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Nuovi CD di musica del XX e del XXI secolo

Identità in una parola


Giulio
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Una password inviata via sms, un ragazzo con tanto tempo libero, lo strano mondo di Facebook, il codice penale californiano e 1 anno di galera. Questi sono gli ingredienti di una storia vera e di una singolare sentenza che - applicando le leggi della California - equipara lo scambio di identità sul web al furto (qui trovate il pdf della sentenza emessa dalla Court of Appeal).

 

Il ragazzo, identificato nella sentenza come Rolando S, una volta ricevuta (non si capisce bene a che fine) la password del sito in blu dalla ragazza, invia e posta sulle bacheche degli altri utenti messaggi a sfondo pornografico fingendosi la ragazza stessa. Quello che forse il ragazzo non sapeva è che lo scambio di identità è considerato in California come un vero e proprio furto, e viene punito dalle legge con 1 anno di reclusione in un centro di recupero giovanile.

 

La sentenza di primo grado, confermata in questi giorni in appello, è chiara: il ragazzo ha ‘rubato’ l’identità alla ragazza usufruendo della sua password e compiendo atti in suo nome.

 

Una password è la nostra identità?

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... ed è proprio per questo che mi tengo lontano dai social network

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Sul tema all'inzio dell'anno ho partecipato ad una conferenza della Polizia Postale organizzata dalla scuola media frequentata da mia figlia.

Il funzionario relatore ci spiegava che il furto di identità informatica si configura già oggi in Italia come reato perseguibile penalmente.

 

Taltomar

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... ed è proprio per questo che mi tengo lontano dai social network

 

I Social Networks, come le eMail, come Internet e persino come l'acqua e il fuoco non sono dannosi.

Dipende l'uso che se ne fa. Per quel che mi riguarda, ne faccio un uso esteso (Facebook e Linkedin) con ottimi risultati.

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Utilizzo internet in maniera attiva da quando avevo 10 anni - nel senso che a quell'età creai il primo sito internet- e so bene che i social network sono una rivoluzione ed uno strumento dalle grandissime potenzialità. Lo si intuisce facilmente.

Tuttavia l'uso smodato ed il massiccio uso di dati personali mi fanno storcere il naso, così come la cessione di dati personali a terzi per fini pubblicitari.

 

Capisco che per la promozione personale siano elementi indispensabili, ma sono convinto che farne a meno sia, per me, un vantaggio.

 

Senza citare gli aspetti sociologici della vicenda, che qualcuno, ben più competente di me ha analizzato in numerosi saggi.

 

Il rischio del web 2.0 è quello di far sentire gli utenti a casa propria o tra amici e condividere ben più di quello che si potrebbe/dovrebbe. E' la stessa cosa che capita nel grande fratello - quello televisivo-. Nessuno impone nulla e l'utente è convinto di avere sempre tutto sottomano, ma la realtà è ben diversa.

 

Giusto per essere chiaro: non critico l'utente dei social network - non in questa sede, non in maniera così generalizzata almeno- ma il mezzo in sé.

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UTuttavia l'uso smodato ed il massiccio uso di dati personali mi fanno storcere il naso, così come la cessione di dati personali a terzi per fini pubblicitari.

Capisco che per la promozione personale siano elementi indispensabili, ma sono convinto che farne a meno sia, per me, un vantaggio.

Senza citare gli aspetti sociologici della vicenda, che qualcuno, ben più competente di me ha analizzato in numerosi saggi.

Il rischio del web 2.0 è quello di far sentire gli utenti a casa propria o tra amici e condividere ben più di quello che si potrebbe/dovrebbe. E' la stessa cosa che capita nel grande fratello - quello televisivo-. Nessuno impone nulla e l'utente è convinto di avere sempre tutto sottomano, ma la realtà è ben diversa.

Giusto per essere chiaro: non critico l'utente dei social network - non in questa sede, non in maniera così generalizzata almeno- ma il mezzo in sé.

 

Non sono d'accordo.

