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Io non tornerei indietro volentieri. Scrivere la musica a mano non era più facile e più veloce dello scriverla con un programma di notazione musicale computerizzata. Il lavorio della correzione è infinitamente agevolato dal computer: cancellare non significa procurare abrasioni a un foglio di carta fino a bucarlo; inoltre, è possibile in un batter d'occhio  accumulare e confrontare un numero illimitato di versioni dello stesso pezzo - intero o diviso in parti - riservandosi di scegliere, di mescolare, di modificare all'infinito: operazioni che, con la scrittura manuale, erano dispendiosissime di tempo e di fatica. Inoltre - per chi preferisca, come me, scrivere senza ausilio di strumenti - la possibilità di controllare in playback che quello che si è scritto corrisponda effettivamente a quel che si aveva in mente è di grandissimo aiuto - e non c'è  pianoforte o chitarra che potesse permettere tale verifica in modo altrettanto preciso qual è quello che offre il computer. Infine, e non minimamente, è possibile - imparando l'arte della notazione musicale -consegnare agli editori le proprie opere pronte per la stampa, risparmiando il logorante traffico della correzione delle bozze cartacee e i relativi, interminabili contenziosi con gli incisori. 

 

I vantaggi della tecnologia sono enormi, ma finiscono qui. Finale e Sibelius servono al compositore come Word e Pages servono allo scrittore. Scrive più agevolmente e corregge più facilmente, ma non scrive meglio: la qualità letteraria dei suoi romanzi e il word processor che adopera non hanno nulla che vedere. 

 

dralig

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caro dralig io non volevo dire che il compositore futuro si servirà del computer per agevolare il lavoro autoprodotto dalla propria vena artistica come fa Lei , questo fa parte della prima categoria " da me sopra citata " ma la seconda categoria futura fatta da abili tecnici , come intesa da graf    , non di musicisti.    saluti prof  

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caro dralig io non volevo dire che il compositore futuro si servirà del computer per agevolare il lavoro autoprodotto dalla propria vena artistica come fa Lei , questo fa parte della prima categoria " da me sopra citata " ma la seconda categoria futura fatta da abili tecnici , come intesa da graf    , non di musicisti.    saluti prof  

Ha ragione, mi scusi - per quanto assertivo, il mio messaggo di stamattina, riletto nel contesto della discussione, c'entra come i pipistrelli con gli angeli. 

dralig

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Caro dralig l'avevo capito che aveva frainteso.  Devo dire che  Lei pur essendo contemporaneo  è proiettato nel futuro perché oltre la sua genialità compositiva, con piacere sa sfruttare tutti i vantaggi positivi della tecnologia , e questo non vorrei sbagliare nel dire che Lei e giovane dentro, anche perché è attorniato da molti giovani studenti .... cosa che a me manca da molto tempo per motivi vari.      

 

    saluti prof

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Come Lei sa, alla fine degli anni Ottanta la stirpe degli incisori di musica arrivò ai confini dell'estinzione. La gloriosa arte non richiamava più apprendisti. In compenso, nasceva la categoria dei copisti di musica che adoperavano i primi programmi di notazione musicale computerizzata, Finale in primis. Chi, come me, lavorando nell'editoria musicale, dovette affrontare la novità, visse momenti di disperazione: la qualità grafica delle pagine di musica "incise" dai primi copisti computerizzati era disastrosa. Si stavano improvvisando, senza avere basi solide nell'arte della notazione - tutt'altro che semplice. Fu allora che, per gli autori, si pose l'aut aut: o diventare copisti di sé stessi, o rassegnarsi a vedere i proprii lavori pubblicati con una scrittura musicale brutta e sgrammaticata. Nel 1995 io ruppi gli induci e acquistai il primo computer. Ci volle un anno abbondante per imparare a fondo le regole della notazione musicale: non esisteva nemmeno un manuale in italiano, e dovetti studiare gli autori di lingua inglese: Ted Ross soprattutti, con il suo tremendo "The Art of Music Engraving", che spendeva decine di pagine per spiegare l'inclinazione delle aste che univano crome e semicrome - fu impegnativo come un corso di contrappunto. Con quella corazza, potei entrare responsabilmente nella selva oscura di Finale - programma ricco ma caotico e, allora, irto di buchi. Le prime partiture che preparai non furono impeccabili, ma certamente migliori di quelle degli "incisori" che mi avevano procurato un principio di ulcera.  Da allora sono migliorato, e vado fiero del lavoro che ho fatto nel settore, preparando di persona notazione e impaginazione di tutte le edizioni della collana "The Andrés Segovia Archive". In quella serie, mi sono concesso addirittura dei preziosismi, come l'adozione del font musicale November, che ostenta delle piccole imperfezioni per emulare le incisioni delle grandi case editrici tedesche come Barenreiter, Schott, etc.  Poi, è arrivato Sibelius, un programma simile a Finale ma più agile e intuitivo.  I miei allievi di composizione sono tenuti a imparare lo stesso mestiere, al diavolo il pianoforte...

