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Forse gli esempi più eclatanti si possono avere leggendo o facendo parte alle discussioni riguardanti i lavori di MCT, due a caso la Sonata e il famigerato Capriccio Diabolico...Quanti hanno detto di preferire l'edizione segoviana? sopratutto avendo letto solo quella??? :)

La mia vuol'essere una domanda innocente: versione e revisione hanno lo stesso significato? Quelle di segovia sono revisioni o versioni?

Oggi, nell'era della ragione (presunta), che senso ha interpretare una versione appartenente ad una poetica "passata" (passata in quanto sono passati quel tipo di interpreti)? Perchè, disponendo di un originale, non crearsi una propria versione(se proprio non si può suonare l'originale)?

 

Io sono pronto a discutere con chiunque lo possa fare il tema delle revisioni di Segovia: ne ho studiato per decenni tutti gli aspetti, so esattamente che cosa faceva e come lo faceva, e lo so al punto che oggi sono in grado, in una sua revisione, di separare gli strati - quello originale e quello sovrapposto da lui - dove ha aggiunto e di individuare i vuoti lasciati dalle sue semplificazioni, anche senza poter consultare l'originale. Segovia non lavorava all'insegna dell'umore della giornata: aveva un criterio preciso, che attuava con coerenza, e io sono in grado di descriverne tutte le caratteristiche. Inoltre, ho studiato a fondo anche il profilo storico della sua evoluzione di interprete, e ho capito come e perché si danno differenze notevoli tra quello che pubblicava e quello che suonava nei concerti e registrava nei dischi: conosco la strada che ha seguito, i suoi ripensamenti, le sue idiosincrasie.

 

Per questo oggi ripubblico le musiche scritte per lui - e già pubblicate con la sua revisione: perché la sua personalità di interprete - già appartenente alla storia della musica - risalti nell'evidenza incontrovertibile dei documenti, delle carte scritte, e smetta di correre sull'onda risibile degli aneddoti e delle fanfaluche.

 

Veniamo alla Fantasia-Sonata di Joan Manén (compositore che non ebbe che fare personalmente soltanto con Segovia ma anche, molto prima, con Tarrega). Manén scrisse il suo capolavoro nel 1929. Il luogo in cui Segovia mise a punto la sua interpretazione della "Fantasia-Sonata" fu...mobile. La imparò infatti nei 17 giorni di viaggio compiuto in treno nella linea Transiberiana, da Vladivostok a Mosca, nella seconda metà del mese di novembre del 1929 (giunse nella capitale sovietica ai primi di dicembre). Non sono in grado di precisare - al momento - quante furono le esecuzioni pubbliche date da Segovia, ma è certo che egli si curò del pezzo: lo fece pubblicare presso Schott nel 1930 e dovette coltivarlo a lungo, prima di convincersi a registrarlo in disco - cosa che fece soltanto nel mese di dicembre del 1956: ci pensò, dunque, per ben 27 anni.

 

Segovia lavorò assiduamente e - direi - con una certa sofferenza alla "Fantasia-Sonata": il manoscritto di Manén, come si vedrà nell'edizione che ne offrirà il facsimile, è crivellato di segni, e il compositore dovette scrivere una lunga serie di rattoppi per rispondere alle richieste di modifiche che gli provenivano dall'amico chitarrista. Segovia, però, non tenne in gran conto nemmeno le controproposte di Manén: infatti, il testo pubblicato da Schott diverge in molti punti sia dal primo originale che dalle modifiche offerte dal compositore messo sotto pressione. Alla fine, Segovia diede a Schott un manoscritto suo, elaborato indipendentemente dall'autore. E non aveva ancora risolto tutti i suoi dubbi - per esempio la sezione con l'effetto del tremolo (orchestrale, non chitarristico) appare nell'edizione segoviana in forma indefinita - non si può capire bene che cosa esattamente significhi.

