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Angelo Gilardino

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  1. Essere Lei dev'essere molto difficile. Condoglianze. dralig
  2. Angelo Gilardino

    Nuovi temi

    Dipende dall'uso che se ne vuole fare. I temi per un tempo di sonata sono una cosa, quelli per una serie di variazioni un'altra cosa. Nel forgiarli, bisogna prendere in considerazione tutti gli aspetti relativi al loro impiego nel corso della composizione. Molto in generale, il tema deve avere un carattere ben definito, chiaro, netto, e un carattere altrettanto incisivo. La sua dimensione dipende dalla forma della composizione e dall'organico (un conto è un tema di una sinfonia per orchestra, un altro conto è un tema di una sonatina per chitarra). dralig
  3. Mentre comprendo l'asserzione in senso filosofico, mi riesce impossibile immaginare in termini fisico-acustici quale possa essere l'effetto delle meccaniche sui parametri del volume e del timbro. Le meccaniche sono a contatto con una parte della chitarra (la paletta) capace di vibrare:, ma l'energia che mette in vibrazione la paletta non è in alcun modo utile alla formazione del suono, è energia dispersa - tant'è vero che alcuni artefici hanno pensato di creare delle impedenze prima della paletta per evitare tale dispersione. Mi pare che, all'altezza delle meccaniche, qualunque partita energetica sia ormai persa. Vero è, invece, che meccaniche ben montate giovano alla precisione dell'intonazione. dralig
  4. I grandi della poesia piemontese insorgerebbero contro la tua definizione di poesia dialettale. Il piemontese letterario era ed è una lingua, come il catalano. I vari Costa e Olivero non hanno niente da invidiare al Carducci e a Ungaretti. dralig
  5. Mi accorgo che non ho risposto prima. La poesia di Trakl in questione s'intitolava appunto "Kindheit", cioè "Infanzia". Un tema sul quale sono ritornato nella recentissima Sonatina-Lied n. 5 per oboe e chitarra, il cui ultimo tempo ha in epigrafe una strofetta tratta da una poesia di.... "O monachino scintillanti e belle che il camin nero inghiotte, volate forse a riveder le stelle? Buona notte, faville, buona notte!" Forse è nei libri di scuola ancora oggi, com'era negli anni Quaranta, quando io la imparai... dralig
  6. Quando la composizione si riferisce al "mondo" di un autore nel suo insieme, non vi è citazione, ma il titolo è pensato in modo da non lasciare dubbi sulla specificità della poetica in questione. Per esempio "La fleur sur l'eau" è evidentemente un omaggio alla pittura dell'ultimo Monet, quello delle ninfee, anche se non si riferisce a un dipinto in particolare. Quando invece la composizione si riferisce non soltanto a un autore, ma in particolare a un'opera, allora il titolo è specifico e talvolta vi è anche una citazione in epigrafe - nel caso di poesie, s'intende, e a volte quella citazione adombra un aneddoto autobiografico. Per esempio, quando da ragazzo (avrò avuto quindici anni) lessi "Amleto", mi indignai contro Shakespeare perché insomma con la morte di Ofelia se l'era sbrigata un po' alla svelta. Secondo me, la morte della fanciulla avrebbe meritato maggior attenzione. Presi carta e penna e scrissi una lunga poesia sulla povera Ofelia, per risarcirla della disattenzione di W.S., poi inforcai la bicicletta e andai a casa di un noto letterato vercellese per fargli leggere il capolavoro. Mi ricevette un po' annoiato, tenne fra le sue grasse dita sdegnose il foglio contenente il capolavoro, poi si alzò, frugò in uno scaffale e ne trasse un volumetto. "Tu sai il francese, vero?", mi domandò, aprendolo. "Ebbene, leggi, quando il poeta scrisse questa lirica aveva più o meno la tua età". Più tardi seppi che mi aveva ingannato, Rimbaud (era la prima volta che leggevo una sua poesia) aveva un paio d'anni più di me, quando scrisse "Ophélie", ma la botta comunque fu micidiale. In quei pochi minuti, capii che cos'era la poesia, e capii che non ero nato poeta. Me ne uscii mogio mogio dalla casa del prof. Bo (oggi molto vecchio) e da allora non pensai mai più di fare il poeta o il letterato. Come compositore, però, volli rivivere l'emozione della mia prima lettura di Rimbaud con lo studio intitolato "Ophélie". dralig
