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Provocazioni musicali: cosa fare ?


Taltomar

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Sabato scorso ad Alessandria durante il 13° Convegno di chitarra il maestro Tallini ha eseguito - nel breve spazio pomeridiano dedicato agli interpreti - il brano 4.33 di John Cage. Per chi non lo conoscesse il brano prevede 4'.33" di assoluto silenzio; l'interprete - in posa plastica sullo strumento - non produce alcun suono per ,appunto, 4 minuti e 33 secondi. Il maestro Tallini introducendo il brano l'ha definito "geniale" sostenendo anche che a suo parere Alessandria era pronta per comprendere la bellezza del pezzo.

Ebbene: io non ci sono riuscito. Non l'ho capito.

Il non riuscire a comprendere è sicuramente un mio problema musicale-culturale, un mia carenza legato come sono alla causa / effetto derivata dal concetto che l'interprete suona lo strumento producendo musica.

Capisco anche che dietro un "silenzio rumoroso" si possa cogliere un contrasto affascinante (nel nostro caso qualche immancabile colpo di tosse ed una motoretta scoppiettante transitata in strada proprio in quel momento), però io - oggi- questo fascino non riesco a percepirlo.

Vi dico francamente che sorridevo all'idea di dover applaudire a fine brano un interprete (poi rivelatosi bravissimo) che non aveva prodotto assolutamente nulla.

Chiedo quindi soccorso a questo Forum. Qualcuno può indicarmi una chiave di lettura per poter incominciare a comprendere queste - passatemi il termine - provocazioni artistiche ?

Grazie a tutti

Taltomar

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Sabato scorso ad Alessandria durante il 13° Convegno di chitarra il maestro Tallini ha eseguito - nel breve spazio pomeridiano dedicato agli interpreti - il brano 4.33 di John Cage. Per chi non lo conoscesse il brano prevede 4'.33" di assoluto silenzio; l'interprete - in posa plastica sullo strumento - non produce alcun suono per ,appunto, 4 minuti e 33 secondi. Il maestro Tallini introducendo il brano l'ha definito "geniale" sostenendo anche che a suo parere Alessandria era pronta per comprendere la bellezza del pezzo.

Ebbene: io non ci sono riuscito. Non l'ho capito.

Il non riuscire a comprendere è sicuramente un mio problema musicale-culturale, un mia carenza legato come sono alla causa / effetto derivata dal concetto che l'interprete suona lo strumento producendo musica.

Capisco anche che dietro un "silenzio rumoroso" si possa cogliere un contrasto affascinante (nel nostro caso qualche immancabile colpo di tosse ed una motoretta scoppiettante transitata in strada proprio in quel momento), però io - oggi- questo fascino non riesco a percepirlo.

Vi dico francamente che sorridevo all'idea di dover applaudire a fine brano un interprete (poi rivelatosi bravissimo) che non aveva prodotto assolutamente nulla.

Chiedo quindi soccorso a questo Forum. Qualcuno può indicarmi una chiave di lettura per poter incominciare a comprendere queste - passatemi il termine - provocazioni artistiche ?

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Taltomar

 

Dicendo "provocazioni" Lei ha già infilato una chiave nella toppa. Forse non è quella giusta, ma è giustissimo che Lei si ponga il problema di interpretare e si domandi come riuscirsi: questo è l'atteggiamento giusto. Su John Cage esiste una bibliografia che potrà trovare facilmente nel Web. In un forum, è impossibile mettere a fuoco la personalità del compositore americano. Però un aneddoto illuminante, si, lo possiamo riferire. Cage andò a Ferienkurse di Darmstadt, se ben ricordo nei primi anni Sessanta. La musica europea era allora dominata dai grandi nomi dello strutturalismo post-weberniano e dai loro pretoriani. Alla prima lezione di Cage, accorse una piccola folla di adepti dello stalinismo musicale, pieni di dogma e di scetticismo. Le prime parole del compositore rimarranno per sempre nella storia: "La musica è una successione di fenomeni sonori e di silenzio: per esempio, il vento tra le foglie degli alberi". Ci voleva del genio a dire una cosa del genere, in quel momento, in quel luogo e in quella situazione: Cage ebbe quel tipo di genialità in quel momento. Oggi, un brano come quello che Lei ha ascoltato, nella circostanza e nel contesto in cui è stato proposto, difficilmente può avere senso.

 

dralig

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L'argomento è molto interessante, Condivido pienamente quanto scritto da Dralig, vorrei però aggiungere che a mio avviso l'aspetto provocatorio oggi non funziona più su di un pubblico abituato a sentire e vedere di tutto. Siamo circondati da provocazioni di ogni genere, che spesso costituiscono un veicolo fondamentale per la pubblicità nel commercio. Ma forse in un mondo in cui il silenzio non esiste più, nemmeno in una sala da concerto insonorizzata, le possibili suggestioni derivate da oltre 4 minuti di tentato silenzio possono avere un loro fascino, al di la del significato storico della performance. Ma poi godiamoci dei bei suoni!

 

:roll::D

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L'argomento è molto interessante, Condivido pienamente quanto scritto da Dralig, vorrei però aggiungere che a mio avviso l'aspetto provocatorio oggi non funziona più su di un pubblico abituato a sentire e vedere di tutto. Siamo circondati da provocazioni di ogni genere, che spesso costituiscono un veicolo fondamentale per la pubblicità nel commercio. Ma forse in un mondo in cui il silenzio non esiste più, nemmeno in una sala da concerto insonorizzata, le possibili suggestioni derivate da oltre 4 minuti di tentato silenzio possono avere un loro fascino, al di la del significato storico della performance. Ma poi godiamoci dei bei suoni!

