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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Regondi e lo sviluppo della tecnica chitarristica


Butterfly
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Curiosando nella storia della chitarra ho letto alcune note su Giulio Regondi che mi piacerebbe approfondire.

Se non ho capito male la letteratura per chitarra del XIX secolo viene considerata la piu' "naturale" per le mani, essendo stata pensata da compositori chitarristi che conoscevano bene le possibilità dello strumento.

Nel periodo Romantico si sviluppano alcuni progressi tecnici, specie attraverso Napoléon Coste, Johan Kaspar Mertz e Giulio Regondi.

 

In quest'ultimo, leggo nel saggio di Mario Dell'Ara (in: La chitarra / E. Allorto, R. Chiesa, M. Dell'Ara, A. Gilardino . - Torino, EDT, 1990, p. 257) prende forma "una scrittura che costringe il chitarrista ad abbandonare la sua tipica posizione con il mignolo fisso sulla cassa armonica, eseguendo accordi, con la mano destra, dove indice e medio o medio e anulare devono dilatarsi spaziando sulle corde. I suoi arpeggi sono scritti a parti strette ma l'anulare è chiamato a lavorare quanto le altre dita, così come avviene nell'esecuzione del tremolo, studio che Regondi porta al perfezionamento".

Leggo poco più avanti che "le nuove conquiste" [dei tre autori citati] non furono però sufficienti a stimolare l'edizione di nuovi metodi piu' aggiornati. Regondi abbandonò la chitarra per la concertina (progenitrice della fisarmonica)".

 

Mi piacerebbe capire alcune cose. Cosa sono gli "arpeggi scritti a parti strette" e come mai Regondi passò a uno strumento così diverso dalla chitarra?

Preciso che ho sbirciato qualche partitura (e anche gli esempi di notazione nel saggio "La notazione", di A. Gilardino, sempre nello stesso volume) ma non sono ancora arrivata a studiare questo autore, però mi interessa dal punto di vista generale della storia della chitarra.

L'aspetto di evoluzione della meccanica legato al repertorio è veramente interessante.

Mi chiedo quali siano gli strumenti bibliografici piu' opportuni e aggiornati per approfondire meglio la storia dei diversi autori (monografie o contributi sotto forma di articoli di rivista?) La ricerca storica è' piu' sviluppata in Italia o all'estero?

 

 

 

 

Butterfly

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  • 1 month later...

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Mario, un mio grande amico chitarrista può dirvi tutto su Regondi....è uscito pazzo per studiare un suo pezzo. Alta tecnica chitarristica....fondamentali le scelte di diteggiatura....

www.myspace.com/nazariotancredi

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Grazie ntancredi, speravo proprio in una risposta così esaustiva :D

 

 

 

 

 

Butterfly

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Si infatti, grande risposta, magari invita Mario a partecipare al forum così ci da una mano a capire un pò di più su Regondi.

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Probabilmente c'era un'ironia che non sono in grado di cogliere.

Comunque grazie lo stesso :mrgreen:

 

 

 

Butterfly

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Le parti di un accordo si dicono "strette" quando sul pentagramma appaiono scritte vicine. Al contrario, si dicono "late" quando coinvolgono intervalli più ampi.

Es accordo in parti strette: mi (primo rigo) - sol (secondo rigo) - si (terzo rigo).

Es accordo in parti late: mi (sotto il pentagramma) - sol (secondo rigo) - si (sopra il pentagramma).

 

Bella la concertina: chissà se vi ha trascritto dei brani inizialmente pensati per chitarra... Questa del cambio di strumento è la prima volta che la sento: chissà se è vera...

 

Ciao

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Leggo poco più avanti che "le nuove conquiste" [dei tre autori citati] non furono però sufficienti a stimolare l'edizione di nuovi metodi piu' aggiornati. Regondi abbandonò la chitarra per la concertina (progenitrice della fisarmonica)".

 

Mi piacerebbe capire alcune cose. Cosa sono gli "arpeggi scritti a parti strette" e come mai Regondi passò a uno strumento così diverso dalla chitarra?

Preciso che ho sbirciato qualche partitura (e anche gli esempi di notazione nel saggio "La notazione", di A. Gilardino, sempre nello stesso volume) ma non sono ancora arrivata a studiare questo autore, però mi interessa dal punto di vista generale della storia della chitarra.

L'aspetto di evoluzione della meccanica legato al repertorio è veramente interessante.

Mi chiedo quali siano gli strumenti bibliografici piu' opportuni e aggiornati per approfondire meglio la storia dei diversi autori (monografie o contributi sotto forma di articoli di rivista?) La ricerca storica è' piu' sviluppata in Italia o all'estero?

 

Ciao Butterfly,

 

l'abbandono della chitarra per la concertina - forse si tratta solo di un ampliamento del "parco strumenti" - e il mancare di nuovi metodi per chitarra, che portino in evidenza le novità tecniche, specialmente di un chitarrista straordinario non solo per i suoi tempi come Regondi, fa capire la stessa cosa: la chitarra come strumento di moda era al declino in tutto l'europa e la communità degli amanti della chitarra non era abbastanza grande per giustificare la stampa di nuovi metodi. La stragrande maggioranza di metodi del primo 800 si rivolgeva a dilettanti (nel miglior senso del termine) e pochi ambivano alla tecnica da solisti.

 

La concertina entrava in moda in qule periodo im cui amnche Regondi la abbracciò: sarà stato il suo passato da bimbo prodigio con uno strumento un pò strano come la chitarra che ha fatto scelgliere la concertina? Non sò abbastanza sulla tecnica della concertina peravere veramente l'idea di quanto possa essere stato difficile il cambio per Regondi, ma, tenendo presente la facilità con cui moderni fisarmonicisti raggiungono virtuosismi vertigginosi posso immaginare che un talento di movimento fine come un chitarrista virtuoso abbia una ottima preparazione per fare veloci progressi.

 

Esiste un libro pubblicato in germania che non sono ancora riuscito di procurarmi, che potrebbe delucidare questo aspetto:

 

Helmut C. Jacobs

Der junge Gitarren- und Concertinavirtuose Giulio Regondi –

Eine kritische Dokumentation seiner Konzertreise durch Europa 1840 und 1841

Augemus-Musikverlag, Bochum 2001

 

Saluti,

 

Neuland

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Grazie Neuland per la gentile spiegazione. Sai cosa mi aveva colpito in un articolo letto tempo fa? Che a causa delle particolarità tecniche del repertorio dell'Ottocento e in particolare di questo autore, era piu' facile che gli specialisti di questo periodo potessero incorrere in problemi patologici di tipo meccanico alle mani.

 

Adesso vado a vedere dove si potrebbe trovare quel libro ;)

 

 

 

Butterfly

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Grazie Neuland per la gentile spiegazione. Sai cosa mi aveva colpito in un articolo letto tempo fa? Che a causa delle particolarità tecniche del repertorio dell'Ottocento e in particolare di questo autore, era piu' facile che gli specialisti di questo periodo potessero incorrere in problemi patologici di tipo meccanico alle mani.

 

Adesso vado a vedere dove si potrebbe trovare quel libro ;)

 

 

 

Butterfly

 

Cara Butterfly,

 

interessante quell'articolo: io suono quasi eslusivamente il repertorio del tardo 700 e primo 800: vorrei sapere di più se c'è da sospettare di appartenere ad un gruppo di rischio...

 

Il libro ho oridinato stamatina: il distributore in italia è questo http://www.musikwalter.it/.

 

Saluti,

 

Neuland

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