Vai al contenuto
Novità discografiche:

Angelo Gilardino

Membri
  • Numero contenuti

    2241
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni Vinti

    38

Tutti i contenuti di Angelo Gilardino

  1. Si trova un efficace esempio di questa tecnica nel brano intitolato "Coup de vent" di Luigi Mozzani dralig
  2. Nel suonare passi di note doppie, la tecnica ordinaria della mano sinistra si sviluppa su tre fasi: 1) pressione delle dita sulle corde per preparare i suoni; 2) rilascio della pressione dopo aver prodotto i suoni con la m.d.: 3) spostamento alla posizione successiva. Nella tecnica paganiniana, le tre fasi sono compiute a pressione uniforme: si preme lo stretto necessario per permettere alla destra di estrarre suoni puliti e ci si sposta con un movimento del braccio senza schiacciare né rilasciare. La mente dev'essere capace di comandare il braccio per fargli eseguire il movimento in modo tale da far coincidere i tempuscoli di attacco della mano destra e quelli in cui la mano sinistra si trova nel punto esatto vicino alle barrette. Ho constatato che sono capaci di tale coordinamento gli esecutori che hanno la pulsazione interiore, mentre non ne sono capaci gli altri. Per sapere se si ha la pulsazione o no, si controlli con un cronometro, facendo scattare la lancetta dei secondi mentre si inizia a contare chiudendo gli occhi, per riaprirli quando si arriva a sessanta. La sentenza la emette la lancetta. dralig
  3. negli anni in cui venne pubblicata l'intervista con il titolo a effetto dralig a mio parere la scelta di quel titolo fu di dubbio gusto...ricordo che la percepii quasi come un "attacco" al suo malessere...non so perchè...ma questa era la sensazione... p.s. un saluto a tutti appena tornato dalle vacanze spero tutto/i bene! Nelle redazioni dei giornali e delle riviste, i titoli non vengono scritti dagli autori degli articoli, ma da "specialisti" che li inventano allo scopo di attirare l'attenzione dei lettori. Talvolta, i titoli non solo soltanto irrelati ai contenuti degli scritti, ma in conflitto... ag
  4. Hoppstock lamentava un malessere complesso, con sintomi diversi. La sua attività, negli anni in cui venne pubblicata l'intervista con il titolo a effetto, era fortemente condizionata: poteva registrare con sessioni molto brevi, non superiori ai 10 minuti - e difatti registrò parecchi CD - ma non dava concerti. Un poco alla volta, si è riabilitato. dralig
  5. Ho visto un chitarrista (tra l'altro presente sul forum) dal vivo suonare (non ricordo più cosa) con questa tecnica e in effetti mi ha molto impressionato, anche a livello visivo è incredibile da vedere. Il primo ad attuarla - in modo del tutto spontaneo, tra l'altro: nessuno gliel'aveva insegnata - fu, ch'io sappia, Luigi Biscaldi. La applicò come niente fosse al famoso Studio in la maggiore di Sor sulle terze, e poi da lì, ai passi a note doppie dei Concerti di Giuliani. Io ho poi trasmesso questa tecnica ad altri giovani virtuosi, sempre precisando che non era farina del mio sacco. Naturalmente, è possibilissimo che altri ci siano arrivati con il loro intuito: la scoperta dell'America da parte di CC è una convenzione degli storiografi, si sa benissimo che prima di lui il nuovo mondo l'avevano già visitato altri... dralig
  6. Bene, allora siamo in sintonia. OT: immagino che Lei sappia di essere omonimo (nome e cognome) di un chitarrista argentino, attivo anche nel campo della musicologia, che conduce trasmissioni radiofoniche dedicate alla chitarra. dralig
