Vai al contenuto

Gianni Nuti

Autori
  • Numero contenuti

    25
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

0 Neutrale

Su Gianni Nuti

  • Rank
    Novizio
  1. Studio n.1 - Capriccio sopra la lontananza da Studi di Virtuosità e di Trascendenza (Omaggio a Mario Castelnuovo-Tedesco) Nella lettera Mario scriveva anche la sua profezia: «Per grande che sia la tua passione di concertista, sono sicuro che alla fine prevarrà la tua indole di compositore». Per constatare che aveva ragione, mi sarebbero occorsi quattordici anni: fu del tutto naturale che il primo degli Studi di Virtuosità e di Trascendenza, scritto nell’autunno del 1981, consistesse in un Omaggio a Mario Castelnuovo-Tedesco. Appena presa la decisione di interrompere una carriera concertistica con almeno venticinque anni di anticipo sulla normale scadenza, e di rimettere in moto l’attività compositiva abbandonata molto tempo prima, appena agli inizi, senz’altra forza che la mia intima convinzione, a chi avrei potuto pensare se non a lui e alle sue parole? Ma lui non era più lì ad ascoltare i miei progetti. Era lontano. Fu così che il pezzo s’intitolò, con una citazione da Bach, Capriccio sopra la lontananza. La composizione di J.S. Bach alla quale Gilardino fa riferimento è il Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo in Si bemolle maggiore per clavicembalo (BWV 992), composto probabilmente nel 1704. Gilardino scrive il suo Studio atonale con un chiaro orientamento verso la tonalità minore relativa, quella di Sol. Leggi l'Articolo sul Repertorio completo
  2. Capriccio sopra la lontananza, Angelo Gilardino

    Studio n.1 - Capriccio sopra la lontananza da Studi di Virtuosità e di Trascendenza (Omaggio a Mario Castelnuovo-Tedesco) Nella lettera Mario scriveva anche la sua profezia: «Per grande che sia la tua passione di concertista, sono sicuro che alla fine prevarrà la tua indole di compositore». Per constatare che aveva ragione, mi sarebbero occorsi quattordici anni: fu del tutto naturale che il primo degli Studi di Virtuosità e di Trascendenza, scritto nell’autunno del 1981, consistesse in un Omaggio a Mario Castelnuovo-Tedesco. Appena presa la decisione di interrompere una carriera concertistica con almeno venticinque anni di anticipo sulla normale scadenza, e di rimettere in moto l’attività compositiva abbandonata molto tempo prima, appena agli inizi, senz’altra forza che la mia intima convinzione, a chi avrei potuto pensare se non a lui e alle sue parole? Ma lui non era più lì ad ascoltare i miei progetti. Era lontano. Fu così che il pezzo s’intitolò, con una citazione da Bach, Capriccio sopra la lontananza. La composizione di J.S. Bach alla quale Gilardino fa riferimento è il Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo in Si bemolle maggiore per clavicembalo (BWV 992), composto probabilmente nel 1704. Gilardino scrive il suo Studio atonale con un chiaro orientamento verso la tonalità minore relativa, quella di Sol. Continuo di semicrome, con riposi su crome. Non figura nessuna indicazione di tempo, e le stanghette delimitano e separano unità di diverso valore, esplicando anche la funzione di legature di frase. L’indicazione Rapido, inquieto è tassativa ai fini del rispetto del carattere della composizione, che propone una inedita formula della mano destra per la ribattitura di note a cellule binarie e un altrettanto inedito effetto di suono. La formula è gradatamente applicata a tutta l’estensione della chitarra. Da protagonista, essa si trasforma in deuteragonista in un episodio centrale in cui prevale un segmento melodico modale in doppie ottave. Alcuni interpreti vi hanno ravvisato una reminiscenza di un brano dei Pink Floyd, complesso rock le cui incisioni Gilardino usava ascoltare in un mangianastri portatile prima di presentarsi in pubblico per eseguire i suoi concerti negli anni Settanta. Si tratta della prima parte di “Wish you were here” dall’album omonimo pubblicato nel 1975: suoni sintetizzati elettronicamente creano una fascia sonora in Sol minore timbricamente ondivaga e avvolgente, su cui galleggia una curva melodica che ascende per valori larghi e discende rapidamente, con forza asseverativa. L’atmosfera vibra di inquietudine statica, di angosciata attesa. Con questo Studio, Gilardino riprende uno dei temi poetici che gli sono cari e congeniali dai tempi di Tenebrae factae sunt (1973), quello della luce nera e del sole notturno (al riguardo, egli ricorda, oltre alle letture dei principali testi sulla melanconia, anche le conversazioni che ha intrattenuto con Franco Francese , suo conterraneo, autore del ciclo pittorico Sole notturno e come lui fortemente interessato alla Melanconia di Albrecht Dürer).
  3. Angelo Gilardino - Estrellas para Estarellas

