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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Trenodia, Angelo Gilardino


Paolo_
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C'è chi prima di andare a letto legge un bel libro, e c'è chi legge bella musica: stasera accennavo sulla chitarra lo studio in oggetto del Maestro Gilardino. Avendo la fortuna di poterlo fare, volevo chiedere al compositore qualche notizia sullo studio in questione, se ha ricordi particolari legati ad esso, cosa lo ha inspirato in questa composizione e se c'è un particolare motivo che giustifica la dedica dello studio al compositore parmigiano Pizzetti.

Grazie.

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C'è chi prima di andare a letto legge un bel libro, e c'è chi legge bella musica: stasera accennavo sulla chitarra lo studio in oggetto del Maestro Gilardino. Avendo la fortuna di poterlo fare, volevo chiedere al compositore qualche notizia sullo studio in questione, se ha ricordi particolari legati ad esso, cosa lo ha inspirato in questa composizione e se c'è un particolare motivo che giustifica la dedica dello studio al compositore parmigiano Pizzetti.

 

Grazie.

 

Si, ho ricordi "speciali" riguardo questo pezzo. Nacque da un'immagine che serbo tuttora nella memoria, nitidissima. Un luogo dove non sono mai stato, e che pure mi è caro e familiare. L'ho anche disegnato, una volta, rispondendo alla stessa domanda che mi rivolge Lei, per uno degli interpreti del pezzo. Non si tratta di una scena, ma di un luogo: dinanzi a me (che non percepisco, di me stesso, altro che lo sguardo), c'è un grande prato verde, deserto, sul cui limitare - a due o trecento metri da me - sorge un filare di cipressi che io vedo di lato (quindi non in fuga). Il cielo è azzurro, senza nuvole e, pur non vedendolo, percepisco - non so come, oltre i cipressi - il mare: so di trovarmi su un altipiano che, dopo gli alberi, cade a strapiombo, con una scogliera, sulle acque calme. Sento - so che alle mie spalle c'è una casa, anche se non la vedo - una voce di donna che canta, ma non sono in grado di percepire un profilo melodico; so però che è morto un giovane, e che il canto lo piange. Dico a me stesso che mi trovo in Grecia ma, al di là del prato e dei cipressi, non c'è altra connotazione visibile che possa definire il luogo.

Non credo esistano correlazioni dirette e dimostrabili tra le immagini e la musica, e non ho mai tentato di comporre un brano con un proposito descrittivo o narrativo, ma sono sicuro di aver scritto questo pezzo con quell'immagine chiara nella mia mente. Pertanto, l'ho "sentito" come un lamento per la morte di un giovane eroe greco. Da ciò il titolo, e da ciò l'omaggio a Pizzetti, autore della rabbrividente trenodia di Fedra per la morte di Ippolito.

 

Non ho mai raccontato a nessuno di questa immagine, se non quando, durante una masterclass, un allievo, alla fine dell'esecuzione del pezzo da parte di un altro chitarrista, commentò ad alta voce: "Questa è la musica per la veglia funebre di Patroclo".

 

dralig

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La ringrazio per la risposta M°; sono sicuro che il sapere che dietro certi lavori musicali c'è un'immagine, delle particolari sensazioni evocatrici..aiuta l'interprete a rendere al meglio l'esecuzione degli stessi.

 

Cordialmente

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