Il concetto di 'solitudine elettronica' di questa rivoluzione informatica è una conseguenza che già a metà degli anni Novanta veniva anticipata. Era insita nella ramificazione dei mestieri, nelle possibilità di scelta e persino nella quantità di riviste disponibili

Mi spiego meglio: la suddivisione di Clark (primo, secondo e terzo settore dell'economia) oggi è obsoleto. L'elemento informazione, in un contesto come quello che viviamo (che conosciamo come New Economy) non solo è importante ma fondamentale; pensare di poter scollegare un sistema informativo (cellulari e quindi i suoi prodotti come MMS, SMS, navigazione mobile oppure internet e quindi Facebook, Skype, Chat e via discorrendo) è assurdo. Come pensare di poter essere informati, nel 1940, senza poter comprare un quotidiano o - più forti, allora - un settimanale.

Facebook è la semplificazione del Weblog (Blog, in gergo internet), ossia, un diario pubblico di ciò che si vuole condividere con altri. Il punto è proprio questo: pur mettendo da parte il mio ottimismo nei confronti della tecnologia non vedo il motivo per cui avere timore di un sistema di informazione.

 

Mi tolga una curiosità:

ha un telefono cellulare? Se sì ha per caso stampato qualche maglietta con il suo numero?

ha delle foto di un capodanno dove è finito un po' alticcio con un cappelletto ridicolo e una trombetta? Se sì, ne fa 100 stampe e le consegna ai vicini di casa?

 

La risposta è ovvia ma dovrebbe farci riflettere. L'uso che si fa di un sistema come Internet ha una enorme importanza.

Ricorda, qualche anno fa, la crociata contro il termine "Chat"? Era divenuto sinonimo di "Adescamento di minori". Che sciocchezze: uso le chat (i giornalisti del TG1 non sanno che significa "chiacchierare") da quando venne pubblicata la prima versione di ICQ e non mi sono mai ritrovato nei guai.

Ricorda, sempre qualche anno fa e sempre per colpa del mezzo televisivo (alla frutta), le accuse lanciate ai videogames? Io uso i videogames da quando mio cugino Roberto mi fece provare Pong nel suo televisore a colori fino alla attuale - fremente, lo ammetto - attesa per Dead Island ma non ho subito traumi, per questo.

 

E potremmo andare avanti ad elencare una serie di costrutti mediatici pronti ad accusare tutto ciò che può distogliere dal tradizionale sistema di comunicazione (leggi barzelletta che avrebbero costretto i bloggers a chiedere l'autorizzazione per scrivere una notizia!!) e - quindi - di controllo della massa.

Ma la massa non esiste più. La società demassificata nella quale viviamo ci costringe a vivere soli nelle scelte, nei gusti, nelle preferenze. Solitudine elettronica, appunto, un concetto vecchio di anni che oggi stiamo iniziando a percepire personalmente e nel dettaglio.

 

In soldoni: se voglio condividere le foto del mio compleanno lo faccio. Se non le voglio condividere non lo faccio.

Se ho un pensiero contro i cacciatori e lo voglio scrivere, lo scrivo. Altrimenti non lo faccio.

 

Possibile, invece, che ad una innegabile alta percentuale di utenti di questi sistemi manchi un po' di cervello? E' sempre colpa di Facebook, non avere cervello?

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UTuttavia l'uso smodato ed il massiccio uso di dati personali mi fanno storcere il naso, così come la cessione di dati personali a terzi per fini pubblicitari.

Capisco che per la promozione personale siano elementi indispensabili, ma sono convinto che farne a meno sia, per me, un vantaggio.

Senza citare gli aspetti sociologici della vicenda, che qualcuno, ben più competente di me ha analizzato in numerosi saggi.

Il rischio del web 2.0 è quello di far sentire gli utenti a casa propria o tra amici e condividere ben più di quello che si potrebbe/dovrebbe. E' la stessa cosa che capita nel grande fratello - quello televisivo-. Nessuno impone nulla e l'utente è convinto di avere sempre tutto sottomano, ma la realtà è ben diversa.

