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ciccio_matera

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  1. Limenmusic - WebTV dedicata alla musica classica

    Invece credo che le eccezioni esistono, ad esempio Russell e Mela (che io ammiro, ma generalmente la nuova generazione di interpreti (ben rappresentata in questo forum). Ho avuto modo di ascoltare il demo del CD su Barrios di Cristiano, e devo dire che le sue interpretazioni sono bellissime e con un ottimo fraseggio, come quelle del M° Tampalini, di cui ammiro moltissimo l'interpretazione della tarantella. In generale i chitarristi di oggi entrano a contatto con altri strumentisti, nelle classi di musica da camera, e si scontrano molto spesso con l'illustre sconosciuta...la musica...La mia critica era: queste interpretazioni fanno scuola? Ovvero sono punto di riferimento? Francesco
  2. Limenmusic - WebTV dedicata alla musica classica

    Concordo su Russell (che ha un bellissimo fraseggio, e che comunque viene dal violino) e Williams, il Bach di Barrueco invece lo trovo noioso, non un respiro. Io aggiungerei Matteo Mela; fraseggia come pochissimi chitarristi al mondo. Ma questi fanno scuola? No, nel mondo della chitarra non esistono riferimenti, o come dici tu, i capisaldi. Francesco
  3. Limenmusic - WebTV dedicata alla musica classica

    hmm... Bisognerà presentare qualcosa di diverso dal Concierto de Aranjuez, credo. Perchè sempre con il buon Joaquin? Prendendo al balzo quello che ha detto Ermanno, i chitarristi sono molto indietro come scuola interpretativa, molti chitarristi ignorano l'esistenza di legature di frase, che pur non presenti sulle partiture per chitarra (cosa che davvero sfugge alla mia comprensione..), esistono. Manca molto spesso la coscienza di cosa vuol dire "portamento", staccato, staccato legato. Mi sono imbattuto con il pianoforte ormai tre anni or sono, e suonando le sonate di mozart ho compreso molto di più Sor, Giuliani, lo stile classico e quello galante. Il mio maestro di pianoforte mi ha corretto e mi corregge tuttora il modo di fraseggiare, l'agogica, la dinamica, l'articolazione. Insomma, credo che ai chitarristi serva davvero una scuola interpretativa seria al pari degli altri strumenti, cosa che or ora manca in larghissima parte del mondo chitarristico. Francesco
  4. Sperimentazione e produzione di qualità

    Lei fa come il Barone di Rondò, di Calviniana memoria, che stando sugli alberi era più attento alle cose d'intorno che quelli che di sotto passavano per il bosco. Mi trova perfettamente d'accordo, Lei è un intellettuale d'altri tempi...vivaddio ce ne sono ancora. Sottoscrivo ogni parola, e accolgo l'invito. Francesco
  5. Sperimentazione e produzione di qualità

    Quello che intendo non è la macchina che aiuta il liutaio a costruire una tavola perfetta al millimetro, oppure che analizzi lo spettro delle onde che fuoriescono dallo strumento che aiutano il liutaio a studiare e migliorare il proprio progetto. Qui si parla di vera e propria sostituzione del lavoro, cioè non è un aiuto, è un sostituto dell'artista, è come se la macchina facesse materialmente la chitarra. Tornando a noi, che poi tra le varie possibilità di sviluppo che il calcolatore pone al compositore, egli scelga tra le tante ipotesi che fuoriescono dal calcolo, quella che gli è più congeniale, poco cambia la questione. Non è frutto del lavoro delle proprie mani. Questo intendo. Qui entra in ballo la concezione dell'arte che ogni artista ha, e pur non condividendo quasi per nulla quello che dici, fa parte del tuo essere e quindi non sta a me giudicarlo; Però io credo che tu stia saltando un passaggio, che credo sia il punto della questione...perchè scrivere musica? domandiamoci, perchè io (nel mio piccolo), tu e tutti i compositori scrivono musica? Perchè sbattere la testa su un tessuto contrappuntistico? Ne vale la pena? E se si, per cosa? La conquista dell'autonomia dell'arte e dell'eloquenza della musica sono arrivate con l' "Affektenlehre" dal '500 (ma con Ficino anche nel '400), e io non le lascio così facilmente, non ci sto a declassare quello che è l'arte di cui cerco di occuparmi, studiare a fondo, più che posso. Nessuno mai mi toglierà la consapevolezza del grande "compito" verso la mia umanità di scrivere musica, e la mia musica sarà frutto del mio lavoro, non di altri, macchine incluse. Non lascerò che l'ideologia prenda il sopravvento sulla bellezza, questo mai. Francesco
  6. Sperimentazione e produzione di qualità

