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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Quintetto di Lucedio, Angelo Gilardino


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Angelo Gilardino ha ultimato la composizione per chitarra e quartetto d'archi "Quintetto di Lucedio"

Maggiori informazioni sul sito ufficiale: http://www.angelogilardino.com

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Complimenti Maestro, sono anch'io ansioso e curioso di ascoltare questa Suo nuovo lavoro.

 

 

Alessio

 

Colendissimo, avvegnaché Ella possa coronare il Suo disegno di udire il nuovo Quintetto testé uscito da la mia penna, e bearsene, o inorridirne, secondo che a ciascun de li due opposti effetti l'animo Suo disposto sia, La esorto a rivolgere la Sua attenzione ai propositi del Cavalier Giulio Tampalini, che in quel di Brescia sta cogitando al fine di divisare il tempo e il luogo della comparizione, sua e de la nuova opera, e porgerla con la sua arte al fine orecchio del pubblico della Leonessa d'Italia.

 

Piacque infatti ad Apollo accordarmi la grazia di poter immaginare nuovi concenti e inaudite armonie, e di saperle ammanierare ne le forme che meglio si confanno alla chitarra e agli istrumenti che le fanno corona ma, nel mentre che mi faceva degno di questa grazia, il divo Apollo mi privava dell'affezione in che si nutre l'assidua pazienza del virtuoso che devesi applicare a la diuturna disciplina di esercizio, che sola concede di governare con maestria l'istrumento già caro a don Mauro Giuliano. Talché, orbato del privilegio di poter rendere onore con la mia mano incerta e desueta a l' opra che la mia mente crea, non mi resta che dimorare nell'attesa che i nobili campioni della chitarra si degnino di applicare la loro virtuosità ai frutti del mio ingegno, a beneficio mio prima che dei distinti uditori che vi si accosteranno.

 

A tal riguardo, non mi perito a confidarvi che mi giunse voce - non sommessa, bensì squillante e pressocché araldica nel suo dichiararsi - che il Quintetto avrà primieraramente a librarsi nell'etra in un giorno della prossima estate, fausto nel suo merito ancorché probabilmente gravato da opprimente calura; e se Ella vorrà in tal giorno affacciarsi all'audizione, oso addivinare senz'aria di vaticinio che troverà nella musica dovizioso compenso alla stanchezza che l'improvvida stagione potrà insinuare nei Suoi sensi.

 

Prendo commiato dalla Sua attenzione e La riverisco devotamente.

 

Angelo Gilardino

 

Da Villa Isola in quel di Vercelli

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Colendissimo, avvegnaché Ella possa coronare il Suo disegno di udire il nuovo Quintetto testé uscito da la mia penna, e bearsene, o inorridirne, secondo che a ciascun de li due opposti effetti l'animo Suo disposto sia, La esorto a rivolgere la Sua attenzione ai propositi del Cavalier Giulio Tampalini, che in quel di Brescia sta cogitando al fine di divisare il tempo e il luogo della comparizione, sua e de la nuova opera, e porgerla con la sua arte al fine orecchio del pubblico della Leonessa d'Italia.

 

Piacque infatti ad Apollo accordarmi la grazia di poter immaginare nuovi concenti e inaudite armonie, e di saperle ammanierare ne le forme che meglio si confanno alla chitarra e agli istrumenti che le fanno corona ma, nel mentre che mi faceva degno di questa grazia, il divo Apollo mi privava dell'affezione in che si nutre l'assidua pazienza del virtuoso che devesi applicare a la diuturna disciplina di esercizio, che sola concede di governare con maestria l'istrumento già caro a don Mauro Giuliano. Talché, orbato del privilegio di poter rendere onore con la mia mano incerta e desueta a l' opra che la mia mente crea, non mi resta che dimorare nell'attesa che i nobili campioni della chitarra si degnino di applicare la loro virtuosità ai frutti del mio ingegno, a beneficio mio prima che dei distinti uditori che vi si accosteranno.

 

A tal riguardo, non mi perito a confidarvi che mi giunse voce - non sommessa, bensì squillante e pressocché araldica nel suo dichiararsi - che il Quintetto avrà primieraramente a librarsi nell'etra in un giorno della prossima estate, fausto nel suo merito ancorché probabilmente gravato da opprimente calura; e se Ella vorrà in tal giorno affacciarsi all'audizione, oso addivinare senz'aria di vaticinio che troverà nella musica dovizioso compenso alla stanchezza che l'improvvida stagione potrà insinuare nei Suoi sensi.

