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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Traduzione sei lieder op.89 di Giuliani


Giorgio Signorile
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Per caso qualcuno fra voi ha la traduzione in italiano? anche solo la traccia del lied, tanto per inquadrare anche letterariamente le opere al pubblico? Vi ringrazio, ciao

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Guest Neuland

potrei dirtela io; non ricordo se ho l'op. 89 tra i miei spartiti: c'è online da qualche parte?

 

niente, trovato la parte. Lasciami un pò di tempo e lo farò (sto impazzendo per le preparazioni della festa di compleanno della mia bambina...).

 

Ciao, Neuland

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sei un tesoro, a prescindere...tra l'altro la mia ha fatto il compleanno ieri...9 anni! auguri!

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Guest Neuland

la mia farà 4, e ha invitato tutta la classe della materna... per fortuna vengono "solo" 20 elementi (argh). Auguri per i 9 anni della tua (non più tanto) piccola!

 

Ecco il primo pezzo: Si tratta delle parole di un uomo, che lascia la (a questo punte ex-) amata, senza troppi rimorsi, direi. Sarà autobiografico da parte di Goethe, di cui le sue storie amorose sono famosissime ed erano piuttosto frequenti?

 

Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) (traduzione by Neuland ;)):

 

ABSCHIED (l’addio)

 

Zu lieblich ist's, ein Wort zu brechen,

Zu schwer die wohlerkannte Pflicht,

Und leider kann man nichts versprechen,

Was unserm Herzen widerspricht.

 

Du übst die alten Zauberlieder,

Du lockst ihn, der kaum ruhig war,

Zum Schaukelkahn der süßen Torheit wieder,

Erneust, verdoppelst die Gefahr.

 

Was suchst du mir dich zu verstecken!

Sei offen, flieh nicht meinen Blick!

Früh oder spät mußt ichs entdecken,

Und hier hast du dein Wort zurück.

 

Was ich gesollt, hab ich vollendet,

Durch mich sei dir von nun an nichts verwehrt;

Allein verzeih dem Freund, der sich nun von dir wendet

Und still in sich zurücke kehrt.

 

ADDIO

 

E’ troppo dolce, vernire a meno di una parola data,

Troppo pesante il dovere ben conosciuto

e purtroppo non si può promettere niente

Che non corrisponde al nostro cuore.

 

Impieghi le vecchie canzoni magiche,

lo alletti colui, che appena era tranquillo,

per entrare nella barca oscillante della dolce follia,

Rinnovi, radoppi il pericolo.

 

Perchè cerchi di nasconderti di me?

Sii aperto, non fuggire allo sguardo mio,

Prima o poi lo dovrò scoprire,

E qui ti restituisco la tua parola.

 

Quello che dovevo lo ho compiuto

Da me non ti sarà impedito niente da adesso;

Solo perdoni l’amico che adesso ti volta le spalle

E che torna a se stesso in silenzio.

 

Se vuoi usarla nel programma di sala, ti dico anche il mio nome civile (via messaggio privato, ovviamente: ci tengo al mio alter ego ;))

 

alla prossima puntata,

 

Neuland

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Guest Neuland

...e fuori due: una poesia molto romantica. Rimane aperto se chi canta dalla lontananza è andato via o morto; ma, visto che il ricordo sembra già svanire, colui/colei che si è allontanato/a, lo ha fatto tempo fa.

 

Friedrich von Matthisson (1761-1831)

Lied aus der Ferne/Canto (proveniente) dalla Lontananza

 

1) [Wenn]1 in des Abends letztem Scheine

Dir eine [lächelnde]2 Gestalt

Am Rasensitz im Eichenhaine

Mit Wink und Gruß vorüberwallt:

Das ist des Freundes teurer Geist,

Der Freud' und Frieden dir verheißt.

 

2) Wenn in des Mondes Dämmerlichte

Sich deiner Liebe Traum verschönt,

Durch Cytisus und Weymutsfichte

Melodisches Gesäusel tönt,

Und Ahndung dir den Busen hebt:

Das ist mein Geist, der dich umschwebt.

 

3) Fühlst du, beim seligen Verlieren

in des vergangnen Zauberland,

Ein lindes, geistiges Berühren,

Wie Zephyrs Kuß an Lipp' und Hand,

Und wankt der Kerze flatternd Licht;

Das ist mein Geist, o zweifle nicht!