Giusto per essere chiaro: non critico l'utente dei social network - non in questa sede, non in maniera così generalizzata almeno- ma il mezzo in sé.

 

L'elemento informazione, in un contesto come quello che viviamo (che conosciamo come New Economy) non solo è importante ma fondamentale; pensare di poter scollegare un sistema informativo (cellulari e quindi i suoi prodotti come MMS, SMS, navigazione mobile oppure internet e quindi Facebook, Skype, Chat e via discorrendo) è assurdo. Come pensare di poter essere informati, nel 1940, senza poter comprare un quotidiano o - più forti, allora - un settimanale.

Facebook è la semplificazione del Weblog (Blog, in gergo internet), ossia, un diario pubblico di ciò che si vuole condividere con altri. Il punto è proprio questo: pur mettendo da parte il mio ottimismo nei confronti della tecnologia non vedo il motivo per cui avere timore di un sistema di informazione.

 

Il fatto è che per me Facebook non è (ancora) parte dell'informazione utile. Anzi non credo nemmeno che sia parte dell'informazione.

Per me parte dell'informazione indispensabile nel XXI secolo sono i blog. Facebook ne è la semplificazione? No, per me ne è stata la morte, a favore di un sistema che ha reso più sterile la comunicazione tra gli utenti. Facebook nasce dalla trovata di un giovanotto che ha capito benissimo come far soldi. Fine!

La potenza, e le potenzialità di gran lunga inesplorate, di forum e blog sono decisamente superiori.

Quando le cose cambieranno, sarò il primo a cambiare idea. Ma devono iniziare, tanto per cominciare, a chiedere meno dati di quelli che richiedono per l'iscrizione.

A dispetto di quello che scrivo a proposito di Facebook, sono un tipo propenso all'informatica - e all'informatizzazione- ed attratto dalle nuove tecnologie, ma quando passa l'esame del mio spirito critico.

Sa, giusto per curiosità le dico una cosa: prima di iscrivermi ad un qualunque servizio, cerco su google come si può cancellare l'account da quel sito. Se tale procedura è farraginosa o poco chiara io non mi iscrivo.

 

Inoltre la mia fame di informazione la riesco a soddisfare benissimo tramite blog e siti di quotidiani ed i loro feed. Questo è per me indispensabile oggi.

 

Mi tolga una curiosità:

ha un telefono cellulare? Se sì ha per caso stampato qualche maglietta con il suo numero?

ha delle foto di un capodanno dove è finito un po' alticcio con un cappelletto ridicolo e una trombetta? Se sì, ne fa 100 stampe e le consegna ai vicini di casa?

 

E quanti invece sul sito blu passano il numero di cellulare ad un amico via PM pensando che questo non possa essere visibile, o pensando di essere protetti?

Quante sono le foto che ritraggono persone alticce che ignare finiscono sul sito blu?

Io stesso avrò decine di foto che mi ritraggono lì sopra. Io non sono nemmeno iscritto -non lo sono mai stato-. Non ci sono foto particolari, ma gradirei vivamente che non ci fossero. E sicuramente questo è più pericoloso che consegnare 100 stampe ai miei vicini.

 

La risposta è ovvia ma dovrebbe farci riflettere. L'uso che si fa di un sistema come Internet ha una enorme importanza.

Ricorda, qualche anno fa, la crociata contro il termine "Chat"? Era divenuto sinonimo di "Adescamento di minori". Che sciocchezze: uso le chat (i giornalisti del TG1 non sanno che significa "chiacchierare") da quando venne pubblicata la prima versione di ICQ e non mi sono mai ritrovato nei guai.

Ricorda, sempre qualche anno fa e sempre per colpa del mezzo televisivo (alla frutta), le accuse lanciate ai videogames? Io uso i videogames da quando mio cugino Roberto mi fece provare Pong nel suo televisore a colori fino alla attuale - fremente, lo ammetto - attesa per Dead Island ma non ho subito traumi, per questo.

