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graf

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  1. graf

    Tablatura

    Rinnovo la domanda che altrove non è stata presa in considerazione: - c'è qualcuno che conosce un testo (anteriore al 1985 e magari anche straniero) in cui compare la parola "tablatura"? In alternativa: - c'è qualcuno che conosce un testo scritto in normale notazione su pentagramma e contemporaneamente riporta l'esagramma per chitarra (sempre anteriore a quella data) ? Se si, quali sono, da quale autore e da quale editore sono statistampati? Grazie
  2. Benissimo! Vado ad annotare i ... sacri testi. Fa piacere vedere che qualcuno tra i più giovani si interessi di simili curiosità. In fondo, "la storia siamo noi" ( G.Minoli).
  3. Bella donna, Cristiano, e un pochino impacciati Sergio ed Eduardo. Sono un cultore di immagini "antiche" e (anche se dire straordinaria è forse troppo) e a occhio e croce, questa è relativamente recente (si fa per dire) perché sembra risalire agli anni '60 ( mi piacecerebbe avere una conferma o una smentita, in merito). Sono giusti, poi, i cognomi di Adolfina, che io sapevo essere "Raitzin de Tavèra"? Certo,non è un approfondimento importante, ma una volta che ci siamo.... E come mai "Monina"? E' un soprannome, credo, o che? Eh, dirà Lei, non se ne vuol perdere una! Sono purtroppo un curiosone e La ringrazio anticipatamente.
  4. graf

    Tablatura

    Si perdono una intera sillaba (consonante+vocale). D'accordissimo con il consiglio, ma tutti pensano che "tablatura" è più fico, quindi... Ricambio la simpatia.
  5. Non vorrei apparire saccente né contestare Marcello, invece, ma il suffisso di -latura, che lui afferma essere tale, non esiste; altrimenti da fregare avremmo freglatura, da mungere (irreg.) munglatura, da spazzare spazzlatura e così via. Spero che non me ne voglia. L'esempio di Kuymbaba non mi convince in quanto l'accordatura aperta (così si chiamano oggi) non è strettamente necessaria. La scrittura è traspositiva e traspone uno strumento di già traspositore; cionondimeno è chiarificatrice, anche se Domeniconi mi dice sempre che odia quel pezzo (cosa che non credo). Altrove, come ho scritto a Giorgio, ho aperto un'altra discussione più o meno involuta. Il titolo è Tablatura ma, non comparendo tra i recenti messaggi, ha avuto una sola risposta.Ho fatto colà alcune recenti puntualizzazioni, ma forse era meglio proseguire qui. Spero che il lavoro di Giorgio abbia successo e ben venga la sua lucida presa in considerazione degli interessi editoriali (al giorno d'oggi bisogna fare le corna) e, per ultimo, gli chiedo: che differenza c'è tra un'accordatura aperta e una scordatura? Da solo non ci arruvo.
  6. graf

    Tablatura

    Al contrario, è la parola inglese che deriva dal latino tabula, ove tale lemma assume significato traslato. La lingua degli indigeni anglofoni (per loro fortuna senza assimilarne la complessità sintattica) ebbe a evolversi facendo proprie le moltissime parole introdotte dagli amministratori romani al seguito di Giulio Cesare e Adriano; talché l'inglese, lingua non neolatina, ha conservato per lo più etimo e deverbalizzazioni risalenti al periodo imperiale. L'evoluzione in area neolatina ha generato in seguito parole come tabulatura o tabolatura, ma nel Cinquecento i neolatini vihuelisti parlano di cifras, e la parola che interessa non viene esplicitamente nominata dopo dal secentesco Montesardo. Gaspar Sanz, nello stesso Secolo, sfornò un primo trattatello nel quale fece disegnare addirittura la posizione delle dita sulla tastiera; penso che cos' racimolò almeno qualche soldino. Senza che nessuno se ne scandalizzasse ed escludendo la classicità ottocentesca, continuarono a fiorire labirinti, alfabeti, tavolature lineari fino alla moderna ripresa. Fu allora che pullularono i manualetti, semplicemente soprannominati "chitarra a numeretti" o "metodini", che venivano pubblicati sotto falso nome per la vergogna. Sempre grande assente era la parola intavolatura, poi ricomparsa come tavolatura e poi ancora tabolatura, rinominata ancora con la versione contratta di tablatura e poi abbreviata in tab, quasi fosse una malattia del midollo spinale. In epoca moderna (a partire dagli anni '50) la parola fu assente sino all'uscita delle prime pubblicazioni italiane che l'impiegarono (1985, per l'appunto) e che, tradotte o diffuse in ogni dove, lhanno generalizzato la casereccia traduzione. Il mio interesse per la ricerca di testi musicali continua al fine di trovare riscontro certo ad una certa mia osservazione. Ringraziamenti.
  7. Il mio era solo un interesse storico. Ho rinnovato la richiesta iniziando un'altra discussione. Ti ringrazio, Giorgio, per aver preso in considerazione la domanda.
  8. graf

