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La Chitarra e il suo futuro


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Maestro dralig, lasci perdere i "suoi" concerti, qui si parla di ben altre cose.

 

 

Mi spieghi a cosa serve un incipit del genere ad un post? Modificalo per favore.

 

Serve a lasciar trasparire - suo malgrado - l'intelligenza e la correttezza del suo autore. Perché esortarlo a modificare la sua parola? Lui è così, non può essere meglio di così: che appaia per quel che è.

 

dralig

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per non parlare di Aranjuez o del Concerto di Villa-Lobos che, senza amplificazione, è praticamente inascoltabile.

dralig

 

Non necessariamente. Ricordo bene un tale concerto. Era nella Boston Symphony sala (3000 posti) Seiji Ozawa direzione d'orchestra. Un concerto per chitarra e orchestra di Takemitsu (Hai dimenticato il titolo). Il solista è stato Manuel Barrueco. Per eseguire senza amplificazione, misero la solista su una piattaforma elevata, ben al di sopra dell'orchestra. Il "balance" con l'orchestra era perfetto.

 

Il principio fisico in questione è troppo complicato per me spiegare, ma mi sembra che se la sorgente fisica del suono è su un'altura diversi, c'è molto meno smorzamento della chitarra da strumenti che sono nel medesimo registro, come il violoncello e il fagotto. Chitarristi che hanno scelto di suonare in piedi, può ottenere lo stesso effetto.

 

Matanya, l'orchestrazione di Takemitsu è ben altra cosa da quella di Villa-Lobos. Ti ricordo che quest'ultimo scrisse che aveva strumentato il suo concerto partendo dal presupposto che la chitarra fosse amplificata.

D'accordissimo con te sul maggior rilievo che la chitarra assume con la disposizione scenica che tu indichi, ma nel caso del concerto di HVL non basta.

 

dralig

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Ciò detto, in che cosa consisterebbe, rispetto a quanto è già stato affermato nei messaggi precedenti, il Suo sostanziale apporto alla discussione? Alla miliardesima riaffermazione del "de gustibus"?

 

dralig

 

Si

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Maestro dralig, qui si parla di organici ricchi e, malgrado tutto, l'insuccesso di Aranjuez negli stadi (cui anche Lei allude) è una conferma. Ancora si sentono volentieri performances senza amplificazione, anche in luoghi preposti di notevole ampiezza. Non che ci sia pregiuduzio per le amplificazioni, anzi... C'è chi apprezza la sonorità della chitarra così come è e chi ha minore sensibilità.

C'è spazio per tutti i "gusti", visto che ci sono tanti complessi d'inferirità; forse che la chitarra è veramente "inferiore"? Credo e spero di no.

 

Affermare che la chitarra, in certi contesti, può giovarsi dell'amplificazione, non implica in alcun modo un giudizio di "inferiorità". La chitarra è uno strumento con le sue prerogative, che sono assai speciali e delicate e, nell'essere accostata ad altri strumenti, chiede all'orchestratore riguardi altrettanto speciali. E' un questione di tecnica orchestrale, superiorità o inferiorità non c'entrano. Sarebbe come dire che l'arpa è uno strumento inferiore perché non può fare una scala cromatica di semicrome veloci.

 

Lo studio delle partiture dei più importanti concerti del Novecento ci svela le diverse soluzioni escogitate dai compositori per rispettare la chitarra. Grosso modo, si tratta di soluzioni quantitative e di soluzioni timbriche. Castelnuovo-Tedesco ha escogitato non soltanto un assottigliamento dell'organico, ma una disposizione scenica degli archi diversa da quella ordinaria. Non viene mai rispettata perché importa un maggior lavoro a carico del direttore - ma se lo fosse, il risultato sarebbe migliore di quello (peraltro ottimo anche senza amplificazione) che normalmente si ascolta. Dodgson ha puntato sull'eliminazione di certe ricette armoniche le quali, secondo lui, indipendentemente dal "volume", nuocciono alla chitarra: ecco dunque il suo primo Concerto senza oboe e senza corno inglese, e con tre clarinetti. Ancora più radicale, in questo senso, è la soluzione trovata da Ernesto Halffter - grande allievo di quel sommo orchestratore che fu Manuel de Falla. Nel Concerto di Halffter non ci sono oboi né fagotti, ma sei flauti e clarinetti, e la chitarra non dialoga mai con gli archi pieni, bensì con un concertino di quattro strumenti, disposto fuori dalla sezione, e tace quando entra il ripieno delle corde. Tutto ciò suona benissimo senza amplificazione in una sala di modeste dimensioni, ma in un auditorium, mentre il suono degli strumenti d'orchestra giunge a destinazione, quello della chitarra, se non si perde, si affievolisce molto, e in tal caso l'amplificazione è provvidenziale.

