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"Se il pianoforte ruba la scena alla chitarra"


Giorgio Signorile

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Editoriale di Filippo Michelangeli su Seicorde n.101

 

Non so se è possibile inserire un pdf della pagina intera, per rispetto del copyright, ma riporto alcune frasi:

 

"....il miracolo (si parla di rinascita del pianoforte in termini di pubblico), non è stato compiuto dai giovani leoni usciti dall'agone dei concorsi internazionali, gli ultimi rampolli delle grandi scuole dell'ex Unione Sovietica. No, i nuovi sacerdoti della tastiera sono Giovanni Allevi, Stefano Bollani, Ludovico Einaudi, Cesare Picco."

 

"In tutto questo nuovo e vigoroso sviluppo artistico la chitarra è rimasta a guardare. Beffati dal cosidetto crossover che per primi avevano scoperto e propugnato, i chitarristi al dunque non sono stati capaci di incrociare il desiderio di nuova musica che nel grande pubblico stava montando"

 

"Che beffa, proprio noi da sempre capaci di costruire una moda facendo sognare gli appassionati con il languido e tremolato Recuerdos, la sdolcinata melodia di Giochi proibiti, il finto virtuosismo di Asturias......

Resta il rimpianto di aver capito tutto prima e di non essere ancora riusciti a sfruttarlo. Ma vive la speranza che qualcuno sappia raccogliere questa sfida".

 

Io butto la palla, ma ora vado a scuola eh eh, lascio l'arena, dico solo che Mchelangeli nel suo ruolo di editore della rivista in qualche modo deve ogni tanto creare un pò di "casino", e questo non mi dispiace, non vorrei però che alle pagine di questa bella rivista non arrivassero idee e contributi che affermano, con rigore e intelligenza, l'esatto contrario, partendo proprio dall'idea che "quel" tipo di pianismo non può diventare il riferimento culturale di un nuovo modo di fare musica: un certo pubblico ama il bizzarro e l'estroso e non si cura della mancaza di contenuti, basta la scatola esterna, a noi che osserviamo magari un pò stupiti quelle folle ai concerti deve venire voglia semmai di lavorare affinchè si riesca a coniugare qualità musicale con semplicità e immediatezza di comprensione e comunicazione, ma senza andare a scimmiottare le melodie alleviane.

P.s. (però Bollani è ben altra cosa, Picco non lo conosco, scusate.)

Ciao :D

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il miracolo

 

Come vedi, Giorgio, c'è chi crede che l'unico parametro legato alla 'rinascita del pianoforte' (perché, era morto?) sia il numero degli ascoltatori.

E lo definisce 'miracolo'.

Non entrerò nuovamente in questa discussione ma è ovvio che il caro Filippo (che conosce bene il mercato e le sue esigenze) intende sollevare la questione dal punto di vista del provocatore.

La mia risposta è che spero proprio che non esistano mai degli Allevi e dei Picco per la chitarra.

 

(Mi trovi d'accordo: non capisco come si faccia a mettere sullo stesso piano Allevi e Bollani: un'altra modalità di appiattimento?)

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E' Filippo Michelangeli chitarrista, docente, editore di musica edischi e direttore artistico del Convegno di Alessandria.

 

Per come lo conosco, credo che il suo intento non sia solo provocatorio.

Gli esempi chitarristici che cita non fanno parte della musica brutta o volgarmente semplice e basta: si parla di Albeniz, di Francisco Tàrrega e della melodia russo - spagnola divenuta celebre come "Giochi proibiti" e si fa notare, citando tali esempi, che la chitarra, per storia, non è estranea (o è più vicina del pianoforte) ad un repertorio legato anche alla musica popolare - avrebbe anche potuto citare Villa - Lobos e Barrios, o le canzoni catalane di Llobet o gli arrangiamenti memorabili di Alirio Diaz - di linguaggio più raffinato ma non estranei ad un nesso con la musica popolare.

 

Certo i successi pianistici che cita non sono il mio ideale di musica; ma qualche amico, non musicista ma saggio, quando parlo di queste cose dice "ve la siete voluta, vi sta bene: è quarant'anni che rompete le scatole con musica incomprensibile". Io, che negli anni settanta studiavo, un certo tipo di puzza sotto il naso rispetto a qualcuno di questi fenomeni (Asturias, Barrios, Diaz) lo ricordo molto bene. Questa osservazione non è lontana da quelle che faceva qui Angelo Gilardino non molto tempo fa quando diceva (forse unisco due citazioni da messaggi diversi) che è inutile scandalizzarsi per Allevi se si scrive musica contemporanea che non si pone minimamente il problema di cosa arriva all'orecchio del povero ascoltatore. E in Italia di musica così, che non si pone questo problema, se ne scrive e si insegna a scriverne ancora tanta.

