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Angelo Gilardino

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  1. Ovviamente. La conoscenza della musica è una conoscenza specifica, e nessuno che vi si sia addentrato sosterrebbe mai che è sostituibile con altre conoscenze, le quali, semmai, si possono utilmente aggiungere e integrare. Io non ho mai sostenuto che il musicista si possa manifestare "musicalmente" al di fuori della musica, anche se (e per questo qui conveniamo nel dialogo) è del tutto ovvio che debba saper quel che dice, ed è altamente auspicabile che sappia distinguere un Picasso da un Rembrandt. In altre parole, su questo punto non c'è e non ci può essere disaccordo. Il mio intervento non aveva lo scopo di negare lo specifico della conoscenza musicale, ma di far notare che essa può fondarsi benissimo su studi e pratiche diverse da quelle dello strumentismo, e questa è un'evidenza che, per quanto manifesta in modo lampante, sembra essere difficile da intendere e da accettare da parte di una tipologia di strumentisti. Chi sa scrivere a tavolino una fuga a cinque voci in tre ore non è sospettabile di scarsa conoscenza musicale da parte di chi suona uno strumento: sono conoscenze diverse, e non è ammissibile che, per mettere in sospetto la competenza di qualcuno in campo musicale, gli si imputi il fatto di non suonare: questo, ribadito in termini diversi, è il senso del mio intervento. Nient'altro che questo. Ovviamente, penso che sia una sciocchezza. Per insegnare l'arte dell'interpretazione musicale del repertorio di uno strumento, bisogna essere profondi, diretti, pratici conoscitori della tecnica e delle possibilità di quello strumento. Altrimenti, si insegna qualcosa di ipotetico. Un direttore d'orchestra è certamente in grado di sviscerare la forma di una Sonata di Ponce - e probabilmente riesce a farlo meglio della maggioranza dei docenti di chitarra -, ma non può trasferire i risultati di questa sua analisi sul terreno reale, perché ignora i segreti della tecnica, del suono, della scelta tra infinite soluzioni possibili. Quindi, è indispensabile che un maestro di chitarra sia un maestro di chitarra, non è ammissibile che non lo sia, e non è sufficiente che sia solo questo: deve sapere anche molte altre cose (la preparazione musicale generale dei chitarristi sta migliorando, ma è tuttora carente). Ciò detto, ci sono altri punti di specificare. Essere un maestro di chitarra (o di qualunque altro strumento) non implica necessariamente dedicarsi all'attività concertistica. Questa è una possibilità che si apre a persone dotate di una particolare forma di talento, che le abilita non solo a far musica in modo compiuto e brillante, ma anche a comunicare la musica agli ascoltatori "in carne e ossa", con tutto quello che di specifico l'atto della comunicazione comporta. Si può essere un ottimo strumentista, anche un virtuoso, ma non avere questo dono. Oppure, si può avere tutto, ma non la disposizione ad accettare il tipo di vita che l'attività concertistica impone. E qui la differenza tra il concertista e il didatta si fa divaricante. Il didatta non ha bisogno di memorizzare e di portare a livello di rifinitura tutto ciò che legge, che comprende, che sa analizzare e che è in grado di spiegare nei più minuti dettagli ai suoi allievi. Ha l'obbligo di sapere, su un determinato repertorio, tutto quello che c'è da sapere, e di sapere come si fa a suonarlo realmente, ma non ha l'obbligo di saperlo fare al livello richiesto al concertista che tale repertorio deve mantenere lustro, perfetto, memorizzato fino all'automatismo. In compenso, scegliendo di non lavorare all'estremo un certo numero di pezzi, ha la possibilità di leggerne e di comprenderne un numero molto maggiore: la cognizione del repertorio che ha chi ha scelto di fare il concertista - con l'enorme stress e la rilevante dispersione di tempo che la vita del virtuoso viaggiante impone - non può essere la stessa del maestro che, assiso nel suo studio, legge ogni giorno un pezzo nuovo, lo analizza, lo comprende, lo assimila mentalmente al punto da rappresentarselo perfettamente - suonandolo, è ovvio, in modo conforme - e il giorno appresso, invece di iniziare il duro lavoro di lima e di assimilazione digitale su quello stesso pezzo, ne legge un altro. A costui non fa difetto nulla per andare in aula