  7. Grazie per il tuo interesse, Vladimir. Era una composizione che continuavo a correggere, fino a che ne perdetti il controllo e la buttai via, nonostante avessi già firmato il contratto con l'editore. Da buon piemontese, saprai benissimo che noi siamo un po' presi in mezzo tra la cultura francese e quella tedesca. Quel pezzo era troppo...viennese. Vuoi imparare "Estrellas"? Accidenti, ma è troppo facile per te. Perché non impari - che so - la Sonata Mediterranea? Ciao. Non mangiare troppo, in questi giorni. dralig dralig
  8. I sarti confezionano gli abiti per i clienti, non per se stessi, e gli abiti stanno bene solo a chi li sa indossare. A ciascuno il suo mestiere. Prova a immaginare una composizione di Tampalini suonata da me... dralig
  9. Così parlò Alfrethustra. dralig
  10. Fabio, così non riceverà mai commissioni di musica sacra. dralig
  11. Ci mancava pure che lo trovassi, pronto da copiare. E' il tipico sogno di una persona pigra. I trii te li devi scrivere. E i tuoi sogni, ambientali in pasticceria, per favore. Non c'è niente di più sentimentale di un dentista che sogna di cavare denti. dralig
  12. In questo le devo dare ragione ma sono felice di informarla che dall'ultima volta che mi ha visto ho perso 12 kg e continuo su questa strada. Mi sto preparando per correre a scrivere se mi si presenta il motivo... Notizia luttuosa, ancorché annunziata lietamente. Il motivo che lL' ha indotta a cedere peso è certamente abietto, e La condurrà a tutt'altra occupazione che lo scrivere musica. dralig
  13. Il mestiere di compositore è bellissimo proprio perché, in genere, non si riesce a scrivere nulla di decente, malgrado i tentativi regolari. Eccezionalmente, a furia di dare di testa nelle pareti di casa, qualche volta si imbrocca - per puro caso - l'idea giusta, e allora si va avanti e viene fuori il pezzo. Si sa da dove si comincia, e per quale strada ci si avvia, ma non si sa se e dove si arriverà. Il compositore assomiglia a quel tizio che uscì di casa perché gli serviva un bottone e tornò con sei bottoni, attaccati a un cappotto, o a quell'altro che voleva farsi un brandy al bar dell'angolo e tornò a casa con un san Bernardo. E' - per dirla con i miei allievi - un mestiere del cavolo. A me piace moltissimo scrivere le composizioni altrui : c'è un signore negli USA, ricco e potente, che ha il vizio di comporre, ma non ci riesce: incomincia e poi si blocca. Allora mi scrive, arenato alla terza battuta, e mi chiede di tirarlo fuori da lì. Questo è il genere di composizioni che preferisco. Uno si sente sicuro di sè, e, deresponsabilizzato, scrive, scrive, e quell'altro firma, firma... Vuole un tango? Guardi, in una mattinata, gliene posso scrivere sei. Di quelli da festival chitarristico, sa? Vuole un pezzo per chitarra? Allora: incominci con mi, sesta a vuoto - funziona sempre, come gli Assiri e i Babilonesi nelle interrogazioni di storia antica: in qualche modo c'entrano sempre. Provi dapprima con le buone - il tremolo per esempio è formidabile. Se non ottiene risultati soddisfacenti, passi alle maniere forti: pacche sulla tavola armonica e sul ponticello, senza remissione, vedrà che il pezzo esce con la bandiera bianca alzata. Comunque, se non riesce ad andare avanti, mi faccia sapere. Se devo partire da fermo,per scrivere musica mia, ho dei problemi, ma se parto lanciato dalla terza battuta per scrivere musica altrui, sono un jet. dralig
  14. Non scherzi con le idee, Akaros, gliene potrebbe venire una all'improvviso, e come farebbe a correre a scriverla, con il Suo peso? dralig