 

4) Hörst du, beim Silberglanz der Sterne,

Leis' im verschwiegnen Kämmerlein,

Gleich Aeolsharfen aus der Ferne,

Das Bundeswort: Auf ewig dein!

Dann schlummre sanft; es ist mein Geist,

Der Freund' und Frieden dir verheißt.

 

 

1) Quando nell’ultima lume della sera

Una figura sorridente,

Mentre sei seduto/a sul prato in un boschetto di quercie,

Ti passa con un cenno di mano e un saluto:

Questo è lo spirito caro dell’amico,

che ti annuncia gioia e pace.

 

2) Quando nella luce della luna

Il sogno del tuo amore si abbellisce,

(quando) attraverso il Cytisus [una specie di ginestra] e Weimutsfichte [una specie di abete]

suona un sussurro melodico,

e un presentimento ti riempie il petto:

Questo è mio spirito, che ti vola intorno.

 

3) Se senti, durante la sbadirsi

Del passato nel (suo) paese magico,

un tocco dolce, spirituale,

come il bacio del zeffiro sulle labbra e la mano,

e se vacilla la luce sventolante della candela;

Questo è il mio spirito, o, non ne dubitare!

 

4) Se senti, durante il argenteo brillare delle stelle,

piano nella stanzetta silenziosa,

come arpe di Eolo dalla lontananza,

la parola dell’unione (alleanza): per sempre tuo/a!

allora dorme dolcemente; è il mio spirito,

che ti annuncia gioia e pace.

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non so come ringraziarti! le suoniamo in alta montagna, in un ambiente che i romantici avrebbero amato molto. Pareti, natura selvaggia, quella che Goethe e i viaggiatori del Grand Tour in voga allora trovavano nelle allora selvagge Alpi. Ora non sono più molto selvagge, ma alcune zone, tra cui il Cuneese, hanno posti poco toccati dal turismo...bellissimi. Grazie ancora

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Guest Neuland

anche questo è bello pesantuccio, direi, ma lo reggo, nonostante che la germania ha perso ieri, ahimè :(

 

 

III Abschied/L’Addio

 

1) Lebe wohl, o mütterliche Erde;

Birg mich bald in deinem kühlen Schooss,

Daß dies Auge wieder trocken werde,

Dem der Tränen manche hier entfloß.

Was ich suchte, hab' ich nicht gefunden,

Freuden sucht' ich, Leiden gabst du mir;

Meiner Jugend schönste Rosenstunden,

Unter Tränen sind sie mir verschwunden.

 

O wie träumt ich's Leben mir so schön!

Laß mich Vater, laß mich schlafen gehn!

 

2) Viel der Blumen sah ich dir entspriessen,

Schöne Erde, doch für mich nur nicht.

Meine Tränen sollten sie begiessen;

Aber pflücken durfte ich sie nicht;

Mancher tanzte froh dahin durchs Leben,

Schwelgte in der Freude Überfluß.

Ach vergebens war mein rastlos Streben!

Freude durfte mir die Welt nicht geben.

 

O wie träumt ich's Leben mir so schön!

Laß mich Vater, laß mich schlafen gehn!

 

3) Lebe wohl, o mütterliche Erde,

Doch vergönne, daß in deinem Schooss,

Bald mein Herz, nach Kummer und Beschwerde,

Ruhe finde unter kühlem Moos.

Einst wird mir ein schönrer Morgen tagen!

Dem der droben übern Sternen wohnt,

Will ich Alles, jetzt darf ich's nicht wagen,

Meine Leiden, meinen Kummer klagen.

 

O wie träumt ich's Leben mir so schön!

Laß mich Vater, laß mich schlafen gehn!

 

L'Addio

 

1) Addio, o terra materna;

presto racchiudimi nel tuo grembo freddo,

che si asciughi quest’occhio,

dal quale scorrevano tante lacrime.

Ciò che cercavo, non l’ho trovato,

Gioie cercavo, sofferenze mi davi;

Le più belle ore di rose della mia giovinezza,

sotte lacrime mi sono svanite.

 

O come mi sognavo la vita bella!

Lasciami, Padre, lasciami andare a dormire!

 

2) Tanti fiori vedevo sbocciare da te,

bella terra, ma solo non per me.

