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Suite pour deux guitares di Jean Absil
una discussione ha risposto a Angelo Gilardino in Interpretazioni
No, finora. Però bisognerebbe farlo. Per la registrazione, io ci sono... Qual è l'organico? E quando sarà pubblicato? EB Sarà pubblicato tra alcuni mesi. L'organico è ricco - te lo comunico a parte. La parte di chitarra- della quale verrà pubblicato il testo originale - deve essere riscritta di sana pianta. ag -
Suite pour deux guitares di Jean Absil
una discussione ha risposto a Angelo Gilardino in Interpretazioni
No, finora. Però bisognerebbe farlo. Il Concerto è in corso di ripubblicazione presso Bèrben. A suo tempo, fu pubblicata una riproduzione del manoscritto, con la partitura pressoché illeggibile. Recentemente, l'ho copiata con Sibelius, e sto ora cercando almeno un correttore di bozze aggiunto, disposto a confrontare l'impervio manoscritto con la mia versione e a segnalarmi gli errori. Un chitarrista belga si era offerto ma, ricevuto il pacco, si è dato alla macchia. Giorgio Signorile arde dal desiderio di suonare il concerto: che cosa c'è di più istruttivo - dico io - che correggere le bozze di stampa della partitura? dralig -
Suite pour deux guitares di Jean Absil
una discussione ha risposto a Angelo Gilardino in Interpretazioni
Ah si? Provvidenziale, sto giusto cercando un altro correttore disposto a passare qualche ora nel confronto tra il manoscritto e la prima bozza di stampa. Della partitura, s'intende (per ora). Arruolato? dralig Nel titolo di Absil, ci si trova sopra il paravento cinese, non sotto. Dettagli... -
'Novembrina' studio per chitarra di Alfredo Franco
Angelo Gilardino ha risposto a Cristiano Porqueddu nella discussione Interpretazioni
Non avendo letto accuratamente i messaggi precedenti, non mi ero reso conto della tua età, e credevo di dialogare con un collega, se non con un mio coetaneo (cioè un vecchio). Anche se la sostanza dei concetti non muta, il fatto che tu partecipi alla discussione con le tue osservazioni è di per sé rilevante e meritevole. Avrei dovuto rispondere con gli stessi argomenti, ma in un'altra forma. Chiedo scusa. dralig -
'Novembrina' studio per chitarra di Alfredo Franco
Angelo Gilardino ha risposto a Cristiano Porqueddu nella discussione Interpretazioni
Nessuno - ch'io sappia - è stato così fatuo da presentare il tenebrismo come una vittoria. Semplicemente, si è fatto osservare come, con l'"Homenaje", Falla abbia introdotto nel linguaggio della chitarra qualcosa che, prima di lui, non c'era e che, nel Novecento, si è manifestato specificamente in forma di musica per chitarra - grazie ai compositori che hanno seguitato la linea tracciata dal maestro andaluso. Lei ritiene che questo fenomeno sia "normale"; altri invece l'hanno considerato rilevante e degno di attenzione e di studio al punto da dedicargli tesi di laurea. Io, di ciò che reputo ordinario e non meritevole d'attenzione, mi disinteresso totalmente, non ne parlo e non ne scrivo - meno che mai lo farei se ciò mi costasse, per giunta, fatica. Perché "deve adeguarsi"? C'è qualcuno o qualcosa che La obbliga a faticare per cose che non Le sembrano degne di nota? dralig -
'Novembrina' studio per chitarra di Alfredo Franco
Angelo Gilardino ha risposto a Cristiano Porqueddu nella discussione Interpretazioni
di tenebrismo se ne è discusso qui: http://www.cristianoporqueddu.it/forumchitarraclassica/viewtopic.php?t=3692 buona lettura. ps, melancolia, non malinconia. la malinconia è una truffa emotiva della borghesia, categoria sociale alla quale, oggi più che mai, l'arte è prona. Classi sociali? Oggi c'è solo la massa, caro Alfredo, e sopravvivono, esauste, nicchie di resistenza. "Ma è tardi, sempre più tardi..." dralig -
Doping per musicisti