  7. Bisogna guardare una composizione per quello che è (fase cognitiva) e poi farne quel che si può e si vuole (fase intepretativa e creativa). Se manca una delle due fasi, il risultato è debole. Paganini scrisse Sonate in varie forme, ma un aspetto è costante: nelle sue Sonate rifulge lo stile italiano, sia esso ancora legato allo stile galante (molte delle 37 Sonate), o sia già propriamente uno stile classico. Questo vuol dire, a farla breve, che i temi sono anche delle melodie: tant'è vero che, di sviluppo, non c'è poi nemmeno l'ombra (come si fa a sviluppare una melodia?). E nelle melodie lo strumento evoca la voce umana: quindi deve cantare seguendo la logica del respiro e cercando di rendere l'espressione il più possibile affine a quella del canto vocale. Poi, ci sono le fasi propriamente strumentali (in Paganini, le scale e le note doppie). E lì, bisogna saperci fare con la tecnica. Ad esempio, io credo che Paganini suonasse le note doppie con la chitarra adoperando una tecnica violinistica, cioè muovendo il braccio sinistro con pressione uniforme, senza varianti, semplicemente scivolando lungo le corde, e coordinando la velocità dello scivolamento in modo da prendere con le dita della mano destra le note esattamente nel tempuscolo in cui le dita della mano sinistra si trovano nel punto giusto vicino alle barrette. Non è una tecnica per tutti, ma chi l'ha imparata ha ottenuto risultati specifici che rendono evidente, nel suono, come Paganini aveva forgiato quei passi. dralig
  8. Veramente Ruggero Chiesa nella sua edizione modifica la scrittura originale di Paganini realizzando sistematicamente la polifonia non indicata dall'autore: lo afferma Chiesa stesso nella prefazione. Nella sua edizione Chanterelle invece Giuseppe Gazzelloni ripropone anche la grafia originale di Paganini lasciando al gusto dell'nterprete il compito della realizzazione polifonica. Comunque si tratta di due ottime edizioni che per di più offrono una riproduzione chiara e completa del manoscritto paganiniano. Realizzare una polifonia (adoperiamo qui il termine in senso lato, non riferendoci a uno stile di composizione che Paganini ignora) in modo esplicito non è operazione semplice. Il principio di espandere le voci in tutta la loro durata materialmente possibile - principio che sembra informare la maggior parte di questo genere di ri-scritture - è un po' grossolano, e può condurre a risultati infausti. Credo che sia indispensabile conoscere a fondo lo stile: nelle partiture dei maggiori compositori dell'epoca (ma già anche in precedenza), ad esempio, la durata dei bassi non era fissata in base a un criterio di disponibilità, ma veniva opportunamente scandita e interrotta da pause molto significative ai fini del fraseggio. In molte realizzazioni vedo invece patate (semibrevi e minime)... dralig
  9. Qualche piccola differenza, si. Niente di rilevante, ma per un interprete che tenda a scavare un pezzo fino in fondo, è bene leggere il manoscritto. dralig
  10. E' una composizione "trasparente", nel senso che non ha nulla di criptico. Paganini la scrisse da giovane, ma evidentemente la sua maestria aveva già raggiunto la piena maturità: quello che vediamo in questa Sonata è uno stile compiuto, rifinito in tutti i suoi aspetti. Il trattamento della chitarra è diverso da quello dei chitarristi-compositori. Paganini non sembra toccato dalla preoccupazione di rappresentare, in ogni momento, un quadro armonico ben definito, punta tutto sui valori melodici (anche se si tratta di una Sonata), e - strano a dirsi, apparentemente - traccia la cornice armonice completa solo nell'area del secondo tema e nella prima fase della sezione centrale, mentre il primo tema è lasciato relativamente spoglio. Molti interpreti non hanno capito che questa era una precisa risoluzione stilistica, e si sono dannati nel farcire il primo tema e le aree corrispondenti con armonie aggiunte, ottenendo il solo risultato di sfigurare la composizione. Non cadde in questo tranello la grande Ida Presti che, nella sua registrazione giovanile del secondo tempo - armonicamente ancora più "povero" del primo - suonò esattamente quello che Paganini aveva scritto. Ma introdusse qualcosa che certamente a Paganini, sommo violinista, era ben familiare: un uso generoso del vibrato, risorsa di cui lei disponeva in modo naturale e prodigioso. dralig
