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Angelo Gilardino

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  1. Torpore? No, era indifferenza e caritatevole silenzio. I motivi oscuri e reconditi? La decenza. Mi pare una affermazione un po' grave, specie se proviene da un personaggio come Lei. Sarebbe meglio che scendesse un po' più in profondità al riguardo.... Cosa c'entra la decenza??? Forse che il comportamento dei due maestri romani oltrepassò la decenza?? Mi ha preso per stupido? Si ravveda prontamente, Lei che percepisce il torpore altrui. Io non ho accusato i maestri Gangi e Carfagna di comportamento indecente, questo sta tentando di insinuarlo Lei. Ho detto che, per amore della decenza, era necessario ribellarsi all'insinuazione del signor gasgas, il quale ha cercato, all'inizio di questo thread, di suggerire che fosse in atto una congiura del silenzio a carico dell'edizione Gangi-Carfagna delle opere di Tárrega. E' la quarta volta che debbo ribadire quest'evidenza. Un "personaggio" come me è in grado di rispondere delle sue affermazioni in ogni momento, se ha commesso un errore lo ammette e se ne scusa e, se fosse incappato nell'infortunio di un'edizione piena di errori, farebbe quello che va fatto: la correggerebbe. dralig
  2. Ha ragione, sono buono e caritatevole. Dieci anni fa, quando feci pubblicare le "Variazioni" di Respighi, un signore de Roma rilasciò a "Seicorde" un'intervista nella quale, oltre a elogiare i "Cinque pezzi brevi" di Frank Martin (cinque), dichiarava che il brano - mandato alle stampe da Ricordi con cinque - queste si, cinque per davvero - certificazioni di autenticità - era un falso. Sarebbe stato facile rispondergli ricordando ai lettori i suoi Tárrega e il suo Weiss , invece tacqui. A imbavagliarmi, era la mia nota cattiveria. In questo forum, la libertà di opinione non è mai stata contrastata. Certo, per esprimere opinioni, bisogna averne, e l'ingiuria personale non è un'opinione: lo sanno anche i cani, ma certi bipedi battezzati, se mai lo seppero, l'hanno dimenticato, tanto da spingersi a dare del cane a chi ha delle opinioni e qui le esprime. Chitarristi che avete scritto in questo thread assumendo posizioni diverse da quelle di gasgas, sappiate che egli non vi riconosce come esseri umani capaci di formarsi un'opinione e aventi il diritto di esprimerla: se dite qualcosa che non gli aggrada, siete cani da guardia. La vostra parola, per il solo fatto di non recapitargli i messaggi che egli gradisce, diventa un latrato. Lui, gas gas, è buono e decente. E siccome ama dispensare i suoi apprezzamenti ingiuriosi coperto dall'anonimato, pensa che i quadrupedi non sappiano decriptare un nom de plume. Sbaglio, o si sbaglia? dralig
  3. Le condizioni di lavoro sono molto migliorate da quando internet ha permesso la consultazione online di cataloghi di intere biblioteche e spesso anche dei testi musicali; inoltre, lo scambio di notizie e di informazioni, sia con la posta elettronica che con le newsgroup, i forum e i blog è diventato molto più intenso e veloce. E' importante, anzi vitale, che gli studenti, i diplomandi e laureandi, i giovani concertisti, incomincino ad approfondire la loro conoscenza della storia della musica per chitarra: non si tratta di un accessorio ornamentale da aggiungere alla formazione virtuosistica, ma di un nutrimento essenziale della propria arte di interpreti. Per fare ciò, occorre ricercare i testi - ormai non più tanto rari - nei quali gli autori e le opere sono stati sottoposti a uno studio attento e rigoroso, ed è indispensabile, per accedere a tali letture, conoscere l'inglese e lo spagnolo. Contrariamente a quanto si paventa, io credo che, nel volgere di un paio di generazioni, il caravanserraglio della chitarra verrà ripulito di tutta l'immondizia che adesso lo ingombra. Tocca a voi, che avete venti o trent'anni, fare pulizia: dateci dentro. dralig