 

E io le assicuro che leggo centinaia di fumetti anche se da più parti continuano a dire che è roba per ragazzini. Leggo da circa 15 anni Dylan Dog e non ho mai avuto la tentazione di squartare qualcuno o di impalarlo ad una cancellata. Ma l'informazione televisiva, son d'accordo con lei, è superata.

Anche io ho usato chat e non ho mai avuto problemi, e se mi iscrivessi al sitoblu sarei in grado benissimo di difendere la mia privacy ed il mio lato pubblico in maniera eccellente, ma è una questione di metodo e di filosofia la mia. A me, quel sistema non piace in partenza, ma non perché qualche giornalista scrive un pezzo banale su facebook.

 

E potremmo andare avanti ad elencare una serie di costrutti mediatici pronti ad accusare tutto ciò che può distogliere dal tradizionale sistema di comunicazione (leggi barzelletta che avrebbero costretto i bloggers a chiedere l'autorizzazione per scrivere una notizia!!) e - quindi - di controllo della massa.

Ma la massa non esiste più. La società demassificata nella quale viviamo ci costringe a vivere soli nelle scelte, nei gusti, nelle preferenze. Solitudine elettronica, appunto, un concetto vecchio di anni che oggi stiamo iniziando a percepire personalmente e nel dettaglio.

Ed io su questo son d'accordo.

 

In soldoni: se voglio condividere le foto del mio compleanno lo faccio. Se non le voglio condividere non lo faccio.

Se ho un pensiero contro i cacciatori e lo voglio scrivere, lo scrivo. Altrimenti non lo faccio.

 

Secondo me non è proprio così semplice, anche se in linea di massima son d'accordo.

Ma dire una cosa su un social network, ed anzi, su internet, equivale a lasciare una traccia indelebile di questo. Mentre farlo a zonzo nella rete crea un senso di insicurezza e quindi di diffidenza, farlo con i propri amici, conoscenti, crea quella situazione di intimità che in realtà è ben lungi dall'essere tale.

Scrivere una cosa lì sopra, non equivale ad una discussione con degli amici. Siamo sicuri che gli utenti tutti siano consapevoli di questa cosa?

 

Possibile, invece, che ad una innegabile alta percentuale di utenti di questi sistemi manchi un po' di cervello? E' sempre colpa di Facebook, non avere cervello?

Questa cosa mi fa sorridere perché è una cosa che predico anche io da quando nel 2008 iniziai a vedere questa "rivoluzione". La colpa è di Facebook? Certamente no! Non sono così sciocco da crederlo. Diciamo che ha concorso di colpa nell'averla amplificata, nell'averla fatta diventare uno status imprescindibile. Si esiste solo se si è iscritti a facebook. Se si ha un profilo interessante o una pagina artista aggiornata.

Ovviamente, lo ribadisco, non ce l'ho contro chi lo aggiorna costantemente, ma contro chi crede che le cose vadano così.

 

Questa discussione, ne son sicuro -data anche la mole di battiture- sul social network non avrebbe potuto avere luogo. A me questo sembra già a sufficienza per decretare il forum vincitore. E ci sono motivi analoghi che mi portano a preferire un sito web personale, i blog ...

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Il fatto è che per me Facebook non è (ancora) parte dell'informazione utile. Anzi non credo nemmeno che sia parte dell'informazione.

Per me parte dell'informazione indispensabile nel XXI secolo sono i blog. Facebook ne è la semplificazione? No, per me ne è stata la morte, a favore di un sistema che ha reso più sterile la comunicazione tra gli utenti.

 

Un punto di vista che non comprendo: come si fa a sostenere che non sia un vettore di informazione? Un potenziale di milioni di lettori (per non parlare del fatto che se il proprio profilo Facebook è pubblico sono molti di più), un intercambio di dati, un contenitore di contatti praticamente senza fine. Per me - uso la mia esperienza perché è l'unica che posso documentare personalmente - è stata una vera manna.

 

Facebook nasce dalla trovata di un giovanotto che ha capito benissimo come far soldi. Fine!

 

Direi che questa descrizione è davvero riduttiva.