    e di che! mica ti devi scusare. La mia non è una difesa spada tratta del sistema. Cerco solo di spiegare a cosa serve e a ben contestualizzarlo all'interno della disciplina compositiva (visto che un software ideato da compositori per compositori). Per il resto, di come lavoro io magari lo giudicherai dai risultati. Ma cosa esattamente non hai capito (hai quotato un blocco notevole)? Ho capito (per quello che si può capire da una discussione) di cosa si parla, ho detto che non sono assolutamente d'accordo sull'utilizzo del software per quel che mi riguarda può averlo inventato anche John Williams (il compositore), ma non cambia la mia posizione, mi spiego: ho compreso che il programma in questione entra in ballo nel momento in cui inizia lo sviluppo, ma non cambia la sostanza, o sviluppo o esposizione del materiale che sia, il lavoro non è il proprio, e soprattutto non reputi il lavoro di sviluppo un lavoro creativo? Io invece credo che sia un lavoro creativo quanto la creazione del materiale, certo più tecnico, ma creativo. Per fare una analogia, è come se un liutaio si affidasse a macchine sofisticatissime per creare chitarre che suonano bene, a macchine che facciano il lavoro al posto suo; certo, il materiale lo ha scelto lui, avrà avuto l'occhio attento e avrà scelto il legno con la venatura più bella, più stagionato, ma il risultato del lavoro non sarà il suo, non sarà frutto del suo artigianato, e questo per me è distuggere il lavoro di un liutaio. Il software citato mina allo stesso modo il lavoro di un compositore. Questo è il mio pensiero. Francesco
  7. Sperimentazione e produzione di qualità

    HAL, se fosse programmato a dovere, mi consiglierebbe inanzitutto di non utilizzare dei software di multinazionali che costringono e limitano l'esercizio della creatività musicale (sequencer e software di notazione), e mi suggerirebbe di utilizzare ambienti di programmazione musicale dove ogni utente può parlare per sé vincolando la macchina sul da farsi e non il contrario. Spesso non lo so. Ne francamente mi interessa molto saperlo. Un brano di musica per me è semplicemente necessario, non bello o brutto che sono categorie che ha utilizzato lei quando ha detto allora le ho risposto che se lei allora lo desidera può benissimo adattare quei filtri alle sue esigenze (l'ambiente è programmabile per cui si adatta senza problemi a qualsiasi necessità) . Ma tornando alla sua questione "a che cosa Le servirebbe la macchina, dal momento che sa benissimo da solo che cosa è bello e che cosa non lo è?" ...a me interessa altro...interessano le virtualità nascoste... E' evidente che il compositore nello sviluppare le sue intuizioni, mette in gioco anche altre possibilità, altre virtualità. Il compositore sceglie sempre, indipendentemente dalla macchina o no, da una miriade di possibilità che vincola in modo sempre più approfondito in una sorta di gioco di scatole cinesi. Parafrasando Petrassi l'esito felice di una scelta è sempre bilanciato dal dubbio. E' la logica conseguenza dello sviluppo, inteso come tecnica compositiva. Ci sono molti modi per arrivare a e/o sviluppare una intuizione. Alcuni di questi momenti sono nitidi nella mente del compositore, altri meno. Allora si fa ricorso all'artigianato, che altro non è che un modo per vincolare le nostre scelte. La composizione assistita spesso si inserisce qui. Quindi si valutano le soluzione esattamente come si poteva fare tradizionalmente, indipendentemente dalla macchina e soprattutto indipendentemente da ciò che magari in modo precipitoso abbiamo ritenuto "bello". Questo mi interessa. Esplorare possibilità inespresse. E per quello che riguarda il virtuale possibile in composizione: purtroppo non nascono tutti Mozart, ci sono anche i Beethoven e gli Stravinsky che appuntano come dei dannati. Lei scrive di getto anche negli sviluppi? La composizione assistita, almeno per come la utilizzo io, non interviene sempre e quando lo fa solitamente non interviene su di una composizione "intera". Interviene solo quando si rende necessaria; e non si rende necessaria quando si parla di invenzione! L'invenzione appartiene di diritto al creatore/compositore e difficilmente in questa fase può intervenire il calcolatore. Semmai è in altri momenti che si rende utile: per semplificare come dicevo, nelle forme dello sviluppo, quelle della tradizione, quelle novecentesche e quelle che non si daranno mai in, perchè la mano, nel tempo-uomo, non potrà mai stare dietro alle "intuizioni" di una tale potenza di calcolo. Scusami Fabio, ma non sono assolutamente d'accordo. Lo dico perchè questo programma insulta 10 anni di studi di composizione, e l'attività e l'artigianato di un compositore. Non si lavora così, scusami. Francesco
  8. Sperimentazione e produzione di qualità

