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Giorgio Signorile

Musica "sgrammaticata"?

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Giorgio ha tenuto, per l'Accademia che dirigo, un concerto per circa 400 persone. Tutte, alla fine, erano felici di essere state partecipi all'evento perchè il musicista ha sinceramente comunicato il suo essere attraverso le proprie composizioni.

 

Mi scusi, Domenico, ma questo come si accosta al concetto di musica scritta bene?

Sa meglio di me che cercare di trovare la bontà di un qualsiasi prodotto artistico (fotografico, letterario, cinematografico, musicale) nel numero è - storicamente - un errore.

 

Tenuto conto che non conosco la musica di Signorile e che la mia domanda non ha niente a che vedere con ciò che lui scrive o suona, ma possono 400 o 4000 o 40000 persone impedire o rendere cieca la valutazione di uno scritto musicale da parte di chi conosce il mestiere?

Cadere in questo equivoco è estremamente pericoloso e nel mondo descritto da Giulio qui sopra (descrizione fin troppo generosa) un interprete rischia di trasformarsi in una consolazione uditiva mentre dovrebbe invece. in quanto artista, scuotere fondamenta di certezze, far porre domande, aprire nuove finestre, rinnovare le possibilità, farci venir voglia di studiare, migliorarci.

 

Nel piano ci sono 88 tasti, significa che esistono 88! (fattoriale) possibilità di combinare le note. Tutte le combinazioni hanno un senso dice Principe, può anche darsi (non ne sono molto sicuro), ma io credo che non basti. Penso che un compositore deve conoscere il mestiere proprio come un pittore conosce le tecniche di composizione e prospettiva, un fotografo quelle di esposizione e fuoco.

Altrimenti è tutto, immancabilmente, buono e valido e questo è uno degli equivoci massmediatici più terrificanti a cui assisto ogni giorno.

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CHI stabilisce il valore musicale o l'essenza sgrammaticata di una composizione?

 

Chi conosce la composizione, credo.

 

Ho, su nello studio, ben nascosto nel poggiamano della scrivania, alcuni miei dipinti.

Pensi sia il caso di domandare consiglio e suggerimenti sulla loro qualità ad un imbianchino?

 

CHI stabilisce che cosa deve o non deve suonare e registrare il suddetto "interprete di fama internazionale"?

 

Non mi sembra che nel thread, Giorgio, siano stati imposte regole simili. Si parla solo di diversi livelli qualitativi di una pagina di musica.

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Mi inserisco

 

Queste domande sottendono un punto fondamentale che è quello che maggiormente mi sta a cuore.

CHI stabilisce il valore musicale o l'essenza sgrammaticata di una composizione?

CHI stabilisce i filtri valutativi?

CHI stabilisce che cosa deve o non deve suonare e registrare il suddetto "interprete di fama internazionale"?

CHI??????

 

Quelli che hanno capito cos'è veramente l'ARTE?

 

alla gogna del giudizio (di chi poi? mah...) mi viene da pensare a una cosa molto brutta che si chiama CENSURA.

 

 

Benvenuto sul Forum.

Per favore prendi visione delle regole del manifesto. Le parole scritte interamente in maiuscolo sono una violazione della netiquette.

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per me Giochi Proibiti è un brano bellissimo: il lo suono volentieri e alla gente piace. Se poi qualcuno mi dice che non capisco niente gli rispondo che non capisce niente lui.

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per me Giochi Proibiti è un brano bellissimo: il lo suono volentieri e alla gente piace. Se poi qualcuno mi dice che non capisco niente gli rispondo che non capisce niente lui.

 

A costo di incorrere nelle ire dei superintenditori, dirò che io la penso come Regondi. Posso però assicurare che piaceva ascoltarlo a musicisti come Vlad, Gervasio, Porrino, Bucchi , Petrassi e chi più ne ha più ne metta.

Del resto, come definirlo "sgrammaticato"?

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Ritengo che il mio precedente intervento (oggi alle 11.24), che citava quello di Taltomar delle 8.18, fagocitato dal prosieguo di questa discussione (segno che il post di Giorgio ha fatto breccia), abbia in qualche modo dato una risposta alle domande che dopo sono state riproposte, magari in termini leggermente diversi.