    Compositori 2014

    Ho capito quello che dici: alcune lettere, più lunghe, sono infatti senza il riquadro colorato ed in genere erano spedite da via dei Bardi. A me però il colore è sembrato sempre azzurrino (o grigio-perla, se vuoi) e non bianco, il che non è di nessuna importanza, Sono anch'esse scritte con la medesima stilo: inchiostro bleu su fogli volanti del colore della busta. La missiva più corposa che mi concerne è del 24 luglio 1964 ( una pagina fronte e retro più le quattro numerate contenenti la prefazione al "Profilo"); l'affrancatura è costituita da un Espresso "cavalli etruschi" da lit.75 più un francobollo "Italia turrita" da lit.50. I famosi biglietti-lettera americani portavano un bollo direttamente stampato con l'effigie di John Kennedy; la posta aerea per l'Italia costava undici cent. I biglietti pesanti, in busta, arrvavano a venti. La corrispondenza con Gangi, professionale, più corposa e meno intima (ma simpaticamente complice), essendo iniziata dal 1954, non poteva ovviamente avere queste stesse caratteristiche "postali". La veste dell'invio appare però pressappoco eguale. Ho riesumato, come ti dissi, il "Ricordo di Castelnuovo-Tedesco" da Chitarra e Musica ( scrissero nell'ordine Ciurlo, Carfagna, Gilardino, Tonazzi e Parkening [sembra una formazione di basket]). Penso che l'uso insostituibile della posta elettronica toglierà molto sapore a molte osservazione e questo tipo di documenti sarà ambìto perché considerato tale da essere riesumato come appartenente alla preistoria. D'altra parte, nessuno -a cominciare proprio da noi- è disposto a tirar fuori la vecchia Olivetti Lettera 32 o, come nel tuo caso, un' arcigna Triumph (citazione).
  9. graf

    Compositori 2014

    Come dralig sa, sono in possesso di parecchia corrispondenza spedita da M.Castelnuovo Tedesco a Gangi-Carfagna. Essa copre il periodo che va dal 1954 al1968 (alcune lettere appaiono "scottanti" ma spero di pubblicarle con i dovuti permessi). Tutta la sua corrispondenza è stilata su biglietti-lettera ripiegabili di posta aerea; sono sempre azzurri contornati in rosso e blu.. Penso quindi il contrario, e cioè che il "talvolta" debba essere riferito alla "normalissima carta bianca e leggera", mai da me riscontrata ma del cui impiegoi non posso dubitare. La cosa che mi sono sempre domandato invece è come mai, sia da Beverly Hills che da Firenze, Castelnuovo scrivesse sempre sui ripiegabili azzurri e devo concludere che se li portasse dietro anche durante gli spostamenti transoceanici, vista la presentazione da noi desueta. Con normali biglietti bianchi e illustrati di piccolo formato era solito invece inviarmi gli auguri per Natale, Pasqua o ricorrenze personali.
  10. graf