  4. Torpore? No, era indifferenza e caritatevole silenzio. I motivi oscuri e reconditi? La decenza.
  5. Visto, Frédéric? dralig ...andiamo bene...proprio bene.... Della serie: ve la cantate e ve la suonate.... Mi sembrate in preda ad un inspiegabile 'delirium omnipotentiae'..... Complimenti vivissimi e prosehuite su questa strada, cari 'signori tra cinquanta persone' I miei rispetti LP Lei, che quando parla e scrive viene ascoltato e letto da vaste platee, che cosa cerca tra cinquanta persone in preda a delirio d'onnipotenza? Non Le bastano le folle altrove plaudenti al Suo verbo musicologico? E perché rispetta chi delira? Io non lo faccio: al massimo, lo compatisco. dralig
  6. Giuoca pure con tuo figlio, caro Marcello, ma se non vuoi che, fra vent'anni, la sua vita sia governata dalle regole della cialtroneria pseudoculturale dettate dalla televisione e dalle hit-parade, se non vuoi, nella tua vecchiaia, essere compatito da qualche campione del supermercato che offre, nello stesso scaffale, le opere di Shakespeare e i romanzi di Moccia, pretendendo che si tratti di espressioni differenti della stessa cultura, allora parla, scrivi, dichiara ogni giorno chi sei, chi hai scelto di essere e che cosa non sei e non vuoi essere, e rendi chiara la differenza tra il "chi" e il "che cosa". Non aver paura, non è questione di vincere o di perdere, è questione di essere o di non essere. dralig
  7. Sempre dimostrando, poi, che lo scrivere su una rivista musicologica o il partecipare ad un convegno importante diano a costoro una patente di "giudice" o comunque un'autorevolezza maggiore rispetto a ciò che, internazionalmente riconosciuto, tu ed Angelo avete fatto finora in campo musicologico. Basterebbe parlare solo di Archivio Segovia, A.Josè e H.Villa-Lobos. Mah, dove siamo arrivati........ Antonio José, caro Lucio, fu assassinato a 33 anni da quelli che un suo amico, anni dopo, definì "cattivi musicisti", esattamente come, negli stessi torbidi frangenti, dai "cattivi poeti" fu assassinato Federico García Lorca: la guerra civile, in Spagna non meno che, successivamente, in Italia, servì come paravento a una quantità enorme di regolamenti di conti da parte di persone arse dall'odio e dall'invidia, che diedero sfogo alla loro feroce frustrazione compiendo crimini comuni, coperti da false motivazioni politiche. Il chitarrista-compositore russo Matvei Pavlov-Azancheev ebbe la sua carriera stroncata da un chitarrista che - lavorando per i servizi segreti - lo fece accusare di attività antisovietica e lo fece recludere per dieci anni in un lager, dal quale uscì stremato. Io credo - anzi so - che ci troviamo in un momento cruciale per la storia della nostra cultura: molto al di là dell'orticello della musica per chitarra, è in atto un processo in cui si stanno confrontando, da un lato l'umanesimo, con le evoluzione rese possibili dalla tecnologia, dall'altra quello che Hermann Hesse definì, mezzo secolo fa, il "nuovo Medioevo", annunciandone l'inizio, cioè il ritorno al buio fitto dell'ignoranza e a quello che un grande umanista chiamò "lo spaccio de la bestia trionfante" (se ne vedono i fenomeni anche in questo forum). Bisogna schierarsi. Anche, anzi soprattutto, nel "piccolo": bisogna manifestarsi, bisogna esserci. Non si può rimanere trincerati dietro il paravento della propria posizione acquisita, dalla quale si potrebbe osservare quello che sta accadendo senza compromettersi. Io non ho nulla da guadagnare dai miei interventi su questo forum, ma non posso non esserci con la scusa che uno come me non ne ha bisogno. Ne hanno bisogno gli altri, quelli che hanno appena scelto e si sentono deboli, e quelli che devono ancora scegliere, e si domandano se ne valga la pena, se possa servire a qualcosa. dralig