 

:roll::D

 

Rispondendo a Taltomar, non ho incoraggiato la lettura di una "provocazione" nell'opera di Cage. Non credo, infatti, che Cage fosse un provocatore. Egli piuttosto proponeva una visione della musica (e della vita) diversa da quella dominante nella cultura occidentale, ma non in senso antagonistico. Voleva, io credo, far constatare che la "nostra" musica era una delle "musiche possibili", non l'unica, e che l'estrema raffinatezza del nostro ascolto era in realtà incapace di cogliere la bellezza dei fenomeni naturali, incluso il silenzio.

 

dralig

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Sabato scorso ad Alessandria durante il 13° Convegno di chitarra il maestro Tallini ha eseguito - nel breve spazio pomeridiano dedicato agli interpreti - il brano 4.33 di John Cage. Per chi non lo conoscesse il brano prevede 4'.33" di assoluto silenzio; l'interprete - in posa plastica sullo strumento - non produce alcun suono per ,appunto, 4 minuti e 33 secondi. Il maestro Tallini introducendo il brano l'ha definito "geniale" sostenendo anche che a suo parere Alessandria era pronta per comprendere la bellezza del pezzo.

Ebbene: io non ci sono riuscito. Non l'ho capito.

Il non riuscire a comprendere è sicuramente un mio problema musicale-culturale, un mia carenza legato come sono alla causa / effetto derivata dal concetto che l'interprete suona lo strumento producendo musica.

Capisco anche che dietro un "silenzio rumoroso" si possa cogliere un contrasto affascinante (nel nostro caso qualche immancabile colpo di tosse ed una motoretta scoppiettante transitata in strada proprio in quel momento), però io - oggi- questo fascino non riesco a percepirlo.

Vi dico francamente che sorridevo all'idea di dover applaudire a fine brano un interprete (poi rivelatosi bravissimo) che non aveva prodotto assolutamente nulla.

Chiedo quindi soccorso a questo Forum. Qualcuno può indicarmi una chiave di lettura per poter incominciare a comprendere queste - passatemi il termine - provocazioni artistiche ?

Grazie a tutti

Taltomar

La musica è anche silenzio! Mi viene in mente Arvo Part, anche se con le dovute differenze rispetto a Cage. Ma c' è un elemento che li accomuna, il rapporto tra suono e silenzio, l'uno come interruzione dell'altro. Evidentemente con il 4' 33'' Cage aveva bisogno di un silenzio totale :D

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A proposito di provocazioni, alla fine del convegno di Alessandria sono stato avvicinato da un signore che "provocatoriamente" mi ha chiesto se si potesse portare quel pezzo di Cage proposto da Tallini all'esame di chitarra in conservatorio e come reagirebbe la commissione, o qualcosa del genere.

 

Se l'intento del mio interlocutore era provocatorio credo di essermela cavata bene rispondendo: non si può, perché non è un pezzo "originale per chitarra!".

 

Scherzi a parte, a me pare che il valore innovativo della operazione compiuta da Cage sia stato quello di richiamare prepotentemente l'attenzione su un fatto che da sempre c'è, è parte di ogni evento artistico, e che rischiava di non venire considerato: ogni evento artistico nel suo accadere implica anche tanti accadimenti o condizioni che non sono e non possono essere tutti e totalmente preordinati dall'artista creatore; e, in un certo senso, ogni cosa è "evento".

La tradizione compositiva occidentale "costruisce", e la musica postweberniana enfatizzava al parossismo il calcolo costruttivo ove tutto è il più possibile preordinato strutturalisticamente; Cage ci ha ricordato che non abbiamo mai veramente tutto in mano noi e che "quello che accade" comunque ha un valore; "Ci sono più cose in cielo e in terra che non nella tua filosofia" ammoniva già Shakespeare, e l'alea ce lo ricorda (a parte il fatto che qualcuno ha osservato che il risultato sonoro di certo iperstrutturalismo era poi stranamente simile a quello della aleatorietà - ma non vale certo per quel pezzo).

 

Però, senza nulla togliere al merito ed alla genialità di ciascun contributo alla storia della musica, io amo pensare, con Chesterton, che l'errore è una verità impazzita. Nel senso che, ad esempio, l'esigenza di controllo fa parte della creazione artistica, come pure l'apertura all'imponderabile e a ciò che, comunque, "accade".

Sono entrambe esigenze vere che, però, possono "impazzire", cioè non tenere conto in modo adeguato di tutti gli altri fattori.

Una certa rottura con la tradizione che caratterizza il Novecento musicale, nonostante il valore e la sincerità di tanti contributi, mi pare segnata da questo disorientamento. Lo dico con tutta la simpatia di uno che questa musica la suona in continuazione e ne incoraggia la nascita e la diffusione, per la testimonianza di bellezza che tante volte riesce comunque a dare.

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E' nel Silenzio che scopriamo il valore della nostra esistenza. Noi veniamo dal Silenzio predestinati al Silenzio.

Molti hanno paura del Silenzio perchè in quella pausa scoprono d'essere un nulla.

Ma sicuramente Cage non voleva dire questo.

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