    Estrellas para Estarellas (Musica notturna para la guitarra del Gabriel) (1970) è dedicato al chitarrista spagnolo Gabriel Estarellas. In questo brano, l’autore non descrive più esili presenze incorporee, ma l’astrazione febbrile cui la mente può abbandonarsi con la complicità delle tenebre. È musica che lascia immaginare - attraverso le concrezioni stellari e la loro pulsante luminescenza - luoghi siderali, forse, custodi del mistero di questo mondo. Il vocabolario chitarristico si rimpolpa di nuovi lemmi: compaiono brevi poliritmìe ottenute sovrapponendo accentuazioni irregolari a ostinati di terzine o quartine di semicrome, lunghi mormorii oscillanti tra seconde minori e maggiori tutti prescritti con il legato di sinistra, contrappunti omoritmici a parti estremamente late tra una linea di corde coperte e una di corde a vuoto che creano un inedito effetto di smaterializzata lontananza. Ciascuno dei cinque brani è intitolato ad altrettante stelle appartenenti alla costellazione dello Scorpione (segno zodiacale di Gilardino) o, nel caso delle Leonidi che sono asteroidi, transitanti in essa nel periodo dell’anno in cui il compositore è nato: Andromeda Antares Sirio La Croce del Sud Leonidi La scrittura monodica, distribuita su più corde lasciate vibrare (alla maniera delle “campanelas”), dilata la visione, allontanandola da una prospettiva spaziale cartesiana verso un instabile gioco di intersezione dei piani. In modo petrassiano Gilardino svolge la sua ricerca sull’attimo, suscitando e lasciando esaurire con rapidità macchie di nuove sonorità chitarristiche, morfologicamente apparentate tra di esse - ma raramente identiche - e separate da lunghi respiri. Dal tempo della memoria affiorano cenni di musiche del passato in questo caso confessate scopertamente sul testo: Richard Strauss (1864-1949) (Così parlò Zarathustra), Mario Castelnuovo Tedesco (1895-1968) (Tarantella per chitarra sola), Tomas Luis de Victoria (1548 ca-1611) (dal mottetto Tenebrae factae sunt, precisamente il verso: exalavi anima mea). Nota: La prima registrazione assoluta di questa composizione è contenuta nel cofanetto "Angelo Gilardino - Complete Music for Solo Guitar 1965-2013" ©2015 Brilliant Classics
  4. Estrellas para Estarellas (Musica notturna para la guitarra del Gabriel) (1970) è dedicato al chitarrista spagnolo Gabriel Estarellas. In questo brano, l’autore non descrive più esili presenze incorporee, ma l’astrazione febbrile cui la mente può abbandonarsi con la complicità delle tenebre. È musica che lascia immaginare - attraverso le concrezioni stellari e la loro pulsante luminescenza - luoghi siderali, forse, custodi del mistero di questo mondo. Il vocabolario chitarristico si rimpolpa di nuovi lemmi: compaiono brevi poliritmìe ottenute sovrapponendo accentuazioni irregolari a ostinati di terzine o quartine di semicrome, lunghi mormorii oscillanti tra seconde minori e maggiori tutti prescritti con il legato di sinistra, contrappunti omoritmici a parti estremamente late tra una linea di corde coperte e una di corde a vuoto che creano un inedito effetto di smaterializzata lontananza. Ciascuno dei cinque brani è intitolato ad altrettante stelle appartenenti alla costellazione dello Scorpione (segno zodiacale di Gilardino) o, nel caso delle Leonidi che sono asteroidi, transitanti in essa nel periodo dell’anno in cui il compositore è nato: Andromeda Antares Sirio La Croce del Sud Leonidi La scrittura monodica, distribuita su più corde lasciate vibrare (alla maniera delle “campanelas”), dilata la visione, allontanandola da una prospettiva spaziale cartesiana verso un instabile gioco di intersezione dei piani. In modo petrassiano Gilardino svolge la sua ricerca sull’attimo, suscitando e lasciando esaurire con rapidità macchie di nuove sonorità chitarristiche, morfologicamente apparentate tra di esse - ma raramente identiche - e separate da lunghi respiri. Dal tempo della memoria affiorano cenni di musiche del passato in questo caso confessate scopertamente sul testo: Richard Strauss (1864-1949) (Così parlò Zarathustra), Mario Castelnuovo Tedesco (1895-1968) (Tarantella per chitarra sola), Tomas Luis de Victoria (1548 ca-1611) (dal mottetto Tenebrae factae sunt, precisamente il verso: exalavi anima mea). Nota: La prima registrazione assoluta di questa composizione è contenuta nel cofanetto "Angelo Gilardino - Complete Music for Solo Guitar 1965-2013" ©2015 Brilliant Classics View full article on repertoire
  5. John W. Duarte (1919 - 2004)