    Compositori 2014

    Perché, a scoppio ritardato, Alfredo Franco si è affidato ad un avvocato difensore? Non credo proprio ne abbia avuto bisogno. L'apodittica difesa inoltre non adduce motivi pertinenti, lamentando io la scelta della parola, il cui impiego (lato e pregnante) risulta malignamente subliminale : e questa si che è veramente un' amarissima realtà!
  11. graf

    Compositori 2014

    E' indubbio che una posizione salomonica come questa resti sempre la più saggia . Nell' animata discussione intercorsa è stato possibile riscontrare episodi di intolleranza, contraddizione, pindarismo e soprattuto di personalismo. Questi sono graditi quando si attagliano all' episodicità probante, ma diventano poco interessanti quando (magari involontariamente) includono affermazioni trancianti o apodittiche. Ho riscontrato che si è perduto per strada sia il tema proposto che il suo sviluppo secondario ( dialogo della scrittura) già dibattuto tempo fa. Non occorre avventuraisi in contenuti apologetici che contengono come prova della verità il proprio pensiero (e mai l'altrui). Ritengo invece lecito esprimere il proprio parere, o addirittura il proprio costume perché di costume si tratta, senza doversi preoccupare di eventuali contestazioni che, insorgendo, fanno capire il desiderio di originare zuffe ideoloiche. Ciò mi ricorda quei tizi che, ascoltando musica sono soliti, prima di esprimere un giudizio, informarsi di che cosa si tratta e quale ne sia l'autore e l'esecutore. Mario Castelnuovo Tedesco intratteneva la sua corrispondenza su carta azzurra e, fino alla fine, si è rifiutato di usare la penna biro, se non per appuntare qualche nota; Victor Hugo scriveva soltanto su fogli di color rosa; Stravinski evidenziava le parti usando i colori rosso e verde. Non credo si possa loro obiettare qualcosa. Scrivere 'a mano' non significa candidarsi al nastro d'argento ma nello stesso tempo possiamo creare sublimità o boiate avvalendoci del compiuter. Ad abundantiam, lo stupefacente aggeggio (che anch' io trovo indispensabile) diviene pressoché inutilizzabile per gli autori della musica contemoranea e d'avanguardia, rappresentata da segni, tratti e simboli personali inventati al momento dal compositore stesso. Dal mio punto di vista, sarebbe d'uopo ricondurre questa discussione sul binario giusto, anche se come si è svolta mi ha interessato e - lo dico a costo di crearmi qualche ulteriore avversario- mi ha decisamente coinvolto più delle varie concioni che, con il pretesto di fare informazione- sono in gran parte unificabili sotto l'unico titolo di "guardate quanto sono bravo io" (o il mio amico, naturalmente). Sperando che qualcuno ci creda veramente.
  12. graf

    Compositori 2014

    Se non è pesante usare parole come "analfabeta", allora cosa è "pesante"? A.Franco mi è sempre sembrata persona competente e ragionevole ma, diciamolo pure, stavolta ha preso una cantonata, sia pure semantica. Nell'ultimo suo messaggio mi fa dire cose che non ho mai sostenuto, fatto più che sorvolabile se finalizzato al volersi togliere dall'imbarazzo.
  13. graf

    Compositori 2014

    Un pochino pesante come risposta. PotreI obiettare che c'è in giro un sacco di gente che invece è completamente alfabetizzata ma perde il suo tempo a scrivere musica, ma non lo faccio.
  14. Pur leggendo tutto nel desiderio di capire aggiornandomi, vorre esternare un mio rovello: - chi diavolo ha inventato la parola "tablatura"? "Tab", poi... Non è parola antica, non è parola della lingua italiana, non è un neologismo (al massimo è una storpiatura) ma lemma che vuole noblitare la vecchia "chitarra a numeretti". Pregherei qualcuno (e per primo Giorgio tra i competenti) di fornirmi l'indicazione di un testo che usi questa parola, ormai di uso comune, anteriormente al 1985. La curiosità è femmina, ma non troppo.
  15. graf

