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Angelo Gilardino

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  • Compleanno 16/11/1941
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    Dal Live Journal del chitarrista americano David Norton: "A Quiet Song", to the memory of John W. Duarte It was two weeks ago today that the sad news arrived that the famous British musician John Duarte had passed away. For some months previously, I had been toying with the idea of commissioning Angelo Gilardino (known in LJ land as calatrava) with writing a new solo classical guitar piece for me. The news from London of Duarte's death spurred me to take action on this idea, especially considering that Angelo and Jack had been friends, and also that Angelo had published a number of Duarte's pieces with Berben Publications of Italy. In the remarkably short time span of 11 days, Maestro Gilardino has delivered a wonderful new work. Because it is important to Angelo and to myself that Jack Duarte's memory be commemorated openly, I am posting these files "for free download" (and hoping that my ISP doesn't pull the plug due to excessive bandwidth usage!!) Feel free to use and share these files as you wish. They are offered by Angelo and myself in the same spirit of generosity which John Duarte showed to so many.
  2. Ricerca "Scuola chitarristica vercellese"

    Si tratta di un volume pubblicato nel 1990 dal Comune di Vercelli. Contiene scritti brevi di Sergio Givone, Mario Dell'Ara, Giovanni Puddu, Enrico De Maria, Donata Belossi. Andò esaurito in poche settimane e non fu ristampato. L'unica possibilità di reperirne una copia può aprirsi scrivendo all'assessore alla cultura del comune di Vercelli: forse, in archivio o nella biblioteca comunale ne hanno conservato una copia e potrebbero farne una riproduzione fotostatica per accogliere la richiesta di uno studioso che si qualifichi. dralig
  3. Version 1.0

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    Come annunciato, le Edizioni Musicali Bèrben offrono tre composizioni di Angelo Gilardino (Capriccio etneo/ Capriccio-Serenata /Yo, el Rey" per il download gratuito. I files sono pubblicati sul Forum Italiano di Chitarra Classica. As previously announced, Edizioni Musicali Bèrben (Ancona, Italy) offer three compositions by Angelo Gilardino (Capriccio etneo/Caprricio-Serenata/Yo, el Rey) for free download. The files are published on the Italian Classical Guitar Forum.
  4. Version

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    Come annunciato, le Edizioni Musicali Bèrben offrono tre composizioni di Angelo Gilardino (Capriccio etneo/ Capriccio-Serenata /Yo, el Rey" per il download gratuito. I files sono pubblicati sul Forum Italiano di Chitarra Classica. As previously announced, Edizioni Musicali Bèrben (Ancona, Italy) offer three compositions by Angelo Gilardino (Capriccio etneo/Caprricio-Serenata/Yo, el Rey) for free download. The files are published on the Italian Classical Guitar Forum.
  5. Version 1.0

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    Come annunciato, le Edizioni Musicali Bèrben offrono tre composizioni di Angelo Gilardino (Capriccio etneo/ Capriccio-Serenata /Yo, el Rey" per il download gratuito. I files sono pubblicati sul Forum Italiano di Chitarra Classica. As previously announced, Edizioni Musicali Bèrben (Ancona, Italy) offer three compositions by Angelo Gilardino (Capriccio etneo/Caprricio-Serenata/Yo, el Rey) for free download. The files are published on the Italian Classical Guitar Forum.
  6. Nel Gruppo Facebook di questo Forum è apparso (ringrazio chi me l'ha segnalata) il link a una "Storia della chitarra" in cui si legge: Chi ha scritto questo mente. Le "Variazioni per chitarra" di Ottorino Respighi sono state scoperte non pochi anni fa, ma nel 1993, da Gilardino (un tizio qualsiasi che passava di lì per caso), e sono state pubblicate nel 1996 dalle Edizioni Ricordi. Eseguite in "prima" da Eliot Fisk, sono state presentate in concerto da artisti del calibro di Julian Bream e di Mark Delpriora, e incise in CD da Rocco Peruggini e da Vincenzo Torricella. Sono quindi accessibili da quasi vent'anni a chiunque sappia leggere la musica e i libri di storia della chitarra. Inoltre, il "primato" per un brano per chitarra composto da un autore non chitarrista prima dell'Homenaje di Manuel de Falla spetta - a quanto ne sappiamo fino a oggi - alla "Mozartiana" di Eduardo Fabini, scritta nel 1902. Che le "Variazioni" di Respighi possano risultare "ininfluenti" per la storia della chitarra del secolo XX nella valutazione di un certo tipo di storiografi è constatazione che rasserenerebbe l'esimio autore – se ne fosse messo al corrente - e che certamente risulta assai gradita a chi ha scoperto e pubblicato il brano. dralig
  7. Musica e comprensione

