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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Studi e Studi da Concerto


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Dopo una giovinezza passata tra arpeggi e scale e la "Bibbia chitarristica che ai miei tempi si chiamava Il Fronimo" (sono in possesso della licenza di 5° anno) sto ricominciando a studiare seriamente la chitarra. Mi sembra tutto cambiato, sia il modo corretto dell'impostazione della mano dsetra (cioà protesa in avanti) che il repertorio. Ebbene sì: la pensione mi ha dato alla testa! Ecco la mia domanda: che differenza passa tra "studi" e "studi da concerto" e quali sono i più adatti a ricominciare?

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Dopo una giovinezza passata tra arpeggi e scale e la "Bibbia chitarristica che ai miei tempi si chiamava Il Fronimo" (sono in possesso della licenza di 5° anno) sto ricominciando a studiare seriamente la chitarra. Mi sembra tutto cambiato, sia il modo corretto dell'impostazione della mano dsetra (cioà protesa in avanti) che il repertorio. Ebbene sì: la pensione mi ha dato alla testa! Ecco la mia domanda: che differenza passa tra "studi" e "studi da concerto" e quali sono i più adatti a ricominciare?

 

 

Non esiste una linea di demarcazione che separi - negli Studi - quelli che si possono considerare "da concerto" da quelli che invece servono solamente all'esercitazione. Anche i più semplici Studi di Sor possono essere eseguiti in concerto, grazie al loro valore musicale, e sicuramente autori come Matteo Carcassi e Napoléon Coste hanno dato il meglio di sé - anche dal punto di vista del pensiero musicale e della forma - nelle loro raccolte di Studi piuttosto che nei loro pezzi da concerto.

 

Il titolo "Studio" non è univoco - non si riferisce cioè a brani che hanno in comune la forma, il carattere, le finalità. All'interno di una stessa raccolta, è possibile trovare Studi che presentano caratteristiche e architetture molto differenti (per esempio, i primi sei Studi di Villa-Lobos sono del tutto diversi dagli Studi nn. 7-12 in ogni senso: formale, tecnico, di carattere).

 

Non è possibile inoltre stabilire in generale da quale tipo di Studi convenga ricominciare a studiare seriamente. Lo si può fare soltanto esaminando attentamente ogni singolo caso.Comunque, domandarsi "che cosa" studiare è molto meno importante eal domandarsi "come studiarlo". In ogni ricerca artistica, bisogna capire come fare, e questo comprende anche il che cosa fare. Gustave Courbet usciva en plein air a dipingere: raffigurava sulla tela gli oggetti lontani e, dopo averli dipinti, mandava il suo aiutante a vedere che cos'erano.

 

dralig

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Dopo una giovinezza passata tra arpeggi e scale e la "Bibbia chitarristica che ai miei tempi si chiamava Il Fronimo" (sono in possesso della licenza di 5° anno) sto ricominciando a studiare seriamente la chitarra. Mi sembra tutto cambiato, sia il modo corretto dell'impostazione della mano dsetra (cioà protesa in avanti) che il repertorio. Ebbene sì: la pensione mi ha dato alla testa! Ecco la mia domanda: che differenza passa tra "studi" e "studi da concerto" e quali sono i più adatti a ricominciare?

 

 

Non esiste una linea di demarcazione che separi - negli Studi - quelli che si possono considerare "da concerto" da quelli che invece servono solamente all'esercitazione. Anche i più semplici Studi di Sor possono essere eseguiti in concerto, grazie al loro valore musicale, e sicuramente autori come Matteo Carcassi e Napoléon Coste hanno dato il meglio di sé - anche dal punto di vista del pensiero musicale e della forma - nelle loro raccolte di Studi piuttosto che nei loro pezzi da concerto.

 

Il titolo "Studio" non è univoco - non si riferisce cioè a brani che hanno in comune la forma, il carattere, le finalità. All'interno di una stessa raccolta, è possibile trovare Studi che presentano caratteristiche e architetture molto differenti (per esempio, i primi sei Studi di Villa-Lobos sono del tutto diversi dagli Studi nn. 7-12 in ogni senso: formale, tecnico, di carattere).

 

Non è possibile inoltre stabilire in generale da quale tipo di Studi convenga ricominciare a studiare seriamente. Lo si può fare soltanto esaminando attentamente ogni singolo caso. In ogni caso, domandarsi "che cosa" studiare è molto meno importante dal domandarsi "come studiarlo". In ogni ricerca artistica, bisogna capire come fare, e questo comprende anche il che cosa fare. Gustave Courbet usciva en plein air a dipingere: raffigurava sulla tela gli oggetti lontani e, dopo averli dipinti, mandava il suo aiutante a vedere che cos'erano.

 

dralig

 

 

 

 

Quando ho dato da studiare ai miei alunni , l'op 31 e l’op.60 di Sor ,subito due di loro mi hanno risposto; prof, non lo conosco,ma chi è questo?

Io gli ho detto ti fidi di me? Abbassano la testa e mestamente accettano.

Quando la volta successiva(confesso avevo un po di timori a dirgli se avevano studiato,per la loro eventuale risposta negativa) vennero ,non gli domandai come era andato lo studio o meglio la conoscenza di Sor. Loro si sedettero io tacqui e iniziò Maria a suonare lo studio n°2 op.31,non ebbi parole per gli sforzi che fecero nel capire cosa suonassero,tanto che gli e li feci portare al concorso di Fiuggi dove Maria da solista (entro i 12 anni)fece il 2° posto assoluto.