 

Nei miei Concerti, ho escogitato soluzioni diverse da quelle dei Maestri sopra menzionati, che ho studiato con grande devozione e con estremo profitto. Non spetta a me descriverle - certo non qui - e comunque, al di là delle schermaglie inutili, le partiture, pubblicate, sono a disposizione di chi voglia e sappia leggerle.

 

dralig

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Nell'800 come si faceva?

 

Tra la fine del Settecento e nel primo Ottocento il concerto per chitarra e orchestra fu una rarità: Vidal, Doisy, Carulli, Molino, Giuliani...poca roba, si arriva si e no alla decina di lavori. Prevaleva la forma antifonale, che limita al minimo le sovrapposizioni tra solista e orchestra. Non si nota, nelle partiture, alcuna specificità. Il problema è stato affrontato nella sua complessità solo dai compositori del Novecento.

 

dralig

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Ma se il titolo di questa discussione è il futuro della chitarra,al di là del repertorio, credo che bisogna fare i conti con il futuro,quindi anche i grandi concerti negli stadi. Chi ha detto che negli stadi si possa fare solo musica Rock? La si fa perchè loro hanno gli strumenti giusti per i grandi spazi. E per me il futuro sono i grandi spazi,

La chitarra classica deve uscire dalla nicchia delle piccole sale da concerto ,a volte con 30 persone si e no.

Ma per farlo deve fare i conti con l'amplificazione,invece di rinnegarla,magari a priori.

ciaooooo

 

credo fermamente nel contrario di ciò che scrivi

indipendentemente dalla questione "amplificazione" la chitarra "classica" è uno strumento che rifugge gli ampi spazi, le celebrazioni comunitarie, le grandi masse. Può sembrare paradossale (basterebbe conoscerne il repertorio) ma l'anima della chitarra classica è l'antitesi del comunitarismo dello starsystem rockettaro.

Questa chitarra semmai dovrà riappropriarsi di spazi sempre più piccoli e intimi, riscoprire il gusto per la musica da camera, per una hausmusik in versione contemporanea dove l'amplificazione, se necessaria, sarà proporzionale al volume di suono prodotto.

Penso che se c'è una cosa utile, ad esempio, che molti giovani potrebbero cominciare a fare senza stare a sentenziare improbabili perfomance alla Iron Maiden con 400.000 persone è cercare di organizzare dei piccoli concerti in casa propria. Molta scena "alternativa" anche nel rock (del post-rock) e della musica improvvisata ed elettroacustica lo sta già facendo, con dei bei risultati. Prendiamo esempio da questo indie "rock", casalingo e low-fi che, oltre ad essere fattibile a spese zero, pare avere un po' più la testa sulle spalle di certe improbabili pretese.

 

 

Mio padre suona la classica,ad un livello che ritengo più che discreto,Si può dire che la chitarra faccia parte della famiglia e di tutta la mia(forse breve) vita. Ci vuole poco a capire l'anima dello strumento.E' molto intima.

Però non credo che questo pregiudichi gli ampi spazi.Gli ampi spazi richiedono che siano riempiti da tante persone.Il fatto è che non ci sono tantissime persone che hanno la cultura(che parolona!) ,l'amore e la passione e per lo strumento e per il repertorio. Nella mia classe,professori compresi,ha provato a chiedere se conoscevano Tarrega.Solo il professore di fisica, Eppure ho detto Tarrega,mica un pinco pallino qualsiasi.

Poi una cosa che hai detto ,scusa,ma non mi è piaciuta. Io non sentenzio performances alla Iron maiden ,nè altro,anzi,il punto è che io non sentenzio proprio niente,anche perchè non ho i mezzi per emettere sentenze.E nemmeno l'età.Cerco solo di dire il mio punto di vista,perchè le cose,tutte quante,non ce ne hanno uno solo,di punti di vista..Intendevo solo dire,e ne sono ancora convinta,che non siamo nell'ottocento,ed è cambiato il mondo.Anzi non siamo neanche più nel novecento. nell'ottocento anche i rumori quotidiani erano ben diversi:Non c'erano camion,auto,martelli pneumatici le sirene che vanno e vengono e tutti quei rumori che fanno da sottofondo alla vita di tutti i giorni. L'orecchio e il cervello delle persone di quell'epoca era abituato diversamente.

