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Chitarra Greci o chitarra Bottoni-Greci...?


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Ho ricevuto in questi giorni l'ultimo numero di Seicorde, la rivista diretta da Filippo Michelangeli, dove a pag. 31 compare nella sezione "liutai italiani" l'intervista di Angelo Barricelli a Michele Greci, concertista, didatta e liutaio.   Giustamente l'argomento dell'intervista è la sua "rivoluzionaria" chitarra che usa da tempo e che ha sempre attirato la curiosità degli ascoltatori per lo spostamento ed il raddoppio della buca ai lati della porzione di tastiera che copre la tavola armonica.

Non entro nel merito di quanto Greci afferma nell'intervista ma mi sento in dovere di fare alcune osservazioni generali.

Nel 1987 ebbi modo di testare assieme a Rocco Perugini - che poi ne relazionò sui Quaderni dell'Ateneo, la rivista che aveva fondato presso l'Ateneo della Chitarra da poco fondato a Milano e che seguiva la pedagogia musicale di Mauro Storti - una chitarra del tutto simile che ci venne presentata da Arnaldo Bottoni, il liutaio che materialmente la costruì con l'assistenza di Michele Greci, allora giovane chitarrista.   Di quella chitarra ne scrisse il Fronimo - n. 59, aprile 1987 a firma Griselda Ponce de Leon che tra l'altro la tenne "a battesimo" nel gennaio dello stesso anno nella sala Casella a Roma - ed era conosciuta come chitarra Bottoni-Greci presentando, a detta degli autori, le medesime caratteristiche che oggi il maestro Greci riferisce essere le stesse della "sua" chitarra: potenza sonora, equilibrio timbrico, proiezione e sustain.  La prova non fu particolarmente soddisfacente poichè a fronte di una indubbia potenza sonora, difettava di equilibrio e soprattutto aveva una timbrica troppo spostata sui cantini con un suono meno morbido delle chitarre di liuteria con cui la confrontammo (la Giulietti e la Giussani di Rocco Perugini).  Dopo il 1987 non se ne sentì quasi più parlare fino all'inizio degli anni 2000 quando il maestro Greci ricomparve in pubblico con la "sua" chitarra che aveva purtroppo perso il primo nome.   Non so esattamente cosa successe fra i due e quando Arnaldo Bottoni morì, ma certo avvenne più o meno in quel periodo, dimenticato praticamente da tutti nonostante fosse stato un grande innovatore, appassionato della chitarra - chi ne possiede una la conserva gelosamente - e a mia memoria il vero artefice del cosiddetto "progetto" che prevedeva lo spostamento e il raddoppio della buca, ma soprattutto una nuova idea di incatenatura legata a studi di acustica applicata.

Mi ha pertanto molto stupito che il maestro Greci in tutta l'intervista non accenni minimamente ad Arnaldo Bottoni con il quale collaborò molto strettamente negli anni '80.   Anche sul sito ufficiale la storia della "chitarra Greci" viene fatta risalire al 1989 quando un esemplare venne donato al Pontefice Giovanni Paolo II, mentre esisteva già da qualche anno. (e comunque dietro il Pontefice si riconosce perfettamente Arnaldo Bottoni semi-coperto)

Una seconda osservazione: uno dei pregi molto pubblicizzati dal Maestro Greci riguardo alla "sua" chitarra è la sonorità che possiede e che le permette di competere con il pianoforte nei concerti con orchestra.  Peccato che tale prova sia legata - per chiunque non sia stato spettatore di un suo concerto - su quattro video postati su youtube nel 2008 e 2009 del concerto RV63 di Vivaldi e del secondo movimento della Fantasia para un Gentilhombre di Rodrigo dove nel pieno orchestrale la chitarra viene coperta come tutte le altre dalla sonorità degli archi.  Negli adagi con gli archi in sordina, tutte le chitarre si sentono bene.

Un ultimo aspetto: nei video postati su youtube e in dotguitar che riprendono concerti del maestro Greci e la lezione che tenne al campus falaut del 2014, rimane la timbrica molto spostata verso le note acute con bassi poco profondi nonostante una delle caratteristiche principali della chitarra venga individuata nell'equilibrio timbrico.