 

La potenza, e le potenzialità di gran lunga inesplorate, di forum e blog sono decisamente superiori.

 

Lo sostengo da sempre! Ma non amo fare le classifiche. E' possibile discutere anche su FB proprio come si fa qui ed è possibile inviare post da blogger proprio come si fa su un normale blog.

Il problema è invece una valanga di utenti idioti (la stragrande maggioranza?) che usano quella piattaforma per i quiz sul regalo di natale, sul divo preferito e sulla relazione tra nome e durata della vita (o imbecillaggini simili). Qui sono perfettamente d'accordo, ma esiste anche un modo di evitare questa marea di idiozie. Basta un clic.

 

 

Ma devono iniziare, tanto per cominciare, a chiedere meno dati di quelli che richiedono per l'iscrizione.

 

Ne chiedono molti di più Vodafone, TIM, Tre Italia; per non parlare di Sky o la RAI. Sono i dati necessari per aprire un conto corrente, che usiamo per chiedere una carta di credito o per l'invio di un catalogo di libri. Sono i dati che usiamo quando ordiniamo una tastiera e un mouse nuovi o quando, in un negozio di lavastoviglie intendiamo avere una garanzia sul prodotto.

Nome, cognome, data di nascita, indirizzo email.

Poi una serie di dettagli che possono essere forniti o meno a scelta dell'utente.

 

REG.png

 

Non mi pare una richiesta così scandalosa.

 

Sa, giusto per curiosità le dico una cosa: prima di iscrivermi ad un qualunque servizio, cerco su google come si può cancellare l'account da quel sito. Se tale procedura è farraginosa o poco chiara io non mi iscrivo.

 

E' un metodo saggio. Ma dalla mia recente esperienza di cambio operatore mobile ho capito che è tutta una messa in scena e che la privacy è una pagliaccata:

 

------------------------------------

"Buongiorno, chiamo da Fastweb."

"Buongiorno."

"Lei ha un cellulare, vero?"

"Sì, certo."

"E' contento del piano tariffario con Vodafone?"

"Sì, lo sono"

"Il suo piano, Euro 10 Ricarica è scaduto. Vodafone glielo fa rinnovare?"

"No. Anzi, spinge perché lo cambi"

[CUT]

"Abbiamo dei piani telefonici adatti a lei."

"Ah si?"

"Lei fa chiamate generalmente brevi e anche dall'estero. Giusto?"

"Sì, è vero. Ma lei come lo sa?"

"Sono dati che siamo autorizzati ad avere per la commercializzazione dei prodotti..."

[CUT]

------------------------------------

 

Ma sì, ma sì. Come è possibile tracciare IP, eMail, posizioni GPS e quant'altro...

Non sono mica sorpreso.

Che coincidenza quando navigo su internet che i banner google siano quelli che mi riguardano...

Ma perché, non è il sogno di ogni venditore, proporti quello che ti interessa?

E per me, non è meglio (finalmente!) bypassare popup dove viene proposto l'allungamento del pene o banner dove mi viene (orrore!) proposto l'acquisto dell'ultimo disco di Max Pezzali?

 

Quante sono le foto che ritraggono persone alticce che ignare finiscono sul sito blu?

Io stesso avrò decine di foto che mi ritraggono lì sopra. Io non sono nemmeno iscritto -non lo sono mai stato-. Non ci sono foto particolari, ma gradirei vivamente che non ci fossero. E sicuramente questo è più pericoloso che consegnare 100 stampe ai miei vicini.

 

Male! Malissimo!

Per quello che può valere, alle persone che conosco, non solo impedisco di pubblicare immagini del sottoscritto senza la mia autorizzazione (cosa che è legalmente fattibile, visto che non sono Obama) ma cancello i "tags" da alberi di natale o auguri di compleanno o cartoline.

Se qualcuno pubblica delle sue foto lei se la prende con la piattaforma?

 

E io le assicuro che leggo centinaia di fumetti anche se da più parti continuano a dire che è roba per ragazzini. Leggo da circa 15 anni Dylan Dog e non ho mai avuto la tentazione di squartare qualcuno o di impalarlo ad una cancellata.

