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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Che strana mentalità


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Ciao ragazzi, domenica scorsa, in occasione di una cena con amici chitarristi, per la millesima volta ho sentito dire che alcuni maestri proibiscono ai propri alievi di suonare un pubblico. Ricordo che anche io avevo un tizio che mi faceva lezione e la pensava così... Mah!

 

Secondo voi è normale che un maestro di strumento vieti al proprio allievo di suonare? Non dovrebbe invece invogliarlo sempre di più? Secondo voi quel'è il motivo di questo comportamento? A me sembra semplicemente pazzesco, eppure vedo che è una mentalità assai diffusa...

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Ciao ragazzi, domenica scorsa, in occasione di una cena con amici chitarristi, per la millesima volta ho sentito dire che alcuni maestri proibiscono ai propri alievi di suonare un pubblico. Ricordo che anche io avevo un tizio che mi faceva lezione e la pensava così... Mah!

 

Secondo voi è normale che un maestro di strumento vieti al proprio allievo di suonare? Non dovrebbe invece invogliarlo sempre di più? Secondo voi quel'è il motivo di questo comportamento? A me sembra semplicemente pazzesco, eppure vedo che è una mentalità assai diffusa...

 

E' molto semplice............................se l'allievo non sa suonare niente, la figuraccia la farà insieme a lui anche il maestro :lol::lol::lol:

 

Ma la soluzione più seria è quella che non tutti i maestri possono permettersi di fare un "saggio"............. o sei organizzato o non lo sei.....

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E' vero che un allievo che suona in pubblico espone oggettivamente non solo se stesso, ma anche l'insegnante, se non la scuola; per questo una vecchia norma in conservatorio impediva agli allievi di svolgere attività pubblica senza essere autorizzati dal direttore.

 

Ciò detto, mi pare che un insegnante dovrebbe porsi lo scopo di mettere l'allievo in grado di suonare in pubblico appena possibile.

Ci possono essere motivi per i quali qualcuno ama studiare uno strumento e suonare solo per sé, ma l'esperienza del suonare acquista completezza quando lo si fa per qualcun altro; nella mia esperienza tante idee interpretative nascono proprio dal contatto col pubblico. E può essere non necessariamente il pubblico pagante di una stagione concertistica, ma semplicemente qualche familiare o amico; anzi, suonare per gli amici per me in un certo senso è il massimo.

 

Quando poi si tratti di scuole o allievi indirizzati verso la professione musicale, l'attività pubblica dovrebbe essere parte integrante del percorso di studi; un professionista della musica non si giudica infatti da quello che sa fare in privato, ma da come si esprime in pubblico, e questa cosa va imparata.

Anche per questo nel conservatorio dove insegno cerco di programmare una esercitazione di classe ogni mese in orario di lezione. Non suonano sempre tutti, suonano quelli che hanno qualcosa di pronto.

Se anche qualcuno perde la lezione di quella settimana perché coincide con l'esercitazione- cercando cdi fare in modo che non capiti sempre alla stessa persona! - in realtà partecipa ad una esperienza che ha anche un valore formativo.

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E' vero che un allievo che suona in pubblico espone oggettivamente non solo se stesso, ma anche l'insegnante, se non la scuola; per questo una vecchia norma in conservatorio impediva agli allievi di svolgere attività pubblica senza essere autorizzati dal direttore.

 

Non capisco pienamente questo precetto. Uno studioso che relaziona a un congresso o presenta una ricerca non "espone" i suoi docenti o l'ateneo dal quale proviene. Si assume in toto la responsabilita' di quel che dice e di come lo fa, nel bene e nel male.

 

L'emozione di esprimersi artisticamente davanti a un uditorio non è del tutto paragonabile, d'accordo, ma considerata anche la recente riforma dei Conservatori, mi sembra che questo divieto serva più a tutelare l'insicurezza dei docenti che non a evitare il trauma di una esibizione fallimentare a un allievo.

Se si aggiunge che esiste una selezione all'ingresso dei vostri corsi di studio (se non ho capito male) non avrebbe piu' senso permettere a un allievo di prendere gradualmente confidenza con il palco proprio mentre la sua formazione è ancora in divenire (magari tenendo conto delle specifiche inclinazioni e del livello di preparazione raggiunto da ogni allievo?)

In questo senso (almeno per un "profano" come me), la tua impostazione metodologica mi sembra molto piu' utile ed efficace.

 

 

 

Butterfly

 

P.S.: Pensa un po' se questa norma fosse stata applicata a Uto Ughi o a... Mozart ;)

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Mi sembra che le due cose non siano in contraddizione.