e spiegare il brano, anche nei dettagli tecnici, ai suoi allievi, naturalmente esemplificando, dove, come e quando occorre, i vari punti: ma questo non lo abilita a presentarsi l'indomani in sala da concerto davanti a un pubblico: questo è un altro lavoro, un altro mestiere, un'altra vita. Non credo che sia giusto fare generalizzazioni. Così come esiste una specificità dell'attività concertistica, esiste anche una specificità di quella didattica. La storia dell'inadeguatezza all'insegnamento da parte dei grandi concertisti è solo una semplificazione: in realtà, il concertista può benissimo imparare a insegnare, solo che lo voglia. Conosciamo eccellenti concertisti che, dopo essersi affacciati alla carriera in modo brillantissimo (per parlare di italiani, Corrado Romano, violinista, o Paolo Spagnolo, pianista, entrambi giovanissimi vincitori del concorso di Ginevra) poi rinunciarono ai concerti e si dedicarono fecondamente all'insegnamento. Per non parlare di Galamian, il più grande didatta di violino del secolo scorso (maestro di Perlman, di Zukermann, di Laredo, della Chung e di tante altre star), che non suonava mai in pubblico... Infatti, io non mi sono mai sognato di stabilire gerarchie, e ho anzi negato fortissimamente che ne esistano. E' precisamente per sostenere tutto ciò che sono intervenuto, e che continuerò a farlo, se sarà necessario. dralig
  2. La buona pace delle grandi ombre il cui nome ho citato con riverenza non si turba con l'annuncio che esistevano, al loro tempo, molti compositori di mezza tacca il cui nome è stato giustamente sepolto nell'oblio, né a musicisti della loro forza sarebbero serviti mementi intesi a sottolineare l'importanza dei grandi interpreti e la loro motivatissima candidatura a essere ricordati nella posterità: tutto ciò è risaputo, accettato, condiviso da sempre e da chiunque abbia un minimo di conoscenza della storia. Quindi il problema non è quasi di nessuno: solo di chi, scrivendo, dimostra di supporre che il suonare sia di per sé dimostrazione di superiorità. E solo contro questa supponente supposizione io ho fatto osservare che la storia insegna altro: ho negato una superiorità, non ne ho affermate altre, diverse o contrarie. In tutto ciò si vede che il buon uso della parola, nell'essere pronunciata e nell'essere intesa per quello che significa, e non per altro, non è questione formale, ma di sostanza, e che anche il saper parlare e il saper intendere è importante. Chiunque viva e lavori lascia traccia di sé. Non può evitarlo. A decidere della profondità e del valore delle nostre tracce, non siamo noi, sono, saranno gli altri, non Tizio o Caio, ma la sintesi del giudizio di un grande numero di persone, attraverso varie generazioni: darsene pensiero mentre si sta lavorando è una futile distrazione. dralig
  3. Sono totalmente d'accordo. Chi non suona (e studia o ricerca o compone o, talvolta, solo parla), In un forum, non si può far altro che parlare (ossia, scrivere parole). Mi pare che nessuno dei 500 partecipanti abbia a disposizione altro mezzo che la parola, qui. E se ne può servire esattamente come chi suona si serve del proprio strumento: cioè con destrezza e proprietà, oppure in modo rozzo e volgare. Quanto a ciò che ognuno fa, oltre al partecipare a un forum - che è ovviamente attività marginale o un piccolo servizio reso alla propria comunità o un divertimento, o tutte queste cose insieme - non c'è proprio di che darsi pensiero: siamo tutti in piazza, esposti con le nostre opere, e non possiamo far altro che lasciar parlare quelle. Sono molto eloquenti. In mancanza della quale, a chi rivolge ad altri l'accusa di non suonare - quasi che si trattasse di un'omissione colpevole nei confronti di un sacro dovere - viene rimandato a una sana consultazione della storia della musica, dove apprenderà degli Schubert, dei Wagner e dei Berlioz che non suonavano, ma che, nondimeno, hanno lasciato traccia di sè in modo ben più incisivo di tanti virtuosi dei quali oggi non si ricorda nemmeno il nome. Rischia di sembrare. Bisognerà poi appurare che cosa rischia di essere. E a tal fine, lasciamo che ciascuno dei nostri lettori giudichi da sé le parole che legge. dralig