 

Bene, siamo sulla stessa linea.

Ma non dico per dire, parlo sul serio. Perché di Dylan e Groucho ho la serie completa, originale dal 1986.

 

è una questione di metodo e di filosofia la mia.

 

Ci mancherebbe.

Ho approfittato di questo thread perché la questione mi interessa, ma non sono certo qui a fare l'uomo sandwich con i cartelloni (non ne hanno certo bisogno).

 

Ma dire una cosa su un social network, ed anzi, su internet, equivale a lasciare una traccia indelebile di questo.

 

Sì, è vero. Ma non accade forse con tutte le azioni che compiamo durante l'arco della giornata?

Dire ciò che si pensa è sempre sano, anche quando si sa che è possibile che tra qualche anno la penseremo diversamente. Non sta parlando di "esporsi", vero?

 

Scrivere una cosa lì sopra, non equivale ad una discussione con degli amici. Siamo sicuri che gli utenti tutti siano consapevoli di questa cosa?

 

Non credo. Ma gli stessi utenti che scrivono un SMS sono più al sicuro?

 

Questa discussione, ne son sicuro -data anche la mole di battiture- sul social network non avrebbe potuto avere luogo.

 

Mi spiace contraddirla ma si sviluppano discussioni di questa portata - e anche maggiore - anche sui profili di utenti che desiderano usare Facebook in maniera intelligente.

Certo, non su quelli di chi usa un sistema di comunicazione con 500 milioni di utenti per curare fattorie virtuali.

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Il fatto è che per me Facebook non è (ancora) parte dell'informazione utile. Anzi non credo nemmeno che sia parte dell'informazione.

Per me parte dell'informazione indispensabile nel XXI secolo sono i blog. Facebook ne è la semplificazione? No, per me ne è stata la morte, a favore di un sistema che ha reso più sterile la comunicazione tra gli utenti.

 

Un punto di vista che non comprendo: come si fa a sostenere che non sia un vettore di informazione? Un potenziale di milioni di lettori (per non parlare del fatto che se il proprio profilo Facebook è pubblico sono molti di più), un intercambio di dati, un contenitore di contatti praticamente senza fine. Per me - uso la mia esperienza perché è l'unica che posso documentare personalmente - è stata una vera manna.

 

Per me le potenzialità che Lei vede ci sono tutte. Non le metto in dubbio. E' esattamente quello che scrive ciò che penso quando dico che è un mezzo dal grande potere.

Ma per me è usato male, è ancora poco "utile" alla massa. A meno che per utile non si intenda scambio di foto, video ... Che sono pur belli, non lo metto in dubbio, ma ai fini del discorsi sull'informazione che facevamo, per me non indispensabili.

 

Poi, questo è frutto della mia esperienza - indiretta, visto che non sono e non sono stato iscritto al Facebook- che pertanto può benissimo essere sbagliata. Sono felice di sapere che non è così e sono anche felice - le assicuro che è vero- di sbagliarmi se mi assicura che ci sono spazi in cui ci sono discussioni interessanti.

 

Ma devono iniziare, tanto per cominciare, a chiedere meno dati di quelli che richiedono per l'iscrizione.

 

Ne chiedono molti di più Vodafone, TIM, Tre Italia; per non parlare di Sky o la RAI. Sono i dati necessari per aprire un conto corrente, che usiamo per chiedere una carta di credito o per l'invio di un catalogo di libri. Sono i dati che usiamo quando ordiniamo una tastiera e un mouse nuovi o quando, in un negozio di lavastoviglie intendiamo avere una garanzia sul prodotto.

Nome, cognome, data di nascita, indirizzo email.

Poi una serie di dettagli che possono essere forniti o meno a scelta dell'utente.

 

REG.png

 

Non mi pare una richiesta così scandalosa.

 

Quello che dice è sensato. Ed è una cosa che mi dà enorme fastidio. Fornire i miei dati personali per ricevere il catalogo XX non è certo una cosa che mi star bene.

