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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Tecnica detta a scatti.


Simosva
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Sono anni che studio i 120 arpeggi di Giuliani; con il cuaderno 2 di Carlevaro ho raggiunto un'ottima indipendenza della dita nonché un eccezionale articolazione di sola falange; con la tecnica di Gilardino ho un ottimo suono corposo e forte. Quello di cui ho bisogno sono degli esercizi di tecnica che mi consentano di aumentare la velocità negli arpeggi anche in quelli più comuni come p-i-m/p-m-i/p-i-m-a/ecc.. Degli esercizi che con il tempo mi possano fare aumentare la mia velocità attuale. Nelle quartine p-i-m-a al massimo arrivo a 100 = semiminima. Ho sentito parlare che c'è una tecnica a proposito che è detta a scatti, ma non so di che si tratta. Se qualche M° può indicarmi degli esercizi, gli chiedo la cortesia se può anche dirmi come eseguirli. Simosva.

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Sono anni che studio i 120 arpeggi di Giuliani; con il cuaderno 2 di Carlevaro ho raggiunto un'ottima indipendenza della dita nonché un eccezionale articolazione di sola falange; con la tecnica di Gilardino ho un ottimo suono corposo e forte. Quello di cui ho bisogno sono degli esercizi di tecnica che mi consentano di aumentare la velocità negli arpeggi anche in quelli più comuni come p-i-m/p-m-i/p-i-m-a/ecc.. Degli esercizi che con il tempo mi possano fare aumentare la mia velocità attuale. Nelle quartine p-i-m-a al massimo arrivo a 100 = semiminima. Ho sentito parlare che c'è una tecnica a proposito che è detta a scatti, ma non so di che si tratta. Se qualche M° può indicarmi degli esercizi, gli chiedo la cortesia se può anche dirmi come eseguirli. Simosva.

 

Probabilmente si riferisce alla tecnica dell'attacco preparato o, in inglese, planting. Consiste - per quanto riguarda l'arpeggio che Lei indica - nel collocare in anticipo tutte le quattro le dita della m.d. a contatto con le corde (come se dovesse poi eseguire un accordo perfettamente placcato), e nell'estrarle a una a una. Questo procedimento offre, alla maggioranza degli esecutori, una maggior scorrevolezza (velocità), anche se dà problemi nel controllo dell'intensità delle note singole e, qualche volta, del ritmo.

 

dralig

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Grazie per avermi risposto, ma la tecnica di cui parlo mi è sembrato di capire che non è con l'attacco preparato. Se ho capito bene si imposta il metronomo ad una velocità (es. 120=semiminima) superiore a quella del limite personale (es. 100=semiminima) cercando di suonare un gruppo di note (tipo una quartina di semicrome) con una breve pausa e ricominciare. Poi riportare il metronomo giù di qualche tacca, ma sempre superiore al limite personale, (es. 110=semiminima) e ripetere il gruppo di note. Pare che così ci si possa impadronire di questa quest'ultimavelocità(110).

No so se sono stato chiaro, spero di si.

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Grazie per avermi risposto, ma la tecnica di cui parlo mi è sembrato di capire che non è con l'attacco preparato. Se ho capito bene si imposta il metronomo ad una velocità (es. 120=semiminima) superiore a quella del limite personale (es. 100=semiminima) cercando di suonare un gruppo di note (tipo una quartina di semicrome) con una breve pausa e ricominciare. Poi riportare il metronomo giù di qualche tacca, ma sempre superiore al limite personale, (es. 110=semiminima) e ripetere il gruppo di note. Pare che così ci si possa impadronire di questa quest'ultimavelocità(110).

No so se sono stato chiaro, spero di si.

 

a mio avviso,l'unico tipo di tecnica che ci permette di raggiungere velocità elevate con un ottimo controllo è quella mista,ossia,inventarsi esercizi dove si passa da un arpeggio ad una scala e viceversa;

piccolo esempio: lo studio n.1 di villa-lobos non è difficile solo per l'arpeggio,anzi è la cosa più semplice,le dita della mano destra fanno sempre la stesso movimento infatti,ma per il cambio repentino dall'arpeggio alla scale con i legati che trovasi quasi alla fine del brano.

Posso anche suggerirti qualche testo del M°Storti ad esempio i 60 studi di velocità,giusto per entrare nell'argomento

gli esercizi me li scrivo io per me soprattutto e poi per i miei allievi

 

saluti

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Grazie per avermi risposto, ma la tecnica di cui parlo mi è sembrato di capire che non è con l'attacco preparato. Se ho capito bene si imposta il metronomo ad una velocità (es. 120=semiminima) superiore a quella del limite personale (es. 100=semiminima) cercando di suonare un gruppo di note (tipo una quartina di semicrome) con una breve pausa e ricominciare. Poi riportare il metronomo giù di qualche tacca, ma sempre superiore al limite personale, (es. 110=semiminima) e ripetere il gruppo di note. Pare che così ci si possa impadronire di questa quest'ultimavelocità(110).