    Compositori 2014

    La mia purtroppo lunga esperienza, mi fa concordare in tutto questo con D. Scaminante e apprezzare di molto quanto dice Marcello Rivelli. Sono convinto inoltre che il diploma di composizione non crea il compositore, così come la laurea in giurispredenza non crea l'avvocato e quella in lettere non crea il letterato. D'accordo, c'è troppo pianoforte nei loro corsi, ma i Conservatori non sono "la Musica" (come si profilano oggi, poi...) e, anzi, divenuti caotiche pietose istituzioni , privilegiano occasioni di scambio e autonomie "amministrative" ( leggasi "studentii dateci i soldi ché ci pensiamo noi a come spenderli" ), Stranamente, tutti i compositori che conosco, da quelli che hanno avuto il premio Oscar ai giovani emergenti, gente che unisce il sapere al talento (il grande assente mai contemplato da questa discussione ), scrivono ancora usando rigorosamente matite e gomma per cancellare su carta robusta, trasferendo poi gli elaborati ad un buon operatore ché li ricopi in Sibelius, Finale o quant'altro. Se si è in grado di fare da soli, bypassando quella "manovalanza" qualificata, tanto meglio, ma scervellarvicisi sopra non mi sembra congruo. Questo è il mio sincero pensiero e, se contrasta con pareri difformi, nulla di male vorrei vi fosse ravvisato. "Homo artifex est fortunae suae"!.
  16. graf

    Compositori 2014

    Pur avendo due o tre annetti in più, io ho sempre apprezzato la tecnica come elemento fondante dell'umano progredire, e la tecnologia - etimologicamente - dovrebbe essere il "discorso ( o la conoscenza)" di essa e del suo impiego. Oggi purtroppo la si intende invece come qualciosa che prevarica le umane vicende, ciò che non voglio piegarmi ad accettare. Non dimenticando che la sua natura è di umana creazione, penso sia meglio secernere il grano dal loglio e quindi accetto quel "troppa" come significativo. Per quanto riguarda il ritorno ai bei tempi, beh, quello è un'altra cosa: chi dice che l'età che si ha sia quella che ci si sente, mente per la gola, anche perché nella maggior parte dei casi l'asserto viene da persone mature ma aitanti e con trascurabike coscienza del passato. Salutoni.
  17. graf