Mie lacrime li dovevano annaffiare;

ma non mi era permesso di raccoglierli;

C’era chi passava la vita allegramente ballando,

godendo la gioia in abbondanza.

Ehimè, invano era la mia aspirazione senza sosta!

Il mondo non mi poteva dare gioia.

 

O come mi sognavo la vita bella!

Lasciami, Padre, lasciami andare a dormire!

 

2) Addio, o terra materna,

ma concedi, che nel tu grembo

il mio cuore, dopo pena e malanni,

trovi quiete sotto il muschio fresco.

In avvenire mi albeggierà una bella mattina!

A colui che risiede al di sopra delle stelle,

voglio lamentare, adesso posso osarlo,

tutte le mie sofferenze, le mie pene.

 

O come mi sognavo la vita bella!

Lasciami, Padre, lasciami andare a dormire!

 

autore anonimo, a volta erroneamente attribuito a Friedrich von Schiller (1759-1805)

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Guest Neuland

...da male in peggio; ecco il no. 6:

 

 

VI An das Schicksal/

 

1) Höre Schicksal, was ich heische,

Höre mich zum letzten Mahl!

Führ mich aus dem Weltgeräusche

In ein stilles Friedenstal.

Hier gieb mir ein Hüttchen endlich,

Wo mich nichts mehr traurig macht,

Wo ein Gärtchen, still und ländlich,

Meinem Blick' entgegen lacht.

 

2) Wo in Ruh', mit einem Liebchen,

Mir der Traum des Lebens flieht,

Wo ein Mädchen und ein Bübchen

Hoffnungsvoll dem Vater blüht.

Ach, des Weltgeräusches müde,

Such' ich lange schon die Ruh':

Schicksal, führ mich bald, voll Güte,

Einem solchen Hüttchen zu!

 

 

VI Al destino

 

1) Ascolta, destina, cosa ti chiedo,

ascoltami per l’ultima volta!

Conducimi dal trambusto del mondo

In una quieta valle di pace.

Qui dammi alla fine una capannina,

dove più niente mi rattristi,

Dove un giardinetto, tranquillo e rurale

Incontra sorridendo il mio sguardo.

 

2) Dove in tranquillità, con una amata,

mi sfugge il sogno della vita,

dove una bambina e un bambino

fioriscono dinanzi al padre speranzoso.

Ehimè, stanco del trambusto del mondo

Cerco da lungo tempo la quiete:

Destino, conducimi presto, abbi la grazia,

ad una siffatta capannina!

 

 

 

di Christian Ludwig Reissig (1783-1822+) , da "Blümchen in der Einsamkeit"

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diciamo che non sono proprio canzonette.....insomma dei testi da cantautore impegnato.....

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Guest Neuland
diciamo che non sono proprio canzonette.....insomma dei testi da cantautore impegnato.....

 

...ma non solo: ecco no. IV:

 

IV

 

1) Wir giengen beide Hand in Hand,

Ihr Auge sprach, was ich empfand,

es kämpft auf ihren Wangen

Verwirrung und Verlangen.

Gott Amor folgte Schritt vor Schritt,

sie seufzte still, ich seufzte mit

und Nachtigallen sangen,

und Nachtigallen sangen.

 

2) Jetzt suchte sie zum Busenstrauß

Vergißmeinicht und Veilchen aus,

ich bückte mich, und drückte

die Hand, die Blumen pflückte.

Sie zog die Hand beschämt an sich,

Erröthend fragt´ ich: „Liebst du mich?“

Sie schwieg, ward roth und nickte,

Sie schwieg, ward roth und nickte.

 

 

1) Andavano insieme, mano nella mano,

l´occhio di lei diceva ciò che io sentivo,

lottavano sulle sue guance

confusione e desiderio.

Dio Amor seguiva sui passi,

lei sospirava piano, ed io con lei,

gli usignoli cantavano,

gli usignoli cantavano.

 

2) Adesso sceglieva per il mazzo di fiori

Non ti scordar di me e violette,

mi chinavo e stringevo

la mano, che raccoglieva i fiori.

Lei tirava, vergognandosi, la mano verso di se

Arrossendo chiedevo: “Mi ami?”

Le taceva, arrossiva e facevo senno di si,

Le taceva, arrossiva e facevo senno di si.

 

autore probabilmente August Ernst von Steigentesch (1774-1826)

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