No so se sono stato chiaro, spero di si.

 

Quello che descrive è solo un espediente. Per acquisire velocità, occorre ridurre lo sforzo che ogni dito deve compiere per spostare la corda. Perché una corsa a ostacoli è meno veloce di una corsa piana sulla stessa distanza? Ovviamente, perché gli ostacoli obbligano l'atleta a uno sforzo supplementare. Quindi, non potendo diminuire la resistenza delle corde, occorre aumentare la potenza della leva che le aziona: riducendo lo sforzo, l'azione risulta più facile e fluida, quindi più veloce. L'esercizio migliore è quello che richiede il maggior impegno energetico alle dita: quindi suonare ogni nota forte, curando che le dita non si estendano passivamente durante la pressione sulle corde e non si flettano senza controllo dopo lo svincolo, e non curarsi, in questa fase, della velocità.

 

Qualcuno prescrive ai proprii allievi anche esercizi per rinforzare le dita indipendentemente dalle corde. Non credo che ciò sia molto utile, però nemmeno dannoso.

 

Va da sé che il migliore degli esercizi conduce ognuno di noi a colmare il proprio limite di velocità. Questo limite non è determinato soltanto da fattori fisici, ma anche da particolari facoltà cerebrali.

 

dralig

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Quello di cui ho bisogno sono degli esercizi di tecnica che mi consentano di aumentare la velocità negli arpeggi anche in quelli più comuni come p-i-m/p-m-i/p-i-m-a/ecc.. Degli esercizi che con il tempo mi possano fare aumentare la mia velocità attuale. Nelle quartine p-i-m-a al massimo arrivo a 100 = semiminima. Ho sentito parlare che c'è una tecnica a proposito che è detta a scatti, ma non so di che si tratta.

 

La 'velocità', intesa come rapporto di relazione tra gesto e suono non si impara. E' scritta nel DNA di ciascuno di noi. La si può limare, perfezionare e persino, in termini infinitesimali, aumentare ma rinunci fin da ora a orientare anche un solo esercizio tecnico mirato esclusivamente alla 'velocità' (che tra l'altro è propria dei cavalli da corsa, non dei musicisti).

 

La cosa migliore da fare è attuare una serie di esercizi tecnico-meccanici giornalieri eseguiti più lentamente possibile e con la massima cura del movimento e cercando di impiegare meno energie possibili per ottenere qualità e nitidezza di suono.

Un altro consiglio: il perfezionamento del virtuosismo in senso fisico, rapidità di esecuzione, non si raggiunge a forza di sbattere la testa sul metronomo. Ha mai fatto atletica? Pensa davvero che per ottenere i record dei 100 mt un atleta passi 8 ore al giorno a correre come un pazzo da una parte all'altra?

La capacità di accelerare l'esecuzione di due o più note, come correttamente indica Gilardino, sta nella nostra capacità celebrale e di impulso in senso puramente fisico. Si deve essere 'veloci' - come intende lei - anche nella vita di tutti i giorni lontana dallo strumento: nel modo di pensare, di reagire a situazioni e di trovare soluzioni.

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Se ho ben inteso, per essere più veloci bisogna che le dita, a parità d'intensità di suono, facciano meno fatica (cioè siano meno in tensione) e non articolino troppo (cioè non devono allontanarsi molto in fase di svincolo), fermo restando il principio di tensione seguito dal rilassamento delle stesse. In definitiva stiamo parlando di dita molto forti che con un minimo sforzo riescono a vincere la restistenza delle corde? Pertanto, l'esercizio consigliato dal M° Gilardino è finalizzato ad irrobustirle?

Mi è capitato di osservare, sempre nel tentativo di aumentare la velocità in qualche arpeggio, che mentre cercavo di mantenere costante l'intesità del suono la mano si irrigidiva, viceversa non irrigidendo, il movimento era più fluido ma l'intensità del suono calava e le dita sfioravano le corde come se nelle stesse non ci fosse più peso. M° Gilardino se ho mal interpretato il suo concetto la prego cortesemente di rispiegarmelo indicando passo passo le fasi dell'esercizio. Grazie per le risposte dei maestri Porqueddu e Gilardino. :(

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Se ho ben inteso, per essere più veloci

 

Non si può essere più veloci. Lo si è già, se si è in possesso della qualità: deve solo capire come ottenere il risultato e t

 

bisogna che le dita, a parità d'intensità di suono, facciano meno fatica (cioè siano meno in tensione) e non articolino troppo (cioè non devono allontanarsi molto in fase di svincolo), fermo restando il principio di tensione seguito dal rilassamento delle stesse.