  4. e di suonare... ? Suonare è solo una delle tante attività musicali: chi suona non è, per investitura divina o riconosciuta gerarchia artistica, la somma incarnazione della musica, e non detiene, in linea di principio, alcun primato rispetto a chi compone, a chi ricerca, a chi studia. Se chi suona si sente in condizioni di guardare a chi non suona con atteggiamento di superiorità, supponendo di stare al vertice dei valori, non ha capito niente della musica, dell'arte e della vita. E imparerà a sue spese. dralig
  5. Se per "mondo della chitarra" s'intende quel sottobosco di pseudoconcertisti che tirano a campare propinando ai loro ascoltatori (paghi del "nome" di chi suona) un repertorio di una ventina di pezzi suonati per una vita; gli pseudomaestri che insegnano dopo che hanno definitivamente smesso di studiare e di imparare; i loro smarriti studenti; tutta la troupe che deambula da un "festival" all'altro; allora si, siamo allo sbando. Il "mondo della chitarra" però non è tutto qui. All'opera ci sono interpreti colti, che si dedicano a un repertorio di approfondimento e di ricerca, ottimi docenti, studenti dotati e ben guidati e - la cosa più importante - un repertorio in continua crescita: anche se l'altro "mondo della chitarra" non dà segni di accorgersene, e ammuffisce nella propria accidia. Forse, è il caso di svegliarsi e di rendersi conto che, allo sbando, ci finisce soltanto chi vuole. dralig
  6. Tratto dal balletto "Gayane", famoso per la "Danza delle spade" che - manco a dirsi - è il pezzo meno alto del balletto (scritto durante le prove per compiacere la prima ballerina che voleva cimentarsi in un solo di bravura). Il brano usato da Kubrik è stupendo. dralig
  7. Incasso il cartellino giallo. dralig
  8. Guardando sempre a est, forse Le conviene - senza espellere Rachmaninov dal Suo paradiso - guardare anche a Sergej Prokofiev, che non può mancarLe, accanto a Stravinskij e a Bartok. Cominciando dai suoi concerti per pianoforte, troverà tesori musicali immensi. E, accanto a Rachmaninov, potrà collocare compositori ugualmente ricchi di pathos, ma formalmente più alti e rifiniti, per esempio Aram Kachaturian, il cui Concerto per violino - a giudicare dalle preferenze che Lei manifesta - potrebbe davvero - come si dice scherzosamente dalle mie parti - "farLe del male". dralig
  9. Le due composizioni sono così diverse che un paragone può basarsi soltanto sul gusto personale, il "mi piace di più". Bisogna però riconoscere, o Alfredo, che l'op. 30, dal punto di vista formale, è un gran bel lavoro, che unifica - in un solo brano - la variazione motivico-ornamentale (in cui Sor è maestro da prendere a modello) e la forma-sonata, che regge strutturalmente la seconda parte della composizione (ragion per cui, a voler essere rigorosi, dovremmo includere anche questo lavoro tra le Sonate di Sor, insieme alle op. 14, 15, 22 e 25. Per questo pregio svettante nell'opera di Sor, anch'io inclino a riconoscere nell'op. 30 un capolavoro. dralig
  10. L'edizione Chiesa è basata su un'edizione Simrock, che risulta armonicamente più debole rispetto all'edizione Meissonier. Credo che quest'ultima sia la migliore, anche nell'introduzione, inutilmente appesantita nella versione scelta da Ruggero Chiesa. dralig
  11. Chi non ha ricevuto l'invito dovrà destreggiarsi un po' tra i pop up per iscriversi via browser, ma ho la sensazione che ne valga la pena. dralig
  12. Matanya Ophee ha pubblicato ieri nel suo blog il seguente annuncio: At the conclusion of our meeting in Lake Konstanz last month, it was decided to establish a mailing list so as to facilitate communications between interested parties. The main reason for the need for communication, was the general consensus that the effort should not terminate with the Lake Konstanz meeting, but that we should strive to organize a truly International Guitar Summit in a central location, drawing on a larger number of participants who share our interest in the history of the guitar. Since I have had some experience in establishing mailing lists, I volunteered to do the leg work involved. However, it should be noted that I am neither the owner nor the moderator of the list. This task falls to the original organizers, Gerhard Penn and Andreas Stevens. The list is now operational and can be reached at http://lists.topica.com/lists/guitar-summit/. I sent out some 200 invitations to people I know to join the list and as of now, some 4 hours later, 27 have signed in. If you have not received an invitation and