La questione è però questa: posso rinunciare al cellulare - e quindi a fornire i dati ad un operatore-? Poiché la risposta è no, acconsento anche se a malincuore.

Ovviamente non è nei dati in sé che risiede il problema - questo mi pare ovvio - ma nel fatto che mi vengano richiesti.

 

Facebook richiede che tutti gli utenti forniscano la loro vera data di nascita per favorire una maggiore autenticità e consentire l'accesso ai vari contenuti in base all'età. Potrai scegliere di non mostrare la tua data di nascita nel profilo

Questo che potrebbe sembrare una cosa innocua, e per certi versi positiva, a me pare più un modo per indirizzare e raccogliere meglio dati pubblicitari sulla mia pelle.

 

Siccome, a differenza del telefono, posso farne a meno non mi iscrivo.

 

Sa, giusto per curiosità le dico una cosa: prima di iscrivermi ad un qualunque servizio, cerco su google come si può cancellare l'account da quel sito. Se tale procedura è farraginosa o poco chiara io non mi iscrivo.

 

E' un metodo saggio. Ma dalla mia recente esperienza di cambio operatore mobile ho capito che è tutta una messa in scena e che la privacy è una pagliaccata:

 

------------------------------------

"Buongiorno, chiamo da Fastweb."

"Buongiorno."

"Lei ha un cellulare, vero?"

"Sì, certo."

"E' contento del piano tariffario con Vodafone?" <<< E una

"Sì, lo sono"

"Il suo piano, Euro 10 Ricarica è scaduto. Vodafone glielo fa rinnovare?" <<< E due!

"No. Anzi, spinge perché lo cambi"

[CUT]

"Abbiamo dei piani telefonici adatti a lei."

"Ah si?"

"Lei fa chiamate generalmente brevi e anche dall'estero. Giusto?" <<< E tre!

"Sì, è vero. Ma lei come lo sa?"

"Sono dati che siamo autorizzati ad avere per la commercializzazione dei prodotti..."

[CUT]

------------------------------------

 

Ma sì, ma sì. Come è possibile tracciare IP, eMail, posizioni GPS e quant'altro...

Non sono mica sorpreso.

Che coincidenza quando navigo su internet che i banner google siano quelli che mi riguardano...

Ma perché, non è il sogno di ogni venditore, proporti quello che ti interessa?

E per me, non è meglio (finalmente!) bypassare popup dove viene proposto l'allungamento del pene o banner dove mi viene (orrore!) proposto l'acquisto dell'ultimo disco di Max Pezzali?

 

E questo è il secondo punto fondamentale che a me interessa.

La privacy è una pagliacciata. Sono d'accordo. Lo è per le aziende che su di me devono far soldi e fatturato. Pace.

Ma non è una pagliacciata se rapportata agli altri utenti.

Tempo fa, dovevo rintracciare una persona che conobbi anni fa e che non sapevo davvero dove beccare. La ricerca è stata semplice: intrecciando amicizie comuni, date di nascita, città di residenza ed altro, sono riuscito ad ottenere ciò che mi serviva. Qualche telefonata ed eccomi parlare con la persona che volevo rintracciare.

Questa cosa, se per me è stata positiva, non credo lo sia in assoluto. Un contenitore che possiede i dati di milioni di utenti, non può essere una cosa positiva.

Certo, permette accessi e contatti inimmaginabili, ma a fronte di questa "schedatura" tutto per me passa in secondo piano.

 

Anche google usa la geolocalizzazione ed un sacco di altri siti lo fanno. Un computer connesso ad internet non è sicuro né protetto.

Ma il punto è sempre quello: di google posso farne a meno? No! E quindi, di nuovo, pace e lo uso.

Tra l'altro, per indole, le pubblicità tendo ad ignorarle ed i pop up a bloccarli. Non sarà molto, ma di questo tipo di pubblicità ne ho piene le scatole.

 

Quante sono le foto che ritraggono persone alticce che ignare finiscono sul sito blu?