  8. Scusa Frédéric, ma da uno che evidentemente non conosce le Sonate per violino solo di Bach, i Quartetti di Mendelssohn e i Preludi di Chopin, che cosa ti aspetti? Questa tua premura sarà utile ad altri, ma non alla persona alla quale l'hai regalata. L'ignoranza, Frédéric, non è quella di chi non sa, ma quella di chi si vanta di non sapere, e ne fa pubblica esibizione. Non devi frenarli, questi tipi, devi anzi indurli a manifestarsi: credono di trovarsi in un pub, non sanno che i loro messaggi sono letti ogni giorno da migliaia di persone e che rimarranno per decenni nell'archivio pubblico del forum, a memoria delle loro gesta. dralig
  9. Da parecchi anni, mi sono orientato verso il saggio monografico: "Guitart" ne ha pubblicati alcuni (Castelnuovo-Tedesco, Ponce, Villa-Lobos, etc., ed è imminente la pubblicazione del saggio su Tárrega). E' probabile che, in futuro, io scriva un libro su Segovia, perché l'argomento offre la possibilità di chiarire numerose questioni tuttora aperte sul repertorio. Non è inoltre da escludere che io riscriva anche, a partire dal disco di Segovia, la Suite in La di Ponce, finora pubblicata in modo insoddisfacente e, se riuscirò a recuperarle, alcune opere "segoviane" alla cui definitiva perdita non mi sono ancora rassegnato. Tutto dipende principalmente da due fattori: le commissioni degli editori e la compatibilità con il mio lavoro di compositore. Nelle pause del mio lavoro esercito, come vede, una sorta di giornalismo estemporaneo in questo forum, dove cerco di rispondere al bisogno di serietà che la stragrande maggioranza dei giovani chitarristi italiani avverte e manifesta: lo considero un servizio reso ai colleghi che si apprestano a diventare i concertisti, gli insegnanti, i ricercatori di domani. dralig
  10. Suppongo che a parecchi lettori interessi sapere qualcosa in più sul "Balletto" di Ponce. Scrive Miguel Alcázar, che ha curato l'edizione della "Obra completa para guitarra de Manuel M. Ponce/De acuerdo a los manuscritos originales", a pag. 184 del suo volume (Edizione Conaculta, Messico, 2000): "Anche Il Balletto dev'essere stato scritto nell'ottobre del 1931. Esiste una menzione di entrambe le opere [l'altra è il Preludio] nella corrispondenza con Segovia, in una lettera che dev'essere stata scritta negli ultimi giorni di questo mese o ai primi di novembre, dove [segovia] dice a Ponce: La suite non fu continuata e riumasero solo i due movimenti che Segovia seguitò a suonare fino alla fine dei suoi giorni come Balletto e Allegretto." Fin qui Alcázar, il quale onestamente certifica di non aver trovato, nell'archivio Ponce, il manoscritto del Balletto, mentre il testo del Preludio è stato fortunatamente desunto dalla versione per chitarra e clavicembalo, scritta cinque anni dopo, cioè nel 1936, quale dono di nozze per Segovia e la pianista Paquita Madriguera. Segovia non pubblicò mai alcuna edizione sua, né di questo pseudo-Weiss, né dell'altro, ben più ampio, della Suite in La. Il testo pubblicato da Alcázar è dunque desunto dalla registrazione di Segovia ma, ovviamente, egli restituisce la paternità dell'opera al suo vero autore, non senza denunciare sommessamente la speculazione imbastita sul disco segoviano: "habiendo aparecido ediciones posteriores de ambas piezas". Come dire: la bugia è stata ripetuta da altri bugiardi. Il musicologo messicano, al momento della pubblicazione del suo volume, non poteva sapere che il manoscritto originale di Ponce invece esiste. L'ho trovato io, l'anno seguente, e precisamente l'8 maggio 2001, nelle carte dell'archivio di Andrés Segovia, custodite presso la Fondazione Segovia di Linares, Spagna. Innanzitutto, il pezzo non s'intitola "Balletto", ma "Air de Dance", è redatto su due fogli di quaderno di musica formato orizzontale, nella chiarissima e inequivocabile grafia di Manuel Ponce. Ho doverosamente fatto pervenire agli attuali curatori dell'archivio Ponce una copia del manoscritto, ricevuto con soddisfazione. Angelo Gilardino
