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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Cosa si pensa prima di suonare in pubblico?


Butterfly
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Non bisogna confondere il divertimento con il piacere. Il primo non è proprio della musica (se non di quella leggera e frivola). Il secondo è invece la sensazione che provo tutte le volte che sfioro una chitarra o ascolto un musicista... emozioni fortissime.

Ma non rido mai in questi casi. Soffro e godo al tempo stesso di emozioni indescrivibili.

 

Immagino, a volte, che mentre si esegua una composizione molto impegnativa si verifichi una specie di sospensione del pensiero, e la musica sia quella che parla al posto del nostro respiro.

Scusate l'off topic, ma la descrizione di Francesco mi ha incuriosita: cosa prova un musicista, veramente, in quei momenti? Quando siete in una sala da concerto e tutto si fa silenzio e cominciate a suonare...davvero, cosa si prova? E' una domanda stupida? Ve l'avranno fatta un miliardo di volte, ma lo direste anche a me? ;)

 

 

 

Butterfly

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Immagino, a volte, che mentre si esegua una composizione molto impegnativa si verifichi una specie di sospensione del pensiero, e la musica sia quella che parla al posto del nostro respiro.

Scusate l'off topic, ma la descrizione di Francesco mi ha incuriosita: cosa prova un musicista, veramente, in quei momenti? Quando siete in una sala da concerto e tutto si fa silenzio e cominciate a suonare...davvero, cosa si prova? E' una domanda stupida? Ve l'avranno fatta un miliardo di volte, ma lo direste anche a me? ;)

 

Butterfly

Paura!

In realtà la vera musica la realizzo quando sono a casa mia o nell'aula della mia scuola, beato, tranquillo, poiché non mi tocca affrontare situazioni stressanti come quella che si verifica durante un concerto.

Il pubblico, la sala, l'acustica, il luogo, e così via, sono per me senz'altro fattori di disturbo.

Ce chi affronta queste situazioni con spavalderia e si lascia galvanizzare da esse ed altri che invece le subiscono.

Proviamo a fare un'indagine tra gli abitanti del forum?

 

Sotto a chi tocca! :D

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Ho diviso il thread dato l'orientamento nuovo e ben più interessante.

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la maggior parte delle volte (95%) subisco (paura, ansia)... sono molto sensibile ed emotivo, e se pur mentalmente capisco che non c'è assolutamente nulla di cui aver paura.. quando sono davanti al pubblico quasi sempre la paura non mi fa suonare bene e cosa ancora peggiore non mi fa gustare il momento come una cosa bella. Cerco il controllo interiore da sempre e certamente continuerò a lottare perchè un'uomo non si può considerare libero se schiavo delle proprie paure. Quello che ricerco forse è tra le cose più difficili al mondo, ovvero lasciare la porta aperta alle emozini e alla creatività (che mi servono per vivere e per lavorare) la mente sempre attiva, la voglia di spingersi sempre oltre i propri limiti, ma diventare abbastanza forti interiormente da trasformare anche la paura in qualcosa di positivo, senza soccombere ad essa. Mi viene sempre in mente una bellissima perla di saggezza (che avevo già postato tempo addietro mi pare...):

 

"Fortunato il leone che verrà mangiato dall'umano, perchè il leone diventerà umano. E disgraziato è l'umano che verrà mangiato dal leone, poichè il leone diventerà comunque umano."

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Ce chi affronta queste situazioni con spavalderia e si lascia galvanizzare da esse ed altri che invece le subiscono.

Proviamo a fare un'indagine tra gli abitanti del forum?

Sotto a chi tocca! :D

 

Non sono un concertista come quelli che scrivono qui su questo splendo forum ma nella mia poca esperienza vi dico che....... me la faccio sotto!!!! :oops:

A Lagonegro ad Agosto ho sentito un concerto di un certo Porqueddu che invece mi ha lasciato esterrefatto da questo punto di vista.

;)

Mi piacerebbe che Tampalini, lo stesso Porqueddu, Saggese, Zigante, Gilardino e tutti coloro che sono stati e sono concertisti in attività ci spiegassero come si raggiunge quella tranquillità....... per me è per il momento impossibile anche solo da capire! :cry:

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Forse ho posto la domanda in modo un poco limitativo, ma non è nemmeno semplice per me chiarire i termini in cui formularla.

 

Penso che sia normale emozionarsi ed avere un poco di timore quando ci si deve offrire a un pubblico con il frutto del proprio lavoro (in vari campi, non solo nell'arte).

Quello che mi chiedo soprattutto è che cosa differenzia un musicista nel processo del pensiero, nell'emozione, quando si predispone a suonare qualcosa di impegnativo, lungo, difficile, emozionante o a comporre qualcosa di simile.