Angelo Gilardino ha risposto a Giorgio Signorile nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Come se "ciò che c'è scritto" - una simbologia - diventasse suono per effetto di magia. E no, non è così. Prima di diventare suono, quei simboli passano attraverso un processo di decodificazione che ha luogo nella mente di chi suona. Il lavoro di chi suona incomincia da un leggio fisico, sì; ma prima di diventare suono il leggio fisico, afono, si converte in un leggio mentale, pre-sonoro: è lì, caro amico, che si gioca la partita. Chi suona non attinge ai simboli se non in una prima fase, e i suoni, prima di produrli fisicamente, li modella nella sua mente. Che non è uguale a quella del compositore. Quindi l'esortazione "suona quel che c'è scritto" è una metafora semplificatoria. Ma perché scrivo questo, dal momento che Lei lo sa benissimo? Dai, non faccia il furbo. dralig -
Doping per musicisti
Angelo Gilardino ha risposto a Giorgio Signorile nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Occorrerà cambiar mestiere, Roberto. Che dici? La visione di John Cage è profondamente - e mirabilmente - influenzata dalla filosofia zen. Ricordo la frase con la quale il compositore americano esordì nella sua prima lezione ai Ferienkurse di Darmstadt, dove vigeva il dogma strutturalista (immaginiamo la reazione dei chierichetti stockhauseniani): "La musica è una successione di suoni e di silenzi, ad esempio il fruscio del vento tra le foglie degli alberi". In altre parole, un'esortazione a diventare attenti e sensibili alla bellezza del mondo, abbandonando le smanie di dominio e di imposizione dell'intelletto umano. La sua opera riflette fedelmente questo recupero dell'innocenza di fronte allo spettacolo del mondo. Tradotto in termini didattici: la musica esiste comunque, che voi siate capaci di riconoscerla in ciò che vi circonda o che siate sordi; se componete, se suonate, non crediate di inventare nulla, state semplicemente captando la sovrana e misteriosa bellezza dell'esistente, e quelli che ne date sono solo dei riflessi: è sciocco e meschino impiantare su questa realtà la pretesa dell'io; se ascoltate, cercate di mettere da parte le vostre aspettative e le vostre esigenze, siate acuti, perspicui, liberi, aperti, e valorizzate tutto ciò che il suono porta con sé, inclusa la profonda tensione del silenzio. Di sicuro, chi perviene a tale conoscenza non sa che cosa sia il panico, l'ansia, le smanie da palcoscenico. La sua lezione è altissima, e io mi inchino dinanzi a tanta maestria. Come diceva Krishnamurti, non serve a nulla eccellere in qualcosa e comportarsi da stupidi in ogni altro campo: occorre essere sapienti in tutta la sfera dell'esistenza. dralig dralig -
Doping per musicisti
Angelo Gilardino ha risposto a Giorgio Signorile nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Se ci si pone nel fenomeno musicale come partecipante - compositore, interprete, ascoltatore: non fa differenza - non sorgono disturbi del comportamento come il panico (tremito, sudorazione, tachicardia, scariche adrenaliniche, etc.). Il disturbo sorge quando, rispetto al fenomeno musicale, ci si pone come entità separata, come ego, alla ricerca di esiti non intrinseci all'evento musicale (affermazione personale, ricerca dell'applauso, approvazione e cooptazione da parte di autorità come tali riconosciute dal soggetto, per esempio nel caso di esami e concorsi). La musica è un fenomeno complesso, che richiede la compresenza e la compartecipazione di soggetti privi di motivazioni costituite nell'ego. Infatti, i disturbi colgono assai poco i musicisti che alla compartecipazione sono chiamati istituzionalmente (gli orchestrali e i coristi) e molto di più i musicisti che annettono alla performance solistica significati che appartengono alla sfera dell'affermazione di sé stessi e alla remunerazione privilegiata (in tutti i