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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Come riuscire ad autopromuoversi


mistake89
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Salve a tutti, dopo aver messo su un discreto repertorio ed averlo perfezionato in vista di concorsi, con il mio duo (chitarra e violoncello) volevamo fare qualche concerto in più quest'estate... muovendoci da soli abbiamo preparato delle lettere di presentazione ai vari comuni ed associazioni culturali della zona, e nonostante vari solleciti telefonici, le nostre richieste sembrano non essere degne nemmeno di una risposta negativa...

Abbiamo anche cercato delle agezie ma queste ricercano soltanto per piazzarli nei matrimoni...

 

Io mi chiedo, data la vostra più lunga esperienza, come avete fatto o fate ad allargare il giro dei concerti?

 

Grazie mille per l'attenzione

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73 visualizzazione e nemmeno una risposta :cry:

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Guest Piero Viti
Salve a tutti, dopo aver messo su un discreto repertorio ed averlo perfezionato in vista di concorsi, con il mio duo (chitarra e violoncello) volevamo fare qualche concerto in più quest'estate... muovendoci da soli abbiamo preparato delle lettere di presentazione ai vari comuni ed associazioni culturali della zona, e nonostante vari solleciti telefonici, le nostre richieste sembrano non essere degne nemmeno di una risposta negativa...

Abbiamo anche cercato delle agezie ma queste ricercano soltanto per piazzarli nei matrimoni...

 

Io mi chiedo, data la vostra più lunga esperienza, come avete fatto o fate ad allargare il giro dei concerti?

 

Grazie mille per l'attenzione

 

...non so dare una risposta precisa: so solo che tutto è iniziato grazie al primo concerto!

 

Saluti

Piero Viti

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Un argomento spinoso... Bisognerebbe chiedere a chi è nel grosso giro come ha fatto! Comunque una cosa è certa: se è difficile entrare nel giro, ancora più difficile è rimanerci perché fare tanti concerti non sempre è sinonimo di qualità. E anche mi sento di dire che mantenere un livello sempre alto e rinnovarsi negli anni non è da tutti.

 

Una volta un famosissimo concertista mi ha detto: "cerca di diventare il migliore musicista possibile e dopo cerca delle occasioni per esibirti, vedrai che se sei bravo davvero qualcuno si accorgerà di te!"

 

Ti consiglierei di non disprezzare di andare a suonare in chiesa per un matrimonio oppure in un altro contesto. L'importante è sempre e comunque esibirsi da professionista. E ci sono tantissimi famosi esempi di persone che hanno iniziato la carriera cantando gratis ai matrimoni oppure suonando nei piano-bar e solo successivamente hanno ricevuto il meritato successo. Ti faccio un paio di nomi: Luciano Pavarotti e Andràs Shiff.

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Una risposta articolata richiederebbe molto tempo; ma qualche esperienza e idea negli anni me la sono fatta e intanto butto giù qualcosa, magari può servire. Mi scuso per la lunghezza.

 

Anzitutto occorre rendersi conto che non è un diritto acquisito quello di fare concerti, a parte le esibizioni che una scuola dovrebbe garantire agli allievi come parte della formazione; il resto dipenderà anche dal prodotto che si ha da offrire e comunque, questo "resto", è tutto da costruire, e a scuola bisognerebbe insegnare un po' anche come fare, specie ai solisti - e ai chitarristi in particolare.

 

Spesso poi sono gli altri, gli amici, quelli che abbiamo intorno, che ci fanno capire di avere le qualità per potere provarci (a fare concerti) e magari ci forniscono le prime occasioni;nella sua autobiografia Segovia raccontava di come da ragazzo si stupì delle previsioni entusiastiche che su di lui facevano alcuni amici e di come questo fatto gli fece venire l'idea di buttarsi nella carriera concertistica, cosa alla quale lui non aveva pensato.