  11. A me, non scotta proprio niente. La faccia che scotta, in queste belle faccende, non è la mia: a me, nessuno può e potrà dire che ho pubblicato dei falsi. Coloro che pubblicarono le musiche di Ponce con il nome di Weiss, e a Weiss associarono il loro nome in veste di curatori di edizioni fasulle, erano delle vittime. Certificate al carbonio. Ponce chi era? Il loro carnefice? "Portateci"? A chi? Siete, "voi", i membri di una corte di giustizia? E perché "i risultati" dovrebbero essere portati a "voi"? Detenete, Lei e i Suoi compari, qualche potere al quale gli studiosi devono sottoporre i risultati delle loro ricerche? E se bastasse invece indurvi a scrivere due messaggi in un forum per far "risultare", senza ombra di dubbio, a qualche migliaia di lettori, quali sono le "vostre" patenti? Chiarimento provvidenziale, per la musicologia del pianeta. In questo forum, intanto, anche in mancanza del Suo aneddoto, non ci sarà un cane disposto a credere che il Balletto sia di Weiss, come certifica l'edizione Gangi-Bèrben, e non di Ponce, come i manoscritti dell'archivio Ponce - che io ho - dimostrano. Per non parlare delle attribuzioni dell'edizione Gangi-Carfagna delle opere di Tárrega, la cui attendibilità è difesa solo da "voi". Questo pubblico è poco gentile: i falsi non li digerisce e non li apprezza. E le facce che scottano non sono quelle dei lettori. dralig
  12. Lo ammetto, io di documentarmi come fanno "i storiografi" ai quali Lei si riferisce proprio non sono capace. Quelli alla cui categoria io appartengo, infatti, prima di avventurarsi per biblioteche, archivi e collezioni private imparano a leggere e scrivere. dralig
  13. Memoria auditiva: serve per fissare tutti i parametri specifici del discorso musicale (ritmo, melodia, armonia, contrappunto, timbrica, articolazioni, dinamiche, agogica, espressione) in modo che, anche senza suonare o ascoltare un brano, chi l'ha imparato sia in grado di eseguirlo mentalmente. Memoria digitale: serve per fissare l'immagine mentale dei movimenti da compiere per eseguire materialmente un brano su uno strumento; si può limitare alla diteggiatura o estendere all'intera sfera corporea. Memoria visiva: serve per fissare l'immagine mentale del testo musicale rappresentato nella notazione, sia essa stampata o manoscritta; comprende anche l'impaginazione, le voltate e, in una memoria sviluppata qual era quella di Toscanini, anche le macchie sparse sulla pagina. Memoria associativa: agisce parallelamente alle suddette memorie, affiancando al percorso musicale e visivo-grafico una sequenza di immagini provenienti dal cosiddetto "vissuto" dell'esecutore, il quale, con una funzione cerebrale di cui non si conosce ancora esattamente il meccanismo, fa scorrere insieme alla musica che suona anche una sequenza di immagini-situazioni del tutto personali. Tutti questi tipi di memoria - che agiscono sinergicamente nel risultato finale, che è la memorizzazione tenace - possono e devono essere coltivati con esercizi specifici, da iniziare prestissimo. Si sviluppano all'infinito, in proporzione diversa per ogni persona. Regola: per assicurare la "tenuta", è indispensabile l'apporto della memorizzazione auditiva, preferibilmente in concorso con quella visiva. Se un esecutore non sa suonare mentalmente un brano e non "vede" la pagina di musica scritta senza stare davanti al leggiom, e si affida alla memoria digitale, attraverso la mera ripetizione, si riserva dei gran brutti momenti in pubblico. dralig
