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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Capriccio n.2 di Legnani


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Salve a tutti,

 

Confrontando il secondo capriccio di Legnani nell'edizione Berben revisionata da Gangi-Carfagna con un'altra che possiedo solo in fotocopia, ho notato che, verso metà del brano, nella prima "sol - si - mi" sono presenti come armonici, mentre nella seconda no. La mia è solo una curiosità: c'è qualche motivo dietro questa differenza?

 

Grazie!

 

Riccardo.

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Salve a tutti,

Confrontando il secondo capriccio di Legnani nell'edizione Berben revisionata da Gangi-Carfagna con un'altra che possiedo solo in fotocopia, ho notato che, verso metà del brano, nella prima "sol - si - mi" sono presenti come armonici, mentre nella seconda no. La mia è solo una curiosità: c'è qualche motivo dietro questa differenza?

Grazie!

Riccardo.

Nelle due edizioni dell'800, e cioè Artaria (Vienna 1822) e Richault (Parigi 1825), in quel passaggio (fine batt. 31) non sono presenti suoni armonici, o meglio, non è presente alcuna indicazione di suoni armonici.

Tra l'altro le due ultime note (Si e Mi) hanno un segno inequivocabile di legatura.

 

La revisione pubblicata della Berben credo si basi sull'edizione Shott's Sohne - Mainz del 1926 a cura di Hans Ritter, nella quale vi sono gli armonici. Nulla è dato sapere però su quale edizione dell'epoca quest'ultima si sia basata.

 

Esiste anche un manoscritto non autografo rinvenuto in una collezione privata, in cui i capricci hanno un ordine diverso e che sembra essere una "copia" manoscritta di una delle edizioni dell'800.

Anche in questo manoscritto però il passaggio di cui sopra non ha suoni armonici.

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Quanto scrive Lucio è vero: il lavoro fu fatto per una commissione urgente ed in piena estate, talché non furono consultati gli originali. Comunque, trattandosi di una revisione, va bene la versione di Ritter con gli armonici (che suonano meglio). Magari poi esiste una versione precedente che avvalora la questione, ma non credo sia molto importante ai fini dell'esecuzione di tale capriccio ( a non farli non ci vuole niente e le note sono quelle).

C.Car.

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Nessun compositore dell'800 classico, con l'eccezione di Sor, ha usato gli armonici come modulo stilistico.

L'uso che ne è stato fatto si limita semplicemente ad una concezione coloristica ed artigianale ed effettivamente, quasi sempre, nel sostituire agli armonici le note reali, si perviene allo stesso risultato espressivo.

 

Sor, dal canto suo, riuscì ad isolare stilisticamente i suoni armonici e ne fece un uso molto più avanzato e circoscritto a momenti ben definiti all'interno delle proprie composizioni...generalmente code e codette nelle chiuse di un brano o di una sezione di questo.

 

Altrove utilizzò la combinazione di armonici e note reali con il proposito di creare una dimensione armonica di attesa (ad esempio nelle battute conclusive dell'introduzione della Fantasia op. 7).

 

Pleonastico ribadire la superiorità intellettuale della visione stilistica di Sor applicata alle sei corde rispetto ai suoi contemporanei.

 

E' anche interessante notare che l'unico altro chitarrista-compositore in grado di tenergli testa nei risultati, ovvero Giuliani, abbia utilizzato gli armonici in maniera diametralmente opposta.

Se guardiamo ad esempio al famoso passo dell'introduzione della Rossiniana numero 1, ci accorgiamo che Giuliani usa gli armonici con una funzione strettamente melodica.

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Nessun compositore dell'800 classico, con l'eccezione di Sor, ha usato gli armonici come modulo stilistico.

L'uso che ne è stato fatto si limita semplicemente ad una concezione coloristica ed artigianale ed effettivamente, quasi sempre, nel sostituire agli armonici le note reali, si perviene allo stesso risultato espressivo.

 

Sor, dal canto suo, riuscì ad isolare stilisticamente i suoni armonici e ne fece un uso molto più avanzato e circoscritto a momenti ben definiti all'interno delle proprie composizioni...generalmente code e codette nelle chiuse di un brano o di una sezione di questo.

 

Altrove utilizzò la combinazione di armonici e note reali con il proposito di creare una dimensione armonica di attesa (ad esempio nelle battute conclusive dell'introduzione della Fantasia op. 7).

 

Pleonastico ribadire la superiorità intellettuale della visione stilistica di Sor applicata alle sei corde rispetto ai suoi contemporanei.

 

E' anche interessante notare che l'unico altro chitarrista-compositore in grado di tenergli testa nei risultati, ovvero Giuliani, abbia utilizzato gli armonici in maniera diametralmente opposta.

Se guardiamo ad esempio al famoso passo dell'introduzione della Rossiniana numero 1, ci accorgiamo che Giuliani usa gli armonici con una funzione strettamente melodica.

 

 

Si, ma che c'entra cogli armonici del secondo Capriccio di Legnani?

 

C.

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Guest Nicola Mazzon

Centra, sono conoscenze utili a far comprendere come si sarebbe potuto capire se gli armonici c'erano veramente, ad esempio.