wish to join, please be aware that you will need to fully identify yourself. No Anonymous, no screen names. This is a gathering of colleagues who are interesting in sharing knowledge. It will not be allowed to turn into yet another brawl space. ------- Inutile tradurlo, perché l'accesso alla mailing list che Matanya annuncia presuppone la conoscenza della lingua inglese. E' un'iniziativa per studiosi di storia della chitarra che, dall'avvio, mi sembra molto seria e promettente. Il fatto che chiunque si iscriva debba presentarsi con il proprio nome e cognome è di per sé garanzia di serietà. Non mi sono fatto aspettare e ho subito accolto l'invito. Ma anche chi non è invitato può accedere via browser e iscriversi. dralig
  13. Perché non accontentarsi di studiare il repertorio originale per chitarra e pianoforte? Dall'Ottocento a Castelnuovo-Tedesco e Haug, offre pagine dignitose, scritte apposta per il duo. Meglio esercitarsi a fondo su una Sonatina di Diabelli piuttosto che accostare pagine lontane dalle possibilità e dalle caratteristiche del duo, no? dralig
  14. Pur vigendo la massima liberalità nei confronti dell'arte, o del costume, o della consuetudine, di trascrivere Bach, speriamo che non si arrivi a tanto! dralig
  15. Il programma del corso di composizione presso i conservatori italiani è innecessariamente e ingiustificatamente un programma per pianisti, vocati o forzati. Il cosiddetto corso di lettura della partitura è in realtà un corso di pianoforte. Ricetta per i chitarristi che non intendono fare i pianisti controvoglia: infischiarsene del conservatorio e studiare composizione per proprio conto, con insegnanti di scuole private. Oggi poi, con i programmi di notazione musicale che permettono l'installazione e l'uso di un'intera orchestra sinfonica ascoltabile in playback, questa imposizione del pianoforte è intollerabile e ridicola. dralig
  16. ...non suona più? Ricordo un cd allegato a 6corde di qualche tempo fa dove faceva faville sul repertorio dell'ottocento, un suo ritiro sarebbe veramente un peccato. Tiento Si è ritirato dall'attività concertistica e musicale da tempo, e ora si dedica al business, con pieno successo, come nella musica. Ha mantenuto la presidenza di una nota società di concerti, nel cui cartellone non dimentica di includere un chitarrista in ogni stagione. L'anno scorso, ha chiamato Dimitri Illarionov. dralig Vero Angelo, anche se per la precisione nell'ultimo concerto che De Santi ha organizzato per la Societa' dei concerti nel novembre del 2006 ha invitato me con in programma Bach, Weiss, Donatoni e Berio. C'è un'aggravante: la sera in cui tu avresti suonato alla società dei concerti di Brescia accompagnai Illarionov, mio ospite, alla stazione, dove avrebbe preso l'ultimo treno utile per venire ad ascoltare il tuo concerto. Quindi, non resta che constatare i disastri dell'età. E scusarsene. dralig
  17. ...non suona più? Ricordo un cd allegato a 6corde di qualche tempo fa dove faceva faville sul repertorio dell'ottocento, un suo ritiro sarebbe veramente un peccato. Tiento Si è ritirato dall'attività concertistica e musicale da tempo, e ora si dedica al business, con pieno successo, come nella musica. Ha mantenuto la presidenza di una nota società di concerti, nel cui cartellone non dimentica di includere un chitarrista in ogni stagione. L'anno scorso, ha chiamato Dimitri Illarionov. dralig
  18. Per lo meno: Ottorino Respighi - Variazioni (Ricordi) Fernande Peyrot - Thème et Variations (The Andrés Segovia Archive) Hans Haug - Passacaglia (The Andrés Segovia Archive) Alexandre Tansman - Passacaille (The Andrés Segovia Archive), Variations sur un thème de Scriabine (Max Eschig) Mario Castelnuovo-Tedesco - Variazioni attraverso i secoli (Schott-Segovia), Passacaglia - Omaggio a Roncalli (Bèrben-Gilardino), El sueno de la razon (da Caprichos de Goya, Bèrben-Gilardino); Joaquin Rodrigo - Passacaglia (da Tres piezas espanolas, Schott-Segovia) Benjamin Britten - Nocturnal after John Dowland (Faber) Lennox Berkeley - Thème and variations (Bèrben-Gilardino) Giulio Viozzi - Suite variata (Bèrben-Gilardino) Questo lo stretto necessario, poi c'è tutto il resto... dralig