  14. Diciamola pure, questa verità. Segovia registrò la Suite in La di Manuel M. Ponce, attribuendola a Silvius Leopold Weiss, nel 1937: a quell'epoca Mario Gangi era imberbe, ma non fu allora che pubblicò il "Balletto" di Ponce attribuendolo a Silvius Leopold Weiss. Quando lo fece, si radeva da molti anni. Uno sbaglio, accreditato dalla mistificazione di Segovia? Passi, ma da allora la mistificazione è stata abbondantemente smontata e il tempo di ritirare dal commercio un'edizione fasulla - riconoscendo il proprio errore - c'è stato: invece, l'edizione è tuttora presente nel catalogo Bèrben, come niente fosse, avallata dal nome del trascrittore, che non è mai tornato sui proprii passi. Si, al mercato delle pulci. Che Villa-Lobos potesse aver scritto quella pinzallacchera, lo credettero solo alcuni chitarristi con evidenti problemi di IQ. In quale senso, scusi? In quale affermazione respighiana è riscontrabile il fatto che egli non distinguesse i due strumenti? Respighi veniva - musicologicamente parlando - dai magnanimi lombi di Torchi, musicista e musicologo che scambiava regolarmente corrispondenza con Oscar Chilesotti, ed è verosimilmente sulle trascrizioni in notazione mensurale del predetto delle antiche intavolature che il compositore basò le sue realizzazioni per orchestra da camera intitolate "Antiche arie e danze per liuto". Come doveva intitolarle "Antiche arie e danze per liuto, con qualche brano originariamente scritto per chitarra"? Bel privilegio, per il repertorio, la mescolanza delle opere di un autore con il nome di un altro. Quanto alla diffusione, non c'è dubbio che abbia avuto luogo: quella delle panzane. Falso. Nel 1959, un imberbe chitarrista, che prendeva lezioni da Benvenuto Terzi, disse chiaro e tondo al maestro che la Suite in La di "Weiss" (pubblicata nel 1951 dalle Edizioni Bèrben a cura di Miguel Ablóniz) non poteva essere opera di un autore del tardo Barocco, e che si trattava di un falso: lo disse senza avallo di documenti e senza potersi appoggiare a nessuna indagine musicologica. Terzi, che era amico di Segovia e che da questi era stato informato (riservatissimamente, si capisce!) sulla vera paternità della Suite, preso alla sprovvista, ammise la verità, e rivelò all'allievo il nome dell'autore della Suite. L'imberbe chitarrista, anche se allora, diversamente da oggi, non era "pesantemente sponsorizzato" dalle riviste "di nicchia", non accolse il suggerimento del maestro, di stare zitto per evitare fastidi, e fu dalla sua piccola, modesta, disarmata ribellione che ebbe inizio il processo che avrebbe portato alla riattribuzione della Suite a colui che l'aveva scritta: Manuel Ponce. Infatti, i pochi che già sapevano la verità non parlavano, per non mettersi in cattiva luce presso Segovia. L'imberbe e inerme studente parlò, e incominciò a pagare di persona il suo essersi fatto individuare come "nemico di Segovia". Certe scelte - quella di stare dalla parte della verità o della menzogna - non si fanno da un certo momento in poi: il meccanismo che le genera è scritto nel Dna, diversamente il parlare e il tacere obbediranno sempre al criterio dell'opportunità. Non certo la Sua. dralig
  15. Egregio gasgas, se non vuole che "queste storie" vengano "tirate fuori", le lasci dormire dove sono, caritatevolmente sepolte: è stato Lei a riportarle in luce, insinuando che fosse in atto una congiura del silenzio sulla mirabile edizione Gangi-Carfagna delle opere di Tárrega. Stare zitti per carità è un conto, essere accusati di stare zitti per evitare di glorificare una siffatta perla di edizione è un altro conto. I postulati della nuova musicologia sono, almeno a questo livello, abbastanza semplici: non occuparsi della pubblicazione di musiche che non si conoscono a fondo, e se per disgrazia è capitato di farlo, non aspettarsi e non pretendere, quarant'anni dopo, che chi lo ha fatto venga celebrato in occasione del cententario della morte del malcapitato autore: questo è troppo, e per porvi fine l'unica crociata che occorre è quella del buon senso. dralig