    Chitarrista-compositore britannico, di formazione jazzistica e pervenuto alla musica classica grazie all’ascolto dei concerti e dei dischi di Segovia, godette di grande notorietà grazie alla fama che lo stesso Segovia gli guadagnò incidendo la sua English suite. Professò una filosofia incline a riconoscere nella composizione il risultato della capacità artigianale più che della fantasia e dell’inventiva, scrivendo molta musica per e con chitarra in cui il suo mestiere si rivela inconfondibilmente. Coltivò anche un’attività didattica internazionale e fu amico e confidente di moltissimi virtuosi, specialmente di Ida Presti: scrisse infatti alcune efficacissime pagine per due chitarre destinate al duo Presti-Lagoya.
  6. Nuccio D'Angelo (1955)

    Chitarrista-compositore siciliano, risiede a Firenze, dove ha studiato con Alvaro Company. Ha scritto musiche (in gran parte inedite) per e con chitarra e per gruppi chitarristici, in uno stile in cui la libertà improvvisativa più fluida e spontanea si lega a una ricerca idiomatica originale, con uso di scordature, come nel caso dell’opera intitolata Due canzoni lidie, che ha meritatamente ottenuto grande successo tra gli interpreti. Link: Su Wikipedia Sito internet ufficiale
  7. Chitarrista-compositore britannico, di formazione jazzistica e pervenuto alla musica classica grazie all’ascolto dei concerti e dei dischi di Segovia, godette di grande notorietà grazie alla fama che lo stesso Segovia gli guadagnò incidendo la sua English suite. Professò una filosofia incline a riconoscere nella composizione il risultato della capacità artigianale più che della fantasia e dell’inventiva, scrivendo molta musica per e con chitarra in cui il suo mestiere si rivela inconfondibilmente. Coltivò anche un’attività didattica internazionale e fu amico e confidente di moltissimi virtuosi, specialmente di Ida Presti: scrisse infatti alcune efficacissime pagine per due chitarre destinate al duo Presti-Lagoya. View full article on repertoire
  8. Nuccio D'Angelo (1955)

    Chitarrista-compositore siciliano, risiede a Firenze, dove ha studiato con Alvaro Company. Ha scritto musiche (in gran parte inedite) per e con chitarra e per gruppi chitarristici, in uno stile in cui la libertà improvvisativa più fluida e spontanea si lega a una ricerca idiomatica originale, con uso di scordature, come nel caso dell’opera intitolata Due canzoni lidie, che ha meritatamente ottenuto grande successo tra gli interpreti. Link: Su Wikipedia Sito internet ufficiale View full article on repertoire
  9. Jarmil Burghauser (1921 - 1997)

    Compositore e musicologo cecoslovacco – operista e sinfonista – ha esaltato nella sua musica soprattutto il lato drammatico, allacciandosi alla tradizione slava senza tuttavia sottrarsi agli stimoli della nuova musica. Nell’ultimo periodo della sua vita ha invece optato per uno stile neoclassico. Ha rivolto particolare attenzione alla chitarra, componendo: Sarabande and toccata, Sonata E-Minor, Sonata G-Major, Tesknice (“Canti dell’ansietà”). Quest’ultimo lavoro è una sorta di epicedio alla figura del martire Jan Palach, composto subito dopo i fatti della primavera di Praga del 1968. Scrisse anche musica da camera con chitarra, tra cui due trii per flauto, viola e chitarra.
  10. Compositore e musicologo cecoslovacco – operista e sinfonista – ha esaltato nella sua musica soprattutto il lato drammatico, allacciandosi alla tradizione slava senza tuttavia sottrarsi agli stimoli della nuova musica. Nell’ultimo periodo della sua vita ha invece optato per uno stile neoclassico. Ha rivolto particolare attenzione alla chitarra, componendo: Sarabande and toccata, Sonata E-Minor, Sonata G-Major, Tesknice (“Canti dell’ansietà”). Quest’ultimo lavoro è una sorta di epicedio alla figura del martire Jan Palach, composto subito dopo i fatti della primavera di Praga del 1968. Scrisse anche musica da camera con chitarra, tra cui due trii per flauto, viola e chitarra. View full article on repertoire
  11. Elliott Carter (1908 - 2012)