 

Io accoglierei la "provocazione" di Michelangeli, se così vogliamo chiamarla, come un invito a riscoprire questo nesso tra chi scrive suona e ascolta, anche se non è laureato in estetica; sia per chi scrive come per chi suona. Credo profondamente che abbiamo bisogno di modi di scrivere ed interpretare che comunichino, a qualunque livello di complessità o di scelte di linguaggio vogliano aderire.

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Anch'io accolgo quell'editoriale in modo positivo, propositivo, anche se mi sembra banalizzi un pò il discorso repertorio-pubblico-strumento: il pianoforte ha comunque un impatto sonoro e delle caratteristiche proprie molto differenti dalla chitarra ed è impossibile (ma sempre per me) che si riesca nel nostro ambito a ricreare le stesse situazioni di coinvolgimento di cui si parla. Non vorrei però che ora diventasse un imperativo cercare di clonare quella musica per aver quel pubblico e demoralizzarsi se poi non ci si riesce, ognuno ha la sua storia e il suo percorso, l'evoluzione, se vogliamo chiamarla così, non passa necessariamente per i milioni di cd venduti. Ciao!

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Anch'io accolgo quell'editoriale in modo positivo, propositivo, anche se mi sembra banalizzi un pò il discorso repertorio-pubblico-strumento: il pianoforte ha comunque un impatto sonoro e delle caratteristiche proprie molto differenti dalla chitarra ed è impossibile (ma sempre per me) che si riesca nel nostro ambito a ricreare le stesse situazioni di coinvolgimento di cui si parla. Non vorrei però che ora diventasse un imperativo cercare di clonare quella musica per aver quel pubblico e demoralizzarsi se poi non ci si riesce, ognuno ha la sua storia e il suo percorso, l'evoluzione, se vogliamo chiamarla così, non passa necessariamente per i milioni di cd venduti. Ciao!

 

Bisogna stare attenti e sforzarsi di cogliere le prospettive. Michelangeli è un ex chitarrista che ha svoltato verso un giornalismo militante, che si occupa di musica classica in generale (con la rivista "Suonare"), e che mantiene in vita una rivista trimestrale per chitarristi ("Seicorde") per una sorta di nostalgia verso il mondo nel quale ha avuto inizio la sua carriera e per il piacere di dare una mano ai giovani concertisti (questa è soprattutto la sua motivazione). Egli non guarda quindi alla situazione e alle vicende della chitarra dall'interno del mondo chitarristico, ma da una posizione panoramica che gli fa vedere quello che accade nei teatri, nelle sale da concerto, nelle case discografiche, nelle case editrici, nei negozi di musica, etc. e - bisogna ammetterlo - in questo tipo di visione la chitarra, la sua musica, i suoi protagonisti, non occupano al momento una posizione molto rilevante. Ecco quindi i suoi scritti che pungolano i chitarristi . Non è un esortatore alla faciloneria, ma è abituato, per il suo mestiere e la sua forma mentis, a pesare le proposte dei chitarristi confrontandole con l'intero panorama della vita musicale, non solo valutandole in ambito chitarristico: le trova deboli, e lo scrive. Però, quando individua qualchecosa che gli sembra particolarmente significativo, non esita a proporlo, esponendosi al massimo: "Suonare", mensile letto da pianisti e direttori, ha pubblicato non molto tempo fa il CD del giovane Mesirca, dedicato alle Sonate di Scarlatti, e occorre riconoscere che, per fare una cosa del genere, ci vuole coraggio: tra gli abbonati della rivista, ci sono i massimi pianisti italiani, e chiedere loro di ascoltare lo Scarlatti di un chitarrista non è un piccolo azzardo! Occorrono anni per costruirsi una reputazione, nel mondo della musica, ma basta un gesto sconsiderato per perderla...