  16. Ci può contare, e non sarà solo: il suo metodo di lavoro è infatti quello adottato da tutti gli studiosi di questo mondo. D'altronde, la logica messa in campo dal signor Mercurio è chiara e inequivocabile: 1) quello che i curatori dell'edizione Bèrben delle opere di Tárrega hanno attribuito a Tárrega è autentico, e non ha bisogno di essere dimostrato; 2) dimostrare che invece l'edizione suddetta contiene grossolani errori di attribuzione non è possibile, se non adducendo le prove documentali a base di analisi al carbonio 14: un divertimento di una Fuga di Bach diventa un Preludio di Tárrega perché come tale l'hanno pubblicato Gangi e Carfagna, e tale rimarrà "a tutti gli effetti" a meno che un'analisi chimica (fatta su quali documenti?) non dimostri che è di Bach e non di Tárrega, come se non esistessero edizioni scientifiche dell'opera di Bach; 3) riaffermare le vere paternità dei pezzi in questione, smontando le attribuzioni fasulle, non è una corretta operazione musicologica, ma una denigrazione dell'operato di Gangi e Carfagna; 4) la difesa della verità non è un dovere del musicologo, ma espressione della sua arroganza. Questi - come ognuno può constatare leggendo i messaggi, nella loro inequivocabile chiarezza - sono i postulati su cui si fonda la nuova musicologia. La stessa che mantiene tuttora in circolazione il "Balletto" di "Silvius Leopold Weiss" (edizione Bèrben a cura di Mario Gangi), la cui pubblicazione è stata diligentemente preparata consultando le fonti originali accreditate dalla prova del carbonio. dralig
  17. lodevole iniziativa Maestro. Tempo fa sentii un noto direttore d'orchestra sconsigliare un padre che voleva iscrivere la figlia in conservatorio ad un corso di chitarra. Gli disse: "Per l'ambizione di suonare cosa: Aranjuez? Perchè non iscriverla ad un corso di oboe, almeno ha possibilità di suonare molta musica da camera, impara un po di pianoforte, avrà la possibilità di suonare in orchestra e la chitarra la suona con gli amici". Certamente la posizione del direttore è scandalosa. Ma avrà tutti i torti? Ad esempio lei si immagine se tale fanciulla venisse formata all'indirizzo di certe "scuole"? E' iun problema serio. Complimenti comunque. Comprende anche il 900? E' una panoramica sul repertorio della chitarra, escludendo - 210 pagine sono relativamente poche - la chitarra barocca, quindi la selezione è fondata sul Novecento, ma include i maggiori chitarristi-compositori dell'Ottocento. Ho tuttavia aggiunto anche alcuni autori - pochissimi, da Bach ad Albéniz - che non scrissero per chitarra, ma che ricorrono abitualmente, e con qualche buon motivo, nel repertorio dei chitarristi. Non ho puntato sulla forza della selezione - anche se l'ho operata con tutto il senno di cui dispongo - ma piuttosto sullo stile, cercando di infondere alle pagine un taglio narrativo scorrevole - e magari a tratti anche attraente: ma ci sarò riuscito? - senza mai perdere di vista l'obbligo dell'aderenza alla realtà storica. No, il direttore che ha dato quel consiglio non ha torto, anzi ha perfettamente ragione, ma mi fermo lì, perché la discussione diventerebbe troppo ampia e complessa. Comunque, andava fatta prima: è ormai chiaro che il governo intende chiudere i conservatori, chitarra e oboe faranno la stessa fine. dralig
  18. Se non è in grado di immaginare - senza chitarra - tutto un brano, compresa la sua diteggiatura, non si azzardi a suonarlo in pubblico a memoria. Solo se possiede un'immagine mentale chiara e completa della musica può dire di averla memorizzata, altrimenti ha memorizzato i gesti meccanici da compiere durante l'esecuzione, e questi costituiscono un livello di memoria molto labile, tale da svanire se appena cambiano le circostanze e se, come è normale prima di un concerto, sale l'adrenalina. dralig