    Insigne compositore statunitense, si formò alla scuola di Walter Piston e poi di Nadia Boulanger, acquisendo la maestria contrappuntistica evidente nelle opere del suo primo periodo (di stampo neoclassico). Svoltò poi verso la composizione atonale, con brani caratterizzati da grande libertà metrica, ma sempre espressivi e talvolta lirici, tenendosi lontano sia dallo strutturalismo post-weberniano che dal naturalismo anarchico di Cage. A questa fase della sua ricerca appartengono i due pezzi per chitarra sola (Changes e Shard) e le altre sue composizioni da camera che comprendono la chitarra nel loro organico.
  12. Insigne compositore statunitense, si formò alla scuola di Walter Piston e poi di Nadia Boulanger, acquisendo la maestria contrappuntistica evidente nelle opere del suo primo periodo (di stampo neoclassico). Svoltò poi verso la composizione atonale, con brani caratterizzati da grande libertà metrica, ma sempre espressivi e talvolta lirici, tenendosi lontano sia dallo strutturalismo post-weberniano che dal naturalismo anarchico di Cage. A questa fase della sua ricerca appartengono i due pezzi per chitarra sola (Changes e Shard) e le altre sue composizioni da camera che comprendono la chitarra nel loro organico. View full article on repertoire
  13. Abel Carlevaro (1918-2001)

    Chitarrista-compositore e didatta uruguayano di grande notorietà, fu allievo di Segovia dal 1937 al 1947 e – a sua volta – caposcuola, emancipando una complessa dottrina versata nei suoi Cuadernos, sia in forma teorica che in una vasta raccolta di esercizi. Come compositore, si manifestò dapprima elaborando con finezza alcuni aspetti della musica rioplatense (Preludios americanos), senza però mai cadere nel folclorismo spicciolo, e poi tentò – in forme più complesse (sonata Cronomías I) – uno stile astratto e severo, bordeggiando il novecento europeo di stampo neoclassico. In equilibrio tra la finalità didattica e la composizione, scrisse anche una serie di cinque Estudios in omaggio a Heitor Villa-Lobos. Compose anche un Quintetto per chitarra e archi e il Concierto del Plata per chitarra e orchestra.
  14. Leo Brouwer (1939)

    Chitarrista-compositore cubano (uno dei massimi del novecento), ha iniziato con una serie di brani per chitarra in diretta relazione con la musica caraibica, ma già segnati dal marchio di un’inconfondibile personalità, che si affida alla vitalità del ritmo e a una scrittura chitarristica piena di trovate geniali. Negli anni sessanta, il suo contatto con le avanguardie americane ed europee lo ha stimolato a comporre brani materici con sezioni aleatorie e improvvisative, nei quali ha ulteriormente espanso il suo stile chitarristico, con risultati di grande effetto. A partire dagli anni ottanta, si è orientato verso un linguaggio neo-romantico, accogliendo anche influssi dalla musica etnica. La sua opera chitarristica spazia dai molti lavori per chitarra sola ai concerti per chitarra e orchestra, dai brani didattici (meritatamente famosa è la sua raccolta di Estudios sencillos) ai lavori che affidano alla chitarra ruoli concertanti nella musica da camera. Ha scritto anche per insieme di chitarre. La sua attività compositiva si estende ben oltre il confine chitarristico, e include musica sinfonica, concerti, musica da camera e musica da film. È inoltre uno stimato direttore d’orchestra e un eccellente didatta.
  15. Chitarrista-compositore e didatta uruguayano di grande notorietà, fu allievo di Segovia dal 1937 al 1947 e – a sua volta – caposcuola, emancipando una complessa dottrina versata nei suoi Cuadernos, sia in forma teorica che in una vasta raccolta di esercizi. Come compositore, si manifestò dapprima elaborando con finezza alcuni aspetti della musica rioplatense (Preludios americanos), senza però mai cadere nel folclorismo spicciolo, e poi tentò – in forme più complesse (sonata Cronomías I) – uno stile astratto e severo, bordeggiando il novecento europeo di stampo neoclassico. In equilibrio tra la finalità didattica e la composizione, scrisse anche una serie di cinque Estudios in omaggio a Heitor Villa-Lobos. Compose anche un Quintetto per chitarra e archi e il Concierto del Plata per chitarra e orchestra. View full article on repertoire
×

Informazione importante

By using this site, you agree to our Terms of Use.