  15. E' ovvio: perché - nonostante tutte le schiaccianti evidenze contrarie - il mal consigliato si ostina a credere che la percentuale di cretini presenti nel genere umano non superi il 96,7 per cento, e perché il rimanente 3,3%, sia dell'umanità presente che di quella futura, gli sembra meritevole del viatico dell'arte. E lui del riconoscimento di tale minoranza. dralig
  16. Facciamo quattro, dai, siamo sotto Natale! Allora: sol-sol-sol-mi (tre bemolli in chiave). Sono partito bene, eh? Adesso, per dirla con king, corro a scrivere l'idea. dralig
  17. Benché la storia sia ricca di casi di artisti di genio la cui opera è stata riconosciuta solo dopo la loro morte, mi sembrerebbe saggio evitare di farne una regola, un principio. Ci sono anche casi di riconoscimenti abbastanza immediati: Picasso, Stravinskij, per esempio. Per non parlare di Wagner... Non ci sono regole assolute, ma situazioni, una diversa dall'altra. Comunque, se Lei vuole a tutti i costi regalarmi un'isola, uno yacht per raggiungerla e una dozzina di schiavi e schiave per servirmi - da quando mi alzo a quando vado a dormire - io sono incline a permetterglielo, e magari anche a ringraziarLa, senza sospettare che Lei sospetti che io non sono un grande compositore. E il fatto che Lei si sia finora astenuto dal farmi omaggio di questi beni, non riesco a considerarlo una prova del mio genio: Le va se facciamo uno strappo alle regole della storia? dralig
  18. Poche persone? Rispetto al numero di abitanti del pianeta, pochissime. Più restringiamo la categoria degli ascoltatori (occidentali, di cultura medio-alta, con abitudine all'ascolto della musica "colta", con istruzione musicale di base, con istruzione musicale specifica, etc etc), la percentuale di apprezzamento sale. Direi che il mio pubblico di ascoltatori interessati e favorevoli non supera le 50mila persone al mondo, compresi gli esecutori ed esclusi i parenti. Ho la mia parte di giudici avversi e di detrattori personali: ad esempio il critico musicale del quotidiano della tua città e il mio gatto, che disdegna la mia opera in blocco. dralig
  19. Sembrerebbe, più che l'effetto di un'idea musicale, quello di un potente lassativo. dralig
  20. Lei scrive in prosa, no? Comporre è un lavoro analogo al Suo. C'è un progetto, si buttano giù gli schizzi, si incomincia con il delineare le coordinate, poi si procede per cerchi concentrici, dal generale si passa al dettaglio, e si corregge, si corregge, si corregge di continuo, fino a che il lavoro è finito. Finito vuol dire che si è giunti al massimo livello possibile di elaborazione dei dettagli. Bisogna conoscere a fondo la lingua, il vocabolario, la grammatica, la sintassi, forgiarsi uno stile, cioè una selezione di gesti proprii, autentici, espressivi e potenti. dralig
  21. Mentre si lavora, una fatica boia. Quando si finisce, un senso di sollievo. Magari, se la composizione è venuta bene, un moderato compiacimento. Normalmente, si parte da un progetto che prevede lo strumento o l'organico per il quale si vuole scrivere, e si definisce in linea di massima la struttura del pezzo: una sonata, un concerto, un quartetto...Queste sono le coordinate essenziali per incominciare il lavoro con qualche speranza. A seconda del tipo di brano che si vuole scrivere, e della sua forma, ci si procura il materiale: la serie, il tema, il soggetto...Da lì, si inizia la costruzione, e ogni compositore segue un metodo proprio. Comunque, si tratta di costruire. Le idee sono quasi sempre cellulari, piccole: un motivo, una successione di accordi, un ritmo...Ci sono le idee che sorgono per iniziare un brano e quelle che vengono in mente per continuarlo. Non tutte le idee sono buone, spesso non lo sono, e se sembrano molto buone sarà bene non prenderle in considerazione, perché tre ore dopo averle scritte si scopre che non erano affatto idee proprie, ma idee altrui rimaste appiccicate alla memoria. Per comporre, ci si serve di idee e di tecniche. Come gli esecutori, anche i compositori possono avere una tecnica eccellente, buona, mediocre, scadente, o nessuna tecnica. Insomma un lavoraccio. dralig