Alcune considerazioni analoghe alle mie compaiono anche in questo forum più o meno nel 2008.

Il motivo principale di questo mio intervento è comunque quello di rendere giustizia ad Arnaldo Bottoni, troppo presto dimenticato nonostante sia stato realmente un grande innovatore e soprattutto un appassionato che non ha evitato di andare controcorrente seguendo la sua ispirazione.   Purtroppo i miracoli non avvengono e rimango sempre convinto che lavorando adeguatamente sugli spessori della tavola armonica, delle fasce e del fondo, come facevano Torres e i suoi coevi, e come stanno ritornando a fare alcuni liutai italiani e tedeschi, costruendo chitarre leggere, si ottengano gli stessi risultati con un timbro molto più "caldo" ed equilibrato.  Avete mai sentito dal vivo ed in sale anche ampie la Torres di Stefano Grondona?

 


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Ciao a tutti,

ho trovato per caso questa discussione sulla chitarra Bottoni-Greci e ci tenevo particolarmente a dare il mio contributo.

Da qualche anno posseggo la chitarra di Arnaldo Bottoni con il corpo interamente realizzato in fiammiferi (cerini). Con ogni probabilità si tratta dell'unico esemplare esistente che il maestro abbia mai prodotto con questa tecnica estrema. È uno strumento che, per ovvie ragioni legata alla folle quantità di ore necessarie ad allineare e calibrare i singoli cerini, ha richiesto un lavoro costruttivo monumentale. Inoltre, non essendo un oggetto destinato alla vendita commerciale, nacque esclusivamente come prototipo scientifico e manifesto della sua teoria acustica.

Proprio oggi ho deciso di pubblicare questo capolavoro su Reverb. Ho scelto di impostare un prezzo volutamente alto perché il mio scopo principale non è affatto quello di monetizzare in fretta, quanto piuttosto sondare l'interesse del mercato collezionistico internazionale e, soprattutto, condividere pubblicamente le informazioni in mio possesso.

Il mio intento profondo è fare finalmente giustizia a questo grande liutaio romano, riportando alla luce la sua memoria e facendolo conoscere a più persone possibile. All'interno dell'annuncio non mi sono limitato a una semplice descrizione dello strumento, ma ho voluto redigere un vero e proprio articolo storico, raccogliendo tutto il materiale d'archivio disponibile in rete. Tra i vari documenti, ho inserito l'estratto originale in spagnolo (con traduzione) tratto dalla monumentale "Enciclopedia de la Guitarra" di Francisco Herrera, oltre a importanti citazioni e video dimostrativi di musicisti professionisti che elogiano la potenza e il "segreto" del suono di Bottoni.

È stato davvero un dramma storico il fatto che Bottoni sia scomparso così prematuramente nel 1990, appena tre anni dopo la presentazione ufficiale del progetto del 1987 alla Sala Casella della Filarmonica Romana. Questa tragica tempistica, unita all'assenza totale di Internet all'epoca, ha fatto sì che la sua straordinaria intuizione perdesse la popolarità che stava meritatamente acquisendo, lasciando traccia solo su pochissimi articoli di giornale cartacei e servizi televisivi del tempo.

Infine, trovo profondamente ingiusto che Michele Greci abbia proseguito negli anni a promuovere quel tipo di architettura sdoppiata – di cui il vero, unico e legittimo ideatore e mente intellettuale è stato Arnaldo Bottoni – appropriandosi di fatto dei meriti e omettendo sistematicamente di menzionare il nome del maestro romano dopo la sua morte.

Spero che questo mio contributo, insieme alla documentazione che ho faticosamente riunito nell'inserzione, possa riaccendere i riflettori su un genio dimenticato della nostra liuteria del Novecento. Chiunque avesse curiosità o dettagli storici extra da aggiungere, mi farebbe davvero piacere confrontarmi qui sotto.

Il link del mio annuncio su reverb è il seguente:

Link chitarra Arnaldo Bottoni

Un saluto a tutti,

Francesco

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