  11. Attenti giovani, qui non avete che fare con persone in attesa di essere catechizzate. Fino al punto in cui manifestate positivamente la vostra ammirazione per un artista, siete nel giusto. Quindi, ben vengano le vostre espressioni di plauso per il chitarrista che amate. Da lì in poi, ogni parola in più è fuori luogo. Prendete in considerazione il fatto che è perfettamente possibile elogiare qualcuno senza essere obbligati a biasimare qualcun altro: basta dire di un artista "è bravo", e non occorre soggiungere "non è come uno di quelli che non sono bravi, cioè tutti gli altri, o quasi", perché, vi ripeto, qui non vi trovate tra persone che, per formarsi un giudizio sul valore di un artista, hanno bisogno di istruzioni né, tanto meno, che possono accodarsi alla vostra generalizzata sfiducia nei confronti degli artisti che non vi piacciono. dralig
  12. Hai ragione e la scelta di quella pagina miserella (un solo chitarristico in un pezzo collettivo di circostanza) è davvero ingenerosa nei confronti di Giuliani. Comunque è noto che ognuno tira l'acqua al suo mulino. Per chi volesse andare un pochino oltre al " preferisco" o al "mia piace/ non mi piace" suggerirei un'accurato confronto tra le Variazioni op.3 di Sor e le Variazioni op.112 di Giuliani nei quali i due autori trattano lo stesso tema. http://www.kb.dk/elib/noder/rischel/RiBS0353.pdf http://www.kb.dk/elib/noder/rischel/RiBS0686.pdf
  13. Non risulta che si siano conosciuti di persona. Però, nella pagina conclusiva del suo Metodo pubblicato a Parigi nel 1839, Sor non resistette alla meschina tentazione di pubblicare un confronto tra una Variazione sul famoso tema de La Sentinelle (inclusa in una composizione da camera di Hummel), scritta da Giuliani, e la sua versione - confronto accompagnato da un acido commento. Insomma, Sor si sentiva il primo della classe, ed evidentemente mal sopportava la presenza di Giuliani (che peraltro, nel momento in cui Sor pubblicava il suo metodo, era già morto). Lo si può dire: Sor era antipatico. dralig
  14. Non occorre trascriverlo, un bravo organista è in grado di realizzarlo a vista per il suo strumento, trasportando in alcuni punti la parte inferiore al basso (pedaliera) e rinforzando spesso l'armonia con le parti "mancanti": è un lavoro che qualunque organista di buon mestiere fa quasi automaticamente. dralig Eh ma il mio organista è un pianista/pastore uso a suonare gli inni all'organo...con i piedi ci cammina...io comunque gli metto lo spartito davanti mezz'ora prima...così si agita un po'... Capito. Allora, ad evitare che la cerimonia venga funestata da eventi sonori infausti, proceda così: sopra la pedaliera dell'organo, collochi un secchio, e vi costringa le estremità inferiori del Suo pianista, che in tal modo non potrà più pedalare. Indi, gli dia istruzione di suonare la parte inferiore dello studio due ottave sotto quello che legge (lui non sa che la chitarra traspone, quindi un'ottava serve per annullare la trasposizione e l'altra per abbassare effettivamente la parte), e lasci le altre due voci dove sono (lui le suonerà un'ottava sopra il registro chitarristico, e staranno bene). Benché un po' magro, il risultato sarà comunque piacevole, e servirà perfettamente alla bisogna. dralig
  15. Non posso che espiare l'onta di una cotale svista andando subito a lavorare su alcuni studi del suddetto compositore, studi che prontamente mi preoccuperò di inserire nel mio prossimo CD. LM Mutuando l'interiezione al lessico dei miei allievi più colti: UAU! dralig
  16. Si, Ivan vuol dire Giovanni. Le differenze di scrittura sono tipiche delle traslitterazioni dei nomi slavi nelle lingue occidentali. dralig