  22. Non lo so. Se ben ricordo, la Sonata è nel repertorio di Sante Tursi, concertista di Bari che lavora molto all'estero. Credo che il chitarrista più vicino a Bracali sia Mark Delpriora, di New York, che ha eseguito tutto quello che il compositore ha scritto. dralig
  23. E' mancato a New York il compositore italo-americano Gian Paolo Bracali. Nato a Roma nel 1941, risiedeva da molti anni degli USA, dove svolgeva attività di direttore d'orchestra, con predilezione per l'opera. Musicista eccellente, ha scritto un concerto per chitarra e orchestra, un quintetto per chitarra e archi e, per chitarra sola, una sonata e un brano di vasto respirom intitolato "Viajes", pubblicato da Suvini Zerboni. dralig
  24. E' una soluzione che molti adoperano con risultati eccellenti. Per quello che ho direttamente testato sullo strumento preferisco p-a-m-i (esclusivamente per la tecnica del tremolo) per ragioni anatomiche. La chiusura della mano parte sempre, naturalmente, dal mignolo verso l'indice - mai il contrario - e questo aiuta moltissimo in due casi: 1) Movimento elementare Si raggiunge naturalezza e risultato in tempi relativamente brevi 2) Omogeneità nelle note ribattute La diteggiatura a-m-i divide il carico su tre dita della mano invece che su due o, meglio, su tutto il metacarpo della mano destra invece che solo sull'articolazione i-m In generale preferisco m-i (o a-m) per passaggi non appoggiati composti da piccole scale cromatiche o diatoniche (4/8 note su corde non rivestite), ribattuti molto stretti e note puntate. Avrai notato come ciascun esecutore disponga di successioni e combinazioni di dita pronte, senza bisogno di esercizio, di altre che, per essere attive, necessitano di addestramento, e di altre ancora che, nonostante tutti gli esercizi, non saranno mai disponibili. Ciò non dipende da fattori anatomici e fisiologici - altrimenti le preferenze e le resistenze e gli impacci sarebbero uguali per tutti -, ma da fattori neurologici, del tutto imponderabili. Io non sono mai riuscito a rasgueare bene con e-a-m-i, ma non ho mai avuto bisogno di studiare il rasgueado i-m-a-e, una cosa da bestia rara. Ogni dieci esecutori che tremolano bene p-a--m-i, ce n'è uno che preferisce p-i-m-a, ne ho visti alcuni che preferivano p-m-i-a, ma in linea di massima p-i-m-i è accessibile a tutti. A quale grado di rapidità, non si può definire se non individualmente. Conviene provare: la diteggiatura che non abbisogna di studio è quella giusta. dralig
  25. Ho chiesto quest'informazione perché ho adottato questo metodo anch'io, poiché uno dei "vizi" più diffusi è il tremolo "galoppante", tremolo dove a-m-i anziché completare la quartina diventano una terzina, oppure l'articolazione a-m si perde un po' con una conseguente accellerazione del tremolo in quel punto. Ho affrontato questo problema proprio costruendo la quartina interamente su una stessa corda, di modo che fosse più semplice concentrarmi sulla regolare scansione ritmica. Un accorgimento che spesso uso per controllare se il tremolo su un dato brano "funziona" è quello di non suonare ad esempio nell'ultimo movimento della battuta il basso, ma suonare sono la nota al canto. Se il tremolo è giusto questa variazione non influisce sul canto. Perché non prova a fare il tremolo con la diteggiatura p-i-m-i? Non l'ha mica ordinato il dottore, di usare anche l'anulare, che in genere è meno disciplinato delle altre dita... Ci sono chitarristi che eseguono un arpeggio p-i-m-i su tre corde a velocità elevata e con controllo perfetto e poi, gli sciagurati, fanno un tremolo al galoppo per ostinarsi a usare l'anulare. Io avevo 17 anni quando vidi Segovia suonare RdlA con p-i-m-i in modo perfetto. Tra l'altro, con pimi si può espandere molto la dinamica. dralig
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