    ho modificato il mio messaggio perchè era scritto in maniera equivocabile, ora è più chiaro. Alfredo, scusami, non comprendo. Schubert nella sua sonata per Arpeggione, una delle composizioni a me più care, non pensi abbia voluto comunicare quello che era lui, nella sua opera? Io credo di si, e credo che sia un valore che molta musica nel novecento ha dimenticato.
  9. Sperimentazione e produzione di qualità

    Forse solleverò una polemica con queste affermazioni, ma se è vero che una composizione deve "funzionare", è pur vero che il risultato estetico non è sicuramente l'ultimo fattore. In questo secolo si è assistito a sperimentazioni ai limiti dell'assurdo (vedi "Helicopter Quartet", oppure "4,33", per citarne due eclatanti). In nome della libertà si è scritta musica (oppure pause...), che come ha detto Lei in un altro post, ha fatto accademia e ancora oggi, in parte, continua a farla, e molto spesso continua a fare l'accademia di se stessa, mentre il pubblico andava da un'altra parte. Lungi da me mettere un dictat, ognuno si esprime come vuole e meglio crede, soprattutto se lo fa con grande tecnica, ma il mondo non ci segue, il compositore molto spesso è isolato, di nicchia. Non so, ma io vedo nei giovani allievi di composizione (almeno parlo della mia esperienza con gli amici di classe, prima a Matera e ora a Bari), una rinnovata volontà di comunicare quello che si sente, non solo la voglia di una completezza tecnica, quello che insomma molto spesso manca in molta musica del novecento, ovvero la comunicazione. Francesco
  10. Le scuse celebri, per finire in allegria!

    perchè, non vi è mai capitato di sentirvi dire "perchè? c'era anche questo esercizio? Non me lo ricordo"
  11. Tocco preparato

    certo cristiano, hai ragione, chiedo scusa se non sono stato chiaro. Quando mi riferivo all'intelligenza, intendevo proprio quello che hai detto. Francesco
  12. Tocco preparato

    Giorgio, una mano ferma è sintomo di stabilità della mano, e quindi del gesto tecnico; anche io tendo sempre ad evitare che i miei allievi muovano la mano "a casaccio". Come dicevi tu, probabilmente nella fattispecie occorre fare questo tipo di lavoro. Quindi Giacobus, segui la tua insegnante, il tempo, la tua intelligenza e la voglia di crescere musicalmente, ti daranno ragione o torto.
  13. Suite 997

