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SuonareNews, il numero di Ottobre 2017

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L'editoriale

I concerti si fanno per la gioia del pubblico
di Filippo Michelangeli

A ottobre prendono il via le stagioni musicali italiane. La scommessa è andare alla ricerca di spettatori giovani che possano affiancare le teste canute che oggi riempiono le sale. Il nostro ricordo di Antonio Mormone, impresario illuminato che al pubblico ha dedicato la vita

La ricorrenza che monopolizza ottobre è il 12, quando si festeggia la scoperta dell’America, avvenuta nel lontano 1492 e che porta la firma di un navigatore italiano: Cristoforo Colombo. Per chi si occupa di musica, invece, ottobre è il mese in cui aprono tutte le stagioni di concerti e quello che ogni impresario vorrebbe scoprire è “nuovo pubblico”. Perché nonostante mille proclami e svolte annunciate, ciò che troveranno gli abbonati alle società di concerti sarà più o meno sempre la stessa proposta di spettacolo. 
Ci si lamenta, non a torto, che ai concerti di “classica” si vedono solo teste canute, pochi giovani, pochissimi ragazzi e, forse, persino pochi spettatori in generale. Ma al dunque nessuno ha il coraggio di prendere in mano la situazione e tentare di ammodernare la formula di somministrazione di musica dal vivo. 
La “colpa” naturalmente è sempre degli altri. Della crisi economica che, anche se ormai dura da dieci anni per qualcuno sarà argomento per giustificare quando le cose non vanno per altri due o trecento anni. Poi della scuola che “ignora” l’educazione musicale e lascia crescere la popolazione all’oscuro di Mozart & Beethoven. Del consumismo che fa dilapidare tutte le risorse per accaparrarsi l’ultimo modello di smartphone. Dell’ignoranza della classe politica che non capisce il valore dell’arte dei suoni e preferisce finanziare “la sagra della salsiccia”. Tutto vero. Ma ogni tanto provare a pensare che, forse, qualche responsabilità ce l’abbiamo pure noi non solo sarebbe giusto, direi persino necessario. Sempre che si voglia davvero avere più gente in sala e non si preferisca rincorrere soltanto i finanziamenti pubblici. 
Poche settimane fa se n’è andato Antonio Mormone, il fondatore della Società dei Concerti di Milano. Suonare news lo ricorda pubblicando un’ampia intervista concessa tempo fa al nostro mensile e allegando un cd che offre un compendio di tanti grandi artisti che hanno voluto dargli l’ultimo saluto mettendo a disposizione una traccia della loro arte. 
Ho avuto la fortuna di essere amico di Mormone e ricorderò sempre la sua attenzione autentica, leale, indomita, verso il pubblico. Sembra un fatto scontato per un impresario o un direttore artistico, invece non è così. Mormone si preoccupava persino di aiutare gli spettatori a parcheggiare l’automobile quando arrivavano ai suoi concerti. Non è un caso che avesse sempre la sala gremita. 
Sembra che pensare al pubblico voglia dire necessariamente abbassare il livello della proposta artistica, cercare il facile consenso. Ma quando mai? I concerti si chiamano “pubblici” perché c’è il pubblico. Se mancano gli spettatori si chiamerebbero concerti “privati”. 
Intendiamoci, Mormone non è stato l’unico impresario a mettere al centro della sua attività gli spettatori, ma certamente ha lasciato un’eredità che soprattutto i giovani che vogliono organizzare spettacoli dal vivo non dovrebbero mai dimenticare: la musica è condivisione. Se non amate il pubblico non aprite una società di concerti. 

Dettagli e acquisto online:

http://www.suonare.it/sommario.php

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