sensi). E' chiaro che, a tale sindrome, dà luogo la concezione "americana" del successo, con annesse mitologie (essere il number one, e scemenze del genere). I guasti che ne derivano sono inevitabilmente pesanti, a volte distruttivi. La filosofia, in senso lato, può essere molto utile nel riportare i musicisti a una percezione non distorta della realtà. Il superamento del disagio non avviene in tempi lenti: se si comprende l'origine della propria sofferenza, la liberazione è istantanea, se non la si comprende si continua a patire, e si chiama miglioramento ciò che in realtà è l'abitudine a star male. dralig dralig -
Doping per musicisti
Angelo Gilardino ha risposto a Giorgio Signorile nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Non facciamo confusione, per piacere. Se accettassimo queste conclusioni, arriveremmo alla sentenza secondo la quale chi non suona mai in pubblico non può capire un brano di musica nella sua essenza e in tutti i suoi dettagli, il che ovviamente non è vero. Un conto è capire, un altro conto è trasmettere ad altri la propria comprensione. Per fare ciò, bisogna imparare un'arte, che è quella della comunicazione, e questa si impara stando in pubblico, certo: si impara a comunicare agli altri ciò che si è compreso ed elaborato in precedenza nella propria mente. Che questo possa funzionare anche a rovescio, non è da escludere a priori, ma è chiaro come il sole che, se si sa leggere la musica al di là della decifrazione, quel che c'è da capire può essere capito senza necessariamente doverlo suonare in pubblico: vogliamo per caso sostenere che un Celibidache non avrebbe potuto capire a fondo un Preludio di Villa-Lobos? E' peraltro verissimo ed evidente il fatto che molti esecutori credono di comunicare al loro pubblico l'essenza di composizioni delle quali non hanno capito niente: la comunicazione funziona, ma il messaggio è fasullo. dralig -
Doping per musicisti
Angelo Gilardino ha risposto a Giorgio Signorile nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Mi pare che l'umanità stia lottando disperatamente per preservare la giovinezza, non per scrollarsela di dosso. Il grande obiettivo di un artista è riuscire a mantenere la propria immaginazione e la propria freschezza - doni tipici dell'infanzia - mentre l'intelletto cresce e mentre il corpo invecchia. Ci riescono in pochi, perché pochi sono abbastanza intelligenti da capire che la cosa più stolta è voler diventare qualcosa o qualcuno. dralig -
info Oliver Hunt, un autore poco conosciuto
Angelo Gilardino ha risposto a Lulù nella discussione Altre discussioni sul repertorio
Esistono - basta consultare il catalogo Pocci disponibile online - alcune decine di migliaia di pezzi per chitarra composti nel Novecento, in gran parte pubblicati. Orientarsi in un repertorio tanto vasto richiede diversi tipi di impegno: i il desiderio di leggere musica, la volontà e i mezzi per procurarsi i testi, il tempo e le capacità per leggerli e per comprenderli e, nel caso di chi dà concerti, quella particolare determinazione che abilita a comunicare agli ascoltatori i valori musicali. Rispetto a tanta dovizia, il numero di chitarristi capaci di operare autonomamente è molto limitato. Credo di essere ottimista dicendo che cinque chitarristi su cento, collocato un pezzo sconosciuto sul leggio, sono capaci di giungerne a capo, almeno per quanto riguarda le fasi della comprensione del testo - e questo non conduce necessariamente all'esecuzione pubblica. Quindi, i compositori hanno poco da sapersi vendere. Tutto quello che possono fare è scrivere la loro musica e - se possono - pubblicarla e non seppellirla nei cassetti. Da lì in poi, possono anche prendere iniziative "di vendita", ma gli acquirenti sono pochi e mal equipaggiati e - non a caso - chi scrive musica di valore è poco incline a rincorrere clienti. Lo fanno solo i venditori di robetta o di robaccia. dralig -