 

Partendo dal presupposto che anche se vissuta come una professione, l'arte è comunque una professione diversa dalle altre, la mente (e il cuore) di un artista per me rimangono un mistero, al di là che siano stati scritti saggi e studi sull'argomento.

Se si osserva un musicista impegnato nella sua performance (pubblica o meno), è come se ci si trovasse davanti a una mareggiata o a un'alba in montagna o al vento che spazza i campi di grano.

"Noi" possiamo guardare, ma non sappiamo cosa c'è "dentro" a ognuna di queste manifestazioni della vita.

Ecco, mi piaceva capire un po' di quel "dentro", se mai è possibile spiegarlo a parole.

 

 

 

 

Butterfly

 

 

P.S.: una volta mi piaceva nuotare dentro ai cavalloni marini; chi ha una certa pratica sa che il suono della spuma che si forma sulla cresta e del vortice dell'acqua apprezzabili restando nel corpo stesso dell'onda sono completamente diversi da quello che si può udire nuotando in superficie o restando a riva.

Questo surf "sottomarino" faceva un po' disperare mia mamma, vabbè.... ;)

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La cosa peggiore è la paura da errore.

E' una cosa stupida.

Ho visto tanti concerti in cui magari il chitarrista sporcava o sbagliava qualche nota, e ciò non ha influito minimamente sul mio giudizio.

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Per la mia limitatissima esperienza vi posso dire che le poche volte che mi sono trovato (purtroppo) a suonare musica classica di fronte ad un pubblico mi sono sempre emozionato. Prima di suonare si ha un pò di agitazione che ognuno somatizza in modo differente, però poi quando si è di fronte alla gente è uno spettacolo...!! Sentire il reverbero della sala, la gente che aspetta un tuo suono, la sicurezza di sapere quel che si sta per fare.. è bello! : )

Ovvio che se uno affronta la situazione con dramma è un casino.. bisogna essere concentrati e tranquilli, la gente è lì per ascoltare non per giudicare, se poi giudicano tanto meglio, tutta invidia!! :) Tutte queste cose mi sono capitate nelle mie poche apparizioni pubbliche con una chitarra classica in mano. è così brutto trovarsi a suonare cl proprio gruppo in un pub con la gente che nemmeno ti considera e a volte non si accorge nemmeno che il brano che stai suonando è finito.. a volte capita anche che tu debba suonare per un tavolino soltanto.. Vabbè, in fondo sei pagato e non sei da solo sul palco! Cmq mi sento a mio agio in entrambe le situazioni anche se nella prima delle due mi tolgo molte più soddisfazioni! :P

 

ciao a tutti

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io vi posso dire che nonostante sia salito su un palco per suonare un modesto numero di volte l'emozione è sempre rimasta dalla prima all'ultima esecuzione .l'emozione che provo prima e durante l'esecuzione è particolare e riserva sia aspetti positivi quanto negativi.Uno positivo ad esempio è il fatto che sono pieno di adrenalina che esce all'interno delle esecuzioni attraverso una forte energia espressiva .Uno negativo che purtroppo non riesco ad eliminare è di carattere somatico mi iniziano a tremare le mani e per quanto mentalmente possa essere lucido per questo problema perdo il 30per cento rispetto alla reale esecuzione.Chiedo ai più esperti del forum di dare un consiglio riguardo tale problema.

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La prima cosa che si pensa prima di suonare in concerto è sicuramente l'attenzione a non fare nessun errore suonando: e proprio per questo motivo che un chitarrista crepa per la paura al momento del concerto e le mani cominciano a tremare appena si suona la prima nota.....

Il mio primo "concerto" l'ebbi fatto alle medie per una manifestazione riguardante la pace nel mondo, in una sala gigantesca dove l'acustica non era tra le migliori.

A guardarmi c'erano esattamente 240 studenti senza contare i genitori.......

era periodo primaverile e le temperature non erano proprio di un caldo piacevole, infatti le mie mani erano giacciate, di un colore quasi violaceo.

Il preside annuncia l'inizio della mia esibizione agli studenti: in quel momento ansia e preoccupazione mi tormementavano tanto che mi sedetti con grande fretta.

Presi la chitarra per mano e iniziai a suonare il classico Giochi proibiti.

Presi fiato prima di suonare, e immaginai di suonare da solo vicino al calduccio di un camino.(Faceva freddino in quell'aula.......)

Risultato?

Suonai cosi bene che mi piovvero cosi tanti applausi che parevan esser

lo scoppio di tante bombe....

Da quel giorno imparai a cimentarmi alla perfezione durante un'esibizione.

In conlusione penso quindi che la paura per l'attenzione al non fare errori sia una cosa di secondaria importanza.

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