 

E' l'uovo di colombo: movimento più ridotto, maggiore velocità. Tensione a minimo, fluidità ottimale.

 

Mi è capitato di osservare, sempre nel tentativo di aumentare la velocità in qualche arpeggio, che mentre cercavo di mantenere costante l'intesità del suono la mano si irrigidiva, viceversa non irrigidendo, il movimento era più fluido ma l'intensità del suono calava e le dita sfioravano le corde come se nelle stesse non ci fosse più peso.

 

Quello che descrive è frutto di un metodo di studio non adeguatamente orientato alla escursione dinamica del suono. Si ricordi una cosa: se un passaggio (piuttosto che una frase, un periodo o una sezione) eseguito lentamente con estrema cura dei singoli movimenti - persino esasperando l'esecuzione di questi ultimi con massima cura e precisione - e della qualità sonora la soddisfa in modo completo dal punto di vista della qualità e della precisione il risultato finale sarà sempre eccellente anche a pulsazioni molto più strette. Abbia solo la pazienza di costruire con calma i risultati.

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Se ho ben inteso, per essere più veloci bisogna che le dita, a parità d'intensità di suono, facciano meno fatica (cioè siano meno in tensione) e non articolino troppo (cioè non devono allontanarsi molto in fase di svincolo), fermo restando il principio di tensione seguito dal rilassamento delle stesse. In definitiva stiamo parlando di dita molto forti che con un minimo sforzo riescono a vincere la restistenza delle corde? Pertanto, l'esercizio consigliato dal M° Gilardino è finalizzato ad irrobustirle?

Mi è capitato di osservare, sempre nel tentativo di aumentare la velocità in qualche arpeggio, che mentre cercavo di mantenere costante l'intesità del suono la mano si irrigidiva, viceversa non irrigidendo, il movimento era più fluido ma l'intensità del suono calava e le dita sfioravano le corde come se nelle stesse non ci fosse più peso. M° Gilardino se ho mal interpretato il suo concetto la prego cortesemente di rispiegarmelo indicando passo passo le fasi dell'esercizio. Grazie per le risposte dei maestri Porqueddu e Gilardino. :(

 

La forza necessaria per eseguire un arpeggio chitarristico è quella di un bimbo di cinque anni: basta e avanza.

Non occorre quindi irrobustire le dita in senso fisico, ma imparare a controllarne il movimento sulle corde e ad adoperare "direzionalmente" la forza che ciascuno di noi ha in abbondanza (rispetto allo sforzo richiesto). Suonare lento e forte è il modo migliore per acquisire direzionalità e controllo. In questo senso le dita devono "irrobustirsi": diventando più precise ed efficaci nel "condurre" la forza che abbiamo già, non nell'aggiungerne (non occorre). Ricordi che il cervello mappa i movimenti esattamente come li compiamo: se noi eseguiamo un arpeggio, il cervello mappa "tutto" ciò che fa parte dell'azione, compresa la sensazione tattile del contatto con le corde. Per questo non serve a nulla esercitare i movimenti senza chitarra (il cervello mappa inb tal caso un'altra categoria di movimenti, e non la associa, come noi crediamo, all'azione del suonare). Bisogna focalizzare l'azione delle dita sul loro obiettivo (le corde). Forte e lento. Così facendo, lo sforzo diminuisce progressivamente, fino a ridursi allo stretto necessario, e di conseguenza l'azione facilitata diventa anche più veloce. Con il limite determinato dai neuroni di ciascuna persona.

 

Naturalmente, studiare lentamente serve solo se si mantengono inalterati i movimenti. Se, rallentando, si cambia tipo di movimento rispetto a quando si suona a tempo, studiare lentamente non serve a nulla.

 

dralig

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Con il limite determinato dai neuroni di ciascuna persona.

 

Elemento fondamentale.

Ci si sforza di cercare a tutti i costi una velocità - ma forse qui si parla di agilità, piuttosto - non propria.

 

Naturalmente, studiare lentamente serve solo se si mantengono inalterati i movimenti. Se, rallentando, si cambia tipo di movimento rispetto a quando si suona a tempo, studiare lentamente non serve a nulla.

 

Ci mancherebbe: sarebbe come fare la dieta nei pasti fondamentali e una volta alzato dal tavolo divorare tutto quello che si pensa possa essere commestibile.

Non l'ho specificato perché l'ho considerato scontato: meglio che sia stato scritto.

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