info Oliver Hunt, un autore poco conosciuto
Angelo Gilardino ha risposto a Lulù nella discussione Altre discussioni sul repertorio
Chitarrista-compositore britannico, nato nel 1934. Fu uno dei pochi chitarristi che - oltre agli studi strumentistici - acquisirono anche una preparazione seria come compositori (studiò con Lennox Berkeley). Io conosco solo tre pezzi suoi per chitarra: "The Barber od Baghdad", "Leviathan" e "Garuda". Sono scritti bene, ma non mi è mai capitato di ascoltarli in una registrazione o in un concerto. Non hanno nulla da invidiare a pezzi per chitarra divenuti famosi. dralig -
Segovia - repertorio non inciso
Angelo Gilardino ha risposto a Paolo_ nella discussione Altre discussioni sui CD per chitarra
"Aranci in fiore" non fu dedicato a Segovia, ma ad Aldo Bruzzichelli, allora titolare di un caffé di Firenze dove MCT usava dissetarsi durante le prove del "Savonarola". I due strinsero amicizia, e quando Lorenzo - il figio del compositore - si ammalò, il medico consigliò di fargli mangiare arance. Non era però la stagione, e a Firenze non se ne trovavano. Bruzzichelli se ne fece inviare una cesta da suoi amici sicialiani e la regalò al compositore che, per gratitudine, scrisse "Aranci in fiore" e lo dedicò al suo amico - al quale avrebbe poi dedicato "Platero y yo". Segovia ha registrato circa il 70% del suo repertorio, e questo comprendeva non più del 30% della music scritta per lui. dralig -
La Chitarra e il suo futuro
Angelo Gilardino ha risposto a lindina nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
La questione, mi sembra, non è ignorando il passato, ma reinventarlo. Abbiamo così il paradigma di un passato imprevedibile. La visione del passato dipende in larga misura dalla avidità di coloro che pretendono di essere autorità sulla storia. Non esistono autorità, amico mio, nel campo della storia della chitarra. Esistono solo persone che studiano e ricercano e persone che scelgono deliberatamente di non sapere niente, e magari se ne gloriano. dralig -
La Chitarra e il suo futuro
Angelo Gilardino ha risposto a lindina nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Mi perdoni questo intervento: non sono interessati al futuro della chitarra classica. Come una nozione astratta, il suo futuro è, nella migliore delle ipotesi, effimera. Sono appassionatamente interessato al futuro di chitarristi classici, i compositori, i suonatori, i produttori di strumenti. Persone reali con reali problemi quotidiani. Non è un'astrazione effimera. Ciao Matanya, ti sorprenderesti nel venire a sapere che intorno al futuro della chitarra sono affacendate persone che ne ignorano il passato? A me sembra che, invece di occuparsi profeticamente di ciò che è estremamente incerto - per la semplice ragione che non è ancora accaduto - sarebbe molto più intelligente e utile studiare accuratamente ciò che è già chiaramente scritto nel libro della storia. Prova a chiedere a uno di questi vati o pitonesse di scriverti a memoria su una lavagna i temi delle Sonate di Sor, e vedrai prove di chiaroveggenza che ti lasceranno sbalordito! dralig -
La Chitarra e il suo futuro
Angelo Gilardino ha risposto a lindina nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Tra la fine del Settecento e nel primo Ottocento il concerto per chitarra e orchestra fu una rarità: Vidal, Doisy, Carulli, Molino, Giuliani...poca roba, si arriva si e no alla decina di lavori. Prevaleva la forma antifonale, che limita al minimo le sovrapposizioni tra solista e orchestra. Non si nota, nelle partiture, alcuna specificità. Il problema è stato affrontato nella sua complessità solo dai compositori del Novecento. dralig -
La Chitarra e il suo futuro