  17. Non occorre trascriverlo, un bravo organista è in grado di realizzarlo a vista per il suo strumento, trasportando in alcuni punti la parte inferiore al basso (pedaliera) e rinforzando spesso l'armonia con le parti "mancanti": è un lavoro che qualunque organista di buon mestiere fa quasi automaticamente. dralig
  18. Era un uomo dalla vita allegra, spensierata, con le mani bucate, che tanti ne guadagnava e altrettanti ne spendeva, e che aveva quindi bisogno sempre di nuove entrate. Quando Vienna lo espulse (1819) tornò in Italia, e dalle poche lettere sue che abbiamo, possiamo constatare che la sua prima preoccupazione era la scarsità di fondi. A quell'epoca, vendere la propria musica agli editori era una risorsa primaria per i compositori e per gli autori di metodi, e in base a questa realtà si deve valutare la tendenza di Giuliani (ma ancor più di Carulli e altri) a ripetersi e a prendere a prestito, sia da se stessi che, talvolta, anche dagli altri. Ci sono intere sezioni di brani che possiamo trovare identiche in Carulli e in Giuliani, e non sappiamo chi le abbia scritte, forse nessuno dei due... dralig
  19. Penso che si tratti di uno dei molti scritti in cui un'analisi musicale superficialissima si sviluppa in assenza di una prospettiva storica. Non serve a nulla isolare passaggi tratti da diverse opere di Giuliani e constatarne l'identità, senza avere conoscenza della situazione storica, sociale, professionale, in cui il compositore operava. Scopriremo per questi "analisti" che, non singole transizioni secondarie, ma intere ouvertures vengono adoperate da Rossini per opere diverse? Che Bach ha preso a prestito da se stesso Preludi, Fughe, etc.? dralig
  20. Ho capito, grazie. La Sonatina-Lied (che poi non è mica tanto Sonatina, dura 20 minuti ed è una Sonata in piena regola) è ora nelle mani dei suoi committenti, il duo germanico Ahlert-Schwab. Ne daranno la prima esecuzione in autunno, dopodiché verrà pubblicata senza ulteriori attese. Suppongo che a fine anno sarà disponibile. Cordialità. dralig
  21. No, certo che no. Comporre richiede, tra le altre cose, molta pazienza. Sto cercando di ricordarmi la conversazione di Dolonne, e la persona con cui ho conversato, ma non riesco a mettere a fuoco nulla. Se vuole, può aiutarmi. Il fatto è che in quei giorni ero un po' impensierito per la Sonata per mandolino e chitarra, che avevo lasciata incompiuta venendo appunto a Dolonne, e che poi per fortuna ho felicemente terminato rientrando a casa. Nel frattempo, prendevo appunti mentali sugli strumenti a plettro consultando di continuo un'allieva del mio corso di composizione, che suona in un'orchestra a plettro. E' stata lei a istruirmi sulla mandola-tenore, altrimenti io avrei scritto per mandola-contralto, cioè trattando la mandola come una viola. Ho appreso là della differenza tra quartetto classico (due mandolini mandola contralto, mandoloncello) e quartetto romantico (due mandolini, mandola tenore, chitarra), e ovviamente ho optato per il secondo, un po' perché il mandoloncello mi riesce indigesto, un po' perché il suono più scuro e più elastico - grazie alla chitarra - del quartetto romantico è, al mio orecchio almeno, più interessante. Grazie per il pro memoria. dralig
  22. Mentre Lei recupera qualche mandolista, io vedrò di recuperare qualche idea per finire il pezzo. Le probabilità che il Suo recupero si concluda prima del mio sono molto elevate. dralig