    Credo che Lei abbia centrato il bersaglio: l'accettazione della musica "nuova" da parte degli ascoltatori dipende in misura determinante dalla forza, dalla convinzione e dell'autorevolezza con cui gli interpreti sono capaci di proporla. Questo è il punto: non si può far passare il nuovo se si è vecchi dentro, né si può convincere altri di ciò in cui non si crede con tutta la propria anima. Presentarsi in pubblico per "far musica" è partita persa in partenza: bisogna "essere" la musica, in carne e ossa. Può darsi che alcuni ascoltatori non capiscano, ma capiranno che c'è qualcosa da capire.
  8. Musica e comprensione

    Gli interpreti scelgono il loro repertorio con motivazioni che riflettono il loro modo di essere, sentire e pensare, il loro sapere, la natura dei loro progetti e, naturalmente, le loro capacità. Credo che si debba accettare e rispettare questa realtà: ognuno -sia egli compositore, interprete, ascoltatore - si forgia il suo destino. Chi suona musichette superficiali e vuote è superficiale e vuoto - non c'è altra spiegazione a questa evidenza. Chi suona musiche dense di valori comprende e apprezza tali valori, ma sa bene che, proponendoli nei suoi programmi e nelle sue registrazioni, opererà una selezione tra il pubblico: alcuni ascoltatori apprezzeranno, altri no. Del resto, anche chi suona musica vuota viene giudicato: non mi risulta che gli esecutori-camerieri che servono acqua e zucchero abbiano ottenuto, o stiano ottenendo, grandi successi. Auspicare che un esecutore lasci spazio, nei suoi programmi, "per un piccolo brano di musica contemporanea" è inutile: se l'interprete nutre un interesse autentico per certa musica, la suonerà senza bisogno di esortazioni; altrimenti, è meglio che non se ne occupi. dralig
  9. Musica e comprensione

    Stravinskij non era un concertista, ma un compositore, e - nonostante alcune reazioni negative del pubblico all'inizio della sua carriera - fu glorificato in vita e se la passò piuttosto bene. La musica è un fenomeno che, per manifestarsi in pieno, abbisogna dei compositori, degli interpreti e degli ascoltatori. I compositori e gli interpreti devono studiare per tutta la vita, seguitando ad affinarsi. Gli ascoltatori no? dralig
  10. Premesso che una risposta precisa può essere data solo individualmente, esaminando ogni singolo caso, si può dire, in linea generale, che, se i fondamenti della tecnica sono stati assimilati bene nei primi anni di studio (tre o quattro al massimo), non è più necessario studiare le scale, gli arpeggi, le legature, etc., come esercizi indipendenti dalla musica, perché il repertorio contiene tutti i possibili modelli di tecnica, ed è molto più utile e interessante praticarli all'interno del discorso musicale (articolazioni, dinamiche, agogica) che continuare tutta la vita – come diceva Schumann nei suoi precetti ai giovani studenti – a ripetere l'alfabeto. Tuttavia, dopo aver assorbito a fondo i fondamenti della tecnica, ogni esecutore constaterà come si diano tre casi distinti: 1) tecniche che riesce a eseguire con spontaneità e senza il minimo intoppo; 2) tecniche che gli oppongono qualche resistenza; 3) tecniche che gli risultano ostiche o impossibili. A questo punto, converrà all'esecutore forgiarsi degli esercizi personali (con l'aiuto del suo insegnante) per le tecniche del caso n. 2, quelle che non riesce a praticare spontaneamente, ma che possono – se studiate con intelligenza – essere assimilate. Se un chitarrista è bravo negli arpeggi e ha qualche problema nelle legature della mano sinistra, la mezz'ora giornaliera di cui Lei parla potrà essere spesa proficuamente nello studio specifico delle legature (e come studiarle è terapia che può venire prescritta solo dopo una corretta diagnosi). Non sarà il caso di esercitarsi negli arpeggi, bastando per questi rispondere, con la fluidità di cui si dispone, alle richieste dei pezzi del proprio repertorio. Quanto ai casi impossibili, tutti gli esecutori di tutti gli strumenti ne hanno almeno uno e, se sono intelligenti, lo accettano. Dopo dieci anni di studio svolto con una buona impostazione e senza problemi nella quasi totalità dei modelli di scrittura esistenti, se si trova, in un determinato brano, un problema che non è risolvibile in mezz'ora di tentativi, è il caso di rassegnarsi. Sempre in linea generale, si osserva, nell'attività didattica, che gli esecutori che meno abbisognano di esercizi di tecnica meccanica e che meno si imbattono in ostacoli insuperabili, sono quelli che hanno iniziato lo studio dello strumento in età infantile o prepubere - al massimo entro i 12 anni - e che non hanno dovuto modificare successivamente la loro impostazione. Chi incomincia a studiare a 18 o a 20 anni, anche se è dotato, dovrà sempre esercitarsi in alcuni fondamentali, mentre l'ex enfant, anche non necessariamente prodige, non ne avrà alcun bisogno. Contrariamente a quel che in genere si crede - e che si fa spesso - il docente al quale accade di doversi occupare di un allievo che ha problemi di impostazione, ma che, ciò nonostante, è in grado di affrontare il repertorio - sia pure con maggior dispendio di fatica - prima di modificare l'impostazione errata ci pensa due e più volte: smontare un motore che funziona, anche se non è da gran premio, è cosa da fare solo se si è certi che, una volta rimontato, il veicolo ripartirà e funzionerà meglio, e – per quanto sia un fenomeno descrivibile meccanicamente – la tecnica strumentale ingloba aspetti psicologici rilevanti e delicati, che bisogna saper valutare molto attentamente, prima di ordinare demolizioni e ristrutturazioni. dralig
  11. L'asserzione secondo cui la velocità non è necessaria proviene da coloro che non ne dispongono: la volpe e l'uva. Non sono un neurologo, quindi non so rispondere alla sua domanda circa i limiti di velocità insiti nel cervello. Tuttavia, chiunque suoni uno strumento è in grado di verificare quanto segue: la velocità raggiunta nell'esecuzione di una sequenza di note con una determinata diteggiatura non è raggiungibile - da parte dello stesso esecutore - con una diteggiatura diversa. Eppure il cervello è sempre lo stesso. Chiunque trovi nella diteggiatura p.a.m.i il modo migliore per eseguire il cosiddetto "tremolo", constaterà che gli risulta impossibile mantenere la stessa velocità con la diteggiatura p.i.m.a., o con altre: dunque, non è nella fase impulsiva che ha origine la differenza, ma a valle, in qualche segmento della trasmissione del comando al sistema nervoso e da questo all'apparato fisico. Lo studio ben guidato e ben svolto permette di rimuovere, nell'esecuzione "meccanica" dei movimenti, le posture e le azioni che sono di ostacolo o di impedimento. Quindi, sì, è possibile a ciascun esecutore porsi in una condizione di partenza libera da tali "resistenze" (e in questa fase di ricerca dell'assetto giusto per ogni studente l'opera del maestro è fondamentale). Da lì in poi, si manifestano le differenze individuali volute da madre natura, e non c'è studio che tenga. Come esiste un talento musicale (l'orecchio, la memoria, la capacità di immaginare la musica scritta senza ascoltarla e viceversa, l'immaginazione, etc.) esiste anche un talento "tecnico", ci sono i bradipi, i camminatori, i corridori, i velocisti e le saette. Conviene prendersi come si è, e dar retta a Domenico Scarlatti: "vivi felice". ag
  12. La soluzione più rapida e sensata è lasciare che ogni dito faccia quel che gli accade di fare, purché esegua con precisione e velocità tutti i movimenti che gli vengono ordinati dalla mente. Tentare di inibire il movimento di un dito che non partecipa direttamente a una determinata azione è una pretesa sciocca e senza scopo alcuno, se non quello di affermare che si hanno le dita indipendenti. Che cosa sono, nazioni? dralig
  13. Composizioni per la storia