 

Io, negli ormai lontani inizi della mia attività, mi sono trovato attorno da subito persone che mi stimavano, che poi me ne hanno fatte conoscere altre (il mio vecchio maestro Battelli di Cesena mi portò a Todi a conoscere Alirio Diaz e là suonai per lui quando avevo tredici anni), e tutto è proprio nato così.

Andavo a 14 anni ai corsi prima di Diaz poi anche di Ghiglia e Segovia, e l'ho fatto fino a 26 anni, conoscendo, anche lì, un sacco di gente e cominciando pure a conoscere, attraverso i maestri, il mondo reale della vita concertistica di un chitarrista; nel frattempo mi sono "diplomato" a Parma con Enrico Tagliavini (anche lui in piena attività in quegli anni) ed ho iniziato quasi subito ad insegnare in conservatorio a 25 anni avendo già una certa attività artistica alle spalle - quella che mi ha dato il "punteggio artistico" per insegnare, l'idoneità. I primi concerti "importanti" li feci ad Imola, in una rassegna creata dallo stesso Diaz, e nel ravennate per la società di concerti "Angelo Mariani" della quale avevo conosciuto il direttore artistico una sera a casa di amici.

 

Non mi sono vergognato di chiedere a Diaz e poi a Segovia, quando studiavo con loro, dichiarazioni su di me; e neanche loro si sono stupiti che gliele chiedessi - ricordo che il concretissimo Segovia mi disse: "la vuole generale o particolare - per qualcuno?" Poi nel 1984 mandai a Rodrigo la cassetta di una mia esecuzione pubblica di "Aranjuez" e lui mi scrisse complimentandosi: altra lettera da utilizzare, assieme alle recensioni che da quei tempi ormai lontani continuo a raccogliere.

 

Con il curriculum iniziale che avevo, le lettere di presentazione ed anche le proposte di repertorio (quanti soldi spesi a comprare musica, fin da ragazzo!) feci stampare delle brochures e le mandai in giro, utilizzando anche gli indirizzi che trovai sull'annuario musicale del CIDIM - in particolare mi furono utili gli indirizzi degli Istituti Italiani di Cultura all'estero. (Se iniziassi adesso userei molto anche internet - Myspace, Youtube e simili - ma attenzione perché lì è un po' una giungla e un giovane deve pensarci bene per non scottarsi).

Un'altra amica che lavorava in Rai mi fece conoscere Laura Padellaro che mi fece fare qualcosa a Radio 2. Nell'85 arrivò il primo disco, favorito dalla mia amicizia con il compositore milanese Pippo Molino: l'idea era raccogliere una decina di pezzi contemporanei inediti per la casa editoriale e discografica Edi - Pan.

Fu l'inizio di una esperienza per me straordinaria di collaborazione con tanti compositori, esperienza che nel tempo si è sviluppata e mi ha anche aperto tante strade - oltre a generare un repertorio che ormai supererà i duecento pezzi - e si è rivelata anche molto formativa nel farmi vedere, come un po' dal di fuori, attraverso la prospettiva di musicisti non chitarristi, come usare la chitarra per "fare musica". Per tanti anni, all'inizio della attività, ho anche collaborato col flautista Massimo Mercelli; anche in questo caso imparando a guardare la chitarra da una prospettiva diversa da quella alla quale ero abituato, più ampia.

 

Diciamo che questi sono stati gli inizi, e poi è vero che da cosa nasce cosa, come è stato detto, e che, anche per questo, occorre non buttare via niente: ogni occasione può essere preziosa. Per limitarmi ai cd, in quasi venticinque anni di lavoro sono poi arrivate anche Universal e Naxos, ma è stato importante iniziare.

