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  1. A collection of Fine Spanish Guitars

    Volevo segnalare questo bel libro che contiene il catalogo di una delle più ricche collezioni di chitarre di liuteria degli Stati Uniti: più di 80 chitarre dei grandi liutai spagnoli (e non) a cominciare da Antonio De Torres, passando per Vicente Arias, Enrique Garcia, Francisco Simplicio e le generazioni dei Ramirez fino ai contemporanei Jeffrey Elliot, Josè Romanillos, Dominique Field e altri. Le immagini che mostro evidenziano come ogni chitarra sia mostrata da diverse angolazioni preceduta da una breve descrizione sul liutaio e sui legni utlizzati e con tutte le misure che la caratterizzano. Completano l'opera le misure degli spessori della tavola armonica e del fondo, il disegno della catena della tavola armonica e altre tabelle sulle caratteristiche strutturali di ogni singolo strumento. Insomma una completa carrellata su bellissime chitarre con tutte le informazioni che possono interessare, anche il.... suono perchè il volume è corredato da 3 CD con piccoli brani suonati con tutte le chitarre presenti nella collezione nelle medesime condizioni di presa sonora. Il costo un po' alto - soprattutto per le spese di spedizione - è giustificato ampiamente dalla bellezza del volume secondo soltanto al più famoso "La chitarra di liuteria" di Grondona e Waldner, oggi purtroppo di difficile reperibilità. Per ogni altra informazione il sito internet dell'editore: www.sunnyknollpublishing.com Miniature degli allegati:
  2. A collection of Fine Spanish Guitars

    Volevo segnalare questo bel libro che contiene il catalogo di una delle più ricche collezioni di chitarre di liuteria degli Stati Uniti: più di 80 chitarre dei grandi liutai spagnoli (e non) a cominciare da Antonio De Torres, passando per Vicente Arias, Enrique Garcia, Francisco Simplicio e le generazioni dei Ramirez fino ai contemporanei Jeffrey Elliot, Josè Romanillos, Dominique Field e altri. Le immagini che mostro evidenziano come ogni chitarra sia mostrata da diverse angolazioni preceduta da una breve descrizione sul liutaio e sui legni utlizzati e con tutte le misure che la caratterizzano. Completano l'opera le misure degli spessori della tavola armonica e del fondo, il disegno della catena della tavola armonica e altre tabelle sulle caratteristiche strutturali di ogni singolo strumento. Insomma una completa carrellata su bellissime chitarre con tutte le informazioni che possono interessare, anche il.... suono perchè il volume è corredato da 3 CD con piccoli brani suonati con tutte le chitarre presenti nella collezione nelle medesime condizioni di presa sonora. Il costo un po' alto - soprattutto per le spese di spedizione - è giustificato ampiamente dalla bellezza del volume secondo soltanto al più famoso "La chitarra di liuteria" di Grondona e Waldner, oggi purtroppo di difficile reperibilità. Per ogni altra informazione il sito internet dell'editore: www.sunnyknollpublishing.com
  3. Chitarra Greci o chitarra Bottoni-Greci...?