 

Che cosa pensava Manén di quest'edizione? Sappiamo che i due maestri si stimavano ed erano amici. Fu proprio Manén, nel 1933 a Barcelona, a condurre a casa Madriguera il suo amico chitarrista, dove ebbe luogo l'incontro decisivo tra quest'ultimo e colei che sarebbe diventata la sua seconda moglie, la pianista Paquita Madriguera vedova Puig. L'amicizia e la stima non significavano però che Manén fosse convinto di tutto ciò che Segovia aveva fatto nella "Fantasia-Sonata". La prova di quello che Manén aveva in mente si manifesta in modo inequivocabile nel 1937 (data non ancora appurata con certezza, può darsi che sia stato il 1936). Il compositore scrive un "Divertimiento" per orchestra al quale assegna il numero d'opera A-32 (la Fantasia-Sonata ha il numero A-22): non è altro che l'orchestrazione del pezzo per chitarra - un'orchestrazione splendida. Qui Manèn non ha bisogno di consulenza: scrive quello che vuole, come vuole. Ebbene, qual è il testo chitarristico sul quae basa la sua orchestrazione? Il primo, quello che aveva scritto nel 1929, prima che Segovia intervenisse. Manén non tiene conto nemmeno delle sue stesse modifiche - quelle apportate su richiesta di Segovia. Segno che le considerava un ripiego e che, per lui, la Fantasia-Sonata era come l'aveva scritta di prima intenzione. Tutto il resto è Segovia.

 

Ora, perché mai sulla terra le decine di migliaia di chitarristi potenzialmente interessati allo studio di questa composizione - unica, dal punto di vista formale, nella sua epoca - dovrebbero essere private della possibilità di leggere quello che Manén aveva scritto prima che Segovia adattasse il testo al suo modo di suonare? Sono dei cretini interdetti, incapaci di leggere la musica, di formarsi un'opinione, di decidere che cosa fare per sé e da sé?

 

E - posto che alla fine decidano di attenersi al testo segoviano (cosa ammissibilissima) - la nuova edizione non sarà servita per motivare e rinforzare la loro scelta? Dovevano scegliere prima di leggere e prima di capire? Solo in un caso: che non sappiano leggere e che non possano capire.

Ma allora nessun testo servirà a scioglierli dalla catena dell'ottusità.

 

dralig

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Ma come può formarsi (credetemi, chiedo allo scopo di sapere non allo scopo di polemizzare) nella mente di una persona anche la semplice idea di preferire un testo modificato (usate revisionato, corretto, rivisto) a scapito dello scritto originale?

In quale altra materia (scientifica, umanistica, artistica) la versione originale dello scritto è paradossalmente offuscata dalle interpretazioni dei suoi destinatari?

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Ma come può formarsi (credetemi, chiedo allo scopo di sapere non allo scopo di polemizzare) nella mente di una persona anche la semplice idea di preferire un testo modificato (usate revisionato, corretto, rivisto) a scapito dello scritto originale?

In quale altra materia (scientifica, umanistica, artistica) la versione originale dello scritto è paradossalmente offuscata dalle interpretazioni dei suoi destinatari?

 

Solo tra chitarristi.

 

dralig

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Un intento mirabile, offrire a tutti i chitarristi la possibilità di esaminare con i propri occhi e i propri mezzi le partiture originali del repertorio segoviano. E poi, suvvia, un po' di curiosità verso gli originali non l'ha mai avuta nessuno? Io ho quasi tutto l'archivio Segovia e anche alcune opere di Ponce nell'edizione curata da Hoppstock: è divertente constatare - per me, assolutamente in disaccordo con quasi tutte scelte del maestro spagnolo - come alla fine ho preferito le revisioni segoviane sia del Theme Variè di Ponce che della Sonata di Castelnuovo Tedesco.

Poi, a ognuno la sua parrocchia.

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Un intento mirabile, offrire a tutti i chitarristi la possibilità di esaminare con i propri occhi e i propri mezzi le partiture originali del repertorio segoviano. E poi, suvvia, un po' di curiosità verso gli originali non l'ha mai avuta nessuno? Io ho quasi tutto l'archivio Segovia e anche alcune opere di Ponce nell'edizione curata da Hoppstock: è divertente constatare - per me, assolutamente in disaccordo con quasi tutte scelte del maestro spagnolo - come alla fine ho preferito le revisioni segoviane sia del Theme Variè di Ponce che della Sonata di Castelnuovo Tedesco.

Poi, a ognuno la sua parrocchia.