  23. E' un quartetto "a plettro", le cui peculiarità sono: l'impiego della mandola tenore, che è accordata come il mandolino (sol re la mi) ma un'ottava sotto, e che quindi suona pressapoco nello stesso registro della chitarra, e che come la chitarra legge trasponendo all'ottava inferiore; il carattere, determinato in gran parte dalla sonorità degli strumenti a plettro - fatta di suoni brevi e dal timbro chiaro - che a sua volta influisce sullo stile della composizione: da un lato, un suono "liquido" e scorrevole, dall'altro una forte strutturazione, per evitare la forma a flusso, inadatta al quartetto. Dunque, il titolo "I castelli d'acqua", che può anche risultare poetico, ma che è attinente all'essenza del lavoro. Questo il progetto, in buona parte già realizzato. Speriamo in bene... dralig
  24. Li confonda pure, si tratta della stessa persona. Si chiamava Ivan Padovec. Nacque nel 1800 a Varadzin, in Croazia, dove morì nel 1873. Come altri maestri della chitarra in quell'epoca, era un violinista pentito. Si esibì nei paesi dell'impero austriaco, e anche in Inghilterra, fino al 1837, anno del suo rientro in patria. Colpito da cecità, fu obbligato a rinunciare ai concerti, ma rimase entusiasticamente attivo come didatta e animatore della vita musicale croata, anche oltre la cerchia chitarristica. Suonava la chitarra decacorde, come J.K. Mertz. Scrisse brani di musica da camera, pezzi per chitarra e liriche con accompagnamento strumentale. La mia conoscenza della sua musica è limitata a una raccolta pubblicata in Croazia da Stanko Prek-Mirko Orlic. Non mi sembrano pezzi di sostanza, ma certo sono ben scritti e di ottimo effetto. So che il maestro Alessandro Boris Amisich di Padova, che si dedica in particolare alla musica meitteleuropea, ha familiarità con la musica di questo compositore e la esegue regolarmente. dralig
  25. Ciao Angelo. Non posso non concordare in pieno con quello che dici. Del resto ancora oggi il suo primato è così presente che si parla ancora, forse in maniera inconsapevolmente caricaturale, di eredi di Segovia! ----------------------------------------------------------------------------------- AG (la funzione "quote" ha misteriosamente cessato di...funzionare, e quindi spezzo il tuo messaggio, caro Lucio, con linee tratteggiate). L'unico erede di Andrés Segovia è stato ed è suo figlio ultimogenito, Carlos Andrés. Sul comportamento dei cosiddetti "eredi" segoviani nei confronti del loro maestro, ho dovuto mio malgrado rendermi edotto in anni recenti, e tutto quello che posso fare al riguardo è stendere un velo pietoso di silenzio: la miseria umana davvero può essere trascesa solo dalla misericordia del Padreterno. ------------------------------------------------------------------------------------ Per quello che mi riguarda ho già dimostrato la mia predilezione per Giuliani dedicandogli un intero CD. Soprattutto per il Giuliani delle forme brevi (op.50, 51 o 111) o dei cicli di variazioni non complesse (op.2 fino alla 147) che trovo di una pulizia formale, unita ad una semplicità espositiva, davvero ragguardevoli. ---------------------------------------------------------------------------------- PS: e poi Giuliani ha qualcosa in comune con un suo "collega" contemporaneo le cui musiche mi attirano molto: ambedue non hanno scritto brani con la 6a in re ----------------------------------------------------------------------------------- AG Temo di doverti smentire: il "collega" (che al momento non lamenta "contrarietà salutatoriali" e ha un editore un po' più leale del farisaico Domenico Artaria) ha scritto nel 2005 un pezzo con la sesta in re (!A Quiet Song"), un pezzo con l'accordatura russa (re-sol-re-sol-si-re) e, vista la magnifica accoglienza riservata a quest'ultimo brano, nel mese di maggio del corrente 2006 ha addirittura composto un Concerto per chitarra russa eptacorde (re-sol-si-re-sol-si-re) e orchestra. Pentito, il traditore della Santa Alleanza con Giuliani sta attualmente componendo un Quartetto per due mandolini, mandola tenore e chitarra, quest'ultima giulianamente rinsavita nell'accordatura classica. dralig
×
×
  • Aggiungi...

Informazioni importanti

Usando il Forum dichiari di essere d'accordo con i nostri Terms of Use.