Io stesso avrò decine di foto che mi ritraggono lì sopra. Io non sono nemmeno iscritto -non lo sono mai stato-. Non ci sono foto particolari, ma gradirei vivamente che non ci fossero. E sicuramente questo è più pericoloso che consegnare 100 stampe ai miei vicini.

 

Male! Malissimo!

Per quello che può valere, alle persone che conosco, non solo impedisco di pubblicare immagini del sottoscritto senza la mia autorizzazione (cosa che è legalmente fattibile, visto che non sono Obama) ma cancello i "tags" da alberi di natale o auguri di compleanno o cartoline.

Se qualcuno pubblica delle sue foto lei se la prende con la piattaforma?

No che non me la prendo col sito blu. Ci mancherebbe.

Solo che l'utenza è parte integrante di un sistema e quindi nella valutazione complessiva è una cosa che valuto.

 

Magari uno potesse tener conto di tutto ciò che sulla rete avviene a mio nome. Se qualcuno non fosse venuto a dirmi di aver visto delle mie foto di quand'ero un giovane capellone lì sopra, io non l'avrei mai saputo. Nulla di male, ma, sempre per il discorso di contenitore con un sacco di informazioni, questa cosa mi fa storcere il naso. Anche perché io lì sopra ho deciso volontariamente e per questo di non iscrivermi.

 

E io le assicuro che leggo centinaia di fumetti anche se da più parti continuano a dire che è roba per ragazzini. Leggo da circa 15 anni Dylan Dog e non ho mai avuto la tentazione di squartare qualcuno o di impalarlo ad una cancellata.

 

Bene, siamo sulla stessa linea.

Ma non dico per dire, parlo sul serio. Perché di Dylan e Groucho ho la serie completa, originale dal 1986.

Son felice. Peccato che la qualità degli albi sia decisamente calata e negli ultimi tempi abbia toccato livelli davvero infimi.

 

è una questione di metodo e di filosofia la mia.

 

Ci mancherebbe.

Ho approfittato di questo thread perché la questione mi interessa, ma non sono certo qui a fare l'uomo sandwich con i cartelloni (non ne hanno certo bisogno).

Assolutamente. Anche a me piace confrontarmi su questo. Anche perché, di uomini sandwich è piena la rete e spesso gli utenti di quel sito non accettano il confronto con chi la pensa diversamente a riguardo. Di questa discussione, le assicuro, sono felice. Ho anche imparato qualcosa di cui ignoravo l'esistenza.

 

Ma dire una cosa su un social network, ed anzi, su internet, equivale a lasciare una traccia indelebile di questo.

 

Sì, è vero. Ma non accade forse con tutte le azioni che compiamo durante l'arco della giornata?

Dire ciò che si pensa è sempre sano, anche quando si sa che è possibile che tra qualche anno la penseremo diversamente. Non sta parlando di "esporsi", vero?

Certo, solo gli sciocchi non cambiano idea. A me piace cambiare idea o mettermi nelle condizioni di farlo. Non sto parlando nemmeno di esporsi, ovviamente. Semplicemente di un contenitore che associa frasi a foto a persone ad indirizzi date di nascita ...

 

 

Questa discussione, ne son sicuro -data anche la mole di battiture- sul social network non avrebbe potuto avere luogo.

 

Mi spiace contraddirla ma si sviluppano discussioni di questa portata - e anche maggiore - anche sui profili di utenti che desiderano usare Facebook in maniera intelligente.

Certo, non su quelli di chi usa un sistema di comunicazione con 500 milioni di utenti per curare fattorie virtuali.

Son felice di sapere che ci siano utenti così e che quindi mi abbia contraddetto.

Io il mezzo social network non lo detesto in quanto tale, tant'è vero che di google+ sono tiepidamente entusiasta. Il motivo è proprio la pulizia di quel portale, la possibilità di battiture infinite e la possibilità di selezionare i contatti in maniera veloce, semplice e chiara. E mi auguro fermamente che rimanga così, anche se, non le nascondo, il web 2.0 mi mette a disagio.

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