 

 

La curiosità può essere uno degli stimoli, ma quello di ricercare i testi e di confrontare tutte le fonti disponibili è un preciso e imprescindibile dovere di etica professionale, e non esito a definire dilettantesco l'approccio di quegli esecutori che, avendo a disposizione diverse fonti, si ritengono esentati dal dovere di studiarle tutte e di compararle: ciò dev'essere fatto oggettivamente, cioè a prescindere da quelle che saranno le proprie, individuali scelte interpretative.

 

Nel "Thème variè et Finale" Segovia non ha modificato quasi nulla delle note, ha semplicemente espunto tre variazioni, disponendo le rimanenti in un ordine diverso da quelle dettato da Ponce. Dal punto di vista compositivo, non c'è alcun motivo per fare questo: la successione delle variazioni ordinata da Ponce segue un preciso schema formale, e cambiarlo significa modificare l'architettura della composizione. Segovia l'ha indebolita, addossando al tema una variazione metamorfica propria di una fase ben più inoltrata della composizione, cioè disposta dall'autore nel punto dove ha una funzione formale - e anche "drammatica" - molto importante. Come compositore, Ponce si sarà sentito imbarazzato da tale modifica, perché la forma di una serie di variazioni non è tale soltanto in seguito all'accumulo di ciascuna delle frazioni che la costituiscono, ma anche - e non di meno - nella successione delle medesime. Restaurare l'ordine dettato da Ponce non è una questione di gusto personale, ma di conoscenza delle forme musicali e i rispetto della dottrina che, nell'adoperarle, Ponce - allievo di insigni compositori europei - dimostra. Non c'è scelta di gusto che abiliti chi vuole arredare una casa a smantellarne i muri portanti. Esiste una meravigliosa serie di modelli della forma variazione, dalle Goldberg e dalla Passacaglia e Fuga in do minore al Nocturnal di Britten. Ponce vi si inserì degnamente, non c'è gusto personale che ci autorizzi a fargli fare la figura del parente povero o del somarello.

 

 

 

dralig

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Anni fa andai a registrare dei miei brani in uno studio di registrazione,e la persona che si trovava al di la del vetro, mi fermò e mi disse, senti Raffaele(era una persona che conoscevo tramite altri),io in questo brano cambierei delle note,cosi per renderlo più .....non lo feci neanche finire di parlare, mi alzai e me ne andai. Naturalmente io so quello che ho fatto e se lo registro( privatamente o no ) nessuno me lo deve modificare. Una cosa è una revisione chitarristica,soprattutto se il brano proviene da un pianista e un'altra cosa è modificare la melodia,o l'armonia. Io penso che Manen e Ponce e altri non avendo nozioni chitarristiche non potevano far altro che mettersi nelle mani del più grande chitarrista del '900,che poi lui abbia anche cambiato l'armonia e la melodia è solo il fatto che solo lui lo poteva fare questo. Io quando ho pubblicato il metodo per la chitarra nelle orchestreSMIM "Prime Note",(che gentilmente Voi del forum mi avete concesso spazio)e se avessi avuto dubbi che qualcuno degli editori mi voleva cambiare qualcosa, non lo avrei mai pubblicato. Da quando l'archivio Segovia è pubblicato dalla Berben, non faccio altro che comprare questi volumi, perchè leggere quello che Manen, Ponce Castelnuovo tedesco e tantissimi altri hanno scritto di loro pugno è per me remunerativo e confortante perchè la loro idea è finalmente stata messa in luce.

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Il mio punto di vista l'ho già espresso varie volte in questo forum e rimane sempre lo stesso. La chitarra non è una scienza ma una pulsazione emotiva collocata in un piccolissimo lasso di tempo di circa cinquant'anni. Ogni cosa coincide con il nome di Segovia che - da artista supremo - (ovvero considerato da molti - figuriamoci da me - possessore di doti estetiche superiori) interagì pesantemente sull'opera di alcuni compositori non limitandosi ad eseguire i brani ma ecc. ecc.....come tutti sanno. Ora, non è importante conoscere la radice primaria della volontà di un compositore, perchè le emozioni che io ho ricevuto da un qualsivoglia brano di Castelnuovo Tedesco, o Villa Lobos sono frutto si una miscela sociale (meglio sociologica) contestualizzata con il mio destino temporale. Ho torto, ragione? Poco importa, ma io su questa cosa ci ho ragionato. Non inserisco pertanto nessun elemento di" forza tecnica", e guardo volentieri, anzi registro che il mio punto di vista non è poi così solo e sconsolato se il video di Dimitri Illiarionov che esegue Sor con l'orchestra, non solo spopola in rete ma ha un plauso generale "Sans Suoci"... La "gara" quindi non confronta chi sa di più, ma chi sente di più che è cosa diversa.