    Ho ricevuto in questi giorni l'ultimo numero di Seicorde, la rivista diretta da Filippo Michelangeli, dove a pag. 31 compare nella sezione "liutai italiani" l'intervista di Angelo Barricelli a Michele Greci, concertista, didatta e liutaio. Giustamente l'argomento dell'intervista è la sua "rivoluzionaria" chitarra che usa da tempo e che ha sempre attirato la curiosità degli ascoltatori per lo spostamento ed il raddoppio della buca ai lati della porzione di tastiera che copre la tavola armonica. Non entro nel merito di quanto Greci afferma nell'intervista ma mi sento in dovere di fare alcune osservazioni generali. Nel 1987 ebbi modo di testare assieme a Rocco Perugini - che poi ne relazionò sui Quaderni dell'Ateneo, la rivista che aveva fondato presso l'Ateneo della Chitarra da poco fondato a Milano e che seguiva la pedagogia musicale di Mauro Storti - una chitarra del tutto simile che ci venne presentata da Arnaldo Bottoni, il liutaio che materialmente la costruì con l'assistenza di Michele Greci, allora giovane chitarrista. Di quella chitarra ne scrisse il Fronimo - n. 59, aprile 1987 a firma Griselda Ponce de Leon che tra l'altro la tenne "a battesimo" nel gennaio dello stesso anno nella sala Casella a Roma - ed era conosciuta come chitarra Bottoni-Greci presentando, a detta degli autori, le medesime caratteristiche che oggi il maestro Greci riferisce essere le stesse della "sua" chitarra: potenza sonora, equilibrio timbrico, proiezione e sustain. La prova non fu particolarmente soddisfacente poichè a fronte di una indubbia potenza sonora, difettava di equilibrio e soprattutto aveva una timbrica troppo spostata sui cantini con un suono meno morbido delle chitarre di liuteria con cui la confrontammo (la Giulietti e la Giussani di Rocco Perugini). Dopo il 1987 non se ne sentì quasi più parlare fino all'inizio degli anni 2000 quando il maestro Greci ricomparve in pubblico con la "sua" chitarra che aveva purtroppo perso il primo nome. Non so esattamente cosa successe fra i due e quando Arnaldo Bottoni morì, ma certo avvenne più o meno in quel periodo, dimenticato praticamente da tutti nonostante fosse stato un grande innovatore, appassionato della chitarra - chi ne possiede una la conserva gelosamente - e a mia memoria il vero artefice del cosiddetto "progetto" che prevedeva lo spostamento e il raddoppio della buca, ma soprattutto una nuova idea di incatenatura legata a studi di acustica applicata. Mi ha pertanto molto stupito che il maestro Greci in tutta l'intervista non accenni minimamente ad Arnaldo Bottoni con il quale collaborò molto strettamente negli anni '80. Anche sul sito ufficiale la storia della "chitarra Greci" viene fatta risalire al 1989 quando un esemplare venne donato al Pontefice Giovanni Paolo II, mentre esisteva già da qualche anno. (e comunque dietro il Pontefice si riconosce perfettamente Arnaldo Bottoni semi-coperto) Una seconda osservazione: uno dei pregi molto pubblicizzati dal Maestro Greci riguardo alla "sua" chitarra è la sonorità che possiede e che le permette di competere con il pianoforte nei concerti con orchestra. Peccato che tale prova sia legata - per chiunque non sia stato spettatore di un suo concerto - su quattro video postati su youtube nel 2008 e 2009 del concerto RV63 di Vivaldi e del secondo movimento della Fantasia para un Gentilhombre di Rodrigo dove nel pieno orchestrale la chitarra viene coperta come tutte le altre dalla sonorità degli archi. Negli adagi con gli archi in sordina, tutte le chitarre si sentono bene. Un ultimo aspetto: nei video postati su youtube e in dotguitar che riprendono concerti del maestro Greci e la lezione che tenne al campus falaut del 2014, rimane la timbrica molto spostata verso le note acute con bassi poco profondi nonostante una delle caratteristiche principali della chitarra venga individuata nell'equilibrio timbrico. Alcune considerazioni analoghe alle mie compaiono anche in questo forum più o meno nel 2008. Il motivo principale di questo mio intervento è comunque quello di rendere giustizia ad Arnaldo Bottoni, troppo presto dimenticato nonostante sia stato realmente un grande innovatore e soprattutto un appassionato che non ha evitato di andare controcorrente seguendo la sua ispirazione. Purtroppo i miracoli non avvengono e rimango sempre convinto che lavorando adeguatamente sugli spessori della tavola armonica, delle fasce e del fondo, come facevano Torres e i suoi coevi, e come stanno ritornando a fare alcuni liutai italiani e tedeschi, costruendo chitarre leggere, si ottengano gli stessi risultati con un timbro molto più "caldo" ed equilibrato. Avete mai sentito dal vivo ed in sale anche ampie la Torres di Stefano Grondona?
  4. Doping per musicisti

    Attenzione, il betabloccante non è uno psicofarmaco perchè non agisce sulle funzioni cerebrali, ma solo sulla componente autonoma del sistema nervoso che nulla c'entra con depressione o simili. Il betablocco (l'effetto dei farmaci betabloccanti) serve a modulare la funzione del sistema autonomo ( il cosiddetto sistema simpatico e parasimpatico) che non è sotto il controllo del cervello. Come ho detto prima può essere utile nel controllo delle emozioni perchè si contrappone all'adrenalina. Lo psicofarmaco è tutt'altra cosa. Il fatto che i betabloccanti siano usati in patologie che nulla hanno a che vedere con la psichiatria (i maggiori prescrittori di betabloccanti sono i cardiologi) ne rende ragione. Ribadisco che un suo uso nelle condizioni descritte da Giorgio Signorile va visto come possibile aiuto al controllo emotivo mediato dall'adrenalina e pertanto può essere usato in situazioni di emergenza quando veramente con altri mezzi non si riesce a controllare forme di tremore o l'effetto di paura tipico dell'adrenalina. Cercando poi di superare questi problemi in altro modo con forme di autocontrollo non farmacologico. Grazie dell'attenzione Filippo
  5. Doping per musicisti