  19. gli amministratori mi hanno redarguito per meno... non capisco perchè questo forum continua ad essere usato per scaramucce tra il Maestro Gilardino e il signor Fabbri! Evidentemente, nel caso del maestro Gilardino, perché le sue risposte al signor Fabbri sono una parte minima del suo lavoro a favore di questo forum, nel quale ha scritto e scrive ben altro che il messaggio da Lei citato. dralig
  20. Ciao Neuland, quando un autore scrive un libro, spera ovviamente che venga tradotto in tutte le lingue. Dipende da tanti fattori...Per il momento, io sono soddisfatto di essere riuscito a forgiare un testo di (presumibile) utilità musicale avendo in mente, quale lettore ideale, non un allievo di chitarra del conservatorio, o un concertista di chitarra, o il frequentatore di un forum di chitarra - categorie per le quali ho fin qui scritto -, ma il maestro concertatore e direttore d'orchestra, il cantante di lieder, il pianista ripassatore di spartiti, il bibliotecario municipale, il professore di tedesco, l'avvocato, la maestra d'asilo, l'impiegato e l'operaio che, tornando dal lavoro, riescono a trovare, nella loro intimità domestica, un'alternativa allo sciamano digitale terrestre. Scrivendo, ho pensato a "I giusti" di Borges, immaginando che, alle figure evocate dal grande poeta come quelle di coloro che salvano il mondo, se ne potesse aggiungere un'altra: un uomo che si dimentica del suo lavoro di oggi e non pensa ancora a quello di domani e che, nella sua dimenticanza dell'oggi e del domani, ascolta un Preludio di Villa-Lobos o la Mazurka di Ponce. dralig
  21. Maestro, qualunque tipo di libro Lei e io possiamo o potremo avere scritto, non hanno e non avranno mai nulla, assolutamente nulla in comune. ag questo e' certo grazie a Dio, quindi dovra' trovare un titolo differente! Si faccia gli affari Suoi, ché ai miei - compresi i titoli dei miei libri - ci penso io. dralig
  22. Maestro, quali che siano i libri che Lei e io possiamo aver scritto o potremo scrivere, non hanno e non avranno mai nulla, assolutamente nulla in comune. ag
  23. Che cosa ne sa il pubblico musicale - quello che assiste ai concerti di musica classica, che ascolta i CD e le varie registrazioni, che magari legge qualche rivista musicale per appassionati - della chitarra? Che cosa ne sanno, del "nostro strumento", i musicisti stessi - quelli che suonano nelle orchestre, i cantanti, i direttori, i pianisti, i direttori artistici delle istituzioni musicali, i programmatori delle trasmissioni, i giornalisti che scrivono di musica? Se domandate a qualcuno degli esponenti di una delle suddette categorie chi è Chopin o Debussy, vi rivolgerà uno sguardo interrogativo, come per chiedervi quale senso abbia una domanda tanto ovvia e banale. Ma se gli domandate chi era Giulio Regondi, cadrà dalle nuvole. L'idea che questo pubblico, percentualmente modesto a petto di quello che ascolta gli altri generi di musica, ma immenso se paragonato a quello dei concerti di chitarra, possa essere raggiunto da un messaggio informativo sull'esistenza di un repertorio ampio e meritevole di essere conosciuto, qual è quello della chitarra, non è stata mia: fino a quattro mesi fa, io avevo scritto solo testi storici, saggi, articoli, etc., destinati a coloro che, della chitarra, erano già ben consci, e quindi avevo scritto in una forma che dava per scontate certe conoscenze di base: per essere chiaro con un esempio, ho spiegato le caratteristiche specifiche della musica di Napoléon Coste - e di cento altri autori - a chi sapeva benissimo chi fosse stato il compositore dei "25 Studi op. 38". La direzione di una casa editrice milanese - Curci - mi ha invece proposto di scrivere un libro sulla musica per chitarra destinato a coloro che amano la musica classica, che magari sono anche musicisti, ma che, di chitarra, sanno poco o nulla. In altre parole, mi ha chiesto di "raccontare" la chitarra ai pianisti e ai direttori d'orchestra, ai compratori