Oggi entri in un bar,vai a fare la spesa in quasi tutti i negozi è c'è una radio che rompe le scatole,chi se ne frega di quello che esce. Fa parte dell'arredamento. Sì proprio così .Un arredamento sonoro,che quasi sempre fa schifo. Perchè viene usato male, e viene usato male per ignoranza musicale.

Non ho l'improbabile pretesa "di portare la chitarra classica negli stadi(che già vedo pregiudizio,ovvero Musica nello stadio= musica di serie B ),dico solo che oltre a chitarra orchestra anche la chitarra sola,nonostante la sua anima intima,può avere un futuro così.

Anzi,credo che la chitarra sola in questo contesto sarebbe meglio.sarà un bel sogno,ma mi piace pensare ad un concertista con 10000 persone che ascoltano in silenzio,che abbiano rispetto ed aprono le orecchie il cuore ,anche se non tutti conoscono quel repertorio. Qui mi viene una riflessione:chissà perchè le persone vanno tutte ad ascoltare ciò che conoscono già e difficilmente hanno curiosità per il nuovo

Poi,se penso che si vede un pubblico con le fiammelle degli accendini e tutti quanti a dondolarsi a tempo(guardate la tv,ogni tanto?) mi scappa tutta la poesia.

P.S. mi piace la musica in genere,dalla classica alla contemporanea dal funky,al coro degli Alpini..

 

Ciao

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invece di essere voi stessi, vorreste essere come le cose che desiderate. In questa schizofrenica dissociazione (sia chiaro, non sempre si presenta in modi paotologici) si perde di vista la cosa più importante che dovrebbe essere parte fondamentale anche di quello spirito che "in qualche modo" ci accomuna quando ci scappa la poesia: la scoperta dell'altro, dell'identità altrui. Che è cosa molto diversa dalla proiezione di sé nell'altro.

 

ciao1

non ho capito a chi ti riferisci con quel "voi stessi" plurale.

Sinceramente,non ho capito neanche il resto. per dirtela tutta: con chi ce l'hai: ?iPoi parli di "schizofreniche dissociazioni...della proiezione di sè nell'altro..

ma io volevo solo parlare di chitarra,e del fatto che,secondo me,l'amplificazione della classica è il suo futuro Il tuo mi sembra un trattato di Freud.

Poi ,guarda,io e la tv non andiamo tanto d'accordo,la guardo solo raramente perchè una tele accesa c'è sempre. Il primo concerto,chiamiamolo così,che sona andata a vedere è stato a dieci anni,ed era un duo Tuck and patty. Lui è bravissimo.

Dici che a te piace la musica bella: cos'è, io sono scema,e mi piace quella brutta?

E poi ... io non ho mica offeso nessuno1

se da fastidio quello che penso,me lo tengo per me.

Ri-ciao

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Lulù, ti invito ad una lettura più attenta dei post di questo Forum. Tra chi vi prende parte, infatti, trovi compositori, interpreti, docenti di conservatorio. Persone che hanno dedicato e dedicano la loro attività allo studio e al perfezionamento.

Non per questo devi temere di dare il tuo punto di vista ma leggi tra le righe delle risposte. Quella che ti è stata data è molto chiara e molto lontana da trattati freudiani. (Freud? Che c'entra?)

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Non so se e quanto c'entra col futuro della chitarra, ma visto che si parlava della possibilità di amplificare la chitarra, ed anche del fatto di poter suonare la chitarra classica davanti a gruppi molto numerosi ed in luoghi non consacrati, normalmente, all'ascolto della musica classica...

 

Qualche piccolo fatto che va nel senso di quanto auspicato da Lulù a me in effetti è capitato e ogni tanto ricapita, per cui vorrei qui testimoniarlo.

 

Nel senso che mi è capitato alcune volte di suonare, in contesti particolari, di fronte a parecchie migliaia di persone, pezzi appartenenti al repertorio "classico" (qualcosa di solistico di Villa - Lobos e qualche accompagnamento: canti francesi medievali e qualche canto popolare venezuelano con le raffinatissime armonizzazioni di Vicente Emilio Sojo trascritte per chitarra da Alirio Diaz).

 

Perfino in uno stadio, quello di Macerata, davanti a 40.000 persone, in un clima di ascolto.

Quando poi l'ho raccontato ad Alirio Diaz, il suo commento è stato che mai la musica di Sojo aveva avuto un pubblico così vasto...

 

Un piccolo fatto può sembrare nulla di fronte ad una grande idea, ma non era Bulgakov a dire che "un fatto è la cosa più ostinata del mondo"?

 

Ciao,

PB

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