    Scusate ma mi sembra che l'argomento stia prendendo una piega che non va nel verso giusto. Giorgio Signorile ha segnalato come un suo allievo e, per contatti presi informalmente, alcuni musicisti prendano un betabloccante per superare l'ansia da performance. A parte le obiezioni che in parte condivido di Cristiano Porqueddu, la cosa non deve stupire. Mi permetto di intervenire in quanto medico (oltre che appassionato di chitarra). I betabloccanti diminuiscono l'effetto della adrenalina sul sistema nervoso autonomo del nostro organismo, cioè su quella parte di sistema nervoso che non è sotto il controllo della volontà. L'adrenalina è un neurotrasmettitore che potenzia gli effetti della risposta nervosa nei momenti di bisogno (paura, stress, impegno fisico e mentale) e in questo senso ha un effetto positivo, ma ha anche degli effetti negativi quando è in eccesso e impedisce il controllo totale dei propri muscoli e, soprattutto della componente autonoma delle proprie emozioni. Degli effetti dell'adrenalina ce ne rendiamo conto per esempio quando siamo molto concentrati e tendiamo a sudare o a non controllare alcuni movimenti delle mani o alcuni "tic" che in altri momenti non avremmo. Come tutti i farmaci anche i betabloccanti hanno i loro effetti collaterali (ad es. tendono a ridurre il calibro dei bronchi e a ridurre la frequenza del battito cardiaco), ma in alcuni casi possono essere utili nel controllare l'emotività, tanto è vero che vengono utilizzati fra l'altro, nella ipertensione arteriosa e in alcune patologie cardiache dipendenti in misura notevole dallo stress. Per questo motivo vengono anche chiamati "farmaco del benessere". Personalmente tenderei a evitarne l'uso proprio perchè se non si è affetti da alcuna patologia non è consigliabile prendere un farmaco, oltrettutto con effetti collaterali non di poco conto, tuttavia capisco il collega che lo ha prescritto in un caso del genere poichè lungi dall'essere farmaco dopante (farmaci che hanno tutt'altri effetti sull'organismo e da cui fuggire) permette un aiuto nel controllo della emotività, essendo anche farmaci maneggevoli perchè terapeutici a basso dosaggio e generalmente ben tollerati. Ovviamente è assolutamente da sconsigliarne l'abuso e soprattutto l'abitudine. Come giustamente dice Cristiano Porqueddu bisogna trovare in altro modo il controllo del proprio corpo. Vi ringrazio dell'attenzione Filippo
  6. Anche se con un po' di ritardo (mi sono registrato il 2 settembre), mi presento, dopo aver visto che è uso del forum. Confesso che è il primo forum cui mi iscrivo e che ha questa consuetudine e ne sono molto contento. Sono un medico di 55 anni, che in gioventù, durante gli studi superiori ed universitari ha studiato chitarra a Roma in particolare con un allievo di Bruno Battisti D'Amario, ma anche in masterclasses con lo stesso Battisti D'Amario, con Alirio Diaz, con Carlo Carfagna e con Sergio Notaro, frequentando assiduamente il modo chitarristico romano a quel tempo ben rappresentato anche dal Centro Romano della Chitarra. Avevo anche raggiunto un discreto livello - credo - (eseguivo tutti gli studi di Villa Lobos per intenderci). Poi ho cominciato la mia professione, mi sono trasferito in provincia di Varese e per molti anni ho suonato la chitarra solo saltuariamente, senza mai tuttavia abbandonare la mia psssione e frequentando quanto più possibile i concerti (Festival di Busto Arsizio, concerti dell'Ateneo della Chitarra a Milano etc.). Recentemente, potendolo fare (mi sono imposto di lasciare più spazio ad attività extralavorative) ho ripreso a suonare quotidianamente ricominciando letteralmente da capo (dalle scale di Segovia per intenderci) e mi sembra di essere tornato giovane. Navigando in internet alla ricerca di siti chitarristici, ho trovato il vostro forum (per la verità ci sono capitato cercando una incisione degli studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino, in particolare i numeri 25 - 36, e ho scoperto il sito di Cristiano Porqueddu...) Il forum mi è piaciuto, mi piace e mi sono iscritto. Grazie per avermi accolto
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