Angelo Gilardino ha risposto a lindina nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Affermare che la chitarra, in certi contesti, può giovarsi dell'amplificazione, non implica in alcun modo un giudizio di "inferiorità". La chitarra è uno strumento con le sue prerogative, che sono assai speciali e delicate e, nell'essere accostata ad altri strumenti, chiede all'orchestratore riguardi altrettanto speciali. E' un questione di tecnica orchestrale, superiorità o inferiorità non c'entrano. Sarebbe come dire che l'arpa è uno strumento inferiore perché non può fare una scala cromatica di semicrome veloci. Lo studio delle partiture dei più importanti concerti del Novecento ci svela le diverse soluzioni escogitate dai compositori per rispettare la chitarra. Grosso modo, si tratta di soluzioni quantitative e di soluzioni timbriche. Castelnuovo-Tedesco ha escogitato non soltanto un assottigliamento dell'organico, ma una disposizione scenica degli archi diversa da quella ordinaria. Non viene mai rispettata perché importa un maggior lavoro a carico del direttore - ma se lo fosse, il risultato sarebbe migliore di quello (peraltro ottimo anche senza amplificazione) che normalmente si ascolta. Dodgson ha puntato sull'eliminazione di certe ricette armoniche le quali, secondo lui, indipendentemente dal "volume", nuocciono alla chitarra: ecco dunque il suo primo Concerto senza oboe e senza corno inglese, e con tre clarinetti. Ancora più radicale, in questo senso, è la soluzione trovata da Ernesto Halffter - grande allievo di quel sommo orchestratore che fu Manuel de Falla. Nel Concerto di Halffter non ci sono oboi né fagotti, ma sei flauti e clarinetti, e la chitarra non dialoga mai con gli archi pieni, bensì con un concertino di quattro strumenti, disposto fuori dalla sezione, e tace quando entra il ripieno delle corde. Tutto ciò suona benissimo senza amplificazione in una sala di modeste dimensioni, ma in un auditorium, mentre il suono degli strumenti d'orchestra giunge a destinazione, quello della chitarra, se non si perde, si affievolisce molto, e in tal caso l'amplificazione è provvidenziale. Nei miei Concerti, ho escogitato soluzioni diverse da quelle dei Maestri sopra menzionati, che ho studiato con grande devozione e con estremo profitto. Non spetta a me descriverle - certo non qui - e comunque, al di là delle schermaglie inutili, le partiture, pubblicate, sono a disposizione di chi voglia e sappia leggerle. dralig -
La Chitarra e il suo futuro
Angelo Gilardino ha risposto a lindina nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Non necessariamente. Ricordo bene un tale concerto. Era nella Boston Symphony sala (3000 posti) Seiji Ozawa direzione d'orchestra. Un concerto per chitarra e orchestra di Takemitsu (Hai dimenticato il titolo). Il solista è stato Manuel Barrueco. Per eseguire senza amplificazione, misero la solista su una piattaforma elevata, ben al di sopra dell'orchestra. Il "balance" con l'orchestra era perfetto. Il principio fisico in questione è troppo complicato per me spiegare, ma mi sembra che se la sorgente fisica del suono è su un'altura diversi, c'è molto meno smorzamento della chitarra da strumenti che sono nel medesimo registro, come il violoncello e il fagotto. Chitarristi che hanno scelto di suonare in piedi, può ottenere lo stesso effetto. Matanya, l'orchestrazione di Takemitsu è ben altra cosa da quella di Villa-Lobos. Ti ricordo che quest'ultimo scrisse che aveva strumentato il suo concerto partendo dal presupposto che la chitarra fosse amplificata. D'accordissimo con te sul maggior rilievo che la chitarra assume con la disposizione scenica che tu indichi, ma nel caso del concerto di HVL non basta. dralig -
La Chitarra e il suo futuro