    Compositori 2014

    Noi, speriamo che ce la caviamo. Ricambio i saluti.
  18. graf

    Compositori 2014

    "Nuova via compositiva tramite la tecnologia del computer che avanza inesorabilmente": Quindi il futuro compositore sarà un 'tecnico' e la musica stessa, una volta prodotta dalla tecnologia del compiuter, altro sarà se non creazione tecnologica, avulsa dal contesto in cui si richiede una personale proposizione creativa. Di conseguenza la figura del "creatore di musica", essendo divenuta obsoleta, sparirà in quanto non solo insufficiente ma anche non necessaria. E tutto questo "inesorabilmente". Bella prospettiva! E l'interprete, che ne sarà di lui? Potrà ancora farsi un (tecnologico) frullato di banane articolando il terzo e quarto dito?
  19. Il sondaggio sarebbe persino divertente, se non si temesse che il suo svolgersi potrebbe dare adito a qualche risposta, per così dire, "non sincera"( magari anche inconsciamente ). Essendo io fuori dalla "mischia" posso affermare che le circostanze ( sottolineo a parer mio) influenzano lo stato di emotività di chi dà spettacolo o fa musica che dir si voglia. Il più grande "spavento", ad esempio, io me lo presi al teatro "Lauro Rossi" di Macerata dove (allora) era pressoché impossibile farsi udire con la chitarra classica, sul boccascena di un palcoscenico pencolante e in un buio da rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale. A poco tempo di distanza, il contrario: fu invece uno spasso suonare - malgrado l'essere incartati in un frack e il terrificante "cartellone" di prim'ordine - al "Munch Museet" di Oslo, perché lì era accaduto poco prima uno degli episodi più buffi (ed incredibili) della mia carriera; facendo venir meno la sacralità dell'evento e, qualsiasi cosa fosse accaduta, si sentiva che gli ascoltatori (paganti) sarebbero stati ampiamente gratificati. Ogni evento ha una storia a sé, insomma, e costituuisce una parcellizazione della medesima attività. Penso poi che chi dovrebbe rispondere a tutte le domande dovrebbe impiegare un sacco di tempo e dunque suggerirei una formulazione più stringata del tutto. Infine: perché "di mercato"? Quale prodotto dovrebbe aiutare a proporsi, una volta visti i risultati? Simpaticamente C.
  20. Non bisogna fare confusione: i testi di Bizzi non hanno a che vedere direttamente con la chitarra, Iervolino, ma con la Musica, la sua analisi e la costruzione; ben lo sa Marcello. Costituiscono un bagaglio basilare e supplementare nello stesso tempo, in quanto l'assunto principale non è "quale" sia una forma compositiva ma "come" essa sia possibile. Seguii persnalmente il lavoro di Giancarlo che caldeggiai alla Bèrben; uscì con una bellissima copertina a colori che rappresentava una fuga al compiuter (eravamo nel 1990) e fu adottato da insigni (ma veramente tali) docenti di composizione. Bizzi era un grande amico, professore a "Santa Cecilia", penalizzato da enormi difficoltà visive, ma persona di un'amabile piacevolezza e con grande amore per il mondo dei suoni. La sua "macchina", basilare nel testo, era stata per la prima volta pubblicata e spiegata a Parigi nel libro " Le miroir invisible des sons", qui ricordato da Marcello in versione italiana. "Il canone e la fuga" ne sono la degna emanazione.
  21. Cedo le armi...! Per una resa onorevole consigio caldamente (ma un pò a tutti): Giancarlo Bizzi, Il canone e la fuga (Edizioni Bèrben, Ancona)
  22. Scrivo questo per dare un pò di respiro al povero Iervolino e segnare una pausa nel torrente dei suoi ringraziamenti. So di non essergli simpatico, ma a lui vorrei far notare che nel suo scritto (!) taluno più allitterato che me potrebbe notare qualche contraddizione e talaltro risentirsi per essere oggetto di apprezzamento bifido o manierato. La tranquillità e la libertà di esprimersi in questo forum è la ragione stessa del suo essere, per cui ci si aspetta una minore escursione dei resoconti inerenti nomi e personaggi profondamente sceverati (ad esempio per ben venti minuti). Chi ha analizzato e preso atto di un certo chitarrismo ( che in parte ha definito "chitarrume") sa bene - per retroterra culturale oltre che musicale, - a cosa alludo. E così più di un utente. Frenare Iervolino è poco probabikle, se non impossibile. Né mi augurd egli cessi (nel senso di voglia smettere) di comunicarci le sue emozioni; e questo in tutta sincerità. Leo Brower stesso, ineffabile (?) nella figura di uno che "concede" un colloquio a mo' di Pontefice o di Capo di Stato ( per di più propiziato da Tommaso nipote ) proprio non ce lo vedo. Al contrario del suo ospite (?) di Latina, tal Roberto Fabbri, che ognuno è indotto a pensarre non dorma la notte per rielaborare mentalmente la serie di Fibonacci e ( perché no?) i segreti della musica aurea..... . Faccio finta di non sentire la parolaccia indirizzatami da Iervolino e, siccome in settimana lo incontrerò (pur non avendogli chiesto udienza) vado a studiarmi bene la costruzione dei canoni retrogradi paralleli ottemperanti il modus lascivus di Ockeghem. Noni sa mai...
  23. graf

    Laurea in chitarra

    Mi piace la saggezza di Marcello anche se, personakmente, sto facendo un pensierino se trasformare il mio "diploma di tromba in Fa (v.) in "laurea di tromba in Fa, ramo libera uscita"
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