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Come scrivere correttamente un programma di sala


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Riporto qui un testo di Angelo Gilardino pubblicato sul magazine Seicorde alla fine del 1995.
Un testo utilissimo per la redazione dei programmi di sala che andranno pubblicati e letti dal pubblico che assisterà al nostro concerto.
Prima di inviare i concerti al Calendario degli eventi, si cerchi, ove possibile, di rispettare queste semplici regole soprattutto sui nomi dei compositori, le loro date di nascita/morte e i titoli delle loro opere.
In allegato la scansione del file pdf dalla rivista (sperando di non incappare nelle ire dell'amico Filippo Michelangeli).

Come si fa un programma di sala

Le difficoltà che ogni concertista può incontrare nel proprio contatto con il pubblico non verranno interamente risolte da programmi di sala precisi e ben corredati di informazioni, ma è certo che programmi scritti con negligenza, pieni di errori e di refusi e privi di note informative o (quel che è peggio) appesantiti da note incomprensibili, aumentano la frustrazione di chi è costretto ad ascoltare un concerto senza praticamente sapere nulla, ne degli autori ne delle musiche.
Quattro regolette, dunque, affinché l'ingranaggio preliminare al concerto funzioni un po' meglio.

I nomi degli autori vanno sempre scritti per esteso, e non abbreviato. Quali misteri adombri, agli occhi dello spettatore non chitarrista, la sigla J. K. (dal sapore vagamente spionistico), preposta al cognome Mertz, noi non possiamo nemmeno immaginarlo. La benevola offerta dei nomi di battesimo, Johann Kaspar, svelerà almeno che, scrivendo il proprio nome in tedesco, l'autore non ci teneva a passare per bretone o irlandese. Se poi, insieme alle indispensabili date di nascita e di morte - che permettono di inquadrare un'epoca -, nomineremo anche i luoghi in cui i due eventi si sono verificati (Pressburg e Vienna), non è da escludere che qualcuno tra il pubblico riesca a presagire anche un clima culturale, una temperie, un mondo che, di li a poco, si dispiegherà nella musica: abbiamo tutto da guadagnare, per un servizio che ci costa ben poca fatica. Una cosa e certa: indicando sciattamente J. K. Mertz, senza luoghi ne date, si allargherà di una spanna il solco tra esecutore e pubblico, e la musica dovrà partire assai pili da lontano. Nel caso di compositori contemporanei, si eviti, per favore, la lugubre allusione contenuta nella dicitura vivente apposta dopo la data di nascita, per non parlare della rabbrividente crudeltà di una dicitura tra parentesi composta dalla data di nascita, da un trattino e da uno spazio vuoto prima della parentesi chiusa: mai memento fu pili macabro e agghiacciante. Una sola data, quella di nascita, senza strascichi (comunque grotteschi), farà capire al pubblico che il compositore di cui trattasiè ancora di qua dalla trista riviera.

I titoli: indicarli sempre con precisione, copiandoli fedelmente dai frontespizi delle musiche, in lingua originale e, qualora la comprensione possa risultarne impedita, aggiungere tra parentesi una semplice traduzione, non necessariamente letterale (titoli un po' crudi, come Guardame las vacas, possono giovarsi di qualche affettuosa infedeltà). Se si tratta di composizioni a più tempi o movimenti, far distinguere chiaramente il carattere tipografico del titolo generale da quello dei singoli tempi: un ascoltatore attento sarà capace di seguire l'esecuzione in ogni suo momento, e verrà sicuramente aiutato, nell'apprezzamento della musica, dai termini che ne spiegano il carattere (un «Ritmico e cavalleresco» stampato nel programma è di per se musica, prima ancora che incominci il famoso brano in tre ottavi, non vi pare?).

E' cosa civile, oltre che resa obbligatoria dalle leggi sul diritto d'autore che, quando ci si serve di una trascrizione o di una revisione, ne venga dato credito, nel programma, a chi l'ha fatta: il nome del trascrittore o revisore sta bene, non a fianco di quello dell'autore, ma dopo il titolo della composizione.
Se gli organizzatori sono disposti a preparare un programma di sala ben confezionato, brevi, chiare note illustrative riguardanti ogni singolo pezzo risulteranno di grande utilità per il pubblico. Evitate sfoggi di dottrina, nell'uso del lessico musicale: ho appreso dal redattore di un programma di sala che una sezione di un mio pezzo era stata composta in modo ipomisolidio, il che mi ha precipitato nella sconforto: provate voi, a ritrovarvi con un vostro brano rinchiuso in un barbara recinto modale, ostaggio di popolazioni asiatiche primitive.

Quanto ai curricula, badate attentamente al fatto che chi li legge sa benissimo che li avete scritti voi, o il vostro migliore amico, o il vostro manager, e quindi non fatevi prendere la mano. Siate soprattutto onesti: e cosa abietta sciorinare il proprio pedigree omettendo il nome dell'oscuro maestro che vi ha insegnato per dieci anni ed esibendo invece i nomi di una sfilza di celebrità i cui corsi avete frequentato per un'ora ciascuno. Sapendovi tante volte perfezionati, un ascoltatore potrebbe aspettarsi da voi che siate anche perfetti, o quasi, e potrebbe trovare deludente il fatto che invece gli risultiate largamente perfettibili.
Meno che mai sforzatevi di far presente che avete suonato nelle sale pili prestigiose: ormai sanno tutti che molti templi della musica funzionano più o meno come gli alberghi, ci può passare chiunque, purché prenoti, paghi, suoni e se ne vada. Quanto ai concorsi, attenti: se ne avete vinti dieci, nominatene soltanto uno o due, e gli altri indicateli genericamente; se invece non ne avete vinti, pazienza, tra il pubblico ci sarà sicuramente qualcuno che vi accorderà una stima e una fiducia di principio. Un famoso pianista faceva circolare tra amici un suo esilarante anticurriculum che, enumerati i suoi demeriti e le sue disgrazie, concludeva: «E, nonostante tutto ciò, siete venuti ad ascoltarlo: peggio per voi». Inutile a dirsi, suonava magnificamente.


ComeSiFaUnProgrammaDiSala_Seicorde_MichelangeliEditore.pdf

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