Angelo Gilardino ha risposto a lindina nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Mi spieghi a cosa serve un incipit del genere ad un post? Modificalo per favore. Serve a lasciar trasparire - suo malgrado - l'intelligenza e la correttezza del suo autore. Perché esortarlo a modificare la sua parola? Lui è così, non può essere meglio di così: che appaia per quel che è. dralig -
La Chitarra e il suo futuro
Angelo Gilardino ha risposto a lindina nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Maestro gasgas, nell'esporre i miei pensieri e i miei concetti, sono libero - Suo malgrado - di servirmi degli argomenti che ritengo più validi e probanti: che cosa citare e che cosa lasciar perdere è scelta che spetta solo a me. Se Lei ha qualcosa da argomentare riguardo alla logica con la quale io ho fatto uso della mia esperienza di orchestratore, si serva delle partiture, e a quelle specificamente si riferisca: delle Sue esortazioni, francamente me ne infischio. Ciò detto, in che cosa consisterebbe, rispetto a quanto è già stato affermato nei messaggi precedenti, il Suo sostanziale apporto alla discussione? Alla miliardesima riaffermazione del "de gustibus"? dralig -
La Chitarra e il suo futuro
Angelo Gilardino ha risposto a lindina nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
credo fermamente nel contrario di ciò che scrivi indipendentemente dalla questione "amplificazione" la chitarra "classica" è uno strumento che rifugge gli ampi spazi, le celebrazioni comunitarie, le grandi masse. Può sembrare paradossale (basterebbe conoscerne il repertorio) ma l'anima della chitarra classica è l'antitesi del comunitarismo dello starsystem rockettaro. Questa chitarra semmai dovrà riappropriarsi di spazi sempre più piccoli e intimi, riscoprire il gusto per la musica da camera, per una hausmusik in versione contemporanea dove l'amplificazione, se necessaria, sarà proporzionale al volume di suono prodotto. Penso che se c'è una cosa utile, ad esempio, che molti giovani potrebbero cominciare a fare senza stare a sentenziare improbabili perfomance alla Iron Maiden con 400.000 persone è cercare di organizzare dei piccoli concerti in casa propria. Molta scena "alternativa" anche nel rock (del post-rock) e della musica improvvisata ed elettroacustica lo sta già facendo, con dei bei risultati. Prendiamo esempio da questo indie "rock", casalingo e low-fi che, oltre ad essere fattibile a spese zero, pare avere un po' più la testa sulle spalle di certe improbabili pretese. Anche questa via - il Concierto de Aranjuez negli stadi - è già stata tentata, come Lei sa, ed è stato un insuccesso totale. Non è difficile capire perché. Se l'amplificazione si rende indispensabile perché diversamente la chitarra non si potrebbe sentire, delle due, l'una: o il luogo è acusticamente inadatto, o la musica è scritta male (ed è certamente, dal punto di vista dell'orchestrazione, il caso del concerto di Villa-Lobos). L'amplificazione serve per permettere al chitarrista di suonare in souplesse, fraseggiando con le nuances come se stesse suonando da solo in salotto. dralig -
La Chitarra e il suo futuro
Angelo Gilardino ha risposto a lindina nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Villa-Lobos scrisse il suo Concerto implicando che la chitarra dovesse essere amplificata. Da allora in poi - tolta l'opposizione di Segovia, che però nell'ultima parte della sua carriera rinunciò a suonare anche i suoi amati concerti di Castelnuovo-Tedesco, Ponce e Rodrigo - nessuno ha più avuto nulla da obiettare all'amplificazione della chitarra "classica". Non ricordo di aver ascoltato una sola volta uno dei miei concerti con orchestra senza amplificazione, per non parlare di Aranjuez o del Concerto di Villa-Lobos che, senza amplificazione, è praticamente inascoltabile. Credo che non occorra alcun adeguamento - i concertisti in carriera sono tutti provvisti di ottimi apparati. Li usano, ovviamente, quando sono necessari. dralig -