di biglietti di concerti di musica classica che, da quando Segovia è mancato, di chitarristi non vedono nemmeno l'ombra, e di rivelare loro nomi, opere e gesta dei maestri della composizione chitarristica. L'idea dell'editore è quella di fare in modo che, alla domanda: "Chi era Fernando Sor?" possa rispondere non soltanto il maestro o lo studente di chitarra (e non è detto che sappia dire molto, oltre al fatto che era un chitarrista-compositore dell'Ottocento), ma anche l'architetto che ha in discoteca i Concerti Brandeburghesi , i Concerti di Vivaldi, le Sinfonie di Mozart e di Beethoven e magari i Quartetti di Bartók o il maestro di pianoforte che sa a memoria l'opera omnia di Chopin, ma che non ha mai sentito menzionare Dionisio Aguado. Ovviamente, a tale consapevolezza corrisponderebbe anche un vigoroso aumento degli ascoltatori dei concerti e dei dischi di chitarra, non destroungulati e non reduci dal recente festival di chitarra di San Martino di Castrozza - anche se a nessuno di questi campioni sarà vietato di acquistare il libro, e magari anche di leggerlo. Dopo aver molto dubitato delle mie capacità di scrivere in uno stile che risultasse accettabile, e magari stimolante, per così diverse e differenti categorie di lettori "musicali", aventi in comune soltanto la loro beata - e non certo colpevole - ignoranza della chitarra, e dopo aver abbozzato e discusso con la direzione editoriale in questione alcune "prove di scrittura", mi sono convinto e anzi animato, e ho scritto il libro, attenendomi alle prescrizioni del committente: 210 pagine di testo, alle quali si aggiungeranno l'iconografia e le soglie. Il volume è in corso di impaginazione e verrà pubblicato tra qualche settimana, con una prefazione di Emilia de Segovia, la vedova di Andrés Segovia. Comunico tutto ciò ai colleghi, agli studenti e ai lettori di questo forum riferendomi ai recenti accenni all' "isolamento della chitarra"... Angelo Gilardino
  24. La mattina del 15 dicembre 1909, cent'anni e un giorno fa, spirava a Barcelona Francisco Tárrega. Alla sua memoria, ho dedicato un saggio biografico intitolato "Il grande maestro povero della chitarra romantica". In questo scritto, che verrà pubblicato nel prossimo numero della rivista "Guitart", ho ricostruito i fatti salienti della sua esistenza confrontando e interrogando le fonti biografiche esistenti e collocando la figura del musicista nel contesto socio-culturale in cui visse. Ho cercato di dare un profilo caratteriale ai personaggi che accompagnarono il suo transito in questo mondo, dal "Cego de la Marina", che fu uno dei suoi primi maestri, alla turbolenta Doña Concha, sua mecenate, dallo stravagante don Gualterio "el inglés" ai suoi devoti alunni. Questo mio studio non contiene rivelazioni, ma consiste principalmente in una rilettura critica di ciò che sappiamo del maestro valenciano. L'ho scritto soprattutto in funzione didattica e informativa, per aiutare gli studenti a comprendere chi fu Tárrega, che cosa fece, come, dove, quando e, se possibile, anche perché. A completamento del saggio, "Guitart" pubblicherà anche un CD contenente le splendide registrazioni che, della musica di Tárrega, lasciò Andrés Segovia. Si tratta dei nove brani tarreghiani registrati nel mese di marzo del 1955 a New York. Infine - poiché sono anche, come musicista, un ammiratore di Tárrega - ho fatto includere nel CD la registrazione computerizzata di quattro dei nove pezzi eseguiti da Segovia nella mia versione per chitarra e orchestra da camera, intitolata "Retrato de Francisco Tárrega": insieme al mio lavoro di studioso, ho voluto presentare anche quello di compositore attratto dalla semplice e genuina bellezza del mondo tarreghiano. Vi ringrazio per la vostra attenzione e vi saluto cordialmente. Angelo Gilardino
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