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Alfredo Franco

A proposito di trascrizioni

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Stimolato dalla lettura del del topic su Scarlatti e le sue trascrizioni/derivazioni chitarristiche vi propongo una riflessione che vorrebbe riguardare il concetto di trascrizione in senso più ampio.

In particolare sto pensando al lavoro, ormai storicizzato, di alcuni chitarristi di inizio secolo che ne fecero un aspetto non secondario della propria vena creativa, mi riferisco, per scendere in un ulteriore particolare, a Llobet ed ai suoi lavori di trascrizione di Albeniz, Granados, de Falla ed altri "minori" del milieu catalano dell'epoca.

Leggendo queste pagine, ed ascoltandole attraverso il lavoro che Grondona sta portando avanti nei suoi cd dedicati a Llobet, mi sono fatto persuaso della necessità di rivedere con occhio criticamente diverso questa particolare concezione di chitarra intesa quasi come medium, mezzo, tramite per mettere in relazione realtà differenti.

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c'è trascrizione e trascrizione...non conosco i lavori di cui parli ma so che non potrei certo paragonare Webern che reinterpreta Bach a quelle di Abloniz dello stesso autore. E nel genere di queste ultime, i chitarristi si sono particolarmente distinti per la poca fantasia e un piuttosto basso livello, anche e soprattutto nei confronti delle musiche che andavano a trascrivere.

Penso che già la composizione in realtà sia un lavoro di trascrizione di un pensiero sulla musica...è un modus operandi che ha la sua utilità se supportato da una certa consapevolezza...e non parlo solo delle "trascrizioni" nel senso di riduzioni, o revisioni (o quelle piu impellenti psicoanaliticamente del chitarrista da"rimorchio")...ma in quanto reinterpretazioni...in questo senso mi viene in mente in campo letterario il lavoro magnifico che Sanguineti fece su alcune pagine classiche come il Faust...lui le chiamava Travestimenti queste reinterpretazioni

 

La composizione può benissimo esistere come operazione ermeneutica, e in questo senso anche la trascrizione può essere considerata interpretazione. L'operazione di Sanguineti su Faust non è fondamentalmente diversa da quella di Britten che "riscrive" il song di Dowland e lo fa rimbalzare in diverse immagini sonore (usando in modo particolare la tecnica della variazione). Picasso l'ha fatto con Velazquez (Las meninas) e così pure Francis Bacon (sempre su Velazquez, il ritratto di Papa Innocenzo X). L'operazione può essere "seria", come in Britten, oppure un divertissement: "riscrivendo" il Gran Solo di Sor, ho immaginato che fosse - secondo la tesi di George Warren - non un pezzo per chitarra sola, ma la parte di chitarra della perduta "Concertante" per violino, viola, violoncello e chitarra, e mi sono divertito a "trascrivere" dal testo per chitarra sola quello che, secondo me, poteva racchiudere in potenza, cioè le parti degli archi. Quindi, in questo caso, non sono state "trascritte" note da note, ma note da spazi virtualmente pieni di musica non scritta. Forgiare le derivazioni secondarie dai temi esistenti - che sembrano delle frecce puntate verso qualcosa che non si vede - è come scrutare un orizzonte dove gli altri non vedono nulla, e scorgervi invece delle presenze. Courbet, di fronte al paesaggio, dipingeva alla perfezione gli oggetti sullo sfondo lontano, poi mandava il suo servitore ad appurare che cosa diavolo fossero...

 

dralig

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