Penso che studiare Sor sia utilissimo (come penso per Giuliani).

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Io credo che dobbiamo molto al maestro Ruggero Chiesa per la grande opera di divulgazione didattica. Lo vidi ad un masterclass a Vicenza(1984/85?) e rimasi colpito per la gentilezza e competenza con la quale incoraggiava gli alunni effettivi (io ero un povero uditore...)a considerere gli studi di Giuliani come piccoli capolavori, ed oggi vedo con piacere che quei volumi sono ancora tra i più usati.

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Invece di partire da studi di 250 anni fa, io le consiglio di (ri)cominciare da ciò che la circonda con studi semplici ma di autori contemporanei.

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Ad esempio ci sono gli Studi di Regondi.

 

Gli Studi di Regondi segnano il punto più alto nell'opera del compositore e della musica romantica per chitarra in generale. Sono coerenti con le altre composizioni di Regondi. E' più difficile, invece, riconoscere una linea di coerenza tra la maggior parte delle opere di Napoléon Coste e i suoi Studi op. 38 - altra vetta della musica romantica per chitarra.

 

dralig

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Ad esempio ci sono gli Studi di Regondi.

 

Gli Studi di Regondi segnano il punto più alto nell'opera del compositore e della musica romantica per chitarra in generale. Sono coerenti con le altre composizioni di Regondi. E' più difficile, invece, riconoscere una linea di coerenza tra la maggior parte delle opere di Napoléon Coste e i suoi Studi op. 38 - altra vetta della musica romantica per chitarra.

 

dralig

Mi sa proprio che li devo comprare gli studi di Regondi,sono i pochi che mi mancano.
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In una fascia di studio collocabile dal quinto all'ottavo, per riferirci al corso tradizionale di studi (a mio parere personale) io inserirei senz'altro gli studi di Sor (11-20 e altri) affiancati dalle Sonate (ma anche l'opera completa in tre volumi) di Paganini, i 36 Capricci di Legnani, gli Studi di Coste op. 38 (già citati) e per ultimi (non per il livello qualitativo, anzi) gli studi di Regondi, splendidi e utilissiimi musicalmente e tecnicamente.

 

Questo è di solito, il "calvario" che sottopongo ai miei allievi nella fascia 5/8..(lo so che è in atto la riforma, ma io l'avevo già fatta personalmente la "mia" riforma, costruendomi un mio percorso didattico nell'ambito dei dieci anni tradizionali) inserendo e ampliando quegli autori che mi sembravano importanti per un percorso formativo, e che non erano contemplati nei programmi d'esame, in pratica non ho mai condiviso l'idea di molti, dello studio della chitarra in quinto/ottavo/decimo, ma mi ha sempre interessato cosa si faceva e cosa si fa "nel..mezzo"..figuriamoci se uno non studia Coste perchè non si fa(ceva) al compimento medio.

 

Per tornare all'argomento studi, questo ovviamente dando per scontato che si sia letto/studiato nel periodo inferiore almeno autori come Carcassi op 60, Giuliani -la bellissima op.111- spesso sottovalutata e sostituita dall'op.48 che è sicuramente importante, ma dal punto di vista musicale e delle forme, l'op. 111 è educativa e interessante, non sono solo "esercizi", anzi..vi è una concezione "orchestrale" nella scrittura che spesso, nell'op. 48 (ditemi se sbaglio) viene a mancare, per privilegiare aspetti più puramente tecnici..sarà per questo che non è molto amata?..non m viene in mente una registrazione completa degli studi dell'op.111..dovrebbe esserci se non ricordo male ma..non circola cosi frequentemente.

 

Stessa sorte, come diceva il Magister, all'op. 38 di Coste, che oltre ad esser belli e utilissimi, sono, insieme agli studi di Regondi, forse (esclusi qualche piccolo studio di Mertz) l'unica possibilità di approcciare l'estetica romantica interpretativa attraverso degli studi e non delle composizioni di respiro formale più ampio e diverso.

 

Questo per restare nel solo ambito "classico", poi ovviamente se vogliamo pensare a Villa Lobos, Dodgson, Bettinelli, Bogdanovic..non finiamo più..ma..insomma, il tempo di annoiarsi mi sembra che non c'è.

 

Spenderei un pensierino anche per Diabelli, anche se è più adatto al corso inferiore (ri-perdonatemi per gli amanti della riforma) ma la qualità musicale merita di "perderci un pò di tempo" e io li trovo molto utili per gli allievi ad esempio, sarà che adoro i corali mah..

 

p.s. una curiosità "grafica"..Diabelli è uno dei pochi libri di studi che si presenta come un libro per "pianoforte"..mi riferisco ai segni di espressione, legature, articolazioni ecc..cosa decisamente rara..nel nostro mondo...eppure ha qualche annetto..mi è sempre stata simpatica "questa cosa"...

 

 

 

marcello

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Diabelli non se lo fila nessuno...tanto è vero che, la sua Sonata in fa maggiore, una delle migliori dell'800, è misconosciuta...

 

Poi, si...l'op.111 di Giuliani è decisamente superiore all'op.48.

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