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Giovanni Albini

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  1. Hai ragione, ma per chitarra? E comunque una cosa è fare jazz e una cosa è ammiccare su un confine. Una è il lavoro sulle forme popolari, una è il kitsch (in una più o meno consapevole postmodernità). Sarà commerciale, ma non è da buttare, e soprattutto non è concettuale, almeno non più di quanto è da concedersi alla musica nella tradizione colta: è divertito. E a me diverte. Comunque Omaggio e Sonatina sono più articolate, se non le conosci ti consiglio di leggerle: io come compositore ci ho trovato spunti interessanti. Forse non completamente nella realizzazione, ma nell'idea che ci ho colto (che sinceramente non so in che misura sia vicina alle sue intenzioni).
  2. Non ho letto abbastanza pagine di Dyens per esprimere un opinione complessiva sul compositore, ma per quel poco penso che Dyens porti avanti un discorso tecnico e compositivo non irrelavante. Anche le opere più di effetto (come il Tango e il Valse en Skai) trovo che siano concepite con una certa intelligenza, forzando e straniando con ironia e gusto proprio quei caratteri kitsch e abusati del tango e del valzer. Inoltre ho apprezzato tantissimo l'insistenza quasi minimalista su alcuni gesti tecnici che diventano di fatto materiale compositivo (penso adesso alla Libra Sonatine o all'Omaggio a Villa Lobos). Certo, Dyens è un chitarrista-compositore, e definirlo solo un compositore può far sorridere (come fanno sorridere i paragoni ai grandi del passato e del presente: anche se a me fanno sorridere i paragoni in generale). Insomma, va bene essere critici, ma in questo caso sono per un bicchiere mezzo pieno.
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