  19. Si colloca il pollice della mano destra (il dito più potente, per i destrimani) alla congiunzione tra le due falangi del mignolo sinistro, dove si verifica il cedimento, dalla parte interna della mano, e si esercitano due spinte in opposizione, graduando quella del pollice in modo da non superare il livello di tenuta del mignolo. Serie di dieci spinte del mignolo contro il pollice, sempre in tenuta. La resistenza aumenta in pochi giorni. dralig
  20. Comprendo perfettamente, perché conoscevo bene la sua indole, la sua passione e la sua generosità, oltre al suo valore di musicista e di chitarrista. Una figura bella, votata a quella bellezza che, come dice Dostojevskij, salverà il mondo. dralig
  21. Ricevo con dolore e costernazione la notizia della scomparsa del giovane e stimatissimo maestro Rocco Peruggini, co-fondatore e attuale direttore, dell'Ateneo della Chitarra di Milano. Secondo la notizia che mi è appena stata comunicata, Rocco, appassionato centauro, è rimasto vittima ieri di un incidente motociclistico. Chitarrista di grande sensibilità e di pari bravura, didatta apprezzatissimo da una vasta schiera di allievi - molti dei quali avevano in lui anche un amico -, animatore e organizzatore di iniziative quali una stagione concertistica dedicata alla chitarra e una rivista appena nata (La Guitarra), Rocco Peruggini era nel pieno della sua carriera e della sua maturità artistica e personale. Lo saluto con affetto e con infinito rimpianto. Angelo Gilardino
  22. diciamo che l'abbandono/indifferenza reciproca è cosa della Rai post anni 70 in particolare con l'avvento della televisione commerciale...la sua osservazione è imprecisa poichè fu proprio alla RAI che Maderna e Berio trovarono la possibilità di fondare lo Studio di Fonologia, noto come Studio di Fonologia della Rai, in corso Sempione a Milano...uno studio non finalizzato alla sperimentazione fine a se stessa (cioè, non solo), ma istituzionalmente creato per accompagnare le produzioni radiofoniche, in particolare i radiodrammi con la composizione sia di musiche, ma in particolare di "effetti sonori"...cosa a cui sia Berio che Maderna si dedicarono con produzioni musicali leggere, producendo e lavorando con qualsiasi genere musicale dal jazz alle canzonette agli arrangiamenti alla composizione tonale ecc ecc (basta sfogliare il catalogo dei lavori di Maderna ma anche Berio per capire quanto fossero interessati alla conformità del pensiero musicale)... Era sempre la LORO musica, quella di cui si occupavano. dralig
  23. sta storia della tv origine di tutti i mali non mi convince affatto soprattutto in quanto origine dei mali che affliggono il pensiero musicale... se tutto ciò, tutto ciò che è sotto i nostri occhi esiste, è dovuto in parte anche ad una classe e ad un sistema culturale (quello genericamente definito classico "colto") che non solo non è riuscito ad imporsi o e pretendere ciò che gli spetta dal sistema mediale, ma ha avuto solo il mediocre coraggio di imporre modelli culturali e di comunicazione autoreferenziali, in grado di sostenersi unicamente grazie alla stampella economico-assistenzialista...inutile quindi puntare il dito contro la tv quando il marcio rode già affligge da tempo la cultura di questo paese...molto meglio una mediocre trasmissione televisiva che una colta ipocrisia bohemien spacciata per "dotta cultura"... Ha ragione, la tv è la tv. Nell'immediato dopoguerra, c'era la radio, mamma della TV. Che cosa fecero i compositori "colti"? Quelli giovani, si precipitarono a Darmstadt e ne tornarono risolti a rinchiudersi negli studi di fonologia musicale e nei festival di musica contemporanea, proclamando che la musica non conforme era da buttare e che dare in pasto alla borghesia i piatti della gastronomia musicale era una complicità vergognosa con il sistema. E così, lasciarono la Rai a Nilla Pizzi. Eccoci qua. dralig
  24. Se fin dall'inizio dell'apprendimento la mente associa in un'unità cognitiva e sensoriale un'altezza (frequenza), un simbolo grafico e relativo nome (notazione), cantare fra martino o una serie di Schoenberg non fa nessuna differenza.
  25. Il chitarrista-tipo prima giudica, poi eventualmente legge e/o ascolta (come può), e poi ancora lancia sui forum un'inchiesta intitolata "quali sono i dieci migliori pezzi per chitarra?" oppure "chi sono i quattordici compositori più importanti?". Esistono istituti - in Italia o all'estero - che attuano questa prassi? Ermanno In Italia, no di certo.
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