    Con quali strumenti, scusi? Un diplomato in chitarra, che ha imparato quattro regolette di armonia in un corso biennale con i bassi numerati e poi - miracolo! - senza numeri, con quali criteri analizza una composizione? Fermo restando il suo diritto costituzionale di dire che gli piace o che non gli piace, che cos'altro può responsabilmente aggiungere? Come può giudicare un romanzo o una poesia uno che ha solo imparato a leggere (fino a un certo punto), e non anche a scrivere? Se i chitarristi, ad esempio, fossero in grado, non dico di formulare giudizi di valore, ma anche solo di distinguere le pagine scritte da un compositore che sa il suo mestiere da quelle di un chitarrista che, da un giorno all'altro, si scopre compositore, non vedremmo, nei programmi dei concerti e dei dischi, ricorrere brani "scritti" da analfabeti per analfabeti: eppure, il "repertorio" della chitarra ne è pieno, i cataloghi degli editori pure. dralig
  14. Composizioni per la storia

    Caro Marcello, se le cose stanno come dici tu - e non ho motivo di contraddirti – cioè, se esiste un repertorio (dei quale tu citi due campioni) seriamente candidato alla sopravvivenza nella posterità, allora la tua domanda riguardo al futuro della chitarra non ha motivo di essere posta: infatti, a garantire "il futuro" di qualsiasi strumento può essere soltanto il suo repertorio (anche il liuto, pur desueto nella pratica per più di due secoli, ha avuto un futuro nel secolo XX, grazie alla musica di Francesco da Milano e di John Dowland). La domanda può essere riformulata – secondo me più propriamente – riguardo al futuro, non della chitarra, ma dei chitarristi. E, se permetti, la mia risposta è: affare loro. AG
  15. Composizioni per la storia

    Se un buon esecutore, dedicandosi assiduamente alla lettura, riuscirà a formarsi un concetto ben fondato riguardo alle opere che passano sul suo leggio, l'ultima cosa che gli verrà in mente di fare sarà quella di pensare che ne possa esistere una da considerare al disopra di tutte le altre. Quella del pezzo, o dei dieci pezzi, da inviare al futuro non è una scelta musicale, è un gioco di società, e - se posso dirlo senza venir meno al rispetto di chi vi partecipa - dei più inutili. ag
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