 

dralig

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Ma secondo voi tutto questo interesse per i cosidetti "nuovi Chopin" della tastiera ha una ricaduta sulla divulgazione della cultura musicale, sull'incremento del numero degli studenti di pianoforte, insomma su qualcosa che non sia il numero di dischi venduti? Se ci fossero davvero delle spinte nella direzione di un miglioramente di queste condizioni allora il gioco meriterebbe di essere giocato, altrimenti per far arricchire chi vende dischi e organizza concerti...è un pò il discorso che in piccolo fa il collega Fabbri con metodi, libri e pubblicazioni che strizzano molto l'occhio a questo modo di vedere la produzione musicale, anche in campo didattico. Se questo discorso renda a livello culturale non so.

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Ma secondo voi tutto questo interesse per i cosidetti "nuovi Chopin" della tastiera ha una ricaduta sulla divulgazione della cultura musicale, sull'incremento del numero degli studenti di pianoforte, insomma su qualcosa che non sia il numero di dischi venduti?

 

Esiste oggi qualche altro parametro per definire una qualsiasi operazione, tendenza o evento 'di qualità' a parte l'incremento dell'utile in bilancio e il numero di teste raggiunte?

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1 Incremento nel numero dei diplomati nei Conservatori

2 Incremento di vendita degli spartiti di H.W. Henze

3 Aumento delle proposte di matrimonio nei confronti di musicisti classici, violisti compresi

4 Sostituzione dell'allocuzione perbacco con perbach

5 ecc ecc ad libitum

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Ma secondo voi tutto questo interesse per i cosidetti "nuovi Chopin" della tastiera ha una ricaduta sulla divulgazione della cultura musicale, sull'incremento del numero degli studenti di pianoforte, insomma su qualcosa che non sia il numero di dischi venduti? Se ci fossero davvero delle spinte nella direzione di un miglioramente di queste condizioni allora il gioco meriterebbe di essere giocato, altrimenti per far arricchire chi vende dischi e organizza concerti...è un pò il discorso che in piccolo fa il collega Fabbri con metodi, libri e pubblicazioni che strizzano molto l'occhio a questo modo di vedere la produzione musicale, anche in campo didattico. Se questo discorso renda a livello culturale non so.

 

Il fatturato della musica classica, opera lirica inclusa, non supera il 3% di quello totale. In questo 3%, la musica da camera raggiungerà uno 0,70%. Nello 0.70% della musica da camera, la chitarra sarà al massimo un 2%. Quindi, mille CD venduti, 30 di classica, di cui 23 di opera e sinfonica, e 7 di musica da camera, di cui, credo 4 vanno al pianoforte.

 

Quindi, se parliamo di commercio, la chitarra classica è un truciolo.

 

Nemmeno l'impiego della chitarra classica in altri generi di musica, diciamo confinanti, come il flamenco di Paco de Lucia o la fusion di Maurizio Colonna (per parlare del maggior virtuoso italiano che adopera la chitarra classica fuori dal repertorio classico, eccettuate le sue interpretazioni di Barrios) è giunto a costituire un fatto rilevante per i budget delle case discografiche. Sono artisti giustamente ammirati, hanno un pubblico che li apprezza, ma non fanno cassetta: un qualunque cantautore tirato su da un giorno all'altro da un produttore discografico che decide di inventare il nuovo idolo vende molto più di loro.

 

dralig

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Quindi, se parliamo di commercio, la chitarra classica è un truciolo.

Nemmeno l'impiego della chitarra classica in altri generi di musica, diciamo confinanti, come il flamenco di Paco de Lucia o la fusion di Maurizio Colonna (per parlare del maggior virtuoso italiano che adopera la chitarra classica fuori dal repertorio classico, eccettuate le sue interpretazioni di Barrios) è giunto a costituire un fatto rilevante per i budget delle case discografiche. Sono artisti giustamente ammirati, hanno un pubblico che li apprezza, ma non fanno cassetta: un qualunque cantautore tirato su da un giorno all'altro da un produttore discografico che decide di inventare il nuovo idolo vende molto più di loro.

 

Per l'appunto: preso atto che questa è la situazione (affatto nuova) trovo abbia qualcosa di triste e fallimentare scimmiottare i divi (semestrali, beninteso, biennali se gli va bene) che vanno bene per Radio Deejay o per le trasmissioni pomeridiane televisive da lobotomia culturale.

Perché non occuparsi del proprio mestiere con obiettivi diversi dal numero di CD (o mp3) venduti?

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