 

dralig

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......  I miei allievi di composizione sono tenuti a imparare lo stesso mestiere, al diavolo il pianoforte...

 

dralig

Non capisco perchè mandare al diavolo il pianoforte. :)

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Non capisco perchè mandare al diavolo il pianoforte. :)

 

Un laptop pesa meno. 

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La composizione sicuramente si può studiare senza necessariamente passare per il percorso pianistico ma a parte il suo "peso" fisico" i benefici che ne derivano dallo studio della sua letteratura e assimilazione "fisica-percettiva" (leggasi armonia applicata e lettura delle partiture) sicuramente non fanno danni, magari tolgono qualche ora alle scale per chitarre..ma..con pazienza si può rimediare.. il computer del resto tra i suoi molteplici vantaggi a volte, in mani non molto esperte crea manufatti di tipo alieno, chiedendo escursioni agli interpreti di cose che voi umani non avete mai..visto o..  ... mi è capitato non molto tempo fa un brano scritto per chitarra che ahimè mi sarebbero serviti altri 4 tasti di estensione...alla puntualizzazione del problema il "compositore" si è anche..leggermente urtato...sic...

 

m

 

p.s. anzi, aggiungerei che il "massimo" sarebbe studiare l'organo, personalmente quei due anni di corso che ho fatto sono stati di una utilità indescrivibili, nonostante gli sforzi di imparare a usare la pedaliera..ma...ampiamente ripagati, infatti forse il corso più completo dal punto di vista musicale/strumentale resta secondo il mio modesto parere  quello di organo e composizione organistica da cui tutti gli strumenti dovrebbero prendere spunto (fatte le debite ovviamente differenti problematiche).

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Se il pianoforte fosse stato proposto agli studenti di composizione per quello che era e che è, cioè un validissimo mezzo per studiare non soltanto scritturalmente l'armonia, il contrappunto, la fuga, etc., nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare: il buonsenso musicale è sufficiente per comprenderne l'utilità. Ma lo studio della composizione nei conservatori italiani è ipertroficamente pianocentrico: per diplomarsi in composizione, bisogna per forza diventare pianisti. Quindi, è ovvio che qualcuno lo mandi al diavolo. 

 

 

dralig

 

 

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La mia purtroppo lunga esperienza, mi fa concordare in tutto questo  con D. Scaminante e apprezzare di molto quanto dice Marcello Rivelli.

Sono convinto inoltre che il diploma di composizione non crea il compositore, così come la laurea in giurispredenza non crea l'avvocato e quella in lettere non crea il letterato.

D'accordo, c'è troppo pianoforte nei loro corsi, ma i Conservatori non sono "la Musica" (come si profilano oggi, poi...) e, anzi, divenuti caotiche pietose istituzioni , privilegiano occasioni di scambio e autonomie  "amministrative" ( leggasi "studentii dateci i soldi ché ci pensiamo noi a come spenderli"  ),

Stranamente, tutti i compositori che conosco, da quelli che hanno avuto il premio Oscar ai giovani emergenti, gente che unisce il sapere al talento (il grande assente mai contemplato da questa discussione ), scrivono ancora usando rigorosamente  matite e gomma per cancellare su carta robusta, trasferendo poi gli elaborati ad un buon operatore ché li ricopi in Sibelius, Finale o quant'altro.

Se si è in grado di fare da soli, bypassando quella "manovalanza" qualificata, tanto meglio, ma scervellarvicisi sopra non mi sembra congruo.

Questo è il mio sincero pensiero e, se contrasta con  pareri difformi, nulla di male  vorrei vi fosse ravvisato.

"Homo artifex est fortunae suae"!.

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