La Chitarra e il suo futuro
Angelo Gilardino ha risposto a lindina nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Non è vero. Intanto lo scopo delle discussioni serie non è quello d innervosire l'interlocutore (le discussioni di un forum culturale non hanno carattere personale), ma quello di mettere a fuoco gli argomenti e di entrare nel vivo dei temi, spesso riferendosi a dei dettagli. Da questo punto di vista - l'unico che possa interessare i lettori - il rispondere a un messaggio dividendolo in parti è assai utile, perché mette a confronto diretto un concetto, un pensiero, una notizia, con il contenuto della risposta che si vuol dare a quel particolare concetto, pensiero, dato, non ad altri, o tutto il messaggio: la comprensione e la valutazione del senso di un'argomentazione con quello di un'altra risulta così molto più facile e diretta, e se qualcuno si innervosisce, sono affari suoi, che non interessano i lettori: questo è un forum di discussione, non un centro per il benessere degli iscritti. Ovviamente, anche in questa pratica occorre correttezza: rispondendo a un messaggio è lecito dividerlo se, nel fare ciò, si mantiene a ciascuna sezione citata il proprio senso compiuto, evitando l'estrapolazione subdola; ma se il fondamento della discussione non è corretto e civile, a ben poco servirebbe la proibizione di sezionare i messaggi: i disonesti e i cretini sono tali ventiquattro ore al giorno - anche quando dormono - e non c'è regola che li possa mutare in persone per bene. dralig -
La Chitarra e il suo futuro
Angelo Gilardino ha risposto a lindina nella discussione Quattro chiacchiere e voci di corridoio.
Caro Fabio, in campo chitarristico non esistono autorità (non mi avventuro oltre il confine, anche se al riguardo ho un'opinione precisa). Esistono competenze, conoscenze, ricerche svolte e in atto, e se coloro che certe competenze e conoscenze hanno acquisito, e certe ricerche svolgono, vengono indicati come "autorità", non è quasi mai, da parte dei chitarristi, con rispetto, ma con astio, con fastidio, con insofferenza, rivendicando bei tempi andati, quando chiunque poteva mettere in piedi una simulazione di competenza e atteggiarsi ad autorità senza che nessuno potesse contestargliene il diritto. La verità è che chiamiamo musicologi coloro che - tra i chitarristi - hanno avvertito il bisogno di avviare la ricerca storica, di impiantare una ricerca che porti al contatto con i testi musicali mondati da manomissioni (spesso dilettantistiche: si parlava, qui, della Sonata op. 15 di Giuliani, che circolò per decenni in un'edizione il cui curatore, musicalmente semianalfabeta, aveva tagliato una strofa intera nel Rondò finale, dimostrando la più totale ignoranza degli elementi di forma musicale: eppure, era considerato un'autorità), di istituire relazioni interpretative tra la musica per chitarra e quella scritta per gli altri strumenti: ma è da considerare musicologia, questa? E' di questo che si occupano i musicologi? A me non risulta che nelle università dove si studia musicologia si perda del tempo in fumisterie sull'utilità di recuperare i testi originali mettendo da parte le manipolazioni personali che di tali testi hanno fatto i maestri XYZ: ma vede anche Lei come, in un forum di chitarra, questa sia tuttora questione da discutere. Le pare che sia il caso di prenderci sul serio? Quindi, io direi, limitiamoci a sbarrare il passo alle palle sesquipedali, correggendo con dati di fatto almeno i tentativi di raccontare le favole con il sussiego dello storico. Di musicologia, in ambito chitarristico, ne abbiamo vista finora molto poca, e credo che si debba procedere con dosaggi prudenti: tra chitarristi, un analfabeta musicale che non sa il solfeggio può essere accolto come il Derrida della nuova era dell'interpretazione. dralig