Trovo questi scambi di idee molto più interessanti ed utili del solito tran tran pubblicitario con cui ognuno tira continuamente acqua al proprio mulino.

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Tenuto conto che non conosco la musica di Signorile

ma non ti avevo spedito della musica tempo fa? :D sarà insieme ai tuoi dipinti :D

comunque Mirto nella semplicità del suo discorso ha colpito il bersaglio quando si chiede Chi? non c'è una verità universale, tanto più in un campo come il nostro, c'è un'idea di gusto estetico personale e aderenza a degli stilemi precisi ma non ho mai ascoltato cose più tristi delle composizioni di chi prende in toto un modo di scrivere e lo ricalca, precisino precisino. Lì si che un esecutore dovrebbe tenersi alla larga, per il resto sarebbe bello rispettare le scelte di ognuno quando si vede che lì c'è una storia, una vita, diversa dalla nostra ma meritevole di attenzione e rispetto

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Se Mozart avesse sentito il preludio al "Tristan und Isolde" di Wagner avrebbe detto che era musica

sgrammaticata? Probabilmente sì. Tutto ciò che è nuovo è sgrammaticato.

 

Vorrei far notare che quella grande ignoranza da parte del pubblico che non conosce la musica e ascolta solo

canzonette, e quindi quella grande frattura fra "musica colta" e "popular music", è dovuta proprio a questa

idea, l'esistenza di una musica "sgrammaticata", quindi impraticabile, ovvero la musica popolare.

Non voglio sostenere che questi generi accolgano sempre grande arte, vorrei solo rammentare al maestro

Gilardino, nella mia immensa ignoranza, alcuni fenomeni di "musica sgrammaticata", il più famoso di

tutti: "The Beatles". Eppure non avevano studiato composizione.

 

Mi spiace ripetere le parole di un noto pianista italiano che diceva di aver rivoluzionato il mondo della musica e

che mi sta abbastanza antipatico, ma questa discussione mi fa veramente pensare all'esistenza di una "lobby dei

musicisti".

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Tenuto conto che non conosco la musica di Signorile

ma non ti avevo spedito della musica tempo fa? :D sarà insieme ai tuoi dipinti :D

 

Ricordo bene, Giorgio, ma ho letto solo alcune pagine. Mi piace pensare che non siano sufficienti per dire che conosco la tua musica.

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Strano mondo, quello della chitarra, che quando parla di carenza di repertorio (una carenza tutta immaginaria, trattando in questo caso di musica del '900 e contemporanea) parla sempre con grandi complessi di inferiorità e grandi rimpianti di Beethoven, Mahler, Shostakovich (cito nomi estremamente altisonanti di proposito), e quando si tratta di difendere la dignità artistica del “proprio” repertorio finisce con la rivendicazione a piè sospinto della qualità musicale (perché al pubblico piace, e al chitarrista anche) di Giochi Proibiti.

Il film omonimo, da cui è tratto il brano in questione è del 1952 e, tanto per fare un esempio, il sempre mai abbastanza rimpianto Shostakovich, nello stesso periodo compone il suo quartetto n°5.

 

Aggiungo, in risposta al Maestro Carfagna, che non metto in dubbio che a Petrassi possa esser piaciuto o meno Giochi Proibiti, non posso saperlo, né francamente mi interessa. Mi interessa invece il fatto che Petrassi, nel momento in cui decise di scrivere per chitarra sola, abbia composto Suoni Notturni, e Nunc. A dimostrazione (?) che, il (mero) divertimento da un lato (chiamiamolo anche intrattenimento senza il timore di offendere nessuno: da sempre, non ha accezioni negative l'intrattenere qualcuno), e l'impegno artistico dall'altro sono cose ben distinte, di cui peraltro nessuno, mi sembra, vuol negare la convivenza.

 

Una nota a margine:

per Deleuze, nel suo abecedario, la C di Culture significava oltremodo incontro. L'incontro che, nel momento in cui si decide di fruire di un'opera d'arte, può capitare di avere con le idee.

Ora mi chiedo, senza nessuna vena polemica, in quale incontro potrà mai imbattersi l'uditorio a cui si sottopongono le proprie paturnie esistenziali sotto forma di Giochi Proibiti, e nello specifico nell'incontro di quali idee.

 

Giacomo

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