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La prima corda


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Dovendo cambiare spesso le corde per il continuo studio, da anni adopero la stessa muta di corde che come rapporto qualità-prezzo mi sembra accettabile. Non mi son mai posto il problema sulla qualità delle singole corde rispetto ad altre.. di conseguenza non ho mai svolto una personale indagine su quali (corde) rendano meglio col mio strumento.

Prima di sondare chiedo a Voi. Qual è la prima corda, sia ad alta che a media tensione, che secondo voi suona (in termini di proiezione e sostegno) meglio?

Un saluto

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Dovendo cambiare spesso le corde per il continuo studio, da anni adopero la stessa muta di corde che come rapporto qualità-prezzo mi sembra accettabile. Non mi son mai posto il problema sulla qualità delle singole corde rispetto ad altre.. di conseguenza non ho mai svolto una personale indagine su quali (corde) rendano meglio col mio strumento.

Prima di sondare chiedo a Voi. Qual è la prima corda, sia ad alta che a media tensione, che secondo voi suona (in termini di proiezione e sostegno) meglio?

Un saluto

 

Innanzi tutto, è bene cambiare le corde quando è necessario. La stragrande maggioranza dei chitarristi butta via corde che potrebbero essere impiegate ancora per settimane, se solo venissero lavate. Un ottimo sistema per non sprecare corde (specialmente i bassi) è quello di smontarle (a una a una, mai disarmare completamente lo strumento), di lavarle (visto che l'abitudine di lavarsi le mani prima di suonare non è molto amata), asciugarle e rimontarle al contrario (in modo che i punti di contatto con le barrette non siano gli stessi di prima). Bassi che danno ancora gli armonici, e che in compenso non sono più rumorosi nei cambi di posizione, vengono spietatamente gettati nella spazzatura. Sono solo sporchi, lerci, a causa dei depositi di polvere e di epidermide che il sudore raccoglie e incrosta tra le maglie. Lavarli, non buttarli. E dire che costano!

 

Le tre corde di nailon, fino a che non perdono l'intonazione, non si cambiano. Trovare un sol che dia l'ottava giusta è poco meno di un miracolo, e quando mi è capitato l'ho tenuto per due o tre anni - non c'è il minimo motivo per cambiarlo. Segovia tenne un sol per parecchi anni - quando incominciò a stonare ne fece una malattia. Il problema di solito è il cantino: è quasi sempre stonato. Comunque, le fabbriche tendono a farlo troppo piccolo. Nel 1973, chiesi a Rose Augustine se poteva farmi dei cantini un po' più grossi. Ne fu meravigliata e me ne regalò una dozzina (ci campai per il resto della mia carriera concertistica). Io a mia volta mi meravigliai del fatto che li avesse già pronti. "Solo un altro chitarrista me li ha chiesti prima di lei", mi rispose. Inutile domandarle chi era stato il committente. Il suo faccione campeggiava nelle buste delle corde...Immortale la risposta di Siegfried Behrend al solito intervistatore-chitarrista: "Maestro, con quale frequenza cambia le corde?". "Io? Non le cambio mai, a meno che non si rompano".

 

dralig

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Due anni?! Fantascienza, per il sottoscritto.

Ma non per amore del nuovo o pigrizia (io non le lavo ma le pulisco due o tre volte con l'alcool denaturato e durano circa 15/20 giorni nei casi migliori) ma perchè le corde si distruggono, letteralmente.

Le tre rivestite si sfilacciano all'altezza della V - VII posizione.

Le tre non rivestite in circa 10 giorni presentano letteralmente dei solchi nei punti di attacco delle dita della mano destra.

 

Una cosa è suonarci Barrios, un'altra Gilardino.

Una cosa è suonarci Llobet, un'altra Tomas Marco.

In entrambi i secondi casi cinque/sei ore di studio filato per meno di una settimana riducono le corde in stati pietosi.

 

[Provocation Mode ON]

Ci pensi la prossima volta che decide di scrivere un terzo tempo come quello del Concerto di Oliena!

[/Provocation Mode OFF]

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Due anni?! Fantascienza, per il sottoscritto.

Ma non per amore del nuovo o pigrizia (io non le lavo ma le pulisco due o tre volte con l'alcool denaturato e durano circa 15/20 giorni nei casi migliori) ma perchè le corde si distruggono, letteralmente.

Le tre rivestite si sfilacciano all'altezza della V - VII posizione.

Le tre non rivestite in circa 10 giorni presentano letteralmente dei solchi nei punti di attacco delle dita della mano destra.

 

Una cosa è suonarci Barrios, un'altra Gilardino.

Una cosa è suonarci Llobet, un'altra Tomas Marco.

In entrambi i secondi casi cinque/sei ore di studio filato per meno di una settimana riducono le corde in stati pietosi.

 

[Provocation Mode ON]

Ci pensi la prossima volta che decide di scrivere un terzo tempo come quello del Concerto di Oliena!

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Io non so mica quello che scrivo, so solo come scriverlo.

 

dralig

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Ci pensi la prossima volta che decide di scrivere un terzo tempo come quello del Concerto di Oliena!

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Io non so mica quello che scrivo, so solo come scriverlo.

 

dralig

 

Selezione all'ingresso: l'equivalente di inserire, come sottotitolo, un avvertimento agli aspiranti esecutori: "astenersi perditempo".

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Ammetto che l'operazione del riutilizzo l'avrò sperimentata solo un paio di volte.

Ma il mio problema rimane il medesimo del M° Porqueddu. Avendo in più una buona sudorazione (buona per la pelle ma non per le corde) le mie corde cambiano colore dopo circa una settimana.

Sicuramente tornerò al sano e più economico riutilizzo, e per questo ringrazio il M° Gilardino, ma torno a chiedere in merito alla prima corda per specifiche esigenze.. giusto per restringere il campo della mia ricerca.

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Il suo faccione campeggiava nelle buste delle corde...

 

la dimensione del cantino è rimasta la stessa nelle mute sopracitate? oppure erano solo su richieste specifiche?

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Il suo faccione campeggiava nelle buste delle corde...

 

la dimensione del cantino è rimasta la stessa nelle mute sopracitate? oppure erano solo su richieste specifiche?

 

Segovia aveva chiesto a Rose Augustine di fabbricare per lui dei cantini con un calibro maggiore di quello normale, una via di mezzo tra il mi normale e il si. Naturalmente, fu accontentato. Credo che la Augustine ne avesse fatto un rotolo, dal quale tagliava le corde in base alle richieste del maestro. Il grand'uomo, quando trovava un mi buono, era capace di tenerlo tre anni. Quando io le chiesi la stessa cosa, fu sorpresa e me ne regalò una bella matassa. Io fui più sorpreso di lei, perché non immaginavo che qualcuno le avesse mai chiesto una cosa simile...

Tutto finì lì, non mi risulta che abbia mai messo in fabbricazione standard quello che io chiamavo "il mione". Non sarebbe stata - commercialmente - una buona idea. Adesso mi viene in mente che, di questi mi, ne aveva anche Alice Artzt, che abitava a NY ed era amica della Rose. Quando questa passò a miglior vita, domandai a Stephen Griesgraber, il suo erede, se da qualche parte c'era ancora quel rotolo con qualche avanzo. Mi disse che avrebbe cercato, poi non ne ho più saputo niente...Lo avranno buttato via, pensando che era un esperimento bizzarro riuscito male.

 

dralig

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