    vero. ma secondo me è vero anche che questo brano, se suonato in tonalità originale, "suona" davvero come musica di Bach. in la minore lo sento automaticamente insipido. D'altro canto, se Bach ha scelto una tonalità piuttosto che un'altra avrà avuto i suoi motivi. Certo, così come ci saranno motivi altrettanto validi se Bach l'ha scritta per un altro strumento. Dettaglio non trascurabile. Mi perdoni Luca, ma io lo sento insipido nello stesso momento in cui la si porta sulle sei corde, La minore o meno. concordo anche su questo, ma direi che sono due discorsi diversi! personalmente, detesto le trascrizioni e le suono solo per obbligo, però penso sia innegabile che alcuni brani siano ascoltabili anche sulla chitarra nonostante lo strumento abbia tutti i limiti del caso o, più verosimilmente, abbia un linguaggio diverso che poco centra con quello barocco. Ad ogni modo e a titolo di esempio, la famosa ciaccona mi piace tanto sul violino quanto sulla chitarra perchè a mio gusto il linguaggio di entrambi gli strumenti (benchè profondamente diverso) si sposa col brano, mentre mi fa ribrezzo sul pianoforte (a dir la verità tutto Bach mi aggrada poco sul piano ma è un gusto personale). Quello che intendo dire è che secondo me Bach sulla chitarra "ci può anche stare" ma nel momento in cui si cambia la tonalità, il brano perde il potere di comunicare all' "anima" dell'ascoltatore (dico "anima" solo per semplificare: non sono credente ) È una considerazione molto personale e non so neppure se riesco a spiegarla bene... che ne sò... è come guardare la Monna Lisa attraverso un vetro verde... è snaturata. Nel momento in cui la si guarda con i suoi colori originali è tutta un'altra cosa. In merito al tipo di strumento utilizzato, invece, potrebbe essere come dir di vedere lo stesso quadro sotto due tipi di luce differenti Bah, non s'è capito niente di quello che ho scritto. pace messaggi come questo non sono spam? Da quando concordare è spam?
  14. Suite 997

    vero. ma secondo me è vero anche che questo brano, se suonato in tonalità originale, "suona" davvero come musica di Bach. in la minore lo sento automaticamente insipido. D'altro canto, se Bach ha scelto una tonalità piuttosto che un'altra avrà avuto i suoi motivi. Certo, così come ci saranno motivi altrettanto validi se Bach l'ha scritta per un altro strumento. Dettaglio non trascurabile. Mi perdoni Luca, ma io lo sento insipido nello stesso momento in cui la si porta sulle sei corde, La minore o meno. Concordo pienamente, Cristiano. Bhé, non concordo: se fosse così, che ci facciamo con la ciaccona sulla chitarra, per dirne una? E - come già detto altrove - che ci facciamo con le Goldberg Variationen (Klavierübungen), il Wohltemperierte Klavier e tutto il resto della musica per tastiera (clavier altro non vuol dire che appunto tastiera, intendendo per lo più il clavicembalo) suonato sul pianoforte? Non ne farei un principio, ma bisogno amettere che certe suite di Bach sulla chitarra non rendono come dovrebbero sulla carta, ma tanta musica di JSB lo fa, eccome! Per tornare in topic: Suonata con capotasto (2° o 3° è indifferente) la musica/la chitarra sviluppa un'altro colore rispetto al solito la minore; siccome taglia un po' i bassi sembra più trasparente, scambiando la sonorità per una più vicina al liuto (ma proprio solo un pochino, ascoltando un vero liuto in confronto). Ottenere la tonalità originale, visto che suoniamo wohltemperiert, dove le particolarità nell'intonazione delle varie tonalità non ci sono più, non mi sembra veramente importante, ma questione di gusto personale; all'interno di un programma da concerto può risultare piacevole non sentire sempre le nostre solite tonalità. Invece è importantissimo sapere qual'era la tonalità originale: il carattere di essa sicuramente era stat scelta con giudizio. Io credo che la chitarra non abbia la potenzialità sonore per esprimere al meglio Bach, che chiede si dei respiri, un tactus, ma chiede molte volte sostegno dei suoni, o equilibrio delle parti, e sulla chitarra non sempre è possibile. A prescindere dalle capacità esecutive di ognuno, una nota presa in terza posizione è pur sempre in terza posizione, e difficilmente suonerà come una presa in prima. Francesco
  15. Suite 997

    vero. ma secondo me è vero anche che questo brano, se suonato in tonalità originale, "suona" davvero come musica di Bach. in la minore lo sento automaticamente insipido. D'altro canto, se Bach ha scelto una tonalità piuttosto che un'altra avrà avuto i suoi motivi. Certo, così come ci saranno motivi altrettanto validi se Bach l'ha scritta per un altro strumento. Dettaglio non trascurabile. Mi perdoni Luca, ma io lo sento insipido nello stesso momento in cui la si porta sulle sei corde, La minore o meno. Concordo pienamente, Cristiano.
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