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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Libertà d'interpretazione o mutilazione


Guest Neuland
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ascoltando alcune delle interpretazione di duetti di un autore dell'800 ho trovato, paragonandole, delle enormi differenze di velocità scelte dai vari duo chitarristici: un brano in particolare dura 2.15 nell'interpretazione più veloce e 3.13 in quella più lenta (molto notevole, visto la breve durata del brano). Un altro pezzo - stesso autore - dura tra 3.41 e 5.00 minuti.

 

Nel primo caso, data la velocità, il modello d'accompagnamento della seconda chitarra in 1/16 no si riesce a capire, le note si amalgamano fino ad una specie di accordo arpeggiato, nel secondo caso i 1/16, sempre nella seconda chitarre, sono deliberatamente omesse e rimpiazzate con dei semplici 1/8, data l'impossibilità d'esecuzione della figura scritta.

 

Dove finisce per voi la libertà d'interpretazione e inizia la mutilazione del testo? Mi sembra che tempi esagerati danno al brano un carattere grossolanamente coretto, ma lo privano della possibilità di spiegarsi da se attraverso le note e figure effettivamente composto. :roll:

 

che dite?

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ti darò una risposta banale...la libertà di interpretazione finisce la dove la musica scritta non permette di andare oltre...

 

non banale, la tua risposta è semplice. negli esempi da me descritti - e questo si che è banale - si tratta di conseguenze in seguito della voglia di strafare: suonare il più veloce possibile asfaltando la strada (leggi: cambiando il ritmo o rendendolo incomprensibile). così è l'interprete a esprimere n carattere di tempo mosso, che il pezzo si chiede, ma toglie alla composizione stessa, alla sua "Gestalt", la possibilità di farlo.

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...la libertà di interpretazione finisce la dove la musica scritta non permette di andare oltre...

 

...ad esempio esclusa la presenza di una indicazione metronomica, la presenza di agogiche, la qualità delle dinamiche, come i ritmi sono suddivisi all'interno delle indicazioni metriche, il tipo di scrittura (privilegia l'armonia o il contrappunto, una polifonia omoritmica, latente o esplicita o una monodia accompagnata?)...sono tutte indicazioni che contribuiscono alla formazione di un'idea del tempo musicale di una determinata partitura e a quel punto non c'è bisogno neanche dell'indicazione di metronomo

 

Bella risposta Fabio, come sempre.

La lettura è insita nel testo musicale, bisogna qundi affinare sempre più la capacità di leggere e interpretare correttamente ogni segno presente. Da lì in poi la varietà dei modi in cui "sentire" il testo scritto è molto ampia, sarai d'accordo credo con me, e abbraccia numerose sfere oltre a quella puramente musicale. E' il motivo per cui il mondo pianistico riesce a sfornare ancora rivelazioni nonostante gli anni, i decenni di grandi letture e interpretazioni. Una volta entrati a fondo nel testo, un'angolazione diversa da cui analizzarlo può cambiare molte cose.

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Sono in sintonia con quanto annotato da Selvafiorita e Tampalini.

Se mi è permesso, vorrei solo sottolineare quanto afferma I. Strawinski

nella "Poetica": - la Musica consiste in ciò che non si può scrivere-.

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