 

Prendo commiato dalla Sua attenzione e La riverisco devotamente.

 

Angelo Gilardino

 

Da Villa Isola in quel di Vercelli

 

Tratto da "Epistolario tra Domenico Artaria e il Sig.Angelo Gilardino, già eccellentissimo chitarrista in Vercelli"

AD MMVIII

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gia segnalata nel blog Maestro!!

 

blog dotGuitar

 

Grazie rikit. Per piacere cita la fonte delle informazioni che copi e incolli sul blog che gestisci:

Fonte: Forum Italiano di Chitarra Classica e linka a http://www.chitarraclassica.eu

 

G

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Tratto da "Epistolario tra Domenico Artaria e il Sig.Angelo Gilardino, già eccellentissimo chitarrista in Vercelli"

AD MMVIII

 

Mai non fia, ch'io pieghi il mio capo e intinga la mia penna nell'inchiostro per scrivere all'ingrato fellone che Ella menziona, mio giovane e valoroso compagno d'arme Claudio. Egli si portò con tal dismisurata sconvenienza nei riguardi dell'amico nostro comune, messer Mauro Giuliano da Napoli, da meritarsi il castigo dell'onnipotente nel giorno del Giudizio, e la nostra riprovazione in questo mondo. Giacché, tolto che fu Messer Mauro dalla capitale dell'impero austro-ungaro a causa di malvagi pretesti contro di lui usati da vilissime e mendaci persone (egli non aveva fatto che accumulare innocenti debiti di giuoco per l'ammontare di meno di mille gulden e, nell'esercizio delle di lui ammirate doti amatorie, ingravidato una dozzina di pulzelle dell'inclita aristocrazia viennese), ebbene l'Artaria gli volse le spalle e restò muto e sordo innanzi le suppliche che da Napoli - donde il misero Giuliano era riparato, a curarsi l'infida mescolanza di mal sottile e di mal francese di che s'era contagiato nella pur anco fastosa società austriaca - gli giungeano, e oppose gelidissimo tratto di silenzio, negandosi alle richieste, non già di obolo, ma di legittimo compenso, secondo il costume previamente invalso nei loro mestieri. Sicché ne restò ferito e umiliato il nostro Giuliano, alla cui sventura doveano aggiungersi le tribolazioni causate dall'agonia del padre, che fu tenuto in ostaggio per anni da tale Emmanuelle, sirocchia empia e malvagissima di don Mauro, che si appropriò delle sovvenzioni da lui elargite per le cure al vecchio genitore, e costui lasciò in gramaglie, profittandosi del ricavato per li trastulli suoi e dei suoi compari. Ecco quali sciaguratezze ci tocca di testimoniare.

 

Voglia adunque notificarsi dello stato assai migliore di che io godo al presente, favorito dai servizi di editori pronti ad accorrere a ogni mio gesto, e dirsi onorati s'io accorderò loro la preferenza per la stampa di una delle mie opere a venire: ché di quelle presenti nessuna giace silente ne li cassetti del mio scranno scrittorio, a non dire della mia rigorosa astensione dal giuoco e, ancora più proibitoria, della totale abolizione, dal novero de' miei piaceri, di quello del periclitante commercio de' sensi con fanciulle e matrone, pronte a lamentarsene poi e ad esigere costose ammende; il solo peccato che tenti le mie ormai stanche voglie essendo quello della tavola, dalla quale rifuggo come dalla peste bubbonica, non senza però qualche rovinosa ricaduta. Ma, come Ella ben può misurare, non mi sospingerà mai, tale difetto di temperanza, nel debito presso l'usura, e non avrà mai, sul mio cammino, l'ombra di alcun Herr Jakob Scholze a funestare li giorni che mi restano.

 

Con che, immmaginandoLa assorta ne li traffici digitazionali imposti dallo studio del mio Liederkonzert insieme al suo distintissimo socio Paolo, e non volendoLa più a lungo distorglieLa da tanto offizio, La saluto caramente.

 

Angelo Gilardino

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