Giorgio Tortora

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Il mio punto di vista l'ho già espresso varie volte in questo forum e rimane sempre lo stesso. La chitarra non è una scienza ma una pulsazione emotiva collocata in un piccolissimo lasso di tempo di circa cinquant'anni. Ogni cosa coincide con il nome di Segovia che - da artista supremo - (ovvero considerato da molti - figuriamoci da me - possessore di doti estetiche superiori) interagì pesantemente sull'opera di alcuni compositori non limitandosi ad eseguire i brani ma ecc. ecc.....come tutti sanno. Ora, non è importante conoscere la radice primaria della volontà di un compositore, perchè le emozioni che io ho ricevuto da un qualsivoglia brano di Castelnuovo Tedesco, o Villa Lobos sono frutto si una miscela sociale (meglio sociologica) contestualizzata con il mio destino temporale. Ho torto, ragione? Poco importa, ma io su questa cosa ci ho ragionato. Non inserisco pertanto nessun elemento di" forza tecnica", e guardo volentieri, anzi registro che il mio punto di vista non è poi così solo e sconsolato se il video di Dimitri Illiarionov che esegue Sor con l'orchestra, non solo spopola in rete ma ha un plauso generale "Sans Suoci"... La "gara" quindi non confronta chi sa di più, ma chi sente di più che è cosa diversa.

Giorgio Tortora

 

Il video di Illarionov, che esegue un'elaborazione di un brano di Sor, non ha nulla che vedere con l'argomento di cui qui si discuteva, cioè la Fantasia-Sonata di Manén. Ad ogni modo, il chitarrista in questione, che indubbiamente merita tutto il plauso, ha attivamente partecipato alla nuova edizione della "Sonata - Omaggio a Boccherini" di Castelnuovo-Tedesco, segno che il suo modo di sentire - che riceve tanto encomio - non gli impedisce di ragionare, di studiare e di conoscere: come tutte e persone intelligenti, ha capito che il sapere non ostacola in nessun modo il sentire.

 

La gara tra "chi sente di più" l'ha lanciata Lei, e sembra già aver concluso di esserne il vincitore: comoda, la trovata: chi non sa "sente", e "sente" più sensibilmente di chi sa. Deve aver preso i lettori di questo forum per dei grulli. Del "sentire" altrui, Lei non sa proprio niente, e finora, qui, Lei ha manifestato solo di non sapere.

 

dralig

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Io non so se lei sa comprendere perchè ho messo in parallelo Sor con l'argomento in questione perchè parte il solito esercizio di penna per disprezzare educatamente il mio intervento null'altro: robetta insomma per me.

PS... mi sembra che lei avesse già deciso di non interloquire più con il sottoscritto: che succede? un ripensamento?

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Io non so se lei sa comprendere perchè ho messo in parallelo Sor con l'argomento in questione perchè parte il solito esercizio di penna per disprezzare educatamente il mio intervento null'altro: robetta insomma per me.

PS... mi sembra che lei avesse già deciso di non interloquire più con il sottoscritto: che succede? un ripensamento?

 

Non chiedo di meglio che evitare di interloquire con Lei, purtroppo, se Lei inserisce in una discussione avviata dal sottoscritto uno dei Suoi commenti, non posso fare a meno di rispondere, perché sono una persona civile.

 

No, non comprendo che cosa c'entri l'elaborazione del brano di Sor con la discussione in atto sulla Fantasia-Sonata di Manén. Credo che questa comprensione sia di natura iniziatica, e che Lei ne sia il solo depositario.

 

dralig

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