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Nessun compositore dell'800 classico, con l'eccezione di Sor, ha usato gli armonici come modulo stilistico.

L'uso che ne è stato fatto si limita semplicemente ad una concezione coloristica ed artigianale ed effettivamente, quasi sempre, nel sostituire agli armonici le note reali, si perviene allo stesso risultato espressivo.

 

Sor, dal canto suo, riuscì ad isolare stilisticamente i suoni armonici e ne fece un uso molto più avanzato e circoscritto a momenti ben definiti all'interno delle proprie composizioni...generalmente code e codette nelle chiuse di un brano o di una sezione di questo.

 

Altrove utilizzò la combinazione di armonici e note reali con il proposito di creare una dimensione armonica di attesa (ad esempio nelle battute conclusive dell'introduzione della Fantasia op. 7).

 

Pleonastico ribadire la superiorità intellettuale della visione stilistica di Sor applicata alle sei corde rispetto ai suoi contemporanei.

 

E' anche interessante notare che l'unico altro chitarrista-compositore in grado di tenergli testa nei risultati, ovvero Giuliani, abbia utilizzato gli armonici in maniera diametralmente opposta.

Se guardiamo ad esempio al famoso passo dell'introduzione della Rossiniana numero 1, ci accorgiamo che Giuliani usa gli armonici con una funzione strettamente melodica.

 

 

Si, ma che c'entra cogli armonici del secondo Capriccio di Legnani?

 

C.

 

Mah!

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Nessun compositore dell'800 classico, con l'eccezione di Sor, ha usato gli armonici come modulo stilistico.

L'uso che ne è stato fatto si limita semplicemente ad una concezione coloristica ed artigianale ed effettivamente, quasi sempre, nel sostituire agli armonici le note reali, si perviene allo stesso risultato espressivo.

 

Sor, dal canto suo, riuscì ad isolare stilisticamente i suoni armonici e ne fece un uso molto più avanzato e circoscritto a momenti ben definiti all'interno delle proprie composizioni...generalmente code e codette nelle chiuse di un brano o di una sezione di questo.

 

Altrove utilizzò la combinazione di armonici e note reali con il proposito di creare una dimensione armonica di attesa (ad esempio nelle battute conclusive dell'introduzione della Fantasia op. 7).

 

Pleonastico ribadire la superiorità intellettuale della visione stilistica di Sor applicata alle sei corde rispetto ai suoi contemporanei.

 

E' anche interessante notare che l'unico altro chitarrista-compositore in grado di tenergli testa nei risultati, ovvero Giuliani, abbia utilizzato gli armonici in maniera diametralmente opposta.

Se guardiamo ad esempio al famoso passo dell'introduzione della Rossiniana numero 1, ci accorgiamo che Giuliani usa gli armonici con una funzione strettamente melodica.

Ciao Alfredo.

Io ho dei forti dubbi sul fatto che si possa mai trovare, in questo caso, un "appiglio" di natura stilistica per giustificare l'apposizione dell'indicazione degli armonici, e penso quindi che questo sia un approccio non proprio giusto in questa piccola (non dimentichiamo che stiamo parlando di 3 notine, nulla più!) "discussione". :)

 

Molto più semplicemente credo che Ritter abbia inserito l'esecuzione in armonici per facilitare un passo, che arriva oltretutto dopo una serie di scale e arpeggi veloci, tutt'altro che semplice.

 

Naturalmente mi riferisco, nel considerare difficile questo passaggio, ad una impronta esecutiva brillante e virtuosistica, che in questo genere di brani ha visto solo in tempi recenti (ad esclusione dei chitarristi dell'epoca, di cui non conosciamo nel dettaglio le esecuzioni) rendere giustizia alla vera natura di queste composizioni, relegate per lunghissimo tempo a meri "studi per discenti".

Chi ha ascoltato le mie registrazioni in CD di questi brani potrà capire cosa intendo.

E questo vale per moltissime opere didattiche dell'800. Ma qui mi fermo perché apriremmo un'altra discussione.

 

Ben diverso, invece, il discorso che si potrebbe fare sul Capriccio n. 25, basato proprio sui suoni armonici, anche doppi (caso rarissimo, nella musica di questo periodo), in cui intere frasi vengono alternate prima in armonici e poi con suoni naturali, creando un effetto "lontananza-vicinanza" molto suggestivo.

 

LM

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Centra, sono conoscenze utili a far comprendere come si sarebbe potuto capire se gli armonici c'erano veramente, ad esempio.

 

Meno male! Sono quasi sicuro che Legnani non impiegò quegli armonici ma, sinceramente, non me ne cale più di tanto. Meglio (per molti) se useranno le copie degli originali o un'altra edizione che soddisfi la sete di sapere in merito ad una questione tanto importante.

 

Carlo Carfagna.

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Trovo le osservazioni di L.M. appropriate. D'altra parte, chi fa una "revisione" è autorizzato a "rivedere"(!) il testo.

D'altronde, il Capriccio ottocentesco denunciava l'idea di proporre virtuosismo (Paganini) o di studio articolato (Kreutzer, i cui Capricci sono noti come Studi).

 

C.

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