 

L'ho già tirata lunga, ma la cosa più importante per me la devo ancora dire; nel tempo, stimolata in particolare dal corso con Segovia, si è consolidata in me una mia visione ed un giudizio personali su quello che secondo me vale la pena proporre con la chitarra, quello di cui c'è bisogno, in particolare oggi, sul perché la chitarra fa fatica ad essere proposta nei concerti, eccetera. Su questo giudizio personale io rischio, lavoro, invento programmi e proposte. Questa cosa - il rischio di un giudizio personale - io la ritengo un po' indispensabile, anche se, trattandosi di giudizi personali, si rischia anche di trovarsi di fronte ad incomprensioni ed ostacoli. Però non credo nella carriera "generica", tipo: uno "è bravo" , vince un po' di concorsi, ha qualche spinta e va.

La "cura del prodotto" inizia dando dei giudizi su quello che si reputa importante proporre, sul modo, sugli interlocutori possibili.

Per esempio: al chitarrista medio (o ai festival chitarristici eccetera) importa poco o nulla della musica contemporanea. Se io mi fossi fatto influenzare da questo non avrei "perso tempo" con compositori oggettivamente importanti di cui anche ora i chitarristi non sanno quasi nulla - poi però attraverso uno di questi ho suonato alla Biennale di Venezia, e comunque insistendo caparbiamente su ciò che ritenevo importante ho messo su un numero tale di pezzi scritti per me da compositori d'oggi che diventa, di per sé, un "fatto" oggettivo che comunque qualifica un percorso professionale.

Se avessi mollato a metà strada, deluso dal disinteresse dei chitarristi, adesso questo fatto non ci sarebbe.

Poi capitano anche i colpi di fortuna come incidere l'integrale di Villa - Lobos per una grossa casa qualche mese prima del cinquantesimo anniversario della morte del compositore. Il disco può piacere o no, ma ci sono i margini per fare notizia - gli anniversari van di moda, Universal è Universal - allora da cosa nasce cosa. Queste sono le tipiche cose che un po' "vanno da sole", come il giusto interesse che generò l'integrale di Paganini che, per primo, Zigante fece un po' di anni fa, come lui stesso mi raccontava (tra l'altro la fece prendendo al volo l'occasione, dopo che qualcun altro aveva rifiutato il progetto).

Ma, anche in questo caso, non si scappa dal famoso giudizio personale: su quell'autore (Villa - Lobos) avevo lavorato, credendoci sempre più, ormai da decenni; a qualcuno piaceva come lo facevo, ed è saltato fuori anche il cd.

 

Basta, non vorrei essere troppo logorroico.

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grazie mille a tutti per le risposte, senza nessuna preoccupazione di aver annoiato o cos'altro maestro Bonaguri.

 

Musika, non rifiuto i matrimoni o i piano-bar per snobbismo, non fa parte del mio carattere nè posso permetterlo, e ne ho fatti e ne continuerò a fare tanti, semplicemente è una risposta ad una domanda che io non faccio... Io chiedo di fare dei concerti, con il repertorio che ho messo su, con un'idea di programma e mi si risponde offrendo matrimoni... ;) anzi io sono del parare che più ci "si fa le ossa" in ambito professionale, fosse anche il più vario e disparato, ma prfessionale il più possibile, più questo rappresenta una crescita musicale...

 

Un'altra cosa che mi pare emerga dal racconto del M. bonaguri sono il ruolo fondamentale che giocano le conoscenze; e se è vero che uno se le va a cercare, e anche vero che ci sono luoghi in cui questo risulta più complicato. Musika tu sei lucano, anche se ora vivi a budapest, ho letto, ed è vero che la nostra regione offre molto poco sotto questo punto di vista... bisognerà quindi cercar fuori, e stare attenti ad offrire sempre un prodotto di buona qualità.... sperando che ci sia la possibilità di "esportarlo" il più possibile...

in questo magari un ruolo un pò più attivo potrebbero svolgerlo le associazioni culturali radicate a centinaia sul territorio, ma che non danno risposte ad interrogativi e proposte...

 

ci sarebbe anche la possibilità di affidarsi ad agenti, agenzie? come contattarli, cosa offrire loro?

Grazie ancora

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