 

Un allievo di conservatorio (finché rimane allievo) non è in grado di assumersi una responsabilità totalmente separabile dalla scuola di provenienza (a quel punto non sarebbe più un allievo ma un exallievo) ed il legame, oggettivo, sussiste anche a prescindere dalle dichiarazioni e dalle stesse intenzioni dell'allievo.

Quando mi trovo in commissione d'esame mi pare evidente che quello che ascolto esprime anche la scuola di provenienza, oltre che la personalità ed il lavoro svolto dall'allievo (a meno che non si tratti di candidati privatisti autodidatti).

 

Questo però non significa, di per sé, scoraggiare le esibizioni degli allievi; mi pare che la norma di cui sopra miri solo ad una forma di tutela della scuola a mio parere comprensibile.

Nella mia breve carriere di studente di conservatorio di fatto non ho mai avuto problemi ad ottenere la suddetta autorizzazione.

 

Che poi vada incoraggiata l'attività pubblica di uno studente di musica mi sembra quasi ovvio; un conto è chiedere all'allievo di non buttarsi via suonando cose per le quali non è ancora pronto (e la norma di cui sopra serve anche a questo, come pure il fatto che il docente abbia la responsabilità di selezionare gli allievi che presenta a saggi pubblici o esercitazioni) un conto è vietare o sconsigliare a priori il suonare in pubblico, cosa che francamente mi sembra almeno incomprensibile, se non addirittura sospetta.

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Chi vuole suonare in pubblico, anche se allievo posto sotto giuramento, non chiede autorizzazioni e suona.

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Chi vuole suonare in pubblico, anche se allievo posto sotto giuramento, non chiede autorizzazioni e suona.

 

;) Fantastico. E' vero!

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Non ho ancora avuto allievi il cui sport preferito fosse quello di farmi fare figuracce suonando mal preparati.

Salvo problemi psico-relazionali, nessuno dà concerti col fine di fare figuracce... :)

Ogni volta che un mio allievo vuol suonare, suona e io vado orgoglioso a vederlo.

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Al di là del fine, ci possono essere persone che non si rendono conto dei propri limiti e del proprio livello e tendono a strafare, e questo è già un pochino più frequente. Qualche allievo così in venticinque anni mi è capitato.

 

Sinceramente non so se la norma sia ancora in vigore; so di almeno una persona che a Bologna venne radiata (qualche decennio fa, è vero) per aver suonato senza autorizzazione.

 

Come tutte le norme, può essere usata bene o male, ma non mi sembra affatto, per i motivi spiegati prima, una ingiustizia in sè; e non incoraggerei la tendenza ad iscriversi ad un istituto riservandosi di non accettarne le regole che non ci piacciono.

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Al di là del fine, ci possono essere persone che non si rendono conto dei propri limiti e del proprio livello e tendono a strafare, e questo è già un pochino più frequente. Qualche allievo così in venticinque anni mi è capitato.

 

Sinceramente non so se la norma sia ancora in vigore; so di almeno una persona che a Bologna venne radiata (qualche decennio fa, è vero) per aver suonato senza autorizzazione.

 

Come tutte le norme, può essere usata bene o male, ma non mi sembra affatto, per i motivi spiegati prima, una ingiustizia in sè; e non incoraggerei la tendenza ad iscriversi ad un istituto riservandosi di non accettarne le regole che non ci piacciono.

 

La fortuna di questa norma, caro Piero, sta nel fatto che nessuno la osserva: infatti, se fosse imposta a qualche studente conscio dei suoi diritti da un direttore eccessivamente conscio dei suoi poteri, sarebbe facile per lo studente - assistito da un legale - farla miseramente crollare.

Il conservatorio opera nello stato, non al disopra del medesimo. E' soggetto per prima cosa alle norme costituzionali, e poi alle leggi. All'interno di questo sistema giuridico, può dettare norme e regolamenti per il proprio funzionamento, ma non può, con i medesimi, andare oltre la costituzione: lo vede anche un liceale che una norma del genere è lesiva della libertà personale, della libertà di espressione e configura un abuso di potere, in quanto instaura una sorveglianza su ciò che avviene al di fuori del conservatorio (in sostanza, esercita un'azione di polizia).

 

Lo studente espulso dal conservatorio anni fa - che tu citi - doveva avere una gran voglia di uscirne, altrimenti gli sarebbe stato facile far diventare il direttore-poliziotto piccolo piccolo.

 

Ciao.

 

ag

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