtuosismo fine a se stesso corre da un capo all’altro del lavoro reggendosi a una delicatissima orchestrazione: archi, timpani e un clarinetto. Qui, dovrei dire parecchio riguardo alla forma originale del pezzo e allo stravolgimento incomprensibile che ne fece, trent’anni fa, un chitarrista sovietico registrandolo in disco: ma quello che occorre dire in proposito, per ristabilire la fisionomia del Concerto così come Asafiev l’aveva concepito, lo dirò in altra sede. Intanto, non è possibile non sottolineare il fatto che, come il Concierto de Aranjuez e il Concerto in Re di Castelnuovo-Tedesco, anche questo di Asafiev è stato scritto nel 1939: che quello fosse l’anno benedetto per la chitarra? Articolo tratto dall'archivio del magazine SuonareNews del 1998 View full article on repertoire
  8. Les Arbres Rouges è un cd pubblicato da Michelangeli Editore e distribuito con SuonareNews nel 2002. LES ARBRES ROUGES Recital per chitarra sola (C) 2002 – Michelangeli Editore Anno di pubblicazione: 2002 Etichetta discografica: Michelangeli Editore Periodo: 10-19 Settembre 2001 Sede: Quality Audio Studios, Vercelli Chitarra: Giuseppe Guagliardo, 2001 Corde: Savarez Alliance Tecnico audio: Ernesto Villani Tracklist: Antonio Jiménez Manjón (1866 – 1919) 01 Leyenda 02 Aire Vasco op.19 Agustin Barrios Mangoré (1885 – 1944) 03 Preludio en La menor 04 Preludio op.5 n.1 05 Preludio en Do menor 06 Estudio n.3 07 Confesiòn 08 Chôro da Saudade Angelo Gilardino (1941) Sonata II (”Hivern Florit”) 09 Allegretto semplice 10 Andante molto tranquillo, quasi adagio 11 Allegro vivo e brillante Da “Studi di virtuosità e di trascendenza” 12 Embarquement pour Cithére (Omaggio a Jean Antoine Watteau) 13 Omaggio a Sergej Prokof’ev 14 Les arbres rouges (Omaggio a Maurice de Vlaminck) ------ “Il programma di questo CD è quello di un tipico recital nel quale il solita offre il fior da fiore del suo repertorio. Repertorio che, in questo caso, è evidentemente costituito all’insegna della più spavalda fede nei propri doni di virtuoso, perché affronta alcune severissime sfide di bravura lanciate ai chitarristi nel tardo romanticismo e nella contemporaneità.” Angelo Gilardino, Settembre 2002 Preview: Maggiori informazioni: http://www.cristianoporqueddu.com/discography/les-arbres-rouges/ Guarda l'articolo nell'archivio delle Novità Discografiche
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