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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Corsi Pre-accademici ai privati?


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Più vado avanti e più capisco il corso pre-accademico. Ci sono anche "scuole private" di musica,che (come dicono loro) stanno in collaborazione con i conservatori,per poter svolgere i corsi pre-accademici nelle loro sedi e non nei conservatori. Dico faranno loro gli esami e non il consevatorio,ma dove andiamo a finire? La qualità di questi corsi chi la garantisce?Docenti che non solo non hanno il ruolo,ma docenti che non sono nemmeno diplomati col vecchio ordinamento,docenti con la sola vecchia licenza del solfeggio,faranno gli esami?Ma veramente dove andremo a finire?

Ma lo possono fare?

Più vado avanti e più mi rattizzisco.

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La qualità la dovrebbero garantire i Conservatori nel momento in cui valuteranno la preparazione degli allievi per mezzo di una prova di ammissione ai corsi accademici: tra l'altro è una prova che sono chiamati a sostenere anche gli allievi interni al conservatorio, e cioè che hanno frequentato i corsi pre-accademici istituiti dai conservatori.

 

Di fatto, gli esami che si sostengono “prima” del percorso accademico sono delle semplici certificazioni, certificazione che, e mi ripeto, non garantiscono o non dovrebbero garantire l'automatico passaggio al corso di studi superiore: il corso accademico di I livello. (IV dan, cintura nera).

 

Del resto, mi pare, che anche per l'ammissione al II livello (Super Saiyan 2) non sia affatto sufficiente il superamento del I livello, ma è tutto un altro paio di maniche.

 

Io ho alcuni allievi privati, per esempio, che vogliono sostenere questi esami: ecco, li faranno all'interno di un conservatorio, come i vecchi privatisti, anche se burocraticamente non avranno lo stesso valore dei vecchi compimenti di strumento e delle varie licenze delle materie complementari saranno, per questi ragazzi, un modo per mettersi alla prova.

 

Spero di esseLe stato d'aiuto.

 

Cordialmente, un non diplomato (reo confesso, in attesa di giudizio).

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La qualità la dovrebbero garantire i Conservatori nel momento in cui valuteranno la preparazione degli allievi per mezzo di una prova di ammissione ai corsi accademici: tra l'altro è una prova che sono chiamati a sostenere anche gli allievi interni al conservatorio, e cioè che hanno frequentato i corsi pre-accademici istituiti dai conservatori.

 

Di fatto, gli esami che si sostengono “prima” del percorso accademico sono delle semplici certificazioni, certificazione che, e mi ripeto, non garantiscono o non dovrebbero garantire l'automatico passaggio al corso di studi superiore: il corso accademico di I livello. (IV dan, cintura nera).

 

Del resto, mi pare, che anche per l'ammissione al II livello (Super Saiyan 2) non sia affatto sufficiente il superamento del I livello, ma è tutto un altro paio di maniche.

 

Io ho alcuni allievi privati, per esempio, che vogliono sostenere questi esami: ecco, li faranno all'interno di un conservatorio, come i vecchi privatisti, anche se burocraticamente non avranno lo stesso valore dei vecchi compimenti di strumento e delle varie licenze delle materie complementari saranno, per questi ragazzi, un modo per mettersi alla prova.

 

Spero di esseLe stato d'aiuto.

 

Cordialmente, un non diplomato (reo confesso, in attesa di giudizio).

 

 

A me non interessa se tu o altri sono diplomati o laureati in chitarra,oppure no,o se le Accademie Musicali private o Associazioni musicali private o altro,preparano i corsi pre-accademici, con cognizione di causa o no,per carità, tutti hanno il diritto di esistere e di svolgere il proprio lavoro come meglio credere. Non parlo degli esami al primo livello(mi sono scaricato tanti di quei programmi sia ministeriali che di vari conservatori),che so come si svolgono e a cosa servono,io la cosa che mi chiedo è se si è fatta una riforma, almeno che si sia fatta nel miglior modo possibile. Se una istituzione,cambia qualcosa,ben venga,ma almeno la cambi al meglio e che non intervanga per peggiorarla. Come è stata fatta penso proprio che era meglio il vecchio ordinamento. Se uno si prepara con docenti che non hanno sostenuto nessun esame e per me non è questo il problema,il chitarrista che si afferma lo fa anche se non ha nessun diploma. Oggi il sostenere un esame che ti da un pezzo di carta, vuol dire che nella vita ti sei impegnato in qualcosa da raggiungere che ti da non solo soddisfazione, ma anche una chance nella vita ,ma soprattutto ti fa capire che nella vita bisogna lottare per andare avanti e non che tutto è facile e tutto ti è dato. Chi insegna senza diploma come accade in molte scuole private di mia conoscenza(magari le vostre sono diverse almeno spero e vi auguro) e danno lezioni a chitarristi in modo del tutto libero dandogli informazioni senza sapere loro stessi cosa significa lavorare e studiare,a che livello li possono portare i giovani chitarristi? Le mie orecchie hanno ascoltato pochi giorni fa, in alcune accademie private agli alunni esaminandi dei livelli pre-accademici non solo di fargli pagare la retta mensile,ma di fargli pagare anche gli esami ,i diplomi,degli esami,i commissari (presi chissà dove),e l’affitto della sale per l’esame, nella stessa accademia dove normalmente svolgono lezione,io non riesco a credere alle mie orecchie. Ma che riforma è? Io me la sono presa con i docenti, e gli dico con che coraggio fai cosi ? Tu non solo non sei diplomato,ma vuoi anche uccidere le speranze dei giovani? Ma che ti hanno fatto?

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Se una istituzione,cambia qualcosa,ben venga,ma almeno la cambi al meglio e che non intervanga per peggiorarla.

 

Questo sembrerebbe lapalissiano ma nei fatto non lo è, e non so se entrando nel merito della questione si possa stabilire se sia meglio questa riforma, la precedente o chissà quale altra diavoleria burocratica: forse bisognerà aspettare alcuni anni per stabilirlo.

 

Oggi il sostenere un esame che ti da un pezzo di carta, vuol dire che nella vita ti sei impegnato in qualcosa da raggiungere che ti da non solo soddisfazione, ma anche una chance nella vita ,ma soprattutto ti fa capire che nella vita bisogna lottare per andare avanti e non che tutto è facile e tutto ti è dato.

 

Con questa affermazione mi permetto di non essere affatto d'accordo.

Oggi ci si diploma con non molto sforzo, conosco gente che tra lavori, studi secondari, e calcetto si diploma con il minimo sindacale dello sforzo e con un buon riscontro in termini di punteggio.

Inutile aggiungere che questa gente, oltre a non saper di fatto suonare, non conosce il repertorio della chitarra (se non quello studiato nei vari esami). Questa naturalmente è una generalizzazione, a me non piacciono e me ne scuso per averne formulata una, ma tu parlavi del pezzo di carta come sinonimo di impegno e fatica, e sudate carte (chitarre?) quando invece io ti posso assicurare che non è così. L'impegno è a monte, indipendentemente dal pazzo di carta, e mi è parso di capire che chi si impegna per un attestato di impegno, certificato, marcabollato non ha poi delle grandi motivazioni personali: mi spingerei a dire che nello studio musicale possano esistere delle spinte non solo creative ma conoscitive in senso ampio con tutto ciò che comporta arrivando quindi, in alcuni casi, nel cercare dentro sé stessi. L'ideale sarebbe far convivere questo tipo di studio con un percorso formale e riconosciuto e ci sono molte persone (di nuovo generalizzo) che ci riescono, e in questo ci vedo una grande intelligenza.

 

Chi insegna senza diploma come accade in molte scuole private di mia conoscenza(magari le vostre sono diverse almeno spero e vi auguro) e danno lezioni a chitarristi in modo del tutto libero dandogli informazioni senza sapere loro stessi cosa significa lavorare e studiare,a che livello li possono portare i giovani chitarristi?

 

Allo stesso identico livello, temo, degli allievi di scuole non private che cercano la scorciatoia nelle varie rumbe e cha-cha-cha che si ascoltano nei saggi finali di questi poveri disgraziati.

In questo penso che siamo d'accordo: il problema della preparazione di un allievo va identificato non col nome di una scuola ma con la preparazione e la serietà di un bravo insegnante.

 

Le mie orecchie hanno ascoltato pochi giorni fa, in alcune accademie private agli alunni esaminandi dei livelli pre-accademici non solo di fargli pagare la retta mensile,ma di fargli pagare anche gli esami ,i diplomi,degli esami,i commissari (presi chissà dove),e l’affitto della sale per l’esame, nella stessa accademia dove normalmente svolgono lezione,io non riesco a credere alle mie orecchie.

 

Se è per questo, proprio qui, alcuni giorni fa ho postato l'esempio di una scuola (un'accademia privata) della mia zona che vorrebbe far pagare gli insegnanti per far sostenere loro l'esame per essere selezionati.

In questo neanch'io riesco a credere alle mie orecchie, e ai miei occhi, ma credo che in questo stato di cose c'entri ben poco la riforma e invece moltissimo la disonestà dei singoli.

 

Ma che riforma è? Io me la sono presa con i docenti, e gli dico con che coraggio fai cosi ? Tu non solo non sei diplomato,ma vuoi anche uccidere le speranze dei giovani? Ma che ti hanno fatto?

 

Una scuola che seleziona i suoi docenti dovrebbe essere in grado di valutare la loro preparazione, in aggiunta del loro titolo di studio, questo per ribadire che non condivido la tua invettiva contro i non diplomati: in questo caso il problema della scuola, che assume senza distinzione e anzi da il posto al miglior offerente (o al potenzialmente peggio pagabile).

Per il resto le altre domande che poni sono condivisibili ma sono anche il sintomo, e mi ripeto, di uno stato di cose generale che non solo non ha a che fare con la riforma, ma che affonda le radici nella storia del nostro paese: è il frutto di semi (malvagi) gettati anni fa, in cattiva fede, in nome di ideali che ideali non sono e per mano di personaggi grotteschi, i cui discendenti (politici, spirituali) oggi possiamo ammirare in tutta la loro grandezza. Ma questo è un altro paio di maniche e, mi ripeto, la riforma ne è solo una indiretta conseguenza.

Almeno così mi pare.

 

Giacomo Palazzesi

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La mia è, e rimane una sfogazione personale del mio essere. Per me tutti possono fare (o non fare) quello che vogliono.

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