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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

In quale modo si identifica un maestro?


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Una domanda che vorrei porre a tutti voi.

Cosa rende un insegnante di chitarra un grande insegnate di chitarra?

Il numero di allievi che ha?

Quanti concertisti sforna?

Quanti si ricorderanno di lui?

L'amore per lo strumento che ha saputo trasmettere?

Le idee didattiche che ha sviluppato?

Ditemi cos'altro?

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come suonano i suoi allievi!

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..direi le ultime due...

che dovrebbero avere come conseguenza la considerazione di mistake...

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..instancabile ricercatore e osservatore, esigente dagli allievi quello che esige da se stesso, ha compreso perfettamente i meccanismi dell'apprendimento e li mette in pratica con paziente adattamento alle attitudini ed alle inclinazioni di ogni allievo. Mette in conto che una piccola percentuale dei propri allievi abbandoni: si tratta di quelli pigri! Nel suo sangue scorre fantasia, generosità e simpatia. Son pochi i giorni dell'anno nei quali non abbia voglia di giocare e ritiene che dirigere, suonare e cantare insieme agli allievi sia una delle pratiche più efficaci per comunicare concetti musicali e infondere sicurezza..

 

Non mi dilungo troppo ma se vuoi continuo! :)

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Guest Nicola Mazzon
dalla musica che evita accuratamente come la peste

 

Concordo, aggiungo solo che oltre ad evitare la peste si spieghi in modo non soggettivo ma professionale il motivo di tale scelta.

Secondo me è fondamentale insegnare il metodo (e dare gli strumenti) per valutare il lavoro che si presenta sul leggio, dicendo solamente "non farlo perchè secondo me non vale la pena farlo" tralasciando altre variopinte ipotesi, non porta lo studente ad un'autonomia intellettuale ma gli divide il mondo musicale in cose belle e brutte....senza distinguere l'artigianato dal bricolage...

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Grazie a tutti delle risposte, ottimi spunti di riflessione.

Ciò che ha scritto Musika dovrei farlo leggere a qualche collega....

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Un buon maestro si identifica nel momento in cui gli si stringe la mano e - a completare le preziose indicazioni sopra elencate - anche nel modo in cui si presenta.

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Il mio nome di battesimo è più che sufficiente, Massimiliano.

Vede, ho sempre ritenuto importante separare lato personale da lato professionale ma (almeno nella mia esperienza) ho notato che nella totalità dei casi coloro che si autodefinivano maestri erano poi delle mezze tacche in grado, nel migliore dei casi, di dare indicazioni sull'edizione degli Arpeggi di Giuliani o spalmare in tre anni accademici lezioni sullo Studio II di Fernando Sor.

A mio modo di vedere l'essere maestro ha un significato ben più imponente dell'essere insegnante e preclude una serie di caratteristiche che vanno oltre lo scrivere una diteggiatura o indicare una dinamica; vanno oltre suggerire un'edizione degli Studi di Villa-Lobos o l'apparire in copertina nella rivista di musica.

In cima a queste caratteristiche deve obbligatoriamente capeggiare l'alta preparazione in materia ma sono altrettanto necessarie cultura e background umano e personale.

 

Recentemente, dopo un concerto, una donna si è presentata con sorriso studiato, testa inclinata e sciarpa fino ai piedi; una di quelle figure costruite dalla moda e dai tempi che mi è apparsa vuota fin dal primo sguardo. Si presenta anteponendo il suo titolo di "regista" (queste con lo sciarpone alla fine o sono registe o sono fotografe) al suo nome: "Buonasera sono la Regista Tal dei Tali" - evito il nome per ovvie ragioni.

Per un attimo ho avuto la tentazione di chiederle cosa avesse girato e a chi diavolo importasse del suo mestiere in quel camerino poi ho deciso - per una volta - di lasciar perdere e girarmi da un'altra parte.

Io le auguro tutto il contrario ma sono sicuro che un soggetto come quello sopra descritto non ha molta strada professionale da calcare e che sono quasi certo che lei stessa, nel suo profondo, sa d'essere una figura di terzo piano.

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Quella è questione di stile..

Notoriamente esistono e sono esistiti dei grandi Maestri che nella vita privata erano dei grandi "stronzi" (ho virgolettato!) e forse anche nella vita professionale lo erano ma il loro lascito è immortale (anche dopo essersene andati). Per me l'insegnante è prima di tutto pedagogo, didatta e questa definizione già di per se comprende quelle caratteristiche umane di cui parla Cristiano. Chi fa il didatta è cosciente del fatto che la propria è una posizione di responsabilità non solo verso i propri allievi ma verso la società intera. Poi ci sono quelli